Protected: Internettuale.net. L’uomo di oggi. E, forse, di domani…
October 16th, 2007 / Enter your password to view comments ·
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Replica a Brunello Mantelli sulla libertà d’espressione
August 17th, 2007 / Lasciare un commento (No Comments) ·
Il 24 maggio u.s., a pagina 6, il quotidiano “il Riformista” pubblicava un articolo intitolato “Ma la storia è una cosa seria”, a firma Brunello Mantelli. Seppur in ritardo, intendiamo rispondere a tale articolo, correggendo quelle che ci paiono alcune inesattezze e ribattendo a posizioni che riteniamo assai criticabili. [Continua →]
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Lettera aperta a Liberazione sulla nuova strategia della tensione
July 17th, 2007 / Lasciare un commento (No Comments) ·
di Gabriele Adinolfi
Compagno direttore,
in prima pagina di Liberazione di venerdì 13 luglio venivo chiamato in causa dal suo impiegato occasionale Andrea Colombo (che mi risulta essere dipendente fisso del Manifesto, non del suo giornale).
Costui, evidentemente ignaro di come si erano svolti i fatti di Casal Bertone, di certo ancora all’oscuro della versione ufficiale della Prefettura ed evidentemente privo di scrupolo critico, dava per scontato che di aggressione fascista si fosse trattato e non, come acclarato in seguito, di un’aggressione comunista ai fascisti riuscita male. Comunque, nell’intento serafico di metter freno a una spirale di violenze, additava il sottoscritto come fomentatore di odi. Evidentemente non si è mai preso la briga di leggere i miei articoli (che si trovano in archivio sui miei blog) che vanno tutti in senso opposto e gettano acqua sul fuoco in ogni circostanza, anche dopo attentati dinamitardi compiuti a luoghi di ritrovo a me cari, quali il Cutty Sark. [Continua →]
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Il CPE sarà presente anche a Roma
June 6th, 2007 / Lasciare un commento (No Comments) ·
COMUNICATO STAMPA
Il Coordinamento Progetto Eurasia oltre alla già preannunciata manifestazione di Trieste, aderisce alla marcia organizzata a Roma il 9 giugno dal Movimento Zero di Massimo Fini contro la visita del presidente degli Stati Uniti d’America e contro la sudditanza dell’Italia agli USA e alla NATO.
Saremo presenti con una nostra delegazione ed un nostro striscione e chiediamo a tutti i simpatizzanti di partecipare numerosi. Facciamo sentire la nostra voce contro la sudditanza del governo Prodi, favorevole all’allargamento della base statunitense di Vicenza, frutto del pluridecennale servilismo dei politici italiani alle direttive di Washington. Il CPE aderisce alla marcia non per un generico e indefinito “pacifismo” ma per ribadire i principi di sovranità nazionale e continentale dell’Europa, perchè ritiene non più tollerabile l’occupazione armata del nostro suolo, che vede solo in Italia centotredici (113) strutture militari con comando statunitense o NATO, con le ovvie ripercussioni politiche che ne conseguono.
Inoltre il CPE solidarizza con tutti quei popoli che, in qualsiasi parte del mondo, stanno lottando per la propria libertà dall’oppressione straniera. Gli USA portano avanti un progetto universalista di dominio globale che ha già sparso troppo sangue nel mondo. Tale progetto non è solo politico, ma anche ideologico: gli USA stanno edificando un sistema globale neoliberale fondato sullo sfruttamento internazionale dei popoli del Terzo Mondo e sull’ineguaglianza sociale all’interno dei singoli Stati. Il riferimento, e dunque la nostra opposizione, non è solo alla politica di George W. Bush, ma all’intera storia statunitense caratterizzata da guerre, stermini e sete di conquista.
Chiunque fosse interessato a partecipare all’evento, può rivolgersi all’indirizzo di posta elettronica sotto indicato per ricevere tutte le informazioni necessarie, oppure a questo numero telefonico: 3470108825
www.cpeurasia.org – cpeurasia@yahoo.it
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OSA!
June 4th, 2007 / Lasciare un commento (No Comments) ·
“Questa mattina 10 famiglie in stato di grave emergenza abitativa hanno occupato una palazzina di via Monte Bianco a Colle Verde, nel comune di Guidonia” A dichiarare il fatto è Gianluca Iannone, portavoce del movimento delle OSA – Occupazione Scopo Abitativo. “E’ tempo che i cittadini italiani riconquistino spazi abbandonati da decenni, come nel caso della palazzina in questione. Lo stato di abbandono di centinaia di palazzine cela, il più delle volte, gravi speculazioni sulla pelle del popolo italiano.”
Continua Iannone augurandosi che “l’amministrazione comunale di Guidonia si faccia garante degli interessi degli occupanti e non dello speculatore di turno, già colpito da fallimento e certamente poco propenso alla manutenzione di una palazzina che rappresentava, da quasi dieci anni, uno sfregio sul territorio”.
Conclude il comunicato con la considerazione che “sintomatica appare la vicinanza della popolazione locale ad una occupazione che vede protagoniste famiglie italiane intenzionate solo ad avere una casa e a riqualificare il sito”.
GIANLUCA IANNONE
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Putin boccia la politica imperialista americana
June 4th, 2007 / Lasciare un commento (No Comments) ·
Tensione con gli Usa su armamenti, diritti umani, caso Litvinenko.
«Non uso un linguaggio da luna di miele»
Putin: pronto a puntare i missili sull’Europa
Intervista al presidente russo: le manifestazioni represse? Sciocchezze
NOVO-OGARYOVO (Russia) — Sono passate le otto di sera, Vladimir Putin
è in ritardo perché è andato a visitare la vedova di Eltsin. I
rappresentanti dei giornali invitati dal Cremlino, uno per ogni Paese
del G8 che si apre mercoledì in Germania, lo attendono nella dacia
presidenziale di Novo-Ogaryovo, immersa in un bosco stupendo oltre il
quale spuntano come funghi le seconde case dei nuovi miliardari
moscoviti. L’atmosfera è rilassata, funzionari e guardie del corpo
giocano a biliardo per ingannare il tempo. Ma quando il Presidente
arriva e comincia un incontro che poco dopo si trasferirà a tavola,
l’amichevole informalità che regna nella dacia diventa poca cosa
davanti alla rudezza delle parole. Sì, risponde Putin a una nostra
domanda, i missili nucleari russi torneranno a essere puntati contro
città e obiettivi militari europei se gli Usa insisteranno a
modificare l’equilibrio strategico con il coinvolgimento di Polonia e
Repubblica Ceca nella creazione di uno «scudo» anti- balistico. Il
messaggio è forte, ma conviene cominciare dall’antipasto.
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Sionisti contro la libertà di espressione
May 22nd, 2007 / Lasciare un commento (No Comments) ·
intervista al professor Claudio Moffa
TERAMO. Il Campus Coste Sant’Agostino oggi è chiuso. Il provvedimento, dopo una diffida ufficiale da parte del Rettore, inviti a ragionare e al buon senso, è stato l’unica alternativa per fermare l’arrivo dello studioso francese negazionista dell’Olocausto Faurisson. La situazione stava per uscire fuori da ogni controllo. Anche i servizi segreti dello Stato si erano messi in contatto con la Facoltà e annunciato la loro presenza per tenere a bada eventuali arrivi di contestatori.
Il professor Claudio Moffa, ideatore dell’incontro, però continua per la sua strada e ha “semplicemente” spostato la conferenza di oggi all’hotel Abruzzo di via Mazzini a partire dalle 15.
Il dispiegamento di forze di polizia ci sarà comunque per evitare scontri e se tutto andrà per il verso giusto sarà la prima volta che lo studioso francese riuscirà a sostenere davanti ad una platea pubblica le sue teorie tanto contestate.
Il ministro dell’Università e della Ricerca Fabio Mussi ha ringraziato la Facoltà per aver preso «una posizione di forte critica» nei confronti dell’evento: «conoscere, ragionare, approfondire una delle più terribili tragedie dell’umanità come la Shoah è compito di tutti noi e del sistema educativo», ha sottolineato il ministro, «ma non può essere dato l’alibi ad alcuno per dare spazio di cittadinanza a chi propaganda semplicemente che tale tragedia non sia mai esistita».
«Invitare in un ateneo italiano un esponente del negazionismo», ha continuato Mussi, «che nega la gravità della Shoah, non ha alcun riconoscimento scientifico, bensì rappresenta solo la testimonianza di una mediocre provocazione politica che oltre ad offendere la memoria delle vittime dei campi di concentramento e di sterminio – conclude -, ed il sentimento democratico del nostro Paese, contraddice pesantemente la funzione e gli obiettivi del nostro sistema di formazione superiore».
Ieri anche il consiglio Provinciale, a maggioranza, ha votato un ordine del giorno per esprimere la propria contrarietà allo svolgimento della lezione che Robert Faurisson. «L’iniziativa – si sostiene nel documento approvato – è connotata da elementi antisemiti, il Consiglio esprime la propria contrarietà senza con ciò voler minimamente pregiudicare il diritto e la libertà di insegnamento che trova i suoi fondamenti nei percorsi e nel lavoro scientifico codificati a livello internazionale».
Hanno votato contro Rando Angelini di Forza Italia e Carlo Taraschi di An. «Non entro nel merito delle tesi – ha dichiarato Taraschi – ma limitare la libertà altrui è un arbitrio e una prevaricazione. Non si può e non si deve impedire di parlare a chi non la pensa come noi.
Oltretutto nell’ordine del giorno si fa riferimento a Faurisson come ad un negazionista mentre lui è un revisionista». Rando Angelini, nel suo intervento, ha fatto riferimento al fatto che nel nostro Parlamento siede un ex terrorista: «Una circostanza che mi fa rabbrividire ma che, comunque, fa riflettere. A nessuno può essere negata la libertà di parola e l’Università è il luogo del confronto per eccellenza».
Nel dibattito sono intervenuti anche Antonio Topitti e Arnaldo Di Rocco (Ds) i quali hanno sottolineato che in questa specifica circostanza non si tratta di limitare la «libertà di parola» ma di impedire che una tesi «discutibile sul piano storico e scientifico» venga proposta in un’aula universitaria «luogo di confronto ma soprattutto di educazione e formazione dei giovani».
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Russia, morto l’ex presidente Boris Eltsin
April 23rd, 2007 / Lasciare un commento (No Comments) ·
L’uomo che concorse in modo decisivo alla distruzione dell’Unione Sovietica, e che consegnò il potere della Federazione Russa in mano alla mafia degli oligarchi, è morto.
MOSCA (Reuters) – L’ex presidente russo Boris Eltsin è morto oggi all’età di 76 anni . Lo ha riferito una portavoce del Cremlino.
“Boris Eltsin è morto oggi”, ha detto una portavoce del Cremlino.
Eltsin, che fu eletto due volte presidente e presiedette allo scioglimento dell’Urss all’inizio del suo mandato, è morto a causa di una complicazione cardiaca, secondo quanto riferito da fonti mediche ai media russi.
Eltsin riuscì a gestire in modo pacifico il passaggio della Russia verso un’economia di mercato, ma nella transizione decine di milioni di persone furono mandate sul lastrico e la corruzione che si diffuse contribuì ad erodere le riforme democratiche varate dal presidente.
“Esprimo le mie più sentite condoglianze ai familiari di Eltsin, sulle cui spalle pesa la responsabilità di alcune azioni fondamentali per il bene del paese ma anche di alcuni seri errori”, ha detto a Interfax l’ex presidente del soviet Mikhail Gorbachev, che con il presidente ebbe una relazione piuttosto astiosa.
Eltsin è stato il primo leader russo ad essere eletto democraticamente dopo Gorbachev.
Eltsin governò la Russia dal 1991 alla fine del 1999, quando cedette il potere a Vladimir Putin.
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La “lettera del mullah Omar”
April 15th, 2007 / Lasciare un commento (No Comments) ·
di Marco Travaglio (letta nel corso della trasmissione “Annozero”)
Chi scrive è il mullah Omar. Ho 44 anni, 4 mogli, vari figli, sono di Kandahar, dunque non sono arabo: sono afghano. Nella mia vita ho fatto un po’ di tutto: il combattente, il politico, la guida spirituale, di nuovo il combattente. Ho conosciuto i più grandi eserciti del mondo: a 20 anni combattevo l’Armata rossa (ci ho rimesso letteralmente un occhio della testa), ora combatto gli Stati Uniti, gli inglesi e i loro alleati della Nato. Solo che, quando combattevo i sovietici, a voi occidentali piacevo tanto: le armi ce le passavate voi. Ora, comprensibilmente, non vi piaccio più. Eppure sono rimasto lo stesso.
Conosco Bin Laden dai tempi dell’invasione sovietica, quando anche lui vi piaceva parecchio. Ma non abbiamo niente in comune: lui è un arabo, un califfo saudita pieno di petrodollari. Ci aiutò contro l’Armata rossa e dopo ci diede un sacco di soldi per costruire strade,ponti, scuole e ospedali. Per questo era molto amato dagli afghani e quando entrai in Kabul, nel 1996, lo lasciai lì. Ma nel `98 fu accusato di aver ordito gli attentati alle ambasciate Usa in Kenya e in Tanzania, e la sua presenza in Afghanistan divenne un problema. Anche perchè Clinton cominciò a bombardare nel mucchio, nella zona di Khost, pensando che lui fosse lì: invece morirono centinaia di civili. Tra il mio governo e Clinton ci fu una trattativa: ma sì, risulta dai documenti del Dipartimento di Stato, anche gli americani trattavano con i talebani. Avevano il mio numero. Mandai il mio braccio destro Wakij Ahmed a Washington, a incontrare due volte Clinton: il 28 novembre e il 18 dicembre `98. Clinton voleva che ammazzassimo Bin Laden, o almeno lo espellessimo. Espellerlo non potevamo: era troppo popolare.Offrimmo di fornire le coordinate del suo nascondiglio, così che gli Usa potessero centrarlo a colpo sicuro. Purchè la smettessero di bombardarci. Clinton, inspiegabilmente, rifiutò.
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Dio stramaledica gli italiani
April 11th, 2007 / Lasciare un commento (No Comments) ·
di Gabriele Adinolfi
Due volte lo aveva condannato Bologna. La prima come esecutore materiale della strage (supertestimone Izzo…); avendo la Cassazione stabilito che non era possibile che fosse lui, allora come complice per aver restituito al Fioravanti un documento falso che gli aveva prestato per la latitanza. Per diritto d’usucapione, sostiene la Corte di Appello bis di Bologna (costituitasi apposta per giudicare lui), egli poteva rifiutarsi e se non si era rifiutato questo voleva dire che era funzionale al progetto dei coniugi. I quali, si sa, vennero condannati per un’illazione, dicasi illazione, di un altro superteste, il bandito Sparti che scontava una pesante condanna ma che dopo la sua grande rivelazione venne scarcerato per ragioni di salute in quanto affetto da un tumore terminale. Al quale sopravvisse quasi venticinque anni, mentre le cartelle mediche che avevano causato la sua scarcerazione scomparivano per sempre. Con questa logica, per questa teoria secondo la quale Ciavardini poteva non restituire il documento falsificato e non avendolo fatto copriva chissà quale segreto, gli sono stati comminati trent’anni di reclusione; il massimo assoluto visto che all’epoca era minorenne. Una sentenza politica? Sì, senza dubbio; una sentenza politica che avrebbe creato qualche imbarazzo ai tribunali staliniani. Ma la Cassazione almeno poteva cancellare una sentenza che più o meno tutti coloro che hanno avuto occasione d’incontrare il Comitato Ora della Verità, uomini di centro, di sinistra, di regime, confermarono essere tanto voluta quanto campata in aria. La Cassazione avrebbe dovuto rigettare quella decisione politica; non lo ha fatto. Aiutata in questo anche dall’immagine che un criminale incallito e recidivo, in catene per rapina, offriva alla sbarra. Condannato un mese fa a un’eternità di prigione quando aveva dalla sua tanti e tali di quei testimoni e tanti e tali di quegli indizi che chiunque altro in quelle condizioni non sarebbe stato nemmeno rinviato a giudizio. Sicché Luigi è stato condannato due volte, con elementi che farebbero urlare allo scandalo chiunque, se solo li vedesse, se solo glieli presentassero, se solo ne parlassero, se solo non ci fossero a coprirli la coltre del silenzio, la cortina di fumo. Luigi è stato condannato e nessun’altra pista è stata seguita. Non tanto quelle del dossier Mitrokyn che sanno anch’esse di costruito, ma almeno quelle chiare.
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Diplomatico iraniano rilasciato accusa Usa di torture
April 7th, 2007 / Lasciare un commento (No Comments) ·
TEHERAN (Reuters) – Un diplomatico iraniano rilasciato qualche settimana fa, due mesi dopo essere stato rapito in Iraq, ha detto di essere stato torturato dalle forze Usa durante il periodo del suo sequestro.
Lo ha riferito oggi l’agenzia di stampa iraniana Fars.
L’Iran ha accusato per il rapimento del diplomatico l’esercito degli Stati Uniti, ma le forze Usa smentiscono ogni coinvolgimento nella vicenda.
Le dichiarazioni del diplomatico giungono dopo il rilascio dei 15 militari britannici catturati lo scorso 23 marzo dell’Iran.
“Jalal Sharafi, in un’intervista all’agenzia Fars, ha spiegato come è avvenuto il suo rapimento e ha detto di essere stato torturato dalle forze americane con la collaborazione di agenti al servizio dell’Organizzazione per le comunicazioni in Iraq, che lavorano sotto la supervisione della Cia”, ha detto l’agenzia iraniana Fars.
Fonte: Reuters
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Talebani terroristi? No, uomini. A Kabul era meglio il mullah.
March 30th, 2007 / Lasciare un commento (No Comments) ·
di Massimo Fini
È sempre meno sopportabile che i principali talk-show siano in mano, da decenni, alla stessa compagnia di giro: sempre gli stessi i conduttori, i politici, gli esperti, i giornalisti. Sempre le stesse, quindi, le diatribe. Mai un pò di aria fresca, un punto di vista nuovo, diverso.
Si vive sull’ ‘a priori’. I Talebani sono terroristi . Perché lo siano nessuno lo spiega, è dato per scontato (per capire un po’ meglio cosa siano i Talebani si legga lo splendido pezzo di Mastrogiacomo che vi ha convissuto per quindici giorni e nelle condizioni peggiori – La Repubblica – 21/3). In mancanza di meglio sono terroristi perchè han sgozzato l’autista-spia. Ma se durante la seconda guerra mondiale un inglese fosse stato scoperto a fare la spia per i tedeschi sarebbe stato fucilato sul posto. Qual è la differenza? Ah già, i nostri stomaci sono diventati molto delicati e non sopportano la vista del sangue, del corpo a corpo, della violenza fisica. Ma settimane fa due guerriglieri afgani assaltarono una base americana a colpi di fucile. Ripiegando si rifugiarono in un vicino villaggio. Se gli americani volevano prenderli potevano mandar fuori le truppe. Invece hanno sganciato due bombe da 900 chili uccidendo cinque donne, tre bambini e un vecchio, senza prendere i guerriglieri. Chi è il terrorista? Ma siccome la faccenda è stata sbrigata con l’asetticità della tecnologia ci sentiamo la coscienza a posto.
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Come in guerra
March 23rd, 2007 / Lasciare un commento (No Comments) ·
di Massimo Fini
Le modalità del rilascio di Daniele Mastrogiacomo dimostrano ciò che vado sostenendo da tempo. Che si può pensare ciò che si vuole del movimento talebano ma non si può considerarlo né un movimento banditesco né terrorista. Quando hanno fermato il giornalista italiano, l’interprete e l’autista lo hanno definito un “arresto”, perché i tre, secondo la loro prospettiva si erano introdotti illegalmente nel territorio da loro controllato. L’autista era una spia perché, in una situazione analoga quando aveva accompagnato un giornalista per un’intervista a un comandante talebano, aveva fornito agli inglesi le coordinate del luogo dove si trovava consentendogli di catturarlo.
E l’hanno giustiziato come si fa, in guerra, con le spie. Accertato invece che né Mastrogiacomo né l’interprete erano spie non hanno richiesto denaro o «aiuti umanitari» ma uno scambio di prigionieri. Come si fa in guerra. Mastrogiacomo l’hanno trattato duramente, a causa delle condizioni difficilissime in cui si trovano ad operare (sono settimane che la Nato sta bombardando il sud dell’Afghanistan) ma con correttezza e, come avevano fatto con una giornalista inglese durante l’attacco americano del 2001, l’hanno restituito fisicamente integro.
Del resto non si capisce da dove derivi questa bolla di infamia di movimento terrorista affibbiata ai Talebani. Non c’era un solo afgano nei commandos che attaccarono le Torri Gemelle e il Pentagono. Non un solo afgano è stato trovato in seguito nelle cellule, vere o presunte, di Al Quaeda. Ci sono arabi sauditi, yemeniti, giordani, egiziani, tunisini, marocchini, ma non afgani. La pratica terrorista è estranea alla cultura e alla tradizione afgana e quindi talebana. Non si registra un solo atto di questo tipo, tantomeno kamikaze, durante i dieci anni di pur impari conflitto con gli invasori sovietici. E se dagli inizi del 2006 anche la guerriglia talebana ha cominciato a far uso di terrorismo – niente comunque in confronto con quanto avviene in Iraq – è per due ragioni sostanziali.
1) Cinque anni di presenza occidentale in Afghanistan hanno inquinato la loro cultura più di quanto avessero fatto i sovietici in dieci.
2) L’esasperazione e la frustrazione di dover battersi con combattenti che non combattono, ma con macchine, con aerei come i Predator e i Dardo americani, che non hanno equipaggio ma missili micidiali, i cui piloti, copiloti e puntatori stanno comodamente seduti a una consolle, manovrando il tutto da Nellis nel Nevada. Nonostante questo, si sa che cè un forte contrasto fra il mullah Omar, il leader carismatico del movimento, che è contrario, in armonia con la cultura afgana, ad attacchi terroristici che «colpiscano anche civili innocenti», e uomini come Dadullah che, agendo sul campo, possono vantare l’efficacia di simili metodi (e sono abbastanza convinto che se Mastrogiacomo ne è uscito indenne è perché il canale di Gino Strada era Omar che durante gli anni in cui era al potere lasciò lavorare liberamente Emergency).
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Le basi americane in Italia, ieri e oggi
March 19th, 2007 / Lasciare un commento (No Comments) ·
di Sergio Romano
Il testo del Patto Atlantico, firmato a Washington nell’aprile 1949, non
contiene alcun riferimento a basi militari. Il problema sorse più tardi con
la creazione di una organizzazione militare integrata (la Nato, North
American Treaty Organization) che rendeva necessaria la dislocazione di
truppe americane in Europa. Come ha spiegato Natalino Ronzitti in un buon
articolo pubblicato dall’edizione online di Affari Internazionali (la
rivista dell’Istituto Affari Internazionali), la questione fu risolta con un
accordo generale, valido per tutti i membri dell’Alleanza, e con una serie
di accordi bilaterali. L’accordo generale è la Convenzione multilaterale del
1951 sullo statuto delle forze armate Nato stanziate nei Paesi membri
dell’Alleanza. Gli accordi bilaterali fra gli Stati Uniti e l’Italia sono un
trattato del 1954, un Memorandum d’Intesa concluso nel 1995 e, secondo
Ronzitti, «altri accordi che riguardano lo status dei quartieri generali».
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Coordinamento Progetto Eurasia – comunicato stampa
March 3rd, 2007 / Lasciare un commento (No Comments) ·
Il Coordinamento Progetto Eurasia manifesta la
propria contrarietà al nuovo reincarico di governo
attribuito al presidente del Consiglio Romano Prodi.
Il nostro non è un “No” ideologico ma di “sostanza”.
I 12 punti con i quali Prodi vincola strettamente la
sua attuale maggioranza comprendono almeno 2 temi
sui quali il Coordinamento Progetto Eurasia promette
opposizione fin da ora. Essi sono:
“La più stretta amicizia con gli Stati Uniti” e “Il
rilancio delle liberalizzazioni”.
L’assetto parlamentare scaturito dal Prodi-bis,
sotto il ricatto di nuove elezioni, vincola ancora
più strettamente le forze politiche dell’ “estrema
sinistra” alla continuazione della politica
antisociale e filo-Casa Bianca già intrapresa dal
precedente esecutivo Berlusconi.
Ma altro non ci si poteva aspettare da chi, dopo
aver manifestato contro il raddoppio della base
statunitense di Vicenza, pochi giorni dopo votava a
favore del progetto atlantista avallato dal ministro
degli Esteri D’Alema.
Per quanto ci riguarda ribadiamo fin da ora la
nostra disponibilità a iniziative congiunte con
tutte le forze che vorranno battersi:
1) Per l’uscita dell’Italia dalla NATO e per la
costituzione di un esercito europeo indipendente da
Washington;
2) Per l’abolizione della cd. “Legge Biagi” e
l’estensione dell’art. 18 a tutte le imprese.
C.P.E.
www.cpeurasia.org
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A piedi per scelta, non perchè lo impongono
March 2nd, 2007 / Lasciare un commento (No Comments) ·
di Massimo Fini
Ieri tutte le grandi e piccole città del Nord, con qualche eccezione in Veneto e in Friuli, sono state chiuse al traffico automobilistico.
Noi andiamo a lavorare in automobile per produrre automobili che la domenica, il giorno del nostro svago, non possiamo usare a causa dell’inquinamento che quella stessa produzione, insieme a tutte le altre, provoca.
È un paradosso-limite che però simboleggia bene una costante della società in cui viviamo.
Non è il meccanismo economico-produttivo ad essere al nostro servizio, ma noi al suo. Il lettore avrà sentito dire mille volte, da uomini politici, di destra e di sinistra, da economisti, da sindacalisti «bisogna stimolare i consumi per aiutare e aumentare la produzione». È una frase talmente ripetuta e consueta che non ci facciamo nemmeno più caso. Ma se la guardiamo bene, con distacco e a fondo, è una frase folle. Perché significa che noi produciamo più per consumare, ma consumiamo per produrre.
[Continua →]
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Libertà l’è morta
February 21st, 2007 / Lasciare un commento (No Comments) ·
La condanna di Luigi per rapina lascia ammutoliti e rammenta a tutti che non esistono più Diritto né garanzia giuridica
di Gabriele Adinolfi
Lo sapevamo da tanto tempo. Sapevamo di vivere in un paese ipocrita: buonista ma forcaiolo e spietato, che non rispetta il Diritto e la Libertà. Lo sapevamo da sempre, ma ce lo confermarono carnalmente le vicissitudini di migliaia e migliaia di ragazzi, uomini e donne che incrociarono gli Anni di Piombo. Condanne lorde, appesantite da “aggravanti specifiche” che riconoscevano lo statuto politico solo in negativo, per aumentare di un terzo qualsiasi pena. Ce lo confermarono le peripezie singole di spietati assassini che, sapendosi vendere o vantando qualche santo in paradiso, trascorsero molti meno anni in galera (e molto meglio per condizioni detentive) di tanti altri, rei, spesso, solo di aver pensato a voce alta.
Era il lascito di uno Stato che non è uno Stato se non nel solo aspetto funzionale, dunque cinico, lontano dagli uomini che considera numeri o carne da macello. Alcuni s’illusero che quello Stato cambiasse con la fine della guerra fredda e con la persecuzione dei trimalcioni del Consociativismo.Dicevano che la Prima Repubblica, con tutto il suo codazzo di latrocini, pantomime e repressioni selvagge, ce l’eravamo lasciata alle spalle.
E invece non c’è voluto molto per sentir puzza d’inferno, odore di “1984” in tutti i settori della vita italiana, dal calcio alla politica. Siamo di nuovo alla dittatura. A una dittatura che assomma in sé il peggio del comunismo e il peggio del capitalismo senza offrire dell’uno le speranze sociali e dell’altro le possibilità imprenditoriali. È questo Leviatano che oggi, 20 febbraio, ha processato e condannato Luigi. Luigi Ciavardini, un ragazzo pulito che combatté quella guerra civile per pochi mesi, a diciassette anni e che continua a pagarne il fio ventisette anni dopo. Lo hanno condannato due volte per la strage di Bologna, alla Corte d’Appello del capoluogo emiliano, solo perché non ha mai voluto ritirare la sua testimonianza in favore di Mambro e Fioravanti. Glielo suggerirono esplicitamente ma non cedette. E non per proteggere qualcuno, ché verso i due egli non ha debiti, ma solo perché non si può non dire la verità. Neanche per confermare condanne di comodo, buone per il gregge ma talmente assurde che ai due imputati neppure le hanno fatte scontare. Se di quella strage essi sono innocenti (e lo sono) non poteva Luigi far finta di niente, nemmeno per calcolo, anzi forse, proprio perché il calcolo gli diceva di fare altrimenti egli, uomo di cuore, scelse con maggior ragione di non piegarsi.. E così lo hanno condannato, senza nemmeno un inidizio contrario, solo per aver testimoniato e scagionato i colpevoli designati. Per ciò soltanto è diventato colpevole a sua volta anche lui.
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LE FANTASTICHE TROVATE DEL “TG1 STORIA”: IRAN E OLOCAUSTO
February 20th, 2007 / Lasciare un commento (No Comments) ·
Il 12 febbraio 2007, il “Tg1 Storia”, sovente dedicato ad una “unica” storia
ammantata del crisma della “unicità”, ha trasmesso una puntata su “Olocausto
e Iran” che ha dimostrato, una volta ancora, il legame esistente tra
“Olocausto” e politica. Politica pro-Usa, s’intende, “adesso che – come ha
affermato il conduttore – soffiano venti di guerra sull’Iran… “:
l’abitudine all’ineluttabilità di un’aggressione la si fa anche attraverso
queste frasette inframmezzate ai discorsi cosiddetti “seri”. E, a seguire,
in un delirio d’onnipotenza, come se Ahmadinejad seguisse l’insignificante
televisione di un Paese di burletta, il conduttore ha introdotto così la
puntata: “Al presidente Ahmadinejad ricordiamo.. .”.
E che cosa gli “ha ricordato”? La storia di un “giusto”, di un funzionario
dell’ambasciata iraniana nella Parigi occupata dai tedeschi. Il ‘Perlasca
iraniano’ dunque c’è, e si chiama Sardari Qajar. Quindi, se solo lui è
“buono”, gli altri iraniani, di ieri e di oggi, sono tutti più o meno
“cattivi”.
L’unico intervento serio è stato quello di Farian Sabahi (autrice di una
Storia dell’Iran), la quale ha osservato che in Iran “gli ebrei non sono
perseguitati” , che sono 30.000 circa ed hanno varie sinagoghe ed un
rappresentante in Parlamento; “in Iran la gente non ce l’ha con gli ebrei”,
ma il problema per l’Iran è solo il Sionismo, ha aggiunto la Sabahi. Ecco il
perché dell’apparente contraddizione tra le posizioni ufficiali dell’Iran
sulle persecuzioni antiebraiche da parte dei nazionalsocialisti e la messa
in onda, imminente, sulla tv nazionale, di uno sceneggiato dedicato al
‘Perlasca iraniano’.
Ai cantori della “libertà d’espressione” delle “democrazie occidentali” va
perciò fatto osservare che in Iran esiste una maggiore “libertà
d’espressione” che in Italia, dove assistiamo solo agli sceneggiati
olocaustici, mentre nessuna posizione “revisionista” , anche la più
documentata, ha libero accesso a tv e giornali.
Ma l’exploit della trasmissione l’ha prodotto un “giovane storico
dell’Iran”, Houman Sarshar, in diretta da New York: “Molti sionisti
associano la creazione dello Stato d’Israele all’Olocausto, così negando
l’Olocausto si finisce per negare allo Stato israeliano il diritto di
esistere. Ma il diritto di Israele di esistere risale alle sacre scritture,
alla Bibbia. La Bibbia degli ebrei viene venerata anche dai musulmani. E’ il
Corano che prescrive la venerazione della Bibbia. Negare il diritto di
esistere allo Stato d’Israele era uno dei modi usati in Iran
dall’intellighenzia di sinistra per criticare il regime dello Shah”.
Si mediti bene questa frase – “negando l’Olocausto si finisce per negare
allo Stato israeliano il diritto di esistere” – e allora si capirà il perché
dell’uscita di Napolitano sull’equazione tra “antisemitismo” e
“antisionismo” . Siccome ci hanno fatto credere che tutto comincia, come per
incanto, col 1948, il timore è che il ristabilimento della verità storica
provochi un crollo verticale del “credito morale” di cui gode il cosiddetto
“Stato d’Israele” presso il gran pubblico.
[Continua →]
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Perchè il pallone va a morire
February 9th, 2007 / Lasciare un commento (No Comments) ·
di Massimo Fini
Nel 1982 quando in Italia, dopo la vittoria ai campionati del mondo in Spagna, fu introdotto il terzo straniero, previdi in un articolo sul Corriere dello Sport che il calcio sarebbe andato fatalmente a morire . Ma non avrei mai pensato che avrei assistito alla sua fine. Pensavo a tempi molto più lunghi dato il grande fascino che questo gioco ha sempre esercitato.
Il calcio va a morire non perché l’altro giorno nell’antistadio di Catania, in un tafferugli fra tifosi di parte avversa, è stato ucciso un poliziotto, ma perché si è completamente snaturato e fra le conseguenze di questo snaturamento, in concausa con altri profondi mutamenti della società, c’è anche la violenza negli stadi. Questa grande festa nazional popolare, interclassista, che ne sostituiva altre, cadute in disuso, è stata trasformata in un gigantesco business che ne ha travolto i motivi rituali, mitici, simbolici, identitari che per quasi un secolo aveva no fatto la sua fortuna.
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Una legge contro il revisionismo storico italiano?
January 27th, 2007 / Lasciare un commento (No Comments) ·
di Carlo Mattogno
Nell’annuncio del suo disegno di legge contro il “negazionismo” in Italia, il ministro della Giustizia Clemente Mastella ha dichiarato:
«Negare che quei fatti sono avvenuti significa che quello che è stato documentato è falso. E’ quindi un’offesa alla memoria e alla storia».
Qui c’è già un errore essenziale che deriva dalla falsa assunzione che il revisionismo storico abbia una connotazione meramente “negativa”, donde, appunto, l’impiego da parte dei suoi detrattori del termine “negazionismo”.
In realtà il revisionismo storico afferma che presunti fatti sono stati falsamente documentati dagli storici olocaustici. E lo dimostra sul piano storico, documentario e tecnico.
Senza falsa modestia e senza presunzione, il revisionismo storico in Italia sono io, Carlo Mattogno, perciò questo disegno di legge è diretto contro di me.
La cosa non mi stupisce. Allo stesso modo è stato già tacitato il ricercatore revisionista tedesco Germar Rudolf, dopo un’estradizione dagli Stati Uniti in Germania, dove è attualmente sotto processo per delitto di leso Olocausto.
Per quanto mi riguarda, all’inizio c’è stato qualche timido tentativo di critica da parte degli storici, presto accantonato. Ad essi sono subentrati nugoli di polemisti usa e getta che si sono accaniti contro aspetti marginali di qualcuno dei miei scritti, blaterando proterviamente che le mie tesi erano “contestabilissime”, ma scomparendo regolarmente dalla scena dopo la mia replica. Nel libro “Olocausto: dilettanti nel web” (Effepi, Genova, 2005, pp. 118-126) ho stilato l’elenco dei miei libri e articoli più importanti che sono rimasti senza replica da parte di storici o polemisti olocaustici – 23 titoli – e ho annotato i nomi di coloro che si sono ritirati nell’ombra dopo le mie risposte – 38 autori – e nel frattempo la lista si è allungata ulteriormente. Nessuno ha mai confutato nessuna di queste tesi “contestabilissime”.



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