ROMA.«Non va sottostimato il pericolo di un’imminente pandemia: da scienziato Girolamo Sirchia sa di cosa parla». L’appello dell’ex ministro della Salute ad «accelerare i tempi e colmare le lacune nell’azione di contrasto» trova una sponda autorevole nel virologo Pietro Crovari, direttore del Centro
Pietro Crovari.
Pietro Crovari auspica più informazionesull’influenza dell’università di Genova, capo della task force anti-Sars e membro del Consiglio superiore di Sanità. Anche lui è rimasto a terra per un ritardo al suo volo e non ha potuto raggiungere il vertice convocato a Roma da Storace.
Professor Crovari, nel «botta e risposta» con Sirchia, l’attuale responsabile della Sanità Francesco Storace gli addebita il ritardo nelle misure anti-contagio. Come stanno le cose?
«Sirchia ha contribuito notevolmente alla politica di prevenzione contro le pandemie. I primi contratti per i vaccini portano la sua firma, così come gli interventi sulla rete di sorveglianza. Alcuni mesi fa, però, il problema era confinato al Sud-Est asiatico. Negli ultimi tempi le migrazioni degli uccelli hanno fatto scattare l’allarme alle nostre frontiere e quindi diventa necessario adeguare le misure di profilassi. Non è più soltanto una questione di misure veterinarie, peraltro già programmate da Sirchia, di preparazione di vaccini e costituzione di stock di farmaci antivirali per il primo impatto. Serve altro».
Secondo il «j’accuse» di Sirchia, il piano del governo contro l’aviaria manca di due aspetti fondamentali: le simulazioni e la puntuale comunicazione del pericolo. E’ così?
«Sirchia ha ragione. E’ determinante spiegare in maniera corretta e tempestiva alla popolazione come comportarsi. Alla gente che ora è a casa con l’influenza, in questa atmosfera di emotività, bisogna dire subito cosa sta succedendo e come si intende intervenire. Altrimenti si alimenta il panico. Una rete di sorveglianza accurata e informazioni puntuali migliorano in maniera decisiva la risposta al pericolo-pandemia».
E le simulazioni?
«Servono eccome. Non si può fare a meno delle esercitazioni pratiche. L’influenza aviaria e la pandemia si stanno avvicinando e quindi l’allarme di Sirchia appare quantomai pertinente e va accolto il suo invito ad affrettarci verso misure straordinarie. Quando era ministro Sirchia, venne effettuata una simulazione sul diffondersi di un’ondata pandemica in Italia. Sono stati fatti corsi negli ospedali a livello di personale sanitario».
Cosa bisogna fare adesso?
«Adesso che il rischio diventa più incombente è opportuno incentivare e coordinare al meglio le azioni di sorveglianza. Poi si devono predisporre in fretta le esercitazioni pratiche nelle aziende sanitarie locali e comunicare bene alla gente come comportarsi in caso di focolai. L’obiettivo è non trovarsi a dover improvvisare le azioni di soccorso, perciò urgono provvedimenti non più nella direzione della prevenzione veterinaria, ma di quella umana. Possiamo contare su 15 laboratori sparsi sul territorio, in grado di diagnosticare la presenza dell’H5N1, un sistema che è bene sottoporre costantemente al controllo di qualità. Ci sono ancora i tempi e i modi per organizzare una difesa efficace».
Per l’Unione, troppa attenzione e interessi attorno a farmaci e vaccini e scarso impegno e risorse per la prevenzione. Qual è il suo parere?
«La soluzione, come per l’antipolio, è nella coltura del virus dei polli in cellule a linea continua. A fornirci il vaccino saranno le tecniche di manipolazione genetica dei ricercatori. L’emergenza in Turchia complica tutto e crea fondata preoccupazione tra gli scienziati perché la frequenza delle infezioni è allarmante. Il virus circola dal 2003 e il contagio, tranne pochissime fughe verso l’uomo (e non per trasmissione aerea ma per stretto contatto), è sempre rimasto tra animali. Per fortuna non si sono verificate la ricombinazione in tempi rapidi e l’adattamento immediato all’uomo. L’Oms ha fornito ai ricercatori il ceppo selvaggio, che ora viene modificato in laboratorio per ottenere dosi di vaccino sufficienti a immunizzare una quota significativa della popolazione».
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