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Scomunica gesuita per Wikipedia

July 17th, 2005 · Lasciare un commento (No Comments)

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L’accusa: «Un’elaborazione comunitaria della conoscenza che ricorda la scuola di don Milani, ma è molto esposta al duplice pericolo dell’inaffidabilità e del vandalismo» Don Lorenzo Milani non poteva immaginarlo, ma la sua scuola di Barbiana per certi versi anticipò la «rivoluzione digitale» inaugurata da Internet. Lo sostiene padre Antonio Spadaro in un saggio sui progetti Wiki, in particolare sull’enciclopedia online Wikipedia, che uscirà nel prossimo numero dell’autorevole rivista dei gesuiti La Civiltà Cattolica.

Il nesso tra l’esperimento di don Milani e i prodotti della cultura telematica consiste nell’elaborazione comunitaria del sapere. Wikipedia, sottolinea Spadaro, è un progetto aperto, al quale ciascun utente del Web, mantenendo l’anonimato, può aggiungere liberamente contenuti, anche modificando i testi preesistenti: ne risulta una sorta di organismo vivente in continua e rapida crescita, che si configura come il frutto di un’intelligenza collettiva. Su scala di gran lunga più ampia, è una pratica simile a quella «scrittura in collaborazione» da cui scaturì il celebre Catechismo di Barbiana. Resta tuttavia una fondamentale differenza, su cui s’incentra la critica di Spadaro a Wikipedia: nell’enciclopedia online (come nel dizionario, nell’antologia di citazioni e nelle altre raccolte di materiale contrassegnate dal prefisso Wiki) «non esiste alcuna reale garanzia di validità e accuratezza dei contenuti immessi».
Insomma, proprio la «sua natura di progetto totalmente decentralizzato e a base democratica» causa all’universo (parola che viene dall’hawaiano e significa «veloce») gravi problemi, tra cui la vulnerabilità al vandalismo di chi si diletta a inserire su Internet informazioni errate, tirate propagandistiche o anche espressioni scurrili. E se tali comportamenti scorretti possono trovare un antidoto nel «livello di motivazione della comunità», per cui in genere i collaboratori più affezionati provvedono in fretta alla correzione degli interventi dolosi, il padre gesuita aggiunge che comunque l’utopia del sapere aperto e diffuso, espressione di «un sogno illuminista di descrivere il mondo», rischia di tradursi in «una nuova forma di “torre di Babele”, che ha il suo tallone d’Achille non solo nell’inaffidabilità, ma anche nel relativismo». Di qui l’esigenza ineludibile di «selezionare criticamente» l’enorme mole di dati offerta sul Web.
Sono osservazioni che non stupiscono uno studioso dei nuovi media come Franco Carlini: « La Civiltà Cattolica nelle sue critiche conferma quali sono i grandi avversari della cultura della Chiesa: l’Illuminismo, perché esso mette la ragione al di sopra e al posto della fede, e il relativismo, che distrugge l’idea di una verità solida e immutabile.
Wiki al contrario è conoscenza dal basso, provvisoria e mobile; quello che per La Civiltà Cattolica è un difetto, per molti invece è un pregio e un atto di modestia».
Tuttavia Carlini apprezza il genuino interesse con cui la rivista si è avvicinata al fenomeno Wiki: «I gesuiti si dimostrano una volta ancora attenti al mondo che cambia e alle culture in movimento. Le loro critiche in parte sono condivise dallo stesso mondo Wiki, che infatti ha già messo in atto le opportune contromisure. Per esempio la voce inglese abort dell’enciclopedia Wikipedia non è più editabile, perché i seguaci dei movimenti pro-life continuavano a sostituire la parola “aborto” con quella “omicidio”».

corriere.it

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Tags: Cultura

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