di Franco Morini
E’ ormai passato un quarto di secolo, ovvero una intera generazione, da quando Massimo Cacciari nella sua nota intervista a L. Manconi pubblicata da “Panorama” nel novembre 1982 (Cfr.” M. Cacciari e la Nuova Destra.
Parliamone”) affermava testualmente che:” ..La nostra è una generazione che deve inventarsi nuove dislocazioni di campo, punti di contrasto e di conflitto originali. Mi spiego. Io non voglio certo rinunciare alla battaglia politica e culturale, ma voglio verificare la validità dei contenuti sui quali vado ad ingaggiarla. Per questo è necessario sottrarsi alle contrapposizioni che potevano essere valide quaranta, trenta, venti anni fa. O anche nel ‘68-69. Si tratta di contrapposizioni basate su criteri di guerra civile, criteri che non sono più rappresentativi di un conflitto reale e di un antagonismo effettivo tra movimenti e blocchi d’interessi.”.
A seguito di quest’apertura di credito politico fornita da Cacciari all’allora “Nuova Destra” di Tarchi e de Benoist, fu organizzato su due piedi a Firenze un convegno sul tema ” Sinistra e nuova destra – Appunti per un dibattito” Si trattava di ridefinire, con le più aperte intenzioni, l’ormai vetusta contrapposizione destra/sinistra all’indomani di una strisciante guerra civile per bande combattuta “da ragazzi mandati al macello spesso in nome di un’idea appena orecchiata, neppure verificata” (S.Solinas).
In tale ambiente, Tarchi proponeva il superamento delle categorie (destra/sinistra) e questo non già “per confondersi o per distinguersi, ma per cercare in un contesto nuovo, soggetti e forme del politico (più) originali ed efficaci”. Di fatto, il superamento degli steccati divenuti puramente ornamentali – destra-sinistra – era già un dato concreto da che la parte più politicamente avanzata dell’area neofascista aveva ormai rifiutato non solo il totalitarismo fine a se stesso ma anche e soprattutto il modello e la “tutela” statunitense, svelato l’inesistenza del concetto di “Occidente”, severamente criticato l’economicismo mercantilista, scoperto le culture popolari comprese quelle dei popoli del c.d. Terzo Mondo e poi incalzato per un più organico collegamento geopolitico dell’Europa con essi anche ai fini di una loro tutela rispetto agli imperialismi allora vigenti. Preso atto di ciò, Cacciari nel corso del suo intervento al convegno fiorentino lanciava agli interlocutori della N.D. l’appunto, apparentemente banale, di cominciare ad uscire dalla teoria metapolitica per far finalmente emergere un qualcosa di politicamente concreto.
Facile a dire ma del tutto impossibile a praticare, specie in quel primo scorcio dell’83. Se, com’è noto, Tarchi sembrava predestinato già a partire dagli anni ‘70, a guidare quel Fronte della Gioventù ormai discretamente plasmato su posizioni d’avanguardia rispetto al Msi, Almirante v’impose d’imperio il giovane Fini il quale all’epoca all’interno del F.d.G. neppure ricopriva posizioni di rilievo. Sicché mentre Tarchi veniva poi pretestuosamente espulso dal partito a causa, si fa per dire, di una vignetta satirica pubblicata sulla “Voce della Fogna”, Almirante proprio in quel 1983 di cui oggi si tratta, optando per il collegio di Napoli determinava l’elezione di Fini nella sua circoscrizione di Roma ove nonostante fosse il numero due di lista, Fini non era risultato eletto. Il disegno almirantiano d’imporre Fini ad ogni costo al vertice del Msi fu infine completato tramite la squallida sceneggiata del Congresso di Sorrento del dicembre del 1987 che vide il trionfo, abilmente pilotato da Almirante, del suo degno delfino. A Tarchi fu quindi inibita di fatto ogni concreta attività politica quando, in modo speculare, Fini veniva letteralmente catapultato al vertice del partito per consentirgli di manovrare e manipolare politicamente la maggior parte dell’area che al Msi faceva in ogni caso riferimento.
Questo quadro di generale bassa politica era stato del resto intuito e anticipato nei suoi più realistici contorni da Pietro Visani il quale, proprio in un suo articolo a commento dell’intervento a Firenze di Cacciari (v. “E se scopri che l’< Amico> è il tuo peggior < Nemico>?” in “Elementi” (II° serie) n. 1 del gennaio-febbraio 1983 pp. 8-9), così a Cacciari rispondeva : “..In quella sede (Firenze), gli è stato risposto ricordandogli la necessità di procedere per gradi nell’elaborazione di un progetto e di non pretendere costruzioni ardite prima dell’edificazione di solide basi concettuali. Ci pare tuttavia opportuno sottolineare che, se da questo punto di vista la Nuova Destra ha ancora molto da fare, quella che per convenzione definiremo qui Nuova Sinistra non si trova certo in una situazione migliore, dato che non ci pare sia ancora riuscita a definire con precisione quale sia il proprio nemico reale . In tal proposito, Carl Schmidt cita l’illuminante esempio del generale Salan che aveva nei combattenti per la libertà algerina il proprio nemico assoluto e nel governo francese quello reale , assai più pericoloso e subdolo del primo. Citando Salan, Schmidt intende riferirsi a lui già come capo dell’Oas, ma in realtà – aggiungiamo noi – anche prima della rivolta dei generali e della nascita dell’Oas, il governo francese, i mass media e gli opinion master erano i nemici reali dei combattenti per l’Algeria francese, quelli che li pugnalavano alle spalle non in senso letterale, ma operando per minare la volontà dell’intera nazione. Dunque, se una conclusione è possibile trarre dall’attuale situazione di fluidità, questa è che mentre le nuove culture cercano criteri originali di confronto e lo fanno con la più ampia apertura mentale e la massima disponibilità, non devono tralasciare di misurarsi anche con le loro “radici”, badando se per caso in esse non si annidi un nemico reale”.
In effetti, che nelle “radici” dell’asse politico destra-sinistra si annidassero dei nemici “reali” ce ne siamo accorti ormai da qualche tempo sia a “destra” come a”sinistra”. A cominciare dagli stessi Tarchi e Cacciari indicativamente esclusi dal gioco della politica concreta proprio a causa della loro indipendenza di pensiero rispetto agli schemi prestabiliti dall’attuale politica che, sempre riferendoci ai modelli schmittiani risulta truccata da una inimicizia relativa sicché.” i partecipanti siedono al tavolo da gioco proclamando una diversità di ruoli e di posizioni e addirittura un’ostilità che in realtà sono puramente fittizie e mascherano – invece con sempre maggiore difficoltà una solidarietà assoluta e tesa al solo scopo di impedire l’accesso del gioco a nuove forze” ( id. P. Visani).
Come dire, insomma, che a livello di pratica politica reale, la dicotomia destra-sinistra è già stata superata e sostituita da uno squallido gioco delle parti che, per continuare a funzionare, deve necessariamente illudere la massa con fittizie divisioni tra una pseudo destra e un’altrettanto pseudo sinistra mentre i loro vertici sono in realtà divisi, quando lo sono, da un minimo scarto. In ogni caso l’eventuale loro differenza deve essere sempre compresa e limitata dai paletti fissati dal concetto di comodo del c.d. “politicamente corretto”.
Chi osa superare le colonne d’Ercole imposte da questo soffocante conformismo è subito aggredito da petulanti censori i quali, sempre più spesso, agiscono da veri e propri provocatori al fine di mettere in difficoltà l’avversa coalizione. Se a Romagnoli non è stato neppure concesso l’alibi di una sua imperfetta conoscenza delle pretese dimensioni “olocaustiche” estorcendogli al riguardo una penosa e conformistica dichiarazione, sull’altra sponda a Ferrando non è rimasto altro che far marcia indietro oppure sloggiare dal suo partito cosa che ha poi fatto costituendo una nuova formazione politica; tutto ciò a causa di una frase per altro condivisa in tutta l’area politica non ancora omologata al centro-destra/sinistra. Vi è però da dire che rispetto al primo incontro fra Cacciari e Tarchi, molta acqua è passata sotto i ponti della politica italiana ed estera. La caduta del muro di Berlino, la ristrutturazione politica in Italia in conformità ad un bipolarismo tipo statunitense, l’alternanza al potere dei vari gruppi politici di centro-destra/sinistra e altri fatti ancora hanno evidenziato sempre più la nudità politica del re di turno. Accade sempre più spesso che analisi o articoli della “sinistra” non omologata siano pienamente condivisi dall’area non omologata della “destra” e viceversa. I nemici “reali” sono quindi ben identificati e, salvo l’immancabile gregge bovino che si scuote solo quando vede il rosso o nero, si sta cominciando a capire che prima ancora di andare avanti occorre guardarsi le spalle e far pulizia nelle proprie retrovie e poi, magari, ci si potrebbe perfino accorgere che il vero nemico “assoluto” è completamente al di fuori di quei gruppi veramente antagonisti all’attuale sistema i quali devono in ogni modo convergere nell’azione fortemente iconoclasta rispetto ai falsi miti di questo regime mondialista e globalizzatore.




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