di John Lynch
(Si tenga conto che questo studio è stato scritto prima del «ritiro» da Gaza programmato da Sharon e prima dell’incidente cerebrale occorso al boia di Sabra e Chatila, NdT)
Automobili per soli ebrei
Per fare in modo che l’esercito ebraico possa scoprire subito i palestinesi (i quali sono tutti sospetti terroristi), lo Stato per soli ebrei in Palestina ha realizzato un sistema di targhe automobilistiche da apartheid in Palestina. Gli ebrei hanno un tipo di targa, i palestinesi cittadini d’Israele ne hanno un altro, i palestinesi dei territori occupati ne hanno un terzo. E’ sorprendente che lo SSE non abbia costretto i palestinesi a portare una fascia gialla con sopra stampata la lettera P quando vanno in giro.
Immigrazione per soli ebrei: la «legge del ritorno» per soli ebrei
Durante la violenta nascita dello SSE, nel 1948, gli ebrei cacciarono tre quarti di milione di palestinesi dalle loro case e dal loro paese. Da allora, lo SSE si è rifiutato di permettere a questi palestinesi, o ai loro discendenti, di tornare nel paese. Le loro case e le loro terre, da allora, sono state prese ed occupate dai nazisti ebraici. In totale contrasto con ciò, qualsiasi ebreo nel mondo, anche colui che non ha mai avuto nessuna relazione con la Palestina, ha il diritto legale di immigrare in Palestina, acquisire la cittadinanza per soli ebrei, e possedere proprietà per soli ebrei. “Il primo censimento dello Stato d’Israele, realizzato nel 1949, riscontrava la presenza di 650.000 ebrei e 150.000 arabi. Il fondamento legale dello Stato razziale fu stabilito da due leggi approvate nel 1950. La prima, la «Legge del Ritorno», garantiva a qualsiasi ebreo, ovunque egli si trovasse nel mondo, il diritto di «tornare» in Israele. Questo diritto non valeva per i non-ebrei, inclusi gli arabi palestinesi che da poco erano stati trasformati in rifugiati. Oltre a ciò, la «legge della proprietà degli assenti» confiscò la proprietà degli arabi «assenti», e la consegnò al Custode della Proprietà degli Assenti. I rifugiati arabi all’interno del loro stesso paese (la Palestina storica, NdT) furono definiti «presenti-assenti» (che definizione!), e non fu loro permesso di ritornare alle loro proprietà. Un certo numero di rifugiati che tentarono di fare questo furono definiti «infiltrati», ed alcuni di essi furono uccisi durante questo tentativo. La proprietà confiscata rappresentava la vasta maggioranza dei nuovi insediamenti. Queste terre confiscate, in accordo con i procedimenti stabiliti nel periodo mandatario (1921-1948, NdT) dal fondo nazionale ebraico sono diventate terre israeliane, con una loro propria amministrazione. Questa amministrazione, che controlla il 92,6% di tutte le terre di Israele, affitta o vende queste terre esclusivamente agli ebrei” (Noel Ignatiev, Toward a Single State Solution: Zionism, Anti-Semitism and the People of Palestine, Counterpunch, www.counterpunch.org/ignatiev06172004.html, 17 giugno 2004); “Wiesel appoggia il «diritto al ritorno» per gli ebrei, ma soltanto per gli ebrei. Un ebreo americano, i cui antenati sono vissuti in America, almeno fin dalla guerra di indipendenza, ha il diritto di tornare in Israele, ottenere la doppia cittadinanza, costruire, con il sussidio dello Stato, una casa su terra espropriata ai palestinesi e andare in giro in macchina tra le colonie su strade «per soli ebrei». Invece i palestinesi, i cui antenati vissero proprio su quelle terre per secoli e che hanno un titolo ed ancora la chiave della proprietà dalla quale furono cacciati nel ’48 non hanno diritto a tornare”. (lettera di Daniel A. McGowan, direttore, Deir Yassin Remembered – 26 Febbraio 2005).
Lo SSE permette ai cristiani di visitare i luoghi santi cristiani in Palestina, ma non desidera permettere loro di immigrare in Israele e diventare cittadini israeliani, specialmente se costoro sono cristiani palestinesi.
Naturalmente, tutti gli stati del mondo hanno il diritto di controllare l’immigrazione, ma lo SSE in Palestina permette l’immigrazione di ebrei e vieta quella di persone di altra razza o religione. In altre parole, lo SSE promuove una politica di immigrazione razzista, per soli ebrei. In America, virtualmente tutti i principali filo-sionisti, che sostengono le politiche di immigrazione razziste nello SSE in Palestina, sono ardenti oppositori di qualsiasi limite di immigrazione negli Stati Uniti.
Cimiteri per soli ebrei
Ci sono anche cimiteri per soli ebrei, oltre alle strade per soli ebrei che collegano colonie, cittadine, città per soli ebrei, nello Stato per soli ebrei. Gli ebrei hanno orrore dell’idea di essere tumulati in compagnia di non-ebrei, come se anche dopo la morte i non-ebrei potessero contaminare o avvelenare la loro essenza ebraica. Come Israel Shamir ha sottolineato: “Il loro seppellimento separato è necessario per garantire la loro resurrezione corporale quando giungerà il Messia. Il corpo di un ebreo contaminato dalla prossimità di quello di un non-ebreo non potrà risuscitare, secondo gli ebrei. Anche gli ebrei non religiosi seguono questa regola di separazione senza pensarci due volte”. Se dei non-ebrei sono seppelliti per caso tra ebrei, questo mette a rischio la resurrezione di tutti gli ebrei, così il malcapitato deve essere disseppellito e trasferito in un cimitero non-ebraico. “Questo atteggiamento schifiltoso è particolarmente sgradevole: quando gli ebrei scoprono che una persona di dubbia ebraicità è stata seppellita tra le tombe ebraiche, essi rimuovono il cadavere e lo scaricano da qualche altra parte. Ciò è successo ad una cittadina israeliana, Teresa Angelowitz. Costei era stata seppellita in un cimitero ebraico, successivamente le autorità religiose scoprirono che era la moglie di un ebreo ma non era ebrea. Esumarono il suo cadavere e nel buio della notte lo ritumularono in una discarica. E’ accaduto anche a molti soldati russi che morirono nella difesa del carattere ebraico d’Israele, ai quali fu rifiutata la tumulazione”.
Molti ebrei nello SSE rimasero terrorizzati dallo tsunami che nel Dicembre 2004 colpì l’Asia sud-orientale. Erano terrorizzati dall’idea che le vittime ebraiche potessero essere seppellite nello stesso posto delle decine di migliaia di vittime non-ebree. “Mentre l’intero mondo mandava aiuti alle popolazioni del sud-est asiatico colpite dallo tsunami, Israele mandava una squadra che aveva un unico compito. Non molti turisti israeliani erano stati spazzati via dalle onde giganti; il numero ufficiale di morti è 3, con circa 20 dispersi; non molti, se paragonati alle centinaia di migliaia di indonesiani o anche ai 3000 svedesi. Eppure la squadra israeliana inviata sul posto era molto attiva. Il gruppo di esperti altamente qualificati, guidato dal rabbino Meshi Zahav, non era sul posto per salvare i sopravvissuti intrappolati nelle macerie o per alleviare la sofferenza di milioni di persone; il loro lavoro consisteva nel salvare gli ebrei morti da un destino peggiore della morte, cioè di essere seppelliti insieme ai non-ebrei nelle stesse fosse comuni. Il quotidiano Ha’aretz ha riportato: «Le squadre di soccorso israeliane in Tailandia si sono divise giovedì scorso: un gruppo lavorava all’identificazione dei corpi a Krabi, mentre un altro lavorava con lo stesso compito a Phuket. Il personale israeliano – poliziotti e membri di Zaka (un gruppo no-profit specializzato nell’identificazione delle vittime dei disastri) – sta cercando di trovare i corpi degli israeliani morti, prima che siano sepolti». Esso ha fatto pressioni sul governo tailandese al fin di rimandare la sepoltura di massa, sebbene fosse necessario agire in fretta per prevenire la diffusione di epidemie; e Bangkok ha ceduto. Il corpo di ogni ebreo morto dovrebbe essere portato in Israele, o per lo meno sepolto separatamente dagli impuri non-ebrei. Gilad Atzmon ha notato in modo pungente: «gli ‘altruistici’ ebrei … sono in uno stato di panico. Come tutti sappiamo, gli ebrei morti sono preziosi, meritano una sepoltura speciale. Il fatto che 5 o 10 ebrei possano essere persi per sempre tra altri 125.000 non-ebrei è veramente orripilante, sono sicuro che potete capirlo».” (Israel Shamir, Tsunami a Gaza, 2 gennaio 2005).
Nello SSE - con la sua religione per soli ebrei, diritti politici per soli ebrei, diritti legali per soli ebrei, cultura per soli ebrei, confini per soli ebrei, posti di lavoro per soli ebrei, proprietà terriera per soli ebrei, leggi di pianificazione edilizia per soli ebrei, strade per soli ebrei che collegano colonie, villaggi, cittadine e città per soli ebrei, immigrazione per soli ebrei, cimiteri per soli ebrei - costituisce imperativo assoluto che, nella morte, ogni parte del corpo di un ebreo sia sepolto in un cimitero per soli ebrei; “una settimana dopo il referendum del Likud, 2 terribili colpi furono assestati a Israele. Un veicolo blindato che trasportava una grande quantità di esplosivi entrò nella città di Gaza con l’obiettivo di far saltare alcuni edifici; ma fu colpito da una bomba sistemata a lato della strada dalla guerriglia palestinese, il veicolo esplose, facendo a pezzi i 6 soldati che erano all’interno. Il giorno dopo successe esattamente un altro incidente simile sulla cosiddetta «Asse Philadelphia»: un altro veicolo blindato pieno di esplosivi, mandato per far saltare dei tunnel scavati sotto il confine, fu colpito da un razzo palestinese e saltò in aria con i 5 membri dell’equipaggio. La potenza di ognuna di queste due esplosioni fu tale che parti dei corpi dei soldati furono sparse in un raggio di centinaia di metri. L’intero paese ha potuto vedere alla televisione come i soldati israeliani strisciavano per terra e filtravano la sabbia con le loro mani nude per cercare di recuperare le parti dei corpi dei loro compagni. I Media parteciparono all’orchestrazione dell’isteria necrofila, con infiniti servizi su «le parti dei corpi», interrotti da scene dei funerali.” (Uri Avnery, Busharon:Il conto alla rovescia, 15 Maggio 2004). Non abbiamo nessuna intenzione di prendere in giro i riti funebri dei sionisti. Tutte le culture hanno i propri rituali per la sepoltura dei morti, e ad ognuno di essi dobbiamo lo stesso rispetto. Tuttavia il rispetto generale che io accordo a questo rito funebre, inaspettatamente mi scoppiò in faccia alcuni mesi dopo quando lessi un articolo nel quale il commentatore, in un inciso, notò che lo SSE si rifiuta di riconsegnare alle proprie famiglie ciò che rimane dei corpi degli attentatori suicidi palestinesi. “Quando Michael Matza, il corrispondente da Gerusalemme dell’Inquirer, scrisse un articolo dal titolo «I resti dei palestinesi sono causa di rabbia», nel quale riportava nei dettagli la pratica degli israeliani di non consegnare i corpi degli attentatori suicidi, esso provocò una colorita e rumorosa reazione nei lettori, i quali ritenevano che l’articolo mostrava troppa simpatia nei confronti delle famiglie degli attentatori. In quel momento, non contava più che Matza avesse scritto numerosi articoli in cui esprimeva simpatia per le vittime israeliane degli attacchi suicidi. Fu accusato d’essere antisemita e definito «ebreo che odia se stesso», uno degli epiteti preferiti dai giornalisti ebrei.” (Barbara Matusow, Caught in the Crossfire, American Journalism Review, fascicolo di Giugno/Luglio 2004). Questo non è solo un elemento isolato, ma è parte di una politica generale. “Siccome fui io a scrivere un comunicato stampa, mi vennero quasi le lacrime agli occhi perché ero costretto a fare la commedia. Tre giovani, che evidentemente stavano cercando di entrare in Israele per lavorare, erano stati sparati, colpiti e in seguito i loro organi erano stati espiantati senza riguardo dei loro corpi. Senza cerimonie i corpi furono restituiti 4 giorni dopo, senza spiegazioni. Secondo qualsiasi criterio umano, questa è una faccenda enorme, piena di intrecci politici”. (Mark Schneider, American Media Censorship and Israel, www.ccmep.org/ccmep/american031902.html, 19 marzo 2002). Questo fa parte del terrorismo culturale sionista contro i palestinesi. In questo modo i sionisti mostrano il loro più profondo disprezzo per i palestinesi facendo nei loro confronti esattamente l’opposto di ciò che è richiesto che essi stessi facciano riguardo ai propri riti funebri.
Razzismo esclusivistico ebraico: Ebrei razzisti nello Stato per Soli Ebrei
C’è molto razzismo esclusivistico ebraico nello SSE. Ci sono ovviamente dei razzisti in ogni società e ce ne sono addirittura in qualche governo occidentale. Ai nostri giorni, tuttavia, se un politico occidentale si permettesse di fare una dichiarazione razzista in pubblico sarebbe immediatamente attaccato dalla lobby sionista del suo paese e se non si dimettesse da solo, sarebbe comunque immediatamente licenziato. Questo non avviene nello SSE. I politici ebrei possono rilasciare dichiarazioni apertamente razziste senza che nessuno si prenda il fastidio di condannarli. “Un ministro del governo israeliano ha chiesto l’espulsione di circa 1.300.000 cittadini palestinesi d’Israele, che costituiscono quasi un quinto della popolazione dello Stato. Il ministro dei trasporti Avigdor Lieberman ha dichiarato domenica durante un’intervista rilasciata alla radio dell’esercito (Gali Tzahal) che gli «arabi d’Israele» dovrebbero essere espulsi nel caso in cui nascesse uno Stato palestinese e nel caso gli insediamenti ebraici nei territori occupati della Cisgiordania e della Striscia di Gaza dovessero essere smantellati. Lieberman, un ex-immigrato dalla Moldavia giunto in Israele nel 1978, ha sostenuto che l’esistenza di una grande minoranza non-ebraica in Israele minaccia l’«identità ebraica» e la «purezza etnica» di Israele. Tuttavia le sue frasi esplicitamente razziste non hanno prodotto alcuna reazione di collera nella classe politica israeliana. I politici israeliani, dal primo ministro israeliano, Ariel Sharon, in giù, si sono rifiutati di condannare le sue parole, mostrando invece una certa simpatia per le sue idee. Amira Dotan, uno dei portavoce del Ministero degli Esteri israeliano, ha dichiarato ad Aljazeera che la pulizia etnica non è la «politica del governo». «Ignoro cosa lo abbia spinto a dire le cose che ha detto. Ma è un uomo libero; ha il diritto di esprimere le sue opinioni». Il razzismo di Lieberman è ben noto da molto tempo. Alcuni anni fa, chiese il bombardamento della diga di Assuan in Egitto, del palazzo presidenziale a Damasco e degli impianti nucleari iraniani. Ha anche chiesto che i deputati arabi della Knesset, Tibi e Muhammad Baraka, siano fucilati da un plotone d’esecuzione perché sostengono i diritti dei palestinesi e chiedono la fine dell’occupazione israeliana. Nel 2002, spinse il primo ministro israeliano Ariel Sharon a compiere «omicidi in massa» di civili palestinesi per costringerli a fuggire in Giordania e in altri paesi vicini”. (Israeli Minister Wants Total Palestinian-Arab ‘Cleansing’, 10 maggio 2004, www.aljazeera.com/cgi-bin/news_service/middle_east_full_story.asp?service_id=1862)
Ancora una volta, non si è trattato di rare frasi razziste in un paese altrimenti non razzista. “Qualche tempo fa, fu approvata una legge in uno dei molti Comitati della Knesset che stabiliva che i coloni che sarebbero stati evacuati in seguito al futuro ritiro dalla Striscia di Gaza,[3] avrebbero ricevuto un compenso. Per l’approvazione di questa legge, che costituiva un elemento essenziale del piano di «Disimpegno da Gaza» di Sharon, vi era nel comitato una maggioranza risicata di un solo voto. Alla fine essa passò definitivamente con un voto determinante a favore del governo, venuto dal di fuori della coalizione, da un membro della Knesset di nome Mohammad Barake. Il parlamentare Barake, del partito «Hadash» (ex partito comunista) è, come si può capire dal suo nome, un cittadino arabo israeliano. Il Ministro della Pubblica Istruzione israeliano, Limor Livnat, che aveva anch’egli votato a favore della legge, espresse indignazione per il fatto che un arabo (che come qualsiasi altro membro della Knesset, era stato eletto democraticamente), col suo voto, stava determinando, su una questione così importante, il futuro d’Israele. Ma Livnat era solo uno dei tanti importanti politici appartenenti ad un gruppo di parlamentari di destra che avevano protestato nell’occasione. A causa della rilevanza della posizione di Livnat nel governo, ci fu un piccolo trambusto nei Media israeliani, anche perché aveva fatto affermazioni così sfacciatamente razziste proprio il Ministro della Pubblica Istruzione, cioè la persona che è responsabile di ciò che viene insegnato ai ragazzi nelle scuole. In realtà, nessuno era rimasto sorpreso. Nessuno si fa illusioni sul fatto che Ariel Sharon e il resto dei ministri, a parte – forse – alcuni politici del partito laburista, la pensino in modo diverso da Livnat, anche se essi rimangono più o meno in silenzio su questa faccenda. In ogni normale democrazia «occidentale», una cosa del genere avrebbe fatto scoppiare immediatamente uno scandalo. Posso solo immaginare che, se il Ministro della Pubblica Istruzione tedesco, per esempio, avesse detto qualcosa di lontanamente simile alla dichiarazione di Livnat, riguardo, per esempio, ad un parlamentare ebreo del parlamento tedesco, l’unico problema sarebbe stato allora se quel ministro sarebbe stato licenziato in un tempo minore di quello che ci sarebbe voluto al Ministro degli Esteri Israeliano per emettere una protesta ufficiale”. (Uri Yaakobi, Limor Livnat and the Palestinian «problem», electronicintifada.net/v2/article3634.shtml, 23 febbraio, 2005).
Ci sono molti altri esempi di tale atteggiamento razzista da parte di, praticamente, tutti i politici per soli ebrei. Opinioni razziste come queste non sono sorprendenti in uno Stato razzista. Ciò che è stupefacente è il fatto che simili opinioni dovrebbero essere sorprendenti e non lo sono nello SSE. Che non lo siano indica poi quale è la forza nel mondo della propaganda sionista, che presenta lo Stato per Soli Ebrei come società multi-culturale.
Il razzismo non è un atteggiamento prevalente soltanto tra i politici per soli ebrei nello SSE, ma è un atteggiamento molto diffuso tra la maggior parte degli ebrei stessi. Israel Shamir cita Matti Golan, l’ex capo redattore del principale giornale sionista, Ha’aretz e del giornale dell’elite economica ebraica, Globes. “Io ho un problema con la Germania, ma non solo con la Germania. Ho un problema con tutto ciò che è tedesco, ovunque. Io non discuto né mi turbo. Ho semplicemente cancellato la Germania e la sua gente dal globo”. Shamir spiega che, “Golan non è un agitatore; non è uno di quei fanatici religiosi ebraici che negano ai Goyim la discendenza da Adamo. Golan non è un cabalista o un estremista, egli è un influente intellettuale ebraico sano di mente, non-religioso, del genere prevalente. Quando quest’articolo venne discusso su IsraelForum.com su internet, una tipica risposta ebraica fu: «Matti Golan è un distinto editorialista e giornalista. Rappresenta un modo di pensare che è quello della maggior parte degli ebrei israeliani su quest’argomento, inclusa la mia opinione». Se io fossi tedesco, ci penserei due volte, prima di fornire al paese di Matti Golan i sottomarini capaci di trasportare missili nucleari che la Germania gli ha fornito, perché non gli venga in testa l’idea di ‘semplicemente cancellare la Germania e la sua gente dal globo’. Secondo me, Golan ha lanciato un grido di odio razzista e di genocidio”. (Israel Shamir, Children Of A Lesser God, Rense.com, www.rense.com/general52/children.htm, 1° maggio 2004).
Forse ci sarebbe proprio bisogno di una lobby sionista nello SSE per tenere in piedi la farsa che esso è una società non-razzista e multi-culturale.
Sesso per soli ebrei
“L’impegno sionista per la preservazione della purezza razziale ha portato alla manifestazione, ai più alti livelli della società israeliana, di un fanatismo che genererebbe disprezzo in ambienti rispettabili negli Stati Uniti. Una azienda israeliana ha preteso da migliaia di lavoratori/lavoratrici cinesi che firmassero un contratto secondo il quale essi/esse si impegnavano a non avere relazioni sessuali con israeliani. Un portavoce dell’azienda ha affermato che non c’è nulla di illegale in questo tipo di contratto. La legge israeliana proibisce infatti il matrimonio di un ebreo con un non-ebreo”. (Associated Press, 23 dicembre 2003)”. (Noel Ignatiev, Toward a Single State Solution: Zionism, Anti-Semitism and the People of Palestine, Counterpunch, www.counterpunch.org/ignatiev06172004.html, 17 giugno 2004).
Matrimonio per soli ebrei
Attualmente, non esiste una legge per soli ebrei che impedisce agli ebrei di sposare dei non-ebrei. Ci sono leggi però che rendono impossibile ad un/una ebreo/a di vivere insieme a un/una non-ebreo/a. “Una nuova legge, approvata dal parlamento israeliano il 31 luglio 2003 impedisce la riunificazione familiare di israeliani/israeliane che sono sposati con palestinesi nei territori occupati. La legge sulla Cittadinanza e l’Entrata in Israele, discrimina esplicitamente i palestinesi della Cisgiordania e della Striscia di Gaza. Discrimina anche implicitamente i cittadini palestinesi d’Israele, i quali costituiscono circa il 20% della popolazione israeliana, ed i palestinesi residenti a Gerusalemme, perché sono costoro che di solito sposano palestinesi dei territori occupati. Per questo, la legge istituzionalizza in realtà una forma di discriminazione razziale basata sull’appartenenza ad un’etnia o nazionalità. Il Comitato ONU per l’Eliminazione di tutte le Forme di Discriminazione Razziale ha anch’esso espresso preoccupazione circa questa nuova legge e ha chiesto ad Israele di revocarla e di riconsiderare la sua politica allo scopo di facilitare le riunificazioni familiari su una base non discriminatoria. Il Comitato dei Diritti Umani dell’ONU ha, allo stesso modo, chiesto ad Israele di revocare la legge e di riconsiderare la sua politica allo scopo di facilitare la riunificazione familiare di tutti i suoi cittadini e dei suoi residenti permanenti. Non essendo in grado di ottenere la riunificazione familiare con le loro mogli palestinesi, migliaia di cittadini arabi di Israele e residenti di Gerusalemme sono costretti a scegliere tra le seguenti due opzioni: cercare di vivere con le loro mogli illegalmente in Israele oppure trasferirsi in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, dove vivrebbero sotto occupazione militare israeliana, in una situazione di conflitto e in cui dovrebbero affrontare quotidianamente incursioni dell’esercito israeliano, bombardamenti, demolizioni di case, coprifuoco, e centinaia di posti di blocco che rendono estremamente difficile spostarsi, lavorare o eseguire attività quotidiane ordinarie. Oltre a ciò, è illegale per gli israeliani e gli abitanti di Gerusalemme recarsi nei territori occupati, per cui coloro che sono sposati con persone residenti nei territori occupati possono far ciò solo in circostanze speciali e con l’obbligo di permessi e sottoposti a severe restrizioni”. “Così, per i dirigenti sionisti, è una cosa terribile se ebrei e non-ebrei in Israele/Palestina vogliono sposarsi. Non sia mai! Ebrei israeliani e palestinesi non-ebrei qualche volta contraggono matrimonio, non in gran numero, in verità, ma, evidentemente, in un numero abbastanza grande da far si che la Knesset israeliana, il 1° agosto 2003, si è sentita costretta a emanare una legge che impedisce ai/alle palestinesi che sposano israeliani/israeliane di diventare cittadini dello Stato ebraico o suoi residenti. Quando un/una ebreo/a israeliano/a e un/una israeliano/a non-ebreo/a decidono di sposarsi, si incamminano per una strada che è resa loro deliberatamente molto difficile dai governanti israeliani. Israele, in virtù della Legge sulla Giurisdizione delle Corti Rabbiniche (Matrimonio e Divorzio) del 1953, riconosce soltanto quei matrimoni celebrati dalle corti religiose ufficiali dello Stato: le corti Rabbiniche ebraiche ortodosse, le corti della Sharia islamiche e le corti ecclesiastiche cristiane, le quali però non possono celebrare matrimoni «misti». Il matrimonio di una coppia «mista» non è riconosciuto dallo Stato di Israele, per cui viene espressamente celebrato fuori da questo Stato. Tuttavia, malgrado tutti questi ostacoli, ci sono in Israele coppie formate da un/una arabo/a palestinese non-ebreo/a ed un/una ebreo/a. Ognuno di questi matrimoni dimostra che l’accusa sionista che gli arabi sono congenitamente antisemiti è un’assoluta menzogna.” (John Spritzler, Should People Opposed to Bigotry and Anti-Semitism Support Israel? 6 febbraio 2005, newdemocracyworld.org/War/Should-People.htm )
Lo SSE ha rinnovato la legge nel luglio del 2004. “Sempre domenica, il gabinetto israeliano ha esteso per altri sei mesi la legge che proibisce ai/alle palestinesi che sposano israeliani/e di vivere in Israele. Organizzazioni per i Diritti Umani hanno criticato questa legge. Gli arabi costituiscono circa il 20% della popolazione del paese e molti israeliani sono preoccupati dal loro numero crescente.” (Ibrahim Barzak, Palestinian Authority Offices Burned Down, The Guardian , 18 luglio 2004, www.guardian.co.uk/worldlatest/story/0,1280,-4324486,00.html?gursc=ticker-103704) [4]
Naturalizzazione per soli ebrei
“Nel frattempo, una «regolamentazione d’emergenza», approvata nel 2003, limita il diritto dei cittadini arabi d’Israele di naturalizzare le loro spose e bambini – un diritto, questo, che appartiene non solo ad ogni ebreo in Israele, ma ad ogni ebreo nel mondo. Questa distinzione è stabilita nelle classificazioni dell’Ufficio Centrale Statistico, il quale divide formalmente i cittadini israeliani in due categorie: «ebrei ed altri» da una parte (cioè: Ebrei, cristiani non-arabi, persone senza appartenenza religiosa); e «popolazione araba» dall’altra (cioè: Musulmani, drusi, arabi cristiani). Questo è il linguaggio della separazione. Questa settimana è giunta la notizia che il governo intende irrigidire le regole che garantiscono la cittadinanza ai non-ebrei, per mezzo di emendamenti alla legge che rendano più difficile ottenere lo status legale ai palestinesi ed ad altri stranieri sposati con cittadini/e israeliani/e. Il primo ministro ha tenuto una seduta speciale sull’argomento, e ha deciso di creare un comitato diretto dal Ministro degli Interni. Il Ministro degli Interni sostiene che circa 55 mila richieste di riunificazione familiare di palestinesi sposati/e con arabi/e israeliani/e sono state inoltrate dal 1968, e che la crescita naturale ha fatto aumentare la popolazione «naturalizzata» di circa 137.000 arabi – cioè circa un decimo dell’intera minoranza araba d’Israele.” (Yitzhak Laor, Israel Makes it Harder for Non-Jews to Become Citizens: Racism by Any Other Name, counterpunch.org/laor04072005.html, 7 aprile 2005).
Bombe nucleari per soli ebrei
Lo SSE in Palestina non nega né ammette di possedere armi nucleari. “Ufficialmente, Israele non ammette di avere armi nucleari. Dal 1965 ha rifiutato «di confermare o negare» le voci che esso possiede un arsenale nucleare. Ha però rifiutato di firmare il Trattato di Non-Proliferazione Nucleare, affermando di non potersi fidare della garanzie internazionali dal momento che esso è in uno stato di guerra permanente con la maggior parte del mondo arabo. Nel 1999 il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti ha classificato Israele al 6° posto della sua lista delle nazioni che possiedono armi nucleari. Il documento sostiene che Israele possiede da 300 a 500 kg di Plutonio atto a produrre armi nucleari, una quantità sufficiente per costruire almeno 250 testate nucleari.” (Ross Dunn, Sharon eyes ‘Samson option’ against Iraq, 3 novembre 2002, news.scotsman.com/international.cfm?id=1223502002)
Lo SSE in Palestina crede di dover essere l’unico Stato del Medio Oriente in possesso di armi nucleari. Questa è la ragione per cui sta spingendo la sua colonia americana a combattere una guerra sionista per procura contro l’Iran, allo scopo di impedire che quel paese acquisisca armi nucleari.
Terrorismo per soli ebrei
Per molti anni lo SSE si è lamentato incessantemente dei terroristi palestinesi che minacciano di colpire i nazisti ebraici che portano avanti la politica di Lebensraum (nome della politica usata dai nazisti dello “spazio vitale” per i soli ariani, NdT) dello SSE in Palestina. Lo SSE non prende mai in considerazione che qualcosa che esso fa possa essere considerato terrorismo. E tuttavia, un pò ipocritamente, Ariel Sharon, forse il più famoso terrorista e criminale di guerra del mondo, ha recentemente deciso di premiare l’eroismo dei suoi propri terroristi ebraici coinvolti nell’Affare Lavon del 1952. “Nell’offrire riconoscimenti ufficiali ai tre sopravvissuti ed alle famiglie dei deceduti, il Capo di Stato Maggiore, generale Moshe Ya’alon ha affermato: «questo atto è un atto di giustizia storica per coloro che furono mandati in missione da parte dello Stato e divennero vittime di un intricato affare politico». Giustizia? E che ne è della giustizia per le vittime di quelle bombe, le quali esplosero in un ufficio postale, in un paio di cinema, e nella biblioteca americana del Cairo? Immagino che esse non contino”. (Justin Raimondo, Israel Goes Extremist, www.antiwar.com/justin/?articleid=5495, 8 aprile 2005). Uno dei terroristi che ricevettero l’onorificenza giunse a chiedere che le sue attività terroristiche fossero insegnate nelle scuole. Lo SSE si dichiara indipendente da tutte le altre nazioni del mondo, e considera che è tenuto a rispettare soltanto la propria moralità per soli ebrei; solo gli ebrei sono autorizzati a praticare il terrorismo. E’ interessante notare come i traditori israeliani nell’Amministrazione Bush non abbiano mai condannato il riconoscimento che Sharon ha dato ai terroristi dell’Affare Lavon.
Prerogative per soli ebrei nella Legalità Internazionale
Esistono delle prerogative per soli ebrei al livello internazionale non diversamente da quelle che esistono nello Stato per soli ebrei. La principale prerogativa per soli ebrei è che lo SSE non è tenuto a rispettare le Risoluzioni delle Nazioni Unite. Ci sono varie stime del numero di Risoluzioni che lo SSE ha sbeffeggiato. Ma peggiore del rifiuto dello SSE di rispettare queste Risoluzioni, è il rifiuto del mondo occidentale di insistere affinché lo SSE si attenga ai suoi obblighi internazionali. Per tutti gli anni ’90 il governo americano e britannico hanno richiesto incessantemente che Saddam Hussein rispettasse le Risoluzioni dell’ONU, ma non hanno mai chiesto, nemmeno una sola volta, che lo SSE in Palestina facesse la stessa cosa. Entrambi i governi hanno anche incessantemente richiesto che Saddam Hussein eliminasse le sue (non esistenti) armi di distruzione di massa ma non hanno mai chiesto allo SSE in Palestina di eliminare le sue molto reali armi di distruzione di massa. Cosa ancora peggiore di questa è che i soli paesi a cui il mondo occidentale chiede di rispettare le Risoluzioni dell’ONU sono proprio i paese nemici dello SSE. Peggiore di qualsiasi altra cosa, comunque, è che l’America e la Gran Bretagna scatenino una guerra contro l’Iraq, senza autorizzazione delle Nazioni Unite, allo scopo di sostenere lo SSE in Palestina. In altre parole, dopo aver chiesto incessantemente per 15 anni che alcuni paesi applicassero le risoluzioni dell’ONU, essi entrano in guerra nell’interesse dello SSE, senza una risoluzione dell’ONU. Il fatto che lo SSE si rifiuti di applicare le Risoluzioni dell’ONU indica chiaramente la sua convinzione nella unicità ebraica, la convinzione cioè che gli ebrei sono un popolo speciale, eletto, superiore a tutte le altre razze. La gente che aderisce alla religione per soli ebrei si rifiuta di vivere secondo le leggi fatte dall’uomo. Questa gente rispetterà solo le leggi che il Dio per soli ebrei ha trasmesso loro e che sono scritte nei loro libri religiosi per soli ebrei. Ma questo non è il solo aspetto della legalità Internazionale per soli ebrei. “Il 13 dicembre 2004 il Consiglio dell’Unione Europea per gli Affari Generali e le Relazioni Estere ha approvato il Piano d’Azione UE-Israele, come parte della Nuova Politica di Vicinato dell’Unione Europea – il Piano d’Azione è solo un gradino più in basso dell’adesione completa all’Unione Europea. Secondo il Piano d’Azione UE-Israele: “La UE e Israele sono più vicini di quanto lo siano mai stati prima e, in quanto stretti vicini, rafforzeranno la loro interdipendenza politico-economica. L’allargamento offre l’opportunità per l’UE e per Israele di sviluppare una relazione sempre più stretta, che vada oltre la cooperazione, che porti a un grado significativo di integrazione economica e di rafforzamento della cooperazione politica”. Malgrado le posizioni esplicite dell’Unione Europea che affermano gli obblighi d’Israele nei confronti della Legalità Internazionale, e condannano il rigetto da parte sua di questi obblighi, e nonostante la pagella sconvolgente di Israele nel campo dei diritti umani, il Piano d’Azione UE-Israele dichiara che «L’UE e Israele condividono gli stessi valori di democrazia, rispetto dei diritti umani e sovranità della legge e delle libertà fondamentali.» Peggio, il Piano d’Azione UE-Israele potrebbe addirittura portare ad una situazione in cui Israele decide sulle stesse politiche dell’Unione Europea. Infatti esso stabilisce «la possibilità per Israele di prendere parte progressivamente in aspetti determinanti delle politiche e dei programmi dell’Unione Europea». Il Piano prevede «un approfondimento negli obiettivi e nelle intensità della cooperazione politica». Sono previsti passi concreti, tra cui uno che prevede che «l’UE continuerà i suoi sforzi per assicurare che la condanna dell’antisemitismo diventi parte delle norme internazionali attraverso, inter alia, risoluzioni ONU appropriate»; considerando il fatto che la politica d’Israele equipara l’antisemitismo a qualsiasi critica dei comportamenti dello Stato israeliano nei riguardi dei civili palestinesi, la scelta dell’UE significa che essa praticherà un’auto-censura quando si tratterà di affrontare le violazioni dei diritti umani da parte d’Israele. Il Piano d’Azione UE-Israele ha formalmente dato forma all’agevolazione delle violazioni dei diritti umani da parte d’Israele e all’agevolazione delle sue violazioni della legalità umanitaria mondiale, proteggendo così Israele da qualsiasi responsabilità legale e politica, e aiutandolo a sfuggire alle condanne di norma e ai costi che risulterebbero di norma da queste violazioni». (Arjan El Fassed, The Electronic Intifada, In bed with Israel: EU’s close relationship with Israel supports abuse, electronicintifada.net/v2/article3600.shtml, 11 marzo 2005)
Il massacro nazista di soli ebrei
Il senso di supremazia, il senso di essere gente speciale, il popolo eletto, al di sopra degli altri popoli, nazioni e razze, diventa evidente quando si analizzano le opinioni ebraiche su ciò che accadde durante l’ascesa del totalitarismo e nella la 2° Guerra Mondiale. Sebbene i nazisti abbiano mandato nei campi di sterminio ebrei, comunisti, prigionieri di guerra, vecchi, malati, omosessuali, avventisti del settimo giorno, slavi, serbi, cechi, italiani, polacchi, ucraini, zingari, ecc., molti ebrei credono che i nazisti abbiano sterminato solo ebrei. “La centralità dell’Olocausto nella coscienza ebraica ha fatto in modo che gli ebrei insistano sulla sua assoluta esclusività. Noi siamo indignati e ci infuriamo quando qualcuno cerca di ricordarci che i nazisti hanno sterminato anche altre comunità, come gli zingari, gli omosessuali ed i malati mentali. Ci arrabbiamo molto quando qualcuno si permette di paragonare il «nostro» Olocausto ad altri genocidi: gli armeni, i cambogiani, i tutsi in Rwanda ed altri. Veramente! Come si può fare un simile paragone.” (Uri Avnery, Memory of the Holocaust - from Jewish property into human possession, 19 marzo 2005, www.gush-shalom.org/archieves.html#articles).
Durante la Seconda Guerra Mondiale, l’unico Olocausto avvenuto è quello dei soli ebrei
Si è calcolato che durante l’ascesa del totalitarismo e la Seconda Guerra Mondiale sono morte oltre 50 milioni di persone; che i nazisti hanno sterminato 21 milioni di persone durante il loro regno di terrore; e che circa 20 milioni di russi furono uccisi durante la Seconda Guerra Mondiale. Eppure per gli ebrei questo massacro colossale è stato ridotto ad un’unica realtà – il cosiddetto Olocausto ebraico, cioè l’Olocausto dei soli ebrei, nel quale evidentemente l’unico popolo a morire furono gli ebrei o forse ciò che essi intendono è che solo la morte degli ebrei conta. Qualunque siano le cifre reali che riguardano i morti russi ed ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale, è sicuro che morirono molti più russi che ebrei. E tuttavia quante commemorazioni ci sono, al di fuori della Russia, che ricordano il massacro dei russi? Dalla ridicola propaganda che si fa dell’Olocausto per soli ebrei è impossibile capire che persone diverse dagli ebrei morirono durante l’ascesa del totalitarismo e la Seconda Guerra Mondiale. Il termine Olocausto dei soli ebrei riassume tutto il razzismo ebraico.
Compenso per soli ebrei per l’Olocausto dei soli ebrei
Un altro esempio dei privilegi per soli ebrei che va oltre lo SSE in Palestina consiste nel fatto che si rivendica il compenso per i soli ebrei. L’industria dell’Olocausto dei soli ebrei è stata costruita per ottenere un compenso per i soli ebrei sopravvissuti ai campi di concentramento e sterminio nazisti. La bancarotta morale dell’industria dell’Olocausto dei soli ebrei risulta evidente dal fatto che essa si è battuta per un compenso esclusivo per il suo popolo – e non per qualsiasi altro gruppo sociale che ha pure sofferto sotto i nazisti. Gli ebrei americani hanno usato il sostanzioso peso politico ed economico dell’America per costringere, in primo luogo i governi europei, affinché pagassero un compenso agli ebrei che hanno sofferto durante la Seconda Guerra Mondiale e, in secondo luogo le banche europee, perché restituissero i beni ebraici depositati durante la Seconda Guerra Mondiale. Questa campagna di risarcimento è degenerata in ciò che Norman Finkelstein ha descritto come un «racket dell’estorsione». Anche Abba Eban, un politico sionista, ha affermato con derisione riguardo all’industria dell’Olocausto dei soli ebrei: “Non c’è business migliore, del business della Shoah”. (Shoah è la parola ebraica per Olocausto, e tutta la frase è un gioco di parole con la famosa canzone di Broadway, “There’s no business like Show Business” NdT). Chi avrebbe mai potuto credere che gli ebrei avrebbero finito per sfruttare il più grande disastro della loro storia? E’, senza alcun dubbio, uno degli episodi più disgustosi di depravazione morale nella storia umana. Ancora più doloroso è il fatto che se, da una parte, l’industria dell’Olocausto dei soli ebrei esige compensi per la perdita di proprietà patita dagli ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale, dall’altra, questi stessi ebrei si rifiutano di compensare i palestinesi le cui case sono state demolite e la cui terra è stata rubata dallo Stato per Soli Ebrei in Palestina. In altre parole, mentre gli ebrei esigevano compensi dai governi e dalle banche europee, essi stessi rifiutavano simili compensi alla gente che essi stavano e stanno espropriando. Questa è Chutzpah (faccia tosta, NdT) tipicamente ebraica.
Bugie esclusive dei soli ebrei
E’ stato già sottolineato come lo SSE ha eretto una montagna di bugie per proteggere i suoi interessi. Queste bugie sono diffuse, virtualmente, da tutti gli ebrei, sia che vivano nello SSE, sia all’estero. Forse la meglio conosciuta di queste bugie è che prima della Seconda Guerra Mondiale, quando gli ebrei stavano pensando di trasferirsi in Palestina per stabilirvi uno SSE, sostenevano spesso che nessuno viveva su quelle terre. “L’affermazione di Israel Zangwill, del 1901, che «la Palestina è una terra senza un popolo, gli ebrei sono un popolo senza terra» mira a creare una terra interamente liberata da gentili, una sorte di Arabia deserta nella quale i bambini ebrei possono ridere e giocare in una terra disabitata chiamata Pace”. (Michael Neumann, What is Anti-Semitism? ww.ukar.org/neuman/neuman01.html, 4 giugno 2002).
Un’altra bugia esclusiva dei soli ebrei è quella che nel 1948 gli ebrei non cacciarono i palestinesi dalla Palestina – ma che questi andarono via di loro volontà. “Il Sig. Ben Gurion affermò fin dall’inizio che l’esodo arabo dalla Palestina era stato provocato da direttive dei dirigenti degli Stati arabi vicini; ma è stato dimostrato, da ricerche storiche schiaccianti, che questa affermazione è falsa”. (William Martin, Who is Pushing Whom into the Sea? www.couterpunch.org/martin03112005.html, 11 marzo 2005). “Wiesel non riesce nemmeno a convincersi di dire la verità sulle cause della diaspora palestinese. Egli continua a diffondere uno dei miti più insidiosi del sionismo, affermando: «incitati dai loro dirigenti, 600.000 palestinesi lasciarono il paese convinti che, una volta sconfitto Israele, sarebbero potuti tornare a casa». Wiesel sa benissimo che i dirigenti arabi non dissero affatto alla loro gente di partire; questa bugia è stata completamente smontata dagli storici, ormai da diversi anni. In secondo luogo egli sa che le stime più precise parlano di 750.000 palestinesi fuggiti nel 1948. (Si noti la furia di Wiesel ed altri quando qualcuno osa discutere il numero di 6 milioni di ebrei uccisi nell’Olocausto). E in terzo luogo, egli sa che questi primi rifugiati palestinesi non è vero che se ne andarono semplicemente; essi furono cacciati, spesso da quegli stessi terroristi per i quali Wiesel va tanto fiero di aver lavorato. Il massacro di Deir Yassin è emblematico di questo fatto storico”. (Lettera di Daniel A. McGowan, direttore, Deir Yassin Remembered, 26 febbraio 2005).
La terza importante bugia esclusiva dei soli ebrei è che malgrado il fatto di essere stati cacciati dalla Palestina, i palestinesi minacciavano gli ebrei di buttarli a mare. “L’11 ottobre 1961, il primo ministro israeliano, David Ben Gurion dichiarò alla Knesset: «la partenza degli arabi dalla Palestina dalle regioni attribuite allo Stato ebraico … iniziò immediatamente dopo la risoluzione dell’ONU. Abbiamo documenti espliciti che provano che i palestinesi partirono seguendo le istruzioni dei dirigenti arabi, con il Mufti alla loro testa, secondo la convinzione che l’invasione degli eserciti arabi alla fine del Mandato britannico avrebbe distrutto lo Stato ebraico e sospinto tutti gli ebrei a mare, vivi o morti». La frase «spingere tutti gli ebrei in mare, vivi o morti» ha acquisito una vita propria e viene invocata dai sostenitori sionisti quotidianamente per giustificare sia le scelte aggressive di Israele, sia la sua ostinazione a continuare l’occupazione dei palestinesi della Cisgiordania, Gaza e Gerusalemme Est. Si tratta di una frase altamente emotiva che evoca immagini dell’Olocausto, sebbene adattate ad uno scenario mediterraneo. Il sig. Ben Gurion non attribuisce la frase a nessuno in particolare, né afferma che si tratta di una citazione da una fonte araba. Usa la frase come se si trattasse della sua personale congettura riguardo alle intenzioni degli eserciti arabi. Dai sostenitori sionisti la frase è stata attribuita a vari personaggi, Yasser Arafat, Gamel Abdul Nasser, o qualsiasi altro nemico di Israele; ma nessuno dei sostenitori di Israele che io ho sfidato a portare le prove è stato in grado di fornirle o proporre documenti a sostegno, compreso il Parlamentare americano Henry Waxman che fece questa affermazione in una lettera a me indirizzata, attribuendo la frase a Nasser. Il discorso del 1961 è stato certamente pronunciato prima dell’assunzione della dirigenza dell’OLP da parte di Arafat, che avvenne nel 1968. La frase è però fortemente radicata nel modo di pensare dei sostenitori di Israele ed è da essi considerata un dato di fatto che dimostra l’intenzione araba di commettere un genocidio e i pericoli potenziali che corrono gli israeliani. E’ il discorso del 1961 del sig. Ben Gurion che sembra quindi essere all’origine della frase. Essa ha, dunque, un’origine ebraica e non araba. Con ogni probabilità è proprio Ben Gurion, l’autore della frase”. (William Martin, Who is Pushing Whom into the Sea? 11 marzo 2005, www.couterpunch.org/martin03112005.html)
E’ tabù criticare lo Stato per Soli Ebrei
C’è da chiedersi quanto durerà ancora questa tendenza esclusivista ebraica? In America, i sionisti hanno creato un tabù politico che riguarda le critiche allo SSE. “Sebbene la critica di specifiche politiche israeliane è permessa negli Stati Uniti, è più o meno proibito esprimere critiche fondamentali allo Stato sionista, alla fondamentale politica americana di sostegno ad Israele, o alla presa ebraico-sionista sui Media americani o sulla vita politica ed accademica americana. (La cosa strana è che tutto ciò è in contrasto con la situazione esistente nello stesso Israele, dove cittadini ebrei ed addirittura cittadini arabi dello Stato sionista hanno una libertà molto più grande degli americani di criticare pubblicamente la politica sionista ed israeliana). Personalità importanti che osano violare questa proibizione vengono immediatamente castigate con l’accusa di essere «antisemite» (cioè anti-ebraiche), e devono pagare un caro prezzo in termini di danni alla loro reputazione o carriera. I politici che si pronunciano pubblicamente contro il sostegno americano al sionismo, rischiano quasi certamente la loro rovina politica. Tra le personalità politiche o di governo le cui carriere sono state distrutte perché hanno violato questo potente tabù, vi sono i senatori William Fulbright, Adlai Stevenson III, Charles Percy, i deputati Paul McCloskey e Paul Findley, e infine il vice-Segretario George Ball”. (Abdullah Mohammad Sindi, How the Jewish-Zionist Grip on American Film and Television Promotes Bias Against Arabs and Muslims, Institute for Historical Review, www.ihr.org/jhr/v17/v17n5p-2_Sindi.html, c1999).
La Legislazione Globale Anti-Discriminazione per soli ebrei
Ma il tabù americano non basta ai sionisti. Vogliono far passare in America una legislazione che, in primo luogo, equipara la critica dello SSE in Palestina all’antisemitismo, e, in secondo luogo, mette quest’ultimo fuori legge – in questo modo, fa diventare cosa illegale ogni critica allo SSE. Gli americani sarebbero subito pronti ad applicare questa legge contro qualsiasi individuo nel mondo. Non c’è altro popolo al mondo, oltre gli israeliani, che insiste tanto perché il suo governo sia protetto da qualsiasi critica. Una simile legislazione voluta dai sionisti in America creerà l’unico Stato al di sopra di ogni critica anche se esso rappresenta la società più razzista della terra. “Per combinazione, il giorno seguente, apparve una lettera al direttore scritta dal medesimo rabbino. Era dello stesso tenore; sostenendo che le lettere di critica (ad Israele) scritte al direttore gli avevano fatto perdere il suo sentimento di appartenenza alla comunità di Santa Fé (USA), concludeva che noi dobbiamo tener sempre in mente i due millenni di persecuzione degli ebrei quando si analizzano le azioni d’Israele, che non abbiamo il diritto di parlare del conflitto perché non viviamo in Israele, e che, a conclusione di tutto, «la cosa più ragionevole è di non esprimere alcuna opinione su questo complicato e doloroso conflitto». L’argomento che nessuno può criticare Israele se non ci vive è una via di fuga frequente per gente di questa fatta. Questi stessi personaggi non si fanno mai alcun problema a criticare i palestinesi della Cisgiordania e di Gaza sebbene nemmeno loro vivono in Israele”. (Kathleen Christison, American Jewish sensitivities to criticism of Israel, sf.indymedia.org/news/2004/02/1676420.php, 7 febbraio 2004)
I Media americani per soli ebrei e la politica americana per soli ebrei
In America, il dominio sionista sui Media è così grande che questi sono quasi sul punto di diventare una industria «per soli ebrei». Nella politica americana i sionisti stanno prendendo il controllo di sempre più Dipartimenti (Ministeri, NdT) dello Stato. “I neo-conservatori sono la più grande minaccia con cui l’America si è mai confrontata. Essi controllano l’Ufficio del Presidente, l’Ufficio del Vice-Presidente, il Dipartimento di Stato (Ministero degli Esteri, NdT), il Dipartimento della Difesa e l’apparato poliziesco di Stato, conosciuto come «Homeland Security» (Sicurezza Interna, NdT). (Paul Craig Roberts, Outfoxed by Bin Laden, www.antiwar.com/roberts/?articleid=4898, 21 febbraio 2005). Wayne Madsen ritiene che essi puntino al controllo della super-segreta National Security Agency (NSA) – la principale struttura di sorveglianza elettronica d’America. “Ciò che preoccupa alcuni dirigenti della NSA è che con i neo-conservatori pro-israeliani ormai ben radicati nella CIA, nella Defense Intelligence Agency (DIA), nel Dipartimento di Stato e nel National Security Council (Comitato di Sicurezza Nazionale, controlla e orienta i servizi di sicurezza, NdT), la NSA è ora matura per essere infiltrata dai servizi segreti israeliani. Siccome oggi dei contractors esterni lavorano per la NSA, e siccome un’importante operazione di spionaggio israeliana è stata recentemente scoperta nel Pentagono, ancora una volta, c’è preoccupazione nella NSA che servizi segreti stranieri, come il Mossad, possano compiere un altro tentativo di infiltrare quello che virtualmente è il «Fort Knox» dei tesori e dei segreti dell’Intelligence americani”. (Wayne Madsen, The neocon power grab at NSA and an attempt to stifle the press, www.onlinejournal.com/Special_Reports/052405madsen.html, 24 maggio 2005). Le possibilità che un musulmano o un arabo ottengano un posto di lavoro in una delle amministrazioni americane sono virtualmente ridotte a zero. Se le tendenze attuali continuano, allora vuol dire che stiamo navigando verso uno stato americano nell’interesse dei soli ebrei in cui gli unici non-ebrei che possono entrare saranno gli shabbat goys che sostengono qualsiasi cosa faccia Ariel Sharon.[5]
L’espressione «per soli ebrei» è forse razzista?
Si potrebbe sostenere che le critiche, sopra espresse, allo Stato per Soli Ebrei, con la sua religione per soli ebrei, diritti politici per soli ebrei, diritti legali per soli ebrei, cultura per soli ebrei, confini stabiliti dai soli ebrei, posti di lavoro per soli ebrei, proprietà terriera per soli ebrei, leggi edilizie per soli ebrei, strade per soli ebrei per raggiungere città, cittadine, villaggi e colonie per soli ebrei, immigrazione per soli ebrei, cimiteri per soli ebrei, razzisti soli ebrei (politici ebrei apertamente razzisti), matrimoni per soli ebrei, prerogative della legalità internazionale per soli ebrei, massacro nazista di soli ebrei, Olocausto di soli ebrei, compenso per soli ebrei per l’Olocausto di soli ebrei, favole per soli ebrei, tabù per soli ebrei, Stato per soli ebrei unico esente da critiche, ecc.potrebbero avere qualche merito, ma che il tutto viene sminuito dalla parola «ebreo», la quale fa pensare che tali critiche sono in ultima analisi antisemite se non proprio razziste. Kathleen e Bill Christison cercano di evitare l’accusa di antisemitismo o di razzismo parlando di «colonie per soli israeliani e strade per soli israeliani». (Kathleen & Bill Christison, On Israel/Palestine An Exchange with Benny Morris, counterpunch.org/christison10022004.html, 2 marzo 2004). Ma com’è stato suggerito prima, questo non è tecnicamente corretto. Sebbene i cittadini palestinesi d’Israele possano, teoricamente, essere autorizzati a viaggiare su queste strade, in pratica, non è possibile perché le strade collegano città, cittadine, villaggi e colonie per soli ebrei ad altre, sempre per soli ebrei. E’ molto più corretto dire che si tratti di strade per soli ebrei che collegano colonie per soli ebrei. John Spritzler concorda sul fatto che: “Questa è la ragione per cui Israele imprigiona i palestinesi all’interno di campi profughi e all’interno di zone circondate da posti di blocco militari, questa è la ragione per cui lo Stato ebraico li assoggetta a duri coprifuoco, li esclude dalle strade per soli ebrei…” (John Spritzler, Should People Opposed to Bigotry and Anti-Semitism Support Israel? 6 febbraio 2005, newdemocracyworld.org/War/Should-People.htm ).
Certamente, qualcuno potrebbe obbiettare che l’uso della frase «per soli ebrei» è sbagliata perché implica che una tale politica è sostenuta da tutti gli ebrei in Palestina mentre ne sono responsabili solo le Elites sioniste. E’ stato sottolineato tuttavia che: “Integrando tutti gli ebrei d’Israele in una società che è interamente basata su principi razzisti – e cioè che gli ebrei debbano vivere sulla terra rubata ai non-ebrei, che i villaggi arabi debbano essere demoliti e fatti scomparire senza traccia, che lo Stato debba essere «uno Stato per gli ebrei», piuttosto che per tutta la gente e che le persone non ebraiche debbano essere identificate come un «problema» solo perché non-ebraiche (specialmente se c’è possibilità che diventino maggioranza!) – il progetto sionista fa in modo che i civili ebrei appaiano a molti palestinesi, comprensibilmente, colpevoli dell’oppressione dei palestinesi allo stesso modo di quanto lo sono i soldati israeliani che operano con violenza e terrorismo. Secondo un articolo apparso nell’ottobre 2002 sulla rivista Outpost (pubblicata da Americani per un Israele Sicuro), «un sondaggio recente ha mostrato che più di un terzo degli israeliani è favorevole al trasferimento degli arabi dalla Giudea, Samaria e Gaza, [cioè i territori occupati, NdA] nei paesi arabi confinanti. Questa cifra può salire o scendere in relazione a specifici avvenimenti nei mesi a venire, ma una cosa è indubbiamente chiara: la soluzione del trasferimento è una proposta seria che non può essere più ignorata». Un’altra fonte riporta che «un sondaggio realizzato in Israele nel febbraio 2002 evidenzia che il 46% degli intervistati sosteneva il trasferimento degli arabi dalla Giudea, Samaria e da Gaza, mentre il 60% era favorevole al trasferimento degli arabi dallo stesso Israele»”. (John Spritzler, Should People Opposed to Bigotry and Anti-Semitism Support Israel?newdemocracyworld.org/War/Should-People.htm, 6 febbraio 2005).
Qualcuno potrebbe obbiettare che l’uso della frase «per soli ebrei» è sbagliata anche perché implica la condanna di tutto il popolo ebraico per ciò che lo SSE in Palestina fa in suo nome. Non sono forse queste critiche «per soli ebrei» manifestamente sbagliate dal momento che non hanno niente a che fare con gli ebrei che vivono fuori dallo SSE in Palestina? E’ evidente, a questo punto, che due cose vanno chiarite.
Prima di tutto, alcuni dei fenomeni di soli ebrei, presentati sopra, si riferiscono agli ebrei che vivono fuori dallo SSE. Per esempio, tali sono i fatti relativi al compenso riservato ai soli ebrei per l’Olocausto, i fatti relativi alle bugie dei soli ebrei, per i tabù a vantaggio dei soli ebrei, il fatto che essi difendano da ogni critica lo SSE, il fatto che controllino i Media americani a vantaggio dei soli ebrei, che usino il sistema politico americano a vantaggio dei soli ebrei.
In secondo luogo, con qualche notevole eccezione per coloro che sono considerati estremisti di sinistra, è importante notare che nessun’organizzazione ebraica dominante ha mai richiesto, in nessuna parte del mondo, la fine dello SSE: ha criticato lo SSE per le sue politiche a favore dei soli ebrei; si è opposto alla possibilità che razzisti solo ebrei entrassero in governi per soli ebrei; ha insistito perché lo SSE applicasse le risoluzioni dell’ONU; o ha chiesto che lo SSE rinunciasse alle sue armi di distruzione di massa, allo stesso modo in cui si richiedeva che Saddam lo facesse. “Le organizzazioni filo-israeliane dominanti negli USA hanno energicamente rifiutato di condannare Ariel Sharon per l’inclusione nel suo nuovo governo dei partiti dell’alleanza denominata Unione Nazionale, i cui dirigenti si sono presentati alle elezioni su una piattaforma che sosteneva apertamente il «transfer» o pulizia etnica dei palestinesi. L’Unione Nazionale è composta da tre partiti, Moledet, Tekuma e Israel Beidenu, ed essa ha conquistato 7 seggi alle elezioni. La Anti-Defamation League (ADL, Lega Anti-Diffamazione), che si vanta di «90 anni di lotta contro l’antisemitismo, l’integralismo e l’estremismo», è anch’essa rimasta silenziosa. La stessa, enorme tolleranza che Foxman manifesta per le idee razziste e potenzialmente genocide degli israeliani, non vale in altri casi, molto meno gravi. Per esempio, quando il partito di destra austriaco, il Partito della Libertà, vide crescere i sostegni nell’elezioni austriache del 2000 a causa della sua piattaforma anti-immigrazione, il nostro Foxman subito dichiarò pubblicamente: «sbalordisce che una significativa parte della popolazione austriaca è pronta ad abbracciare un partito e una dirigenza che propongono posizioni e dichiarazioni xenofobe e innativiste» (ADL press release, 1 febbraio 2000).” (Ali Abunimah, The Electronic Intifada, 3 marzo 2003, electronicintifada.net/v2/article1210.shtml).
In America pochissimi ebrei si oppongono al razzismo dello SSE in Palestina, e così sembra giustificato ritenere che essi probabilmente sostengono ciò che accade. Le posizioni razziste estremiste di David Horowitz sono probabilmente condivise nella comunità ebraica in America. La maggior parte degli ebrei sostengono quella che Gilad Atzmon chiama la “visione «lacrimosa» della storia ebraica: la inevitabilità della sofferenza ebraica per mano dei non-ebrei.” Dato che una visione così razzista è alla base dello SSE in Palestina, questo fatto fa pensare che virtualmente tutti gli ebrei sostengono lo SSE e il suo razzismo. Abbiamo notato prima che tutti gli ebrei nel mondo sono autorizzati legalmente ad emigrare in Palestina e diventare cittadini dello SSE. La loro indisponibilità a rinunciare alla cittadinanza de jure dello SSE dimostra il loro sostegno per quest’ultimo. Il numero di ebrei fuori dallo SSE che hanno osato criticare la politica dello SSE è così piccolo da essere politicamente irrilevante. In altre parole, virtualmente, tutti gli ebrei del mondo sostengono lo SSE in Palestina, il suo razzismo e il suo farsi beffe della legalità internazionale.
Kathleen Christison dipinge un quadro accurato del sostegno ebraico su vasta scala per lo SSE in Palestina. Inizia a parlarci delle opinioni dello storico ebreo Benny Morris. “Questo avvenne un giorno o due dopo che questo esempio di erudizione spassionata israeliana aveva esposto in un intervista pubblicato su Ha’aretz i benefici (per gli ebrei) della pulizia etnica, aveva dissertato sul grave errore commesso da David Ben Gurion per non avere completato la pulizia etnica totale della Palestina, dal Mediterraneo al fiume Giordano, nel 1948, quando ne aveva avuto l’opportunità, ed aveva blaterato sulla barbarie della cultura araba e musulmana. «Il mondo arabo, così com’è oggi, è barbarico», aveva dichiarato Morris. La cultura islamica e musulmana è «un mondo in cui la vita umana non ha lo stesso valore che in Occidente», in cui la libertà e la democrazia sono concetti alieni, in cui non ci sono «inibizioni morali». Stava parlando in termini sprezzanti d’intere culture, dell’intera massa degli individui che compongono il mondo arabo e il mondo musulmano, e non soltanto di governi che sono oppressivi e non-democratici. I palestinesi in particolare, Morris ritiene, sono barbari, «una società molto malata», e dovrebbero essere trattati «nel modo in cui noi trattiamo i serial killers… Per loro si deve costruire una specie di gabbia».” (Kathleen Christison, American Jewish sensitivities to criticism of Israel, sf.indymedia.org/news/2004/02/1676420.php, 7 febbraio 2004)
I commenti di Morris sono sfacciatamente anti-palestinesi e razzisti, e tuttavia egli si considera ancora un uomo di sinistra. Se un ebreo di sinistra difende simili opinioni, allora potete ben immaginare le opinioni degli uomini di destra. Christison conclude: “Benny Morris – che si considera ancora un uomo di sinistra e vede con favore la nascita di uno Stato palestinese su una parte della Palestina, che continua ad esporre le atrocità israeliane contro i palestinesi nei suoi studi sui primi anni di storia di Israele – è, tutto sommato, una di quelle persone descritte da Meir Kahane, ed è uno di quelli che parla per un ampio numero di suoi concittadini israeliani e di suoi simili ebrei in tutto il mondo. L’ottusa sparata di Morris ha sollevato l’ultimo ostacolo alla spudorata espressione del crudo odio anti-arabo. Ci si sarebbe aspettato una gigantesca protesta o disgusto per questa confessione di profondo integralismo, ma non accadde nulla. Se si fa eccezione per poche lettere al direttore di Ha’aretz da parte d’ebrei americani, l’intervista ha suscitato poca attenzione presso la comunità ebraico-americana: non c’è stata nessuna denuncia, nessun orrore, poca o nessuna discussione sui siti ebraici più progressisti. Si deve concludere che, per quanto possa essere imbarazzante il linguaggio brutale di Morris, le sue posizioni sono quelle di un’ampia parte degli ebrei americani che dicono di opporsi all’occupazione, dicono di odiare Sharon, dicono di odiare l’oppressione che Israele esercita sui palestinesi, ma poi non fanno niente al riguardo e che in ultima analisi non verserebbero lacrime, né sui palestinesi né sull’anima ebraica, qualora Israele spazzasse via i palestinesi dalla carta geografica”. (Kathleen Christison, American Jewish sensitivities to criticism of Israel, 7 febbraio 2004, sf.indymedia.org/news/2004/02/1676420.php).
Michael Neumann giunge a conclusioni simili a quelle di Christison, ma da un punto di vista filosofico. “Ma veramente vogliamo dire che è antisemitismo accusare, non solo gli israeliani, ma in generale gli ebrei di essere complici di questi crimini contro l’umanità? Lo dico di nuovo, forse no, perché c’è un insieme di ragioni per simili affermazioni. Si paragoni, per esempio, quest’accusa a quella rivolta ai tedeschi in generale, di essere stati cioè complici dei crimini del nazismo. Ciò non ha mai significato che tutti i tedeschi, fino all’ultimo uomo o donna, l’ultimo idiota o bambino, erano colpevoli. Significa solo che la maggior parte dei tedeschi lo era. La loro colpa, naturalmente, non consisteva nell’aver spinto prigionieri nudi nelle camere a gas. Consisteva nel sostegno che essi davano a gente che pianificava simili azioni, o – come troverete in molti testi ebraici intricati e moralistici – nel negare gli orrori che avvenivano intorno a loro, nel non aver parlato, non aver resistito e nell’aver accettato passivamente. Si noti che qui, non si considera scusante sufficiente l’estremo pericolo di qualsiasi tipo di resistenza attiva al nazismo. Ebbene, virtualmente nessun ebreo corre alcun tipo di pericolo se oggi parla contro lo SSE. Ed è proprio questo tipo di resistenza che sarebbe necessaria oggi. Se molti ebrei parlassero, ciò avrebbe un enorme effetto. Ma la stragrande maggioranza degli ebrei non lo fa, e nella enorme maggioranza dei casi, ciò avviene perché essi sostengono Israele. Forse l’intera idea di responsabilità collettiva dovrebbe essere scartata. Forse qualche intelligente ci convincerà proprio di questo. Attualmente, si da il caso che l’accusa di complicità ebraica sembra molto più ragionevole dell’accusa di complicità rivolta ai tedeschi. Così, se non è razzismo, ed è anzi ragionevole, dire che i tedeschi furono complici dei crimini contro l’umanità, allora non è razzismo, ed è del tutto ragionevole dire lo stesso degli ebrei, e anche se l’idea di responsabilità collettiva dovesse essere scartata, sarebbe ancora cosa ragionevole dire che molti, forse la maggior parte degli ebrei adulti sostengono uno Stato che commette crimini di guerra, e sarebbe ragionevole perché è del tutto vero. Così, se dire queste cose è antisemitismo, allora può essere ragionevole essere antisemita. In breve, il vero scandalo oggi non è l’antisemitismo, ma è l’importanza che gli si da. Israele ha commesso crimini di guerra. Ha coinvolto gli ebrei in generale in questi crimini, e gli ebrei in generale si sono affrettati ad implicarsi da soli. Questo ha provocato odio contro gli ebrei. E’ naturale, no? Parte di quest’odio è razzista, parte non lo è, ma cosa importa? Perché mai dovremmo preoccuparci tanto di questo problema?” (Michael Neumann, What is Anti-Semitism? 4 giugno 2002, ww.ukar.org/neuman/neuman01.html).[6]
Gilad Atzmon ha affermato: “Oggigiorno, sapendo che la vasta maggioranza degli israeliani sostengono la pulizia etnica dei palestinesi, che la maggior parte degli israeliani sostengono il recente genocidio di Sharon di palestinesi innocenti, che lo «Stato ebraico» è la prima «democrazia» che porta avanti una pulizia etnica entro i suoi stessi confini, che 100.000 ebrei francesi sono scesi in piazza a Parigi per dichiarare il loro sostegno a Sharon, non dovremmo forse chiederci che cos’è il sionismo? Che cosa significa il moderno giudaismo?” (Gilad Atzmon, On Blindness, www.gilad.co.uk/html%20files/blindness.html, maggio 2005). Jeff Blankfort ha concluso: “La distinzione che noi sempre cautamente facciamo tra l’essere ebreo e l’essere sionista è essenzialmente ingannevole e che se è vero che tutti gli ebrei non sono sionisti, è pur vero anche che le comunità ebraiche organizzate in tutto il mondo, malgrado le differenze che possono avere, sono totalmente dietro il progetto sionista. Pretendere che queste organizzazioni non parlano per la comunità ebraica mondiale, una comunità che senza alcun dubbio sostiene Israele in quanto Stato ebraico, è pura illusione” (Citato in John Spritzler, Do Jews Really Rule the World?, 6 dicembre 2003, newdemocracyworld.org/War/Do%20Jews%20Rule_1.htm).
Paul Eisen è certo che la maggior parte degli ebrei sono complici dei crimini dello SSE in Palestina. “E’ sicuro che quasi tutto l’intero ed organizzato establishment ebraico in tutto il mondo, in Israele, in Europa e in Nord America ha usato il suo potere, la sua influenza e, ciò che è ancora più importante, il suo prestigio morale per sostenere Israele nei suoi tentativi di soggiogare i palestinesi. E non solo ha offerto il suo sostegno a questi crimini; ma l’establishment ebraico ed i singoli ebrei continuano a dire al resto del mondo che quello che accade, non sta realmente accadendo, che Israele non è l’aggressore, che Israele non sta cercando di distruggere il popolo palestinese, che il nero non è nero, ma bianco. E non solo negano questa realtà, essi marchiano di antisemitismo ed escludono dalla società chiunque osi dire il contrario”. (Paul Eisen, In Clear Sight of Yad Vashem….Jews and Deir Yassin Remembrance, gennaio 2003). Egli sottolinea il pericolo di una simile posizione. “Il crimine contro il popolo palestinese viene commesso da uno Stato Ebraico, con soldati ebrei, che usano armi con sopra stampati simboli religiosi ebraici, e con il pieno sostegno e la piena complicità della stragrande massa delle organizzazioni ebraiche nel mondo. Eppure sembra una cosa impossibile dire che gli ebrei sono responsabili di questo crimine. Troppo terribile è il passato. Tutti noi conosciamo l’odio e la violenza a cui le accuse contro gli ebrei hanno portato nel passato. Inoltre, se veramente dovessimo esaminare con severità il ruolo degli ebrei in questo conflitto, ci viene da chiederci cosa ne sarebbe di noi e della nostra lotta? Non saremmo forse definiti antisemiti e non perderemmo forse gran parte del sostegno che tanto abbiamo faticato per conquistare?” (Paul Eisen, Jewish Power, www.righteousjews.org/article10.html, 19 agosto 2004). Come disse una volta Hannah Arendt: “Se non dissenti, allora acconsenti”.
Lo SSE in Palestina e la sua politica razzista sono la manifestazione della perenne convinzione religiosa degli ebrei del loro essere gli eletti di Dio, del fatto che, in quanto popolo del libro, essi sono tenuti a rispettare solo le leggi che il loro dio per soli ebrei gli ha trasmesso, e della loro superiorità divina rispetto a tutte le altre razze della terra. Anche gli ebrei non religiosi conservano la controparte non religiosa di simili atteggiamenti di supremazia, in quanto credono nello SSE in Palestina, nella sua politica razzista e nel fatto che lo SSE in Palestina deve diventare l’unico Stato al mondo puro dal punto di vista razziale. Tutte le società occidentali e la maggior parte delle altre società sulla terra stanno diventando sempre più multi-culturali. Soltanto lo SSE si muove nella direzione opposta, quella cioè di ripulire etnicamente la popolazione al suo interno per produrre uno Stato puro dal punto di vista razziale.
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[3] Poi avvenuto nel corso dell’estate 2005 (NdT).
[4] Leggere a questo riguardo l’articolo in appendice: Jonathan Cook, Non c’è posto per i non-ebrei nella fortezza Israele: La proibizione dei matrimoni chiude i cancelli ai palestinesi, Counterpunch, 19 maggio 2006.
[5] Shabbat goys sono i non-ebrei che vengono usati dagli ebrei ortodossi per accendere la luce durante lo Shabbat.
[6] Michael Neumann è un ebreo antisionista che vive in America.
Prima edizione: 6 Marzo 2005. Pubblicazione aggiornata: 11 giugno 2005
Tradotto dall’inglese da Manno Mauro e revisionato da Mary Rizzo, membri di Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguistica. Questa traduzione è in Copyleft.





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