di John Lynch
(Si tenga conto che questo studio è stato scritto prima del «ritiro» da Gaza programmato da Sharon e prima dell’incidente cerebrale occorso al boia di Sabra e Chatila, NdT)
“Molti di noi, le voci critiche contro il sionismo e Israele, hanno già capito una cosa: è consigliabile evitare di usare quella parola che comincia con «e»[1]. Se usi la parola che inizia con «e», puoi pure aspettarti qualche guaio serio. Ma in realtà questa affermazione non è del tutto vera. Puoi usare tranquillamente la parola con la «e», solo devi star attento di dire le cose giuste. Appena invece esprimi con una certa sincerità quello che pensi, allora devi prepararti ad affrontare una campagna ben orchestrata di calunnie, sarai diventato per l’occasione un «antisemita» un «nuovo storico» o perfino un «negazionista dell’olocausto».” (Gilad Atzmon, The ‘J’ word, the ‘J’ people and the ‘J’ spot, www.gilad.co.uk/html%20files/jspot.html, aprile 2005).
Una religione per soli ebrei
Tutto cominciò un paio di migliaia di anni fa quando un certo numero di ebrei decisero l’esistenza di un dio fittizio che doveva considerare soltanto il popolo ebraico come la sua razza eletta. Questo dio riteneva ogni altra razza inferiore perché esse non avrebbero mai potuto guadagnarsi la sua divina preferenza. Diversamente dalle altre religioni, le quali permettono a chiunque di diventarne seguace a condizione che ne professi i principi fondamentali, il giudaismo è una religione esclusivamente nata per gli ebrei. E’ quasi del tutto impossibile per un non ebreo essere ammesso a far parte della religione giudaica, come pure diventare un ebreo. In altre parole, il giudaismo è una religione per soli ebrei. E’ una religione razzista per una razza o popolo specifico. Per millenni questo senso di divina esclusività, divina supremazia, di essere speciali per scelta divina, di avere la fortuna di essere particolari per scelta divina, è penetrata nella cultura ebraica. La stessa secolarizzazione non è riuscita a sradicare i fondamenti del convincimento profondo che solo gli ebrei contano, solo gli ebrei sono importanti, e che tutte le altre razze sono inferiori.
Il dato che il giudaismo sia una religione per soli ebrei, la quale rende difficile per i non ebrei diventare seguaci di questa religione, è stato ulteriormente complicato dal fatto che oggi un convertito acquista automaticamente, con la conversione, il diritto di emigrare nello Stato per Soli Ebrei (SSE). La possibilità offerta ai gentili (goyim) di convertirsi al giudaismo e quindi di acquisire il diritto di emigrare nello Stato per Soli Ebrei, è stata fin’ora severamente controllata dalle autorità ortodosse ebraiche nello SSE. Tuttavia, questo potere è stato recentemente limitato da una sentenza della Corte, “Con una maggioranza di 7 a 4, la Corte ha decretato ieri che i gentili che hanno studiato allo scopo di convertirsi al giudaismo seguendo corsi di preparazione in istituti israeliani non-ortodossi, e che poi hanno completato gli studi all’estero, acquisiscono automaticamente il diritto di tornare e ottenere la cittadinanza israeliana direttamente in virtù della Legge del Ritorno. Questo verdetto viene considerato da molti come un passo importante verso il riconoscimento il diritto dei rabbini dei movimenti di Riforma e Conservatore di eseguire conversioni non-ortodosse nello stesso Israele. In effetti, il verdetto ridefinisce chi è un ebreo secondo la legge civile israeliana e mette in pericolo il controllo ferreo delle autorità ortodosse in Israele sui matrimoni ebraici, sui divorzi, sulle conversioni e sulle sepolture. Ancora oggi, a chiunque desidera convertirsi ad una delle correnti liberali del giudaismo e che vive in Israele non è consentito completare il processo nel paese, e questo a causa delle pressioni delle autorità religiose ortodosse. La conseguenza di ciò è che molti si recano all’estero per convertirsi, ma fin’ora non hanno ancora ottenuto i privilegi accordati a coloro che si convertono alla corrente ortodossa del giudaismo. David Ben Gurion, il padre fondatore, spiegava che «Non è lo Stato che dà il diritto di stabilirsi in Israele all’ebreo che vive all’estero. Questo diritto gli appartiene per il solo fatto di essere un ebreo». La prima crepa nel monopolio dell’ortodossia giunse nel 1989, quando la Corte Suprema stabilì che i proseliti non-ortodossi, convertiti nel loro paese d’origine, erano da considerare ebrei almeno per quanto riguardava il diritto di emigrare in Israele e ottenerne la cittadinanza. Il movimento della Riforma e quello Conservatore rappresentano la maggioranza degli ebrei americani ed una crescente minoranza in Gran Bretagna, sebbene siano marginali in Israele. Essi offrono un biglietto meno restrittivo d’entrata nel Giudaismo.” (Eric Silver, ‘Israel’ Orthodox groups face challenge over Jewish identity, 1° aprile 2005, news.independent.co.uk/world/middle_east/story.jsp?story=625286).
Uno Stato per Soli Ebrei (SSE)
La moderna manifestazione del tradizionale status speciale e della tradizionale supremazia ebraica è stata la violenta creazione dello Stato per Soli Ebrei in Palestina. Secondo gli ebrei, Dio ha dato loro quella terra, per cui la presenza su suolo giudaico di non ebrei è cosa sacrilega. Dal momento della sua creazione, lo SSE ha provato ogni sistema per buttare a mare i palestinesi in modo che l’unico popolo che possa vivere in Palestina siano gli ebrei. L’incessante propaganda ebraica che i palestinesi stiano cercando di buttare a mare gli ebrei è solo una proiezione di quello che gli ebrei stanno realmente facendo ai palestinesi. Gli ebrei hanno inventato la minaccia che gli arabi li stanno buttando in mare come proiezione del loro desiderio di liberare la Palestina di tutti i non-ebrei.
I sionisti hanno accumulato una montagna di menzogne riguardo allo SSE, per ingannare il mondo e fargli credere che esso è solo un’altra democrazia occidentale, multi-culturale, liberale, secolare, piuttosto che uno stato razzista per soli ebrei. La maggior parte dei non-ebrei tende ad accettare, una per una, tutte le bugie a cui lo SSE ricorre per difendersi e quindi manifesta dubbi sulla razionalità della causa palestinese. Liberare la strada da questa montagna di menzogne e svelare la verità richiede quasi un impegno a tempo pieno.
Diritti politici per soli ebrei: Lo status di seconda classe dei palestinesi d’Israele
Una delle principali menzogne portate avanti dallo SSE consiste nell’affermazione che tutti gli israeliani, ebrei o non-ebrei, sono uguali. Malgrado ci siano molti palestinesi con la nazionalità israeliana, lo Stato sionista è uno Stato per Soli Ebrei perché solo gli ebrei vi godono di pieni diritti.
Prima di tutto, i palestinesi d’Israele hanno solo diritti politici limitati, rispetto agli ebrei. Hanno certo il diritto di votare nelle elezioni sioniste, hanno il diritto di fondare partiti politici, tenere riunioni politiche, concorrere all’elezione di loro rappresentanti nella Knesset, e addirittura diventare membri del parlamento ebraico. Ma non sono autorizzati a fondare partiti politici che prevedono nel loro programma uno Stato multi-culturale in cui palestinesi ed ebrei si dividono il potere, “In questo «avamposto della democrazia», nessun partito che si opponga all’esistenza dello stato ebraico è autorizzato a concorrere alle elezioni. Sarebbe come se gli Stati Uniti si dichiarassero Stato Cristiano, affermassero che si è cristiani non solo per credenza religiosa ma anche per discendenza, e poi approvassero una «legge bavaglio» che proibisse ogni pubblica discussione sull’argomento.” (Noel Ignatiev, Toward a Single State Solution: Zionism, Anti-Semitism and the People of Palestine, Counterpunch, www.counterpunch.org/ignatiev06172004.html, 17 giugno 2004).
“La Corte Suprema israeliana ha perfino stabilito che non può partecipare alle elezioni parlamentari una persona che si opponga all’idea che Israele debba essere uno Stato ebraico o che si opponga al principio che in Israele debba esserci una maggioranza ebraica”. (1989, decisione della Corte Suprema israeliana, riportata nella Israel Law Review, 1991, Vol. 25, p. 19, pubblicata dalla Facoltà di Legge presso l’Università Ebraica di Gerusalemme). (John Spritzler, Should People Opposed to Bigotry and Anti-Semitism Support Israel? 6 febbraio, 2005 newdemocracyworld.org/War/Should-People.htm,).
In secondo luogo, sebbene i palestinesi d’Israele sembrano godere di molti diritti politici, essi non hanno gli stessi diritti legali degli ebrei, il che è certamente indicativo del valore dei loro diritti politici. E’ indicativo anche della scarsa opinione che gli ebrei si fanno della democrazia. “Il turismo (fatto nelle aree palestinesi e beduine all’interno d’Israele) ha portato alla conoscenza un’illustrazione drammatica della discriminazione e del razzismo inerente in un sistema progettato specificatamente per conservare una maggioranza ebraica – un sistema basato sulla superiorità degli ebrei su tutti gli altri. I palestinesi ed i beduini che vivono all’interno d’Israele sono cittadini dello Stato. Possono votare alle elezioni; i beduini, ma non gli altri palestinesi, effettuano addirittura il servizio militare. Tuttavia, per quanto riguarda la legge ed i provvedimenti istituzionali inerenti all’assetto d’Israele in quanto Stato a maggioranza ebraica, i palestinesi ed i beduini, dato che non sono ebrei, non hanno affatto diritti uguali né ricevono affatto uguali servizi dallo Stato. Non solo devono affrontare un genere di discriminazione del tipo di quella che colpiva i neri negli Stati Uniti – le loro scuole sono inadeguate, anche i servizi comunali sono inadeguati, devono vedersela con la discriminazione nel campo dell’occupazione e del lavoro, le loro città spesso si trovano vicino a discariche di materiali tossici a cielo aperto, o altri luoghi pericolosi dal punto di vista ambientale – ma siccome Israele è esplicitamente uno stato ebraico, i palestinesi non possono godere per legge degli stessi benefici statali di cui godono gli ebrei né possono vivere in alcuna maniera allo stesso modo degli ebrei.” (Kathleen & Bill Christison, ‘Finally it Broke my Heart’: Random Impressions from Palestine, 24 settembre 2004, www.counterpunch.org/christison09242004.html,); “I palestinesi dei territori occupati, sotto occupazione da più di una generazione, 38 anni, non solo non hanno il diritto di entrare in Israele senza un regime di permessi speciali, non solo è stato loro negato, negli ultimi 15 anni, di lavorare in Israele, non solo quando lasciano i loro territori specifici per trascorrere un periodo di tempo all’estero possono perdere le loro case e le loro proprietà per sempre, come fossero stranieri, ma addirittura gli stessi arabi cittadini d’Israele vanno perdendo sempre più diritti politici, come per esempio il diritto di garantire ai loro figli condizioni minime di vita dignitosa, una biblioteca pubblica, un centro culturale, cibo sufficiente.” (Yitzhak Laor, Israel Makes it Harder for Non-Jews to Become Citizens: Racism by Any Other Name, 7 aprile 2005, counterpunch.org/laor04072005.html,); “Né vi è uguale trattamento di tutti cittadini nello stato ebraico. Il governo collettivista d’Israele spende molto più denaro per i suoi cittadini ebrei di quanto ne spenda per i cittadini palestinesi dello SSE. Per esempio, il ministero dei lavori pubblici spende circa 30 dollari per le città ebraiche, rispetto a ogni singolo dollaro che spende per quelle abitate da cittadini palestinesi.” (Stephen J. Sniegoski, Sharansky,Weissglas,and the Inaugural Address: The Israeli connection continues, 2 febbraio 2005); “Oggi ci sono circa sei milioni di cittadini ebrei e un milione di cittadini non-ebrei; dei cittadini non-ebrei, circa 250.000 sono classificati come «presenti-assenti» (secondo la Legge sulla Proprietà degli Assenti del 1950) e in conseguenza di ciò vengono loro negati – per sempre – tutti i loro diritti di proprietà, ai quali non viene più riconosciuta alcuna validità a partire dalla creazione dello Stato israeliano nel 1948. Un ebreo tuttavia non può essere classificato come «presente assente» nello stato ebraico d’Israele. I non-ebrei nello Stato d’Israele subiscono una discriminazione in vari modi, alcuni de jure, molti de facto. I non-ebrei sono esclusi dai quartieri per soli ebrei e sono costretti a vivere in villaggi e città per soli arabi, i quali ricevono molto meno dallo Stato di quanto ricevano i villaggi e le città per ebrei. La differenza tra gli ambienti di vita per ebrei e per non-ebrei è simile a quella che esiste negli Stati Uniti tra un ghetto all’interno di una città e una raffinata area residenziale periferica.” (John Spritzler, Should People Opposed to Bigotry and Anti-Semitism Support Israel? 6 febbraio, 2005 newdemocracyworld.org/War/Should-People.htm ).
I palestinesi d’Israele sono cittadini di seconda classe nello SSE. Questa situazione è del tutto temporanea dato che lo scopo dello SSE è quello di cacciare o deportare questi «alieni» indigeni, non appena maturano le condizioni. Paradossalmente, per guadagnarsi le simpatie della gente nel mondo, gli ebrei cercano di nascondere la cittadinanza di seconda classe dei palestinesi d’Israele al mondo esterno come fanno pure con il loro inconfessato desiderio di avere uno Stato per soli ebrei. I sionisti, da una parte, si sforzano di convincere gli occidentali che lo Stato sionista è una società aperta, occidentale, secolare, multi-culturale, come quelle di tutti gli Stati occidentali, dall’altra, ogni volta che possono farlo senza rischi, concentrano il massimo dei loro sforzi per cacciare tutti i palestinesi dalla loro terra. Quanto più i sionisti cercano di creare condizioni insostenibili per i palestinesi, per costringerli a lasciare la Palestina, tanto più si sforzano di nascondere questa pulizia etnica con l’inganno che lo SSE è simile ad un qualsiasi altro Stato occidentale. Nel mondo occidentale vi sono ebrei che fingono di essere antisionisti al fine di diffondere subdolamente argomenti a favore dello SSE in Palestina. Riescono a far questo pretendendo che nello SSE i palestinesi hanno gli stessi diritti degli ebrei. E’ evidente che molti ebrei antisionisti non fanno altro che esporre le loro reali posizioni filo-sioniste nel momento in cui invariabilmente affermano che ebrei e palestinesi sono uguali.
Sebbene i palestinesi d’Israele possono costituire i loro partiti politici ed essere eletti alla Knesset, c’è da chiedersi perché lo fanno se poi gli viene impedito di legiferare su i temi della proprietà, l’immigrazione, il razzismo, le strade, le colonie, la programmazione, la politica estera, la natura dello SSE, ecc., ecc. Il solo ed unico scopo di questa finta democrazia è di impedire al mondo di comprendere la natura razzista dello SSE in Palestina. Si può solo restare sbalorditi davanti all’impudenza vera e propria, e alla incredibile faccia tosta degli ebrei che difendono risolutamente lo SSE mentre contemporaneamente si fanno sostenitori di una rivoluzione permanente che porti vari paesi a diventare democratici. L’intento dei sionisti è di concentrare l’attenzione su qualsiasi male della terra pur di impedire al mondo di vedere il veleno che lo SSE in Palestina va spargendo ovunque può. Uno dei dirigenti dello SSE, Nathan Sharansky, il quale ritiene che anche Sharon è troppo tenero con i palestinesi, è diventato il faro che ha formulato la dottrina della politica estera dell’amministrazione Bush volta a democratizzare il mondo. Sharansky pretende che tutti i paesi diventino democratici, salvo naturalmente lo SSE in Palestina. “In breve, Sharansky pone l’obiettivo dell’esclusivismo ebraico ben al di sopra dell’ideale della democrazia universale. L’etnocentrismo ebraico ha la meglio sul concetto di uguaglianza di tutti i cittadini”. (Stephen J. Sniegosky, Sharansky, Weissglas, and the Inaugural Address: The Israeli Connection Continues, 2 febbraio, 2005).
La politica dello spazio vitale (Lebensraum) dello Stato per Soli Ebrei
La natura razzista dello SSE appare evidente se si analizzano i tentativi dei sionisti di cacciare tutti i palestinesi dalla Palestina. Nel 1948, l’esercito sionista cacciò 750.000 palestinesi dalla Palestina. “I sionisti sapevano che dovevano liberarsi della maggioranza araba per poter costituire uno Stato specificamente ebraico. La guerra si concluse con il controllo dai parte dei sionisti dell’80% della Palestina. L’anno successivo, circa 400 villaggi arabi furono completamente distrutti. Non fu un incidente ma fu il risultato di una politica deliberata, come dimostra la seguente dichiarazione di uno dei più autorevoli dirigenti dello Stato sionista: «tra di noi deve essere chiaro che nel nostro paese non c’è posto per entrambi i popoli. La sola soluzione è Eretz Israel, senza arabi, o per lo meno la metà occidentale di Eretz Israel senza arabi; e non c’è altra soluzione se non quella di trasferire gli arabi da questo paese nei paesi arabi circostanti, trasferirli tutti senza che rimanga un solo villaggio, una sola tribù”. (Joseph Weitz, Vice Presidente (dal 1951 al 1973) della Direzione del Fondo Nazionale Ebraico, ex-Presidente della Israel Land Authority, citato in Noel Ignatiev, Toward a Single State Solution: Zionism, Anti-Semitism and the People of Palestine, Counterpunch, 17 giugno 2004, www.counterpunch.org/ignatiev06172004.html ). Dalla guerra del 1948, lo Stato per Soli Ebrei ha portato avanti la sua politica di «Lebensraum» contro i palestinesi. Negli ultimi 50 anni non ha fatto altro che terrorizzare i civili palestinesi nella speranza di farli fuggire dalla loro terra.
Solo gli ebrei esistono nello Stato per Soli Ebrei
Per lo SSE, non basta cacciare tutti i palestinesi dalla Palestina. Lo SSE cerca anche di sradicare completamente ogni segno dell’esistenza dei palestinesi in Palestina. Il Dio degli ebrei diede la terra di Palestina agli ebrei e questa sacra terra non può essere corrotta o contaminata dalla minima evidenza dell’esistenza dei palestinesi. Nel 1948, dopo che i sionisti erano riusciti a cacciare tre quarti di un milione di palestinesi dalla loro terra, demolirono tutti i villaggi palestinesi per essere sicuri che i palestinesi non tornassero mai più. Quindi cancellarono ogni traccia della vita dei palestinesi nel paese, proprio come i nazisti avevano cercato di cancellare l’esistenza degli ebrei in quello che Hannah Arendt chiamava «the holes of oblivion» (i vuoti dell’oblio, NdT). Al posto di villaggi palestinesi, i sionisti costruirono quindi insediamenti di soli ebrei, “Moshe Dayan, ex-Ministro della Difesa, affermò in un famoso discorso davanti agli studenti dell’Istituto israeliano di Tecnologia di Haifa, nel 1969: «Al posto dei villaggi arabi, furono costruiti villaggi ebraici. Voi nemmeno conoscete i nomi di quei villaggi arabi, e io non vi rimprovero per questo, perché i libri di geografia non esistono più. Non solo non esistono più i libri di geografia, non ci sono più nemmeno i villaggi arabi. Nahial ha sostituito Mahlul; il Kibbutz Gvat è sorto al posto di Jibta; il Kibbutz Sarid è ora nel luogo dove sorgeva Huneifis; e Kefar Yehushua ha rimpiazzato Tal al-Shuman. Non c’è un solo centro costruito da noi in questo paese che prima non avesse una popolazione araba»” (Ha’aretz, 4 aprile, 1969, citato Davis, 21) (Noel Ignatiev, Toward a Single State Solution: Zionism, Anti-Semitism and the People of Palestine, Counterpunch, www.counterpunch.org/ignatiev06172004.html, 17 giugno 2004). Dalla guerra del 1948, lo SSE ha continuato a cancellare ogni traccia della cultura palestinese in Palestina.
Confini stabiliti solo dagli ebrei
Lo SSE in Palestina è l’unico paese al mondo che rifiuta di definire i propri confini. Questo rifiuto è determinato dalla riluttanza di limitare le sue ambizioni colonialiste e di reprimere entro determinati confini la tendenza ad ampliare il suo «Lebensraum». “Israele è un fenomeno unico, perché non ha confini definiti o riconosciuti … Israele è sempre stato un paese dai confini striscianti e che avanzano furtivamente – Israele è mosso da un insaziabile bisogno di espandersi, e quindi di espropriare ulteriormente la popolazione nativa. Il 14 maggio del 1948, il giorno in cui proclamò il nuovo Stato, senza specificarne i confini, Ben Gurion scrisse nel suo diario: «Si prenda per esempio la Dichiarazione di Indipendenza Americana. Non fa menzione di limiti territoriali». Alcuni anni dopo, Ben Gurion scrisse: «Mantenere lo status quo non servirà a nulla. Dobbiamo costruire uno Stato dinamico incline all’espansione» l’attuale costruzione del Muro-ingloba-terra è solo l’ultima manifestazione di questa propensione espansionistica” (Paul de Rooij , Straw Men and Wild Fires, www.counterpunch.org/rooij02282005.html, 28 febbraio 2005); “nel 1948, la colonia ebraica divenne Stato ma con confini in espansione. Israele lanciò sei grandi guerre contro il popolo palestinese e i vicini stati arabi. Nel 1948, nel 1956, nel 1967, nel 1978, nel 1982, e nel 2002. In tutte queste guerre, Israele ha ampliato il suo territorio. Nel 1948 annesse la Galilea, la regione di Auja ed il corridoio di Gerusalemme, che erano territori palestinesi secondo la Risoluzione 181 sulla Partizione del 1947. Nell’anno 1956 Israele collaborò con le potenze imperialiste europee della Gran Bretagna e della Francia per invadere l’Egitto ed il territorio palestinese della Striscia di Gaza. Solo la ferma posizione del Presidente Eisenhower costrinse i sionisti israeliani a ritirarsi dalla Striscia di Gaza e dal Sinai. Nel 1967, Israele invase ed occupò i territori arabi del Sinai, della Striscia di Gaza, della Cisgiordania e delle Alture del Golan. Nel 1978, Israele invase ed occupò il Libano meridionale. In seguito, nel 1982, invase il Libano, inclusa la capitale Beirut. Quando si ritirò dalla città, alcuni mesi dopo, consolidò ed estese l’occupazione del Libano meridionale. Oltre a queste guerre, Israele lanciò importanti raid aerei contro la Siria, il Libano, la Giordania, l’Iraq, l’Egitto, lo Yemen, e la Tunisia”. (Hassan A. El Najjar, Zionism: The Highest Stage of Imperialism, 15 maggio 2002. www.aljazeerah.info/Editorials/2002/May%202002/Zionism,%20the%20highest%20stage%20of%20imperialism%20By%20Hassan%20A.%20El-Najjar.htm ).
“Contrariamente a molti paesi, inclusi gli Stati Uniti, lo stato israeliano non appartiene, nemmeno in principio, alle persone che risiedono all’interno dei suoi confini, ma considera se stesso come lo Stato del popolo ebraico, ovunque questi ebrei si trovino. Una simile strana definizione è una delle ragioni per cui lo Stato non è riuscito fin’ora a produrre una costituzione scritta, non è riuscito a definire i suoi confini, o addirittura a dichiarare l’esistenza di una nazionalità israeliana”. (Noel Ignatiev, Toward a Single State Solution: Zionism, Anti-Semitism and the People of Palestine, Counterpunch, www.counterpunch.org/ignatiev06172004.html, 17 giugno 2004). Questo è un altro esempio del convincimento degli ebrei di essere speciali o unici.
Proprietà terriera per soli ebrei
Un’altra politica per soli ebrei portata avanti dallo SSE in Palestina riguarda la proprietà terriera. “Lo Stato possiede il 94% della terra in Israele e la tiene in custodia esclusivamente per gli ebrei; ciò significa che i palestinesi non possono comprare questa terra – perfino la terra di cui una volta erano proprietari prima che Israele fosse fondato ed essi venissero espropriati. Di solito non possono neanche prendere in affitto terre dallo Stato”. (Kathleen & Bill Christison, Finally it Broke my Heart: Random Impressions from Palestine, 24 settembre 2004, www.counterpunch.org/christison09242004.html). I palestinesi d’Israele, i quali hanno il diritto di votare, di formare partiti politici, e di occupare un seggio alla Knesset, non hanno il diritto di comprare della terra perché il dio dei soli ebrei ha dato la terra della Palestina solo agli ebrei.
E’ un fatto normale per lo SSE rubare la terra ai palestinesi, ma è cosa ancora più grave che questo Stato rubi la terra anche ai palestinesi d’Israele, malgrado il fatto che essi siano cittadini israeliani e quindi siano protetti dalla legge. L’unica differenza tra il furto di proprietà a danno dei palestinesi e quello a danno dei cittadini palestinesi d’Israele è che nel primo caso gli ebrei espropriano la terra illegalmente, mentre nel secondo caso essi sono costretti a confiscarla legalmente, come facevano i nazisti durante la seconda guerra mondiale. “Israele ha nazionalizzato circa il 93 per cento delle terre del paese, e lo ha fatto confiscando terreni, senza compensazione, ai quattro milioni di rifugiati palestinesi che vivono in esilio ed a quel milione di palestinesi che sono cittadini israeliani. Questo 93 per cento d’Israele è fuori portata per i palestinesi …” (Jonathan Cook, Apartheid targets Palestinian home-owners inside Israel, The Electronic Intifada, 10 marzo 2005, electronicintifada.net/v2/article3674.shtml). I palestinesi non hanno alcun diritto di impedire allo Stato per Soli Ebrei di confiscare la loro terra.
Alcuni sionisti sono finalmente giunti a provare imbarazzo politico per questo furto di proprietà. Ma ciò che li imbarazza non è il razzismo in se stesso, ma quella che loro ritengono essere l’erronea percezione del razzismo da parte del resto del mondo. Così lo SSE sta attualmente cercando i modi per camuffare questo razzismo al fine di guadagnarsi l’approvazione dei loro presunti sostenitori anti-razzisti in Occidente, “Dal 1961, lo Stato ha amministrato le terre del Fondo Nazionale Ebraico per mezzo dell’Amministrazione delle Terre Israeliane (Israel Lands Administration, ILA). Fino a poco tempo fa era permesso solo agli ebrei di partecipare alle gare d’appalto per l’acquisto o l’affitto di terre del Fondo Nazionale Ebraico, ma il Procuratore Generale, Menachem Mazuz, ha decretato, la settimana scorsa, che la ILA non può proseguire in questa politica perché essa discrimina tra ebrei e non-ebrei”. (Amiram Barkat, Buying the State of Israel, 11 febbraio 2005, www.haaretz.com/hazen/objects/pages/PrintArticleEn.jhtml?itemNo=539278); “Il Fondo Nazionale Ebraico … mantiene e porta avanti le politiche discriminatorie di Israele riguardo alla terra. Due settimane fa, il Procuratore Generale d’Israele ha stabilito che tutte le terre gestite dalla ILA, comprese le terre di proprietà del Fondo Nazionale Ebraico, devono essere messe sul mercato senza discriminazioni o limiti nei confronti di chicchessia, compresi i non-ebrei. Secondo il giornale israeliano Ha’aretz, «L’ufficio del Procuratore dello Stato è convinto che non sarà in grado di difendere davanti alla Corte Suprema la politica di assegnare esclusivamente agli ebrei la terra del Fondo Nazionale Ebraico». Alcuni giorni dopo, le agenzie di stampa riportavano che «Il Fondo Nazionale Ebraico ed il Ministero delle Finanze stanno discutendo sui metodi da seguire per separare il Fondo Nazionale Ebraico dallo Stato, per permettere al primo di continuare a vendere la terra solo agli ebrei».” (Quit! premieres latest line of “Estee Slaughter” products on Valentine’s Day, electronicintifada.net/v2/article3627.shtml, 21 febbraio 2005).[2]
Comunque, queste preoccupazioni politiche riguardo alle sensibilità anti-razziste degli occidentali potrebbero essere fuori luogo dal momento che molti governi occidentali hanno dato tanto sostegno allo SSE che ormai sono diventati razzisti quanto lo SSE in Palestina.
Polizia per soli ebrei
Quella che segue è la storia del modo in cui ad occupanti abusivi di terre o case altrui, se sono ebrei, è consentito di commettere crimini contro cittadini palestinesi d’Israele, e se poi questi ultimi protestano per il trattamento loro riservato (illegale anche secondo la legge per soli ebrei) essi vengono multati per proteste. “Nel 1989, un gruppo di coloni armati invase una casa nella Città Vecchia di Gerusalemme ed occupò il piano superiore. La famiglia palestinese che viveva nella casa riuscì a respingere i coloni dal pian terreno. Il proprietario palestinese della casa chiese l’intervento della polizia per cacciare gli invasori, ma gli fu subito somministrata una multa di 500 shekel per aver «disturbato la quiete pubblica». Nei mesi che seguirono, i coloni fecero di tutto per rendere impossibile la vita della famiglia palestinese: buttavano spazzatura nel cortile della casa dei palestinesi, battevano forte con i piedi sul pavimento di notte, e buttavano acqua bollente sui bambini quando questi si azzardavano ad uscire di fronte casa. Alla fine i coloni forarono in più punti il tubo delle acque nere in modo che queste colassero nel soggiorno e nella cucina di sotto, dove gli 11 membri della famiglia erano ora costretti a dormire. Due adulti almeno erano costretti a stare in casa tutto il tempo per impedire che i coloni invadessero il resto della casa. La famiglia resisté per più di un anno, costruendo diversi congegni per impedire il flusso delle acque nere nelle stanze del loro piano terra. Ho visitato questa famiglia più volte e ho visto con i miei occhi i minacciosi e barbuti coloni armati e li ho sentiti chiedere al proprietario palestinese quando aveva l’intenzione di andarsene. Per di più, c’è da aggiungere che questo tipo di cosa si è ripetuta migliaia di volte nei territori occupati, dove, sia l’esercito sia i coloni hanno invaso e confiscato case palestinesi. Questo genere di avvenimenti sono peggiori della demolizione di case, perché oltre all’esproprio della casa le famiglie palestinesi sono costrette a subire l’insulto e l’umiliazione. Mentre le demolizioni di case sono faccende impersonali eseguite dai soldati con gli esplosivi ed i bulldozer della Caterpillar, le invasioni delle case sono un’imposizione d’umiliazioni ed intimidazioni programmate – questa è una faccenda personale, che tocca da vicino. Si direbbe che se lo scopo è quello di rubare delle case, lo si potrebbe fare tutto in una volta. Il fatto che gli assedi dei coloni o quelli dei soldati durino mesi significa che lo scopo, oltre all’esproprio, è anche quello di cacciare i palestinesi dalla zona; non basta privare le famiglie delle loro case o attività – l’obiettivo è di cacciarle dalle loro città e da «Israele» una volta per tutte. Oltre al fatto in sé di mettere le case sotto assedio, c’è un messaggio per tutte le famiglie palestinesi del vicinato”. (Paul de Rooij, Saverio Costanzo’s “Private”, www.counterpunch.org/rooij05202005.html 19 maggio 2005) Questa storia è una prova ulteriore del fatto che i cittadini palestinesi d’Israele non hanno gli stessi diritti degli ebrei. Solo i razzisti sionisti promuovono l’idea che c’è uguaglianza tra gli ebrei ed i palestinesi d’Israele nello SSE.
Solo operai agricoli ebrei su terra agricola per soli ebrei
Gran parte della terra che gli ebrei hanno rubato ai palestinesi è terra agricola. Gli ebrei hanno in seguito fatto in modo che solo operai agricoli ebrei lavorassero questa terra per soli ebrei. “Il problema di costruire una società ebraica in mezzo ad una maggioranza schiacciante d’arabi, a suo tempo, fu presentato dai sionisti con la terminologia della «conquista della terra e del lavoro». La terra, una volta acquisita, doveva restare saldamente in mano agli ebrei. L’altra faccia di questo progetto, noto con la terminologia di «forza lavoro sionista», invocava l’uso esclusivo di forza lavoro ebraica sulla terra conquistata dagli ebrei in Palestina. I sostenitori della «forza lavoro ebraica» sostenevano questo doppio esclusivismo (o apartheid, come lo chiameremmo oggi) al fine di costruire istituzioni schiettamente ebraiche”. (Noel Ignatiev, Toward a Single State Solution: Zionism, Anti-Semitism and the People of Palestine, Counterpunch, www.counterpunch.org/ignatiev06172004.html, 17 giugno 2004)
Occupazione per soli ebrei
Lo SSE porta avanti politiche occupazionali riservate ai soli ebrei. “La conquista della forza lavoro non riguardava solo l’agricoltura ma anche l’industria. I sostenitori della «forza lavoro ebraica» crearono un’istituzione per organizzare la forza lavoro ebraica e per escludere gli arabi: l’Histadrut. L’Histadrut era (e largamente è ancora) una confederazione sindacale nonché una società cooperativa che fornisce ai suoi iscritti un certo numero di servizi. Fin dall’inizio, quest’istituzione è stata un mezzo per segregare la forza lavoro araba separandola da quella ebraica e costruire un settore strettamente ebraico”. (Noel Ignatiev, Toward a Single State Solution: Zionism, Anti-Semitism and the People of Palestine, Counterpunch, www.counterpunch.org/ignatiev06172004.html, 17 giugno 2004); “La stragrande maggioranza dei lavoratori palestinesi che erano stati incorporati nella forza lavoro israeliana, e facevano quindi parte del paesaggio quotidiano in Israele, scomparvero appena il loro diritto di entrare in Israele fu revocato”. (Neve Gordon, ‘From Ghettos to Frontiers’, A review of ‘Frontiers to Ghettos’ by James Ron, 19 maggio 2005, www.counterpunch.org/gordon05192005.html).
Questa politica continua ancora oggi, “Israele progetta di mettere fine alle opportunità di impiego per i palestinesi entro il 2008. Il capo di Stato Maggiore, Generale Moshe Ya’alon ha affermato che Israele non intende più praticare una politica che incoraggi l’impiego dei palestinesi. Ya’alon ha dichiarato che il governo ha deciso di eliminare gradualmente il numero di posti di lavoro disponibile in Israele per i palestinesi di Gaza e della Cisgiordania. Entro il 2008, Israele intende istituire il divieto completo di usare mano d’opera palestinese, secondo quanto riporta il Middle East Newsline. Il governo può proibire ai palestinesi di entrare in Israele e richiede permessi d’entrata e di lavoro. «Lo scopo è proibire ai palestinesi di lavorare in Israele entro il 2008», ha dichiarato Ya’alon alla conferenza sulla Guerra di Bassa Intensità contro il Terrorismo [LIC-2005] di martedì scorso. Ya’alon ha dichiarato che Israele ha incoraggiato i paesi occidentali ed altri paesi donatori ad aiutare l’Autorità Palestinese in modo che si creino posti di lavoro in uno sforzo teso a porre fine alla dipendenza dei lavoratori palestinesi dallo stato ebraico. Egli ha dichiarato che questa nuova politica non ha niente a che fare con un accordo di pace con l’Autorità Palestinese per questioni di sicurezza”. (Israel to Ban Hiring of Palestinians, WORLD TRIBUNE.COM, 10 marzo 2005).
Leggi edilizie per soli ebrei
Il sistema attraverso il quale gli ebrei rubano la terra ai cittadini palestinesi d’Israele, ai quali è riconosciuto il diritto di possedere le loro terre, è insito nel sistema delle leggi edilizie che favoriscono solo gli ebrei. Il seguente incidente riguarda un cittadino palestinese d’Israele, chiamato Alì, abitante in un villaggio palestinese chiamato Sakhin. Lo SSE gli impedisce di ampliare la sua casa sulla sua stessa terra, “ma anche così, non potrebbe Alì trovare per lo meno un modo per costruire un’altra casa all’interno di una comunità palestinese o all’interno del villaggio di Sakhin? Il problema, ancora una volta, è la legge. Nel 1965, il governo israeliano ha approvato il Decreto Edilizio ed Edificatorio, che stabilisce le zone in cui i cittadini israeliani, ebrei da una parte e palestinesi dall’altra, possano vivere. Lo spazio destinato all’espansione di ogni comunità è stato circoscritto e fissato su una mappa del paese per mezzo di una linea blu che delimita questo spazio intorno ad ogni comunità. All’interno della linea blu ci può essere espansione, all’esterno l’espansione è proibita. Tuttavia, nel caso delle comunità ebraiche, le relative linee blu sono state tracciate con generosità per permettere una grande espansione nel futuro. Lo stato ha anche continuato ad aggiungere nuovi villaggi e comunità ebraiche alla lista del 1965. Al contrario, le linee blu che riguardano le comunità palestinesi sono state tracciate proprio intorno alle già esistenti costruzioni del 1965, in modo da non lasciare spazio all’espansione. (Di fatto, lo Stato d’Israele si è sempre rifiutato di tracciare le linee blu intorno decine di comunità palestinesi che esistono da prima della creazione dello Stato di Israele, così «annullandole». Oggi circa 100.000 palestinesi vivono in questi «villaggi non riconosciuti». Per la legge, tutte le case che si trovano in questi «villaggi non riconosciuti» sono considerate illegali e quindi soggette a demolizioni). Dal 1965, non è stata approvata nessuna nuova comunità o nuovo villaggio palestinese”. (Jonathan Cook, Apartheid Targets Palestinian Home-owners inside Israel, The Electronic Intifada, 10 marzo 2005, electronicintifada.net/v2/article3674.shtml).
Acqua per soli ebrei
“I coloni ebrei ricevono l’acqua per i loro prati e le loro piscine laddove gli arabi non ne ricevono…” (John Spritzler, Should People Opposed to Bigotry and Anti-Semitism Support Israel? 6 febbraio 2005, newdemocracyworld.org/War/Should-People.htm).
Strade per soli ebrei
Lo SSE in Palestina cerca di purificare la sua essenza ebraica costruendo strade per soli ebrei. “Prima che ci fosse il terrorismo, c’erano le strade. Israele ha costruito una rete di 300 miglia di strade in tutta la Cisgiordania per collegare le colonie. Si tratta di strade ad alta-sicurezza, ampie quanto tre campi di pallone con, ad entrambi i lati, un perimetro di sicurezza, e naturalmente si tratta di strade per soli ebrei. Esse separano, le une dalle altre, le zone popolate dai palestinesi, nonché le popolazioni dalle loro terre agricole; in realtà, già prima dell’attuale guerra, esse dividevano le aree sotto controllo semi-autonomo dei palestinesi in 227 segmenti di terra staccati, non contigui”. (Kathleen Christison, Before There Was Terrorism, 2 maggio 2002, www.counterpunch.org/kchristison0502.html).
Colonie, villaggi, cittadine e città per soli ebrei
Il concetto di strade per soli ebrei non dovrebbe essere tanto sorprendente dal momento che gli ebrei hanno anche creato colonie, villaggi, cittadine e città per soli ebrei. “Essi (i palestinesi) non sono autorizzati, per legge, a trasferirsi in città ebraiche o in quartieri ebraici di città a popolazione mista” (Kathleen & Bill Christison, Finally it Broke my Heart: Random Impressions from Palestine, 24 settembre 2004, www.counterpunch.org/christison09242004.html); “[Ci sono] piccole comunità ebraiche di lusso note in ebraico come «mitzpim». Queste «mitzpim», a cui è attribuito un vasto terreno su cui i suoi abitanti possono costruire, devono, per legge, passare al vaglio chiunque desideri andarci a vivere. Sempre per legge, i non-ebrei non sono autorizzati a fare richiesta di entrare in queste comunità”. (Jonathan Cook, Apartheid Targets Palestinian Home-owners inside Israel, The Electronic Intifada, 10 marzo 2005, electronicintifada.net/v2/article3674.shtml). Così, sebbene i palestinesi cittadini d’Israele possono legalmente viaggiare su queste strade, in pratica ciò non è possibile perché queste strade collegano una colonia, una cittadina e una città per soli ebrei ad un’altra simile.
***
[1] ‘E’ sta per ebrei. Il testo inglese porta la lettera ‘J’ che sta per ‘Jews’.
[2] Vale la pena tradurre il titolo dell’articolo per chi non conosce l’inglese: ‘Basta! presenta l’ultima linea di prodotti della Estee Massacro per il giorno di San Valentino’. Il gioco di parole è tra Lauder (il nome dell’azienda ebraico-israeliana di prodotti di bellezza) e Slaughter (massacro).
Prima edizione: 6 Marzo 2005. Pubblicazione aggiornata: 11 giugno 2005
Tradotto dall’inglese da Manno Mauro e revisionato da Mary Rizzo, membri di Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguistica. Questa traduzione è in Copyleft.





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