“C’è silenzio generale - ironizza Falco Accame, già presidente della
Commissione Difesa della Camera - sulla “pistola fumante” fornita dai
servizi segreti italiani…non si ode uno squillo di tromba, né a destra
né a sinistra, evidentemente entrambe “colonizzate” dai servizi segreti…”
Accame si riferisce al dossier che Tony Blair fece pubblicare nel
settembre del 2002, dal quale emergeva l’informazione che “l’Iraq stava
cercando di ottenere significative quantità di uranio dall’Africa”.
L’informazione si basava su un presunto scambio di lettere fra
funzionari del Niger e iraqeni, e, ad ottenere questi documenti,
sarebbero stati i servizi segreti italiani. In realtà si scoprì poi che
si trattava di una gigantesca “bufala”: lo rivelò l’International Atomic
Energy Agency, che, presa visione dei documenti, li dichiarò falsi nel
giro di ventiquattro ore.
La notizia rimbalzò poi sul “Los Angeles Times”: erano stati gli 007
italiani ad “inventare” l’acquisto di uranio “comprato” dall’Iraq in
Niger. E “The Independent” titolava: “Is Niger the smoking gun?” Si
trattava di un falso documento per consolidare i sospetti espressi dalla
CIA fin dal 2001, secondo i quali l’Iraq avrebbe acquistato uranio dal
Niger per dare nuovo slancio al programma di rilancio nucleare. Un
documento citato anche da Bush, passato attraverso i servizi segreti
americani e britannici, trasmesso poi agli ispettori delle Nazioni Unite.
Ma il 7 marzo arrivava il colpo di scena: erano sbagliati i nomi dei
funzionari governativi coinvolti nell’affare, il documento si sgonfiava
fino ad assumere le proporzioni di una colossale “bufala”. Addirittura
un funzionario citato nelle lettere non era più al suo posto da vent’anni…
Il “Los Angeles Times” scrive: “Non insinuiamo che l’Italia lo abbia
prodotto, ma è concepibile che qualche imbroglione glielo abbia
venduto”. Ma qualcuno ha chiesto al governo italiano chi è questo
“imbroglione”? Forse il mondo sarebbe interessato a conoscerlo…
Il Senatore democratico del West Virginia, John Rockfeller, ha chiesto
all’F.B.I. di avviare un’inchiesta per verificare se il falso possa
essere “parte di una campagna più ampia di inganno, finalizzata a
manipolare l’opinione pubblica e la politica estera verso l’Iraq.
Vengono in mente i cilindri di alluminio, citati dal vicepresidente
Cheney come prova della ripresa dei programmi nucleari, e poi smentiti
da El Baradei”. La clamorosa “bugia” che sarebbe stata prodotta dai
nostri 007 è stata riportata su “La Stampa” del 16 marzo, e ha destato
scalpore internazionale, costringendo a pesanti rettifiche gli stessi
Stati Uniti. Il documento, è superfluo sottolinearlo, getta forte
discredito sulla credibilità dell’Italia, tanto da chiedersi se non si
ritenga opportuno disporre la sostituzione dei responsabili dei nostri
Servizi Segreti che hanno operato questa “bufala”.
Se l’acquisto di uranio da parte dell’Iraq si configura ormai come una
“bugia di Pinocchio”, quello che invece è indiscutibilmente vero è che
“munizioni contenenti uranio impoverito fanno parte dell’arsenale
bellico inviato nel Golfo per realizzare la guerra contro l’Iraq”: lo ha
confermato il Ministero della Difesa britannico, rendendo pubblica la
risposta del Segretario di Stato alle Forze Armate Adam Ingram
all’interrrogazione del deputato laburista Llew Smith. Evidentemente
vengono ritenuti “ininfluenti” i decessi di soldati, dopo la guerra del
Golfo nel 1991, che, soltanto in Gran Bretagna, hanno raggiunto il
numero di 560. Un “effetto collaterale” anche il fatto che l’uso di
questo tipo di munizioni sia causa di morte, di perdita di peso, di
sindrome di fatica cronica, di melanomi, ecc., per migliaia di veterani
britannici, american, canadesi, francesi, italiani. Senza considerare i
civili.
In Italia continua intanto la pressione da parte dell’Associazione a
tutela delle vittime delle forze armate, presieduta da Falco Accame, per
spezzare il muro di gomma del silenzio, delle bugie, delle omissioni,
dell’omertà, che circonda il problema uranio impoverito nel nostro
Paese. Accame ha scritto recentemente una ulteriore “lettera aperta” al
Prof. Franco Mandelli, firmatario delle relazioni che avrebbero dovuto
scrivere la parola definitiva sulla pericolosità del D.U. Ricordando
che gli ammalati sono, soltanto in Italia, fra i 100 e i 200, e che i
morti sono ormai una ventina, Falco Accame scrive: “…dalla sua ultima
relazione è emerso un altissimo tasso di linfomi di Hodgkin, che supera
di gran lunga ogni previsione…dalle indagini, inoltre, sono rimaste
escluse le operazioni in Somalia e quelle nei poligoni, perchè non
incluse nel mandato da lei ricevuto…In Bosnia i nostri reparti hanno
operato senza protezione. In Kosovo, dopo il 22 novembre 1999, data in
cui vennero emanate le norme di protezione della KFOR a firma del Col.
Osvaldo Bizzari, i nostri reparti dovevano adottare le misure di
protezione. E’ inaccettabile che nelle relazioni non si faccia una
distinzione tra le persone che hanno operato in Bosnia e quelle che
hanno operato in Kosovo perchè si tratta di due situazioni assolutamente
non omogenee… Le indagini della sua commissione, a quanto ho potuto
capire, dovevano mettere in evidenza in quale percentuale MILITARI CHE
OPERAVANO SENZA PROTEZIONE siano stati possibilmente contaminate. Nelle
tre relazioni si è continuato a mischiare due gruppi disomogenei, mentre
il compito era quello di considerare solo il gruppo dei militari NON
PROTETTI. Altrimenti sarebbe come dire che le protezioni sono inutili e
che chi le ha emanate è privo di comprendonio. Su questa questione
metodologica, che è a monte di problematiche mediche, le parlo come già
Capo del Gruppo di Ricerca Operativa delle Forze Armate Italiane, e
quindi munito di sufficiente esperienza in materia, ma onestamente mi
sembra che ad inquadrare questo problema siano bastanti minimali
cognizioni di matematica e statistica.”
Mentre aspettiamo di vedere se questa volta il Prof. Mandelli troverà il
tempo di rispondere all’ennesima contestazione (motivata e
scientificamente basata) dell’On. Falco Accame, ricordiamo che, per
quanto riguarda la Bosnia, recentemente gli esperti del Programma per
l’Ambiente delle Nazioni Unite hanno annunciato di aver rinvenuto tracce
di radioattività in località bombardate con proiettili all’uranio
impoverito da parte della Nato nel 1995.
In quell’occasione Falco Accame era intervenuto di nuovo nella infinita
“querelle” sulla tutela della salute dei nostri soldati - e delle
popolazioni civili - con un comunicato nel quale scriveva: ” La recente
indagine degli esperti del programma per l’ambiente delle Nazioni Unite
in Bosnia ha confermato - a distanza di ben sette anni - la presenza di
uranio impoverito in alcune località soggette ai bombardamenti della Nato”.
Ricordiamo che durante la campagna di bombardamenti aerei contro le
postazioni serbo bosniache nel 1995, la Nato ha utilizzato quintali di
bombe contenenti uranio impoverito capaci di penetrare le corazze dei
carri armati e dei mezzi blindati. Sappiamo che le schegge di queste
bombe contaminano il suolo aumentando di circa 100 volte il livello di
radioattività dell’acqua potabile.
Dice Accame: “Questo ripropone per le truppe che sono state e saranno
inviate in Afghanistan e in Iraq, o in altre zone in cui si ritiene
prevedibile l’impiego di armi al Depleted Uranium, la questione se i
nostri reparti NBC (nucleare, batteriologico, chimico) siano in grado di
localizzare le zone colpite e i conseguenti rischi. In Bosnia,
nonostante la massiccia presenza di uranio impoverito (tale da risultare
presente anche oggi, dopo sette anni) i nostri reparti NBC non furono in
grado di rilevare tale presenza, tanto che i nostri reparti operarono
senza alcuna misura di protezione. Eppure l’uranio impoverito era stato
usato nella Guerra del Golfo e in Somalia, e fin dall’ottobre 1983 i
comandi USA avevano emanato norme di protezione.” La presenza di uranio
era stata tanto massiccia che, a fronte dell’ostinata cecità della
nostra Commissione Mandelli, la Commissione nominata dal Parlamento
francese si era pronunciata in modo molto chiaro sul munizionamento
all’uranio impoverito utilizzato dalle forze NATO nei Balcani: ” Sono
stati sparati 10.800 proiettili all’uranio impoverito attorno a
Sarajevo, nella cosiddetta zona d’esclusione” e, quanto alle operazioni
in Kosovo “l’aviazione statunitense lanciò 31.000 proiettili all’uranio
impoverito, soprattutto sul sud del Kosovo”.
“Le armi all’uranio impoverito - dice ancora Falco Accame - che gli
Stati Uniti hanno deciso di usare nel prossimo attacco all’Iraq, possono
considerarsi come ARMI DI DISTRUZIONE DI MASSA, perchè i loro effetti si
prolungano indefinitamente nel tempo sul terreno, così come i recenti
rilievi effettuati dall’UNEP nel territorio della ex Jugoslavia
confermano. Tutti i paesi che hanno ricevuto danni, non solo ecologici,
ma anche relativi a persone (ammalati e morti tra civili e militari,
bambini nati con deformazioni genetiche) dovrebbero sentire la gravità
di quanto sta accadendo. Certamente i militari USA, con le tute spaziali
che indossano, sono protetti dalle radiazioni e non si ripeterà per loro
quanto accaduto ai veterani della guerra del Golfo. Ma il suolo iraqeno
e i civili (e i militari) iraqeni non hanno mezzi per proteggersi”.
Tornando ai nostri 007 e alla “bufala” del Niger, Blair e il suo
ministro degli Esteri, Jack Straw, si sono difesi, insistendo nel dire
che, oltre ai falsi documenti sull’acquisto di uranio da parte
dell’Iraq, avevano però altre “multiple” fonti di informazione.
Ovviamente, “multiple”, ma non identificate e non dettagliate, come
persino la Casa Bianca ha dovuto ammettere…
Maria Lina Veca




