Ormai non si può più parlare di ‘guerra in Cecenia’. Questo conflitto si è
infatti esteso a tutte le repubbliche del Caucaso russo: dal Daghestan all’Ossezia
del Nord, dall’Inguscezia alla Cabardino-Balcaria. La guerra cecena, nata
come una resistenza armata di carattere indipendentista e nazionalista, ha
definitivamente cambiato pelle, trasformandosi nel centro propulsivo di una
‘guerra santa’, una jihad regionale contro l’autorità degli ‘infedeli
oppressori’ russi. Ormai è legittimo parlare di ‘guerra nel Caucaso’.
Le repubbliche russe del CaucasoFronti di un’unica guerra. Con la battaglia
di Nalchik di giovedì scorso si è aperto l’ultimo fronte di questa nuova
guerra regionale, quello della Cabardino-Balcaria. Gli altri fronti erano
già stati inaugurati da analoghe azioni: l’incursione dei guerriglieri in
Daghestan nel dicembre 2003, l’attacco dei ribelli a Nazran, principale
città dell’Inguscezia, nel giugno 2004 e il sequestro della scuola di
Beslan, in Ossezia del Nord, nel settembre 2004. A queste clamorose azioni -
arrivate sui giornali e nei telegiornali di tutto il mondo - organizzate da
gruppi armati privi di sostegno popolare, è regolarmente seguita da parte
russa - una volta spenti i riflettori dei media internazionali - una cieca
repressione contro le comunità islamiche locali: rastrellamenti, arresti di
massa, violenze e torture. Una persecuzione religiosa che ha avuto ovunque
lo stesso effetto: ingrossare le fila dei gruppi ribelli e spingerli a
compiere nuove azioni. Si è innescato così un circolo vizioso di azioni e
reazioni fatto di quotidiane violenze e scontri a fuoco tra ‘ribelli
wahabiti’ e forze di sicurezza locali e federali. Proprio come accade in
Cecenia. Per rendersi conto di questa drammatica realtà basta dare un’occhiata
alle ultime notizie che vengono da quei Paesi.
Soldati russi a Nalchik’Operazioni speciali’ in Cabardino-Balcaria. Dopo i
130 morti di giovedì scorso, in Cabardino-Balcaria sono in corso
rastrellamenti casa per casa e ‘operazioni speciali’ delle forze di
sicurezza russe. Nella notte tra martedì e mercoledì due sospetti militanti
sono stati uccisi in due diversi scontri a fuoco con la polizia. Le carceri
di Nalchik si stanno riempiendo di sospetti ribelli e fiancheggiatori: oltre
un centinaio finora. A finire in galera sono stati anche alcuni dei parenti
delle persone uccise durante gli scontri che protestano davanti all’obitorio
cittadino per riavere i corpi dei loro cari. “Dobbiamo fare controlli sui
sospetti per capire chi potrebbe essere un militante e chi no”, ha
dichiarato ieri Nikolai Shepel, viceprocuratore generale della Federazione
Russa. Una frase che lascia supporre l’applicazione del famigerato sistema
adottato in Cecenia, quello del ‘filtraggio’: torturare tutti i prigionieri
per ‘filtrarli’, cioè per capire chi è colpevole e chi no.
Uno dei due miliziani uccisi a KhasavyurtScontri armati in Inguscezia e
Daghestan. Ieri mattina presto una sessantina di ribelli armati hanno
attaccato due villaggi poco lontani da Nazran, principale città dell’Inguscezia.
I miliziani hanno assaltato con fucili automatici e lanciagranate le
abitazioni di persone che lavorano per le forze di sicurezza locali a Yandar
e Karabulak. Molte case sono state date alle fiamme, così come alcune auto.
Le autorità non hanno diffuso notizie sul numero di vittime di queste
azioni. I guerriglieri sono poi fuggiti nei boschi verso le montagne.
Sempre ieri a Khasavyurt, in Daghestan, almeno due ribelli islamici sono
stati uccisi nel corso di un conflitto a fuoco con le forze speciali russe
che avevano circondato una casa segnalata come covo dei guerriglieri. Uno
dei due militanti uccisi sarebbe Sultan Abdiyev, un fedelissimo del
comandante ceceno Shamil Basayev.
Artiglieria russa in CeceniaGuerriglia, bombardamenti e zaciski in Cecenia.
Notizie sempre più brutte arrivano anche dall’epicentro di questa guerra
regionale, in Cecenia. Solo ieri la guerriglia ha ucciso cinque soldati
russi in una ventina di attacchi contro convogli e posti di blocco dell’esercito
federale, due poliziotti ceceni in uno scontro a fuoco a Roshi-Chu, poco a
sud di Urus-Martan, un altro agente in un’imboscata nel distretto di Shali e
un paramilitare collaborazionista in una sparatoria alla periferia di
Grozny.
Le forze armate russe, come di consueto, rispondono a queste azioni
intensificando i bombardamenti di rappresaglia sui sospetti rifugi della
guerriglia attorno ai villaggi di montagna nel sud della repubblica. Negli
ultimi giorni l’artiglieria e i mortai russi sono ripetutamente entrati in
azione nei pressi di villaggi di Tsa-Vedenò, Starye Atagi e Avtury,
costringendo la popolazione a rifugiarsi nelle cantine e ad interrompere il
lavoro di raccolta della legna nella foresta.
Tra un bombardamento e l’altro scattano poi le spedizioni punitive di
rastrellamento (zaciski) che si concludono sempre con violenti pestaggi e
arresti arbitrari.
Enrico Piovesana
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