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Altermedia Italia: In tempi di menzogna universale, dire la verità diventa un atto rivoluzionario. (George Orwell)
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A Faustino piacciono i boia

August 26th, 2005 · Lasciare un commento (No Comments)

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ROMA - Segue l’evacuazione delle colonie con il coinvolgimento di chi si è battuto accanto alle forze di pàce. Non dimentica Sabra e
Shatila e l’ «oppressione» del muro, ma in queste ore Fausto
Bertinotti guarda a quel che accade in Israele come a «un fatto nuovo
e straordinario».

Un fatto che ai suoi occhi pone sullo sfondo il
nervosismo dei Ds sulla questione morale, la contesa delle primarie e
la sfida dei no global che gli candidano contro don Gallo, il «prete
comunista». Chiudendo il congresso così sferzava le minoranze
trotzkiste: Tu gridi contro Sharon, ti prego di credere che lo saprei
fare anch’io. Ma io ti chiedo, tu dove stai?
Ora che Fassino invita la sinistra a mettere da parte i pregiudizi su
Sharon, lei da che parte sta?
Non ho mai avuto pregiudizi e quindi non raccolgo l’invito di
Fassino. L’essere stato contro il muro, e lo sono ancora, non era un
pregiudizio. Non c’è dubbio che per una lunga fase la politica di
Sharon sia stata la politica dei muri, che dividevano non solo gli
uni dagli altri ma i palestinesi dai palestinesi e negavano
l’interlocuzione con l’autorità riconosciuta.
E adesso? Sharon che fa sgombrare le sinagoghe, Sharon che
grida «barbari» ai coloni che assaltano i soldati è ancora il falco o
è invece uno statista che lavora per la pace?
Non dimentico chi è Sharon. Vedo i limiti del suo progetto ma guardo
con attenzione allo scatto, alla rottura che si è prodotta. Riconosco
che siamo davanti a una pagina importante per quel che produce dentro
Israele, perché mette in discussione l’idea della conquista e apre la
strada al riconoscimento che ci sono due terre e, dunque, due Stati.
Il ds Caldarola gli darebbe il Nobel per la pace.
La pace è una conquista dura, che richiede il riconoscimento
dell’avversario. Non casualmente quando la Palestina ha dato luogo a
premi Nobel, penso a Peres e Arafat, lo ha fatto contemporaneamente a
leader dell’una e dell’altra parte. L’atto unilaterale non è la pace.
La pace sarà della trattativa o non sarà. Resta la lezione di Ginevra
Respinge la «lezione» di Fassino?
Lezioni non ce ne sono per nessuno, mai, figurarsi qui. Rivendico la
limpidità della nostra traiettoria».
Tra intercettazioni e competition il vantaggio dell’Unione si è
ridotto.
Sono terreni distinti, però è evidente che il processo di costruzione
di una alternativa è incompiuto. Prorompe in maniera drammatica la
distanza della politica dalla crisi di civiltà del Paese. Berlusconi
ne è la rappresentazione, ma la risposta dell’Unione non è
all’al¬tezza. Non vedo nel nostro orizzonte uno scatto.
Solo oggi Prodi scende in campo per difendere i ds dagli attacchi
sulla questione morale. Secondo lei, perché?
«Non mi sembra il caso, per i Ds, di essere difesi, ma di chiedere a
Prodi di organizzare una riflessione. Vogliamo o no affrontare il
peso che la rendita occupa nella formazione sociale del capitalismo?
Vogliamo liberarci delle suggstioni neocentriste di Rutelli e Casini
e mettere al centro la crisi del capitalismo?
C’è un asse neocentrista che trama per indebolire i Ds?
Lo dico modestamente, la reazione che ha gridato al complotto è
sbagliata. Così sbagliata che a criticarla sono state voci amiche, da
Pirani a Scalfari a Spinelli.
Il palcoscenico delle primarie è così affollato che qualcuno vorrebbe
sospenderle. Ci ha fatto un pensierino anche lei?
Sarebbe paradossale, ora che forze nuove investono sulle primarie.
Perché spaventarsi della partecipazione? Sul mio sito sono arrivati
migliaia di post-it. E’ un fatto culturale che tutti questi giovani,
riformisti e radicali, scrivano il loro “voglio”. E’ una forma
inedita di partecipazione democratica. E la crescita è esponenziale,
impressionante.
I no global meditano di rovinarle la festa candidando don Andrea
Gallo. Preoccupato?
E’ un bene che questa componente di movimento riconosca il valore
democratico delle primarie e investa sull’Unione. Don Gallo è un
amico, abbiamo fatto tanta strada assieme, non posso sentire la sua
candidatura come avversa…
Generoso. Ma Casarini la sfida, le manda un “incursore”…
Se il candidato è don Gallo è con lui che discuto. E non mi pare
abbia mai espresso un atteggiamento aggressivo”.
Boselli prende le distanze dalle violenze no global. E lei?
Da Genova in poi non ho conosciuto violenze no global, ma una
reazione pacifista alla repressione della polizia. Una scelta che ha
consentito lunga vita al movimento.
Sogna di battere Prodi?
Si vedrà. Molto dipende dal livello di partecipazione…

http://www.lernesto.it

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Tags: Economia · Politica