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La Grande Sorella Anagrafe

September 29th, 2005 · Lasciare un commento (No Comments)

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Il mese prossimo, come succede ogni ottobre, il Ministro degli Interni
Palestinese a Gaza inizierà l’emissione delle prime carte d’identità ai
16-enni. Ogni diciaseienne porterà fotografie e documenti alla sua scuola,
che le trasmetterà al Ministero. E come ha fatto ogni anno da quando
l’Autorità Palestinese fu insediata, il Ministero trasmetterà tutte le
informazioni trasmessegli dalle scuole, al Ministero degli Interni di
Israele.

A dispetto del ritiro israeliano dalla Striscia di Gaza, il
Ministero palestinese continuerà a non potere emettere carte d’identità
finchè i funzionari israeliani non abbiano datao il loro benestare a ciascun
nuovo richiedente la carta d’identità.

Sino dalla conquista israeliana dei territori nel 1967, tutti i palestinesi
sono stati registrati presso il Ministero degli Interni israelliano. Questa
situazione è rimasta tale quale nonostante l’insediamento dell’Autorità
Palestinese ed anche dopo il disimpegno da Gaza.

Secondo fonti palestinesi, l’argomento non sarebbe nemmeno stato toccato
durante i discorsi israeliano-palestinesi sul disimpegno, sicché i
palestinesi hanno capito che la prassi sarebbe continuata. In effetti,
l’Ufficio israeliano di Collegamento con l’Autorità Palestinese informò il
Ministro palestinese degli Interni che il trasloco dalla Striscia di Gaza ad
un nuovo indirizzo avrebbe comportato una sospensione di ca. 10 giorni dei
lavori di aggiornamento dell’anagrafe. Una volta riprese le attività -
premesso che le condizioni di sicurezze avessero permesso di riprenderle -
un impiegato palestinese avrebbe dovuto trasportare le scatole contenenti i
documenti relativi a nascite, decessi e matrimoni, all’Ufficio di
Collegamento che aggiornerà gli archivi israeliani caricando i dati sui
computer.

Per quanto riguarda l’emissione di una prima carta d’identità a residenti
nati nei territori (occupati) o il registro delle nascite e dei decessi,
l’aggiornamento dei computer israeliani è una faccenda puramente tecnica.
Ci sono invece, altre materie sulle quali la dipendenza dei palestinesi da
Israele è assoluta. L’Autorità Palestinese, ad esempio, non ha alcun diritto
di attribuire la “cittadinanza” ad un palestinese nato all’estero ma
desideroso di trasferirisi nella Striscia di Gaza o nel West Bank. E non ha
alcuna autorità per rinnovare le carte d’identità alle decine di migliaia di
palestinesi nati nei territori che avessero perso i loro diritti di
residenza in seguito alla politica di Israele di cancellare lo stato di
residente da chiunque si fosse allontanato dai territori per più di tre anni
ininterrotti.

Inoltre, vi sono decine di migliaia di coppie palestinesei di cui uno dei
coniugi è nato all’estero e quindi, non viene considerato residente nei
territori. Ma Israele si riserva la competenza esclusiva di approvare le
“unificazioni familiari” di tali coppie - e negli ultimi cinque anni tali
approvazioni sono state congelate.

Nei territori (palestinesi) vivono 54.000 coppie di cui uno dei coniugi era
entrato legalmente, come turista, con passaporto straniero, nella speranza
di ottenere eventualmente la “cittadinanza” in base agli Accordi di Oslo. Se
costoro venissero fermati ad un qualsiasi punto di blocco, sarebbero
suscettibili di deportazione, prescindendo dal loro status di coniuge e/o
genitore di un residente nei territori (occupati). E questi palestinesi non
possono recarsi all’estero, nemmeno in casi di emergenza, in quanto, una
volta scaduti i loro visti d’ingresso essendo diventati residenti illegali,
Israele non permetterebbe più a loro di rientrare.

L’Autorità Palestinese non può procedere unilateralmente emettendo carte
d’identità a persone senza il previo consenso di Israele perché il controllo
sull’anagrafe palestinese è radicato nel controllo israeliano sui punti di
passaggio ai confini internazionali e sul controllo dei movimenti della
popolazione palestinese all’interno del West Bank; nell’istante che un
soldato israeliano presso un posto di blocco o un punto di passaggio al
confine internazionale controlli una tale carta d’identità, scoprirebbe che
il suo titolare non compare nei computer israeliani per cui la carta non è
valida.

Israele controlla anche ogni cambio d’indirizzo. Secondo gli Accordi di
Oslo, sarebbe sufficiente che i palestinesi segnalassero alle autorità
israeliane un eventuale cambio d’indirizzo e che gli israeliani si
limitassero a registrarlo. Ma in pratica, Israele non approva
automaticamente un trasferimento da Gaza al West Bank o viceversa - cosa che
peraltro non faceva nemmeno prima dell’Intifada - ma dall’inizio
dell’Intifada non ha mai approvato nemmeno un solo cambio d’indirizzo dalla
Striscia di Gaza verso il West Bank. Per questo motivo, migliaia di
residenti di Gaza che attualmente resiedono nel West Bank, sono considerati
residenti clandestini che, se scoperti ad un posto di blocco, rischiano la
deportazione verso la Striscia di Gaza.

I palestinesi non hanno mai considerato l’eventualità di chiedere che
l’anagrafe della popolazione di Gaza venga staccato dai computer di Israele
in seguito al disimpegno, siccome a loro avviso Gaza ed il West Bank sono
due parti di un’unico corpo per cui lo stacco della sola Striscia di Gaza
non avrebbe alcun senso. Ma finché Israele mantenga il suo controllo
sull’anagrafe palestinese, agli occhi dei palestinesi - e probabilmente
anche agli occhi del resto del mondo - l’occupazione israeliana della
Striscia di Gaza continuerà anche dopo il disimpegno.

Amira Hass, Haaretz 28 settembre 2005

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Tags: Economia · Politica