George W. Bush descrive il suo prescelto per la Banca mondiale come «rispettabile» e «compassionevole». Non è poco per un banchiere ed è una valutazione adeguata per una dama di carità. Non bisogna scherzare troppo però. Il motivo religioso è ormai caratteristico della seconda presidenza di W., come lo chiamano in ristretti ambienti familiari, per distinguerlo dal padre. Wolfowitz non è più quel capitano di battaglia, quell’inventore della guerra anticipata che arriva subito prima di un attacco imminente; quella da non confondere (secondo gli esperti in lana caprina) con la guerra preventiva che la legge internazionale sanziona. Wolfowitz è diventato un santo, un uomo pieno di compassione e di perdono. E’ probabile che se l’autore dell’edificante quadretto fosse stato un altro, Wolfowitz gli avrebbe mandato contro uno di quei reparti segretissimi che ormai fanno parte dell’ambiente del Pentagono. Ma trattandosi di un quadretto tracciato dal capo supremo, e tenuto conto della nuova strategia, per cui l’economia internazionale è la guerra fatta con altri mezzi, Wolfowitz si sarà accontentato, anche se era al Pentagono, alla segreteria di stato, o alla Casa bianca che mirava, con un ruolo di numero due.
Qualche giorno prima della decisione per la presidenza della Banca mondiale, che da un punto di vista formale deve essere messa a punto con il consenso dell’intero consiglio dei governatori e dei direttori esecutivi della Banca stessa o almeno della maggioranza qualificata dell’85%, il presidente Bush ha nominato John Bolton come ambasciatore permanente Usa alle Nazioni unite. E’ chiaro che si tratta di una nomina che spetta all’esecutivo Usa e ad esso soltanto. Certo, ma perché infilare proprio la volpe nel pollaio? Sono note infatti le dichiarazioni di Bolton sui dieci piani del palazzo dell’Onu che potrebbero crollare senza una sensibile differenza, oppure sulla sua convinzione di quanto fosse meglio non sprecare neppure un soldo per l’Onu. In teoria gli Usa sarebbero il maggior contribuente al Palazzo di vetro.
Mettendo insieme le due nomine di Bolton e Wolfowitz, esce un quadro interessante del secondo mandato del presidente Bush. I prescelti sono essenzialmente uomini di rottura, conosciuti per tali. Non sono diplomatici, non trattano, non tengono conto del bene dell’istituzione che capeggiano (Wolfowitz) o nella quale svolgono un compito decisivo (Bolton). Sono stati scelti in primo luogo per mandare segnali, segnali ripetuti ai paesi che per megalomania si ritengono potenti e all’insieme del mondo. Questa è la regola, dice Bush, tanto alle Nazioni unite che alla Banca mondiale. Le prime sopravviveranno solo mettendosi al passo che tutti i giorni Bolton scandirà. La seconda dovrà cambiare natura e impegno se vorrà contare, altrimenti si farà a meno di lei. Benissimo la sua lotta alla povertà, ma nei confronti dei veri poveri, che sono quelli che decidiamo noi, Bush & C.
G. RA.
c/
singolare qualunque


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