Non passa giorno che non si senta pronunciare la parola «libertà» nella propaganda filamericana e occidentalista. La prima reazione, per chi ha ancora le sinapsi funzionanti tra i neuroni, è quella di storcere il naso e ridicolizzare la pretesa nordamericana di «portare la libertà» come una volgare menzogna propagandistica. Per la prima volta nella vita mi trovo a spezzare una lancia a favore degli Yankees: non certo negando il carattere prettamente propagandistico delle loro affermazioni, bensì sottolineando come tali menzogne nascondano un fondo di verità - che comunque, lo noto finora, è per loro tutt’altro che lusinghiero.
Cercare di dare una definizione canonica del concetto di “libertà” è impresa ardua, nella quale si sono cimentati illustri filosofi e scienziati della politica. Non potrei esser tanto arrogante da pretendere di portare a compimento la missione nello spazio di poche righe ma, facendo di necessità virtù, me la cavo con una definizione-precisazione arbitraria, tanto per avere una base su cui costruire il discorso. Noi pensiamo alla libertà come mancanza di vincoli estrinseci e come possibilità di rapportarsi all’esterno. In termini pratici, è libero chi ha un ragionevole “spazio” - letterale e metaforico - in cui agire; in termini ideali, è libero chi non è costretto a seguire principi o a condurre azioni contrari alla sua propria morale. Facendo riferimento non più all’individuo, ma al collettivo, è libera quella comunità che decide del proprio destino senza imposizioni altrui.
Questa concezione della libertà è però vera per noi Europei ma - ad ennesima dimostrazione dell’inesistenza di un solo “Occidente” - non collide affatto con l’idea che gli Anglosassoni hanno di libertà. Innanzitutto per loro non esiste una distinzione tra libertà individuale e libertà collettiva, per il semplice motivo che nell’ideologia occidentale non esiste la nozione di collettività; questo è soprattutto evidente per gli Yankees, più distanti dagl’influssi europei, per i quali non esiste altra comunità che la chiesa dei fedeli, ed ogni altra parola che abbia la radice “comun-” è considerata blasfema. La concezione puritana, che corrisponde in tutto e per tutto all’ideologia yankee ma nel contempo permea fortemente la mentalità dell’intero mondo anglosassone, considera il genere umano un nugolo di scellerati peccatori, rozzi animali senza dignità né speranza di salvezza, destinati a vivere come bestie e a morire definitivamente colla putrefazione della loro carcassa; ma in questa trista schiera il buon Dio avrebbe scelto - così sostenne Calvino, così credono i puritani - una scarna minoranza di fortunatissimi, destinati a salvarsi per testimoniare della grandezza e bontà del Signore. Manco a dirlo, non si sa per quale motivo, tali predestinati sarebbero concentrati, a parte pochissime eccezioni, tutti in Nordamerica e Israele (il primo e il secondo popolo eletto; naturalmente gli Ebrei sono stati associati al destino dei puritani solo dopo la nascita dell’entità sionista). Cosa significa questo nell’ottica del nostro discorso sulla libertà? Orbene, se l’anima immortale è la conditio sine qua non sussiste l’entità umana come partizione dal creato e, in particolare, dagli esseri viventi tutti, va da sé che solo i predestinati sono uomini a pieno titolo; gli altri rientrano nella sfera animale più che nell’élite cui gli esseri umani da sempre pretendono d’appartenere. Ecco allora che la categoria di libertà, il diritto ad essere libero, è proprio «di tutti gli uomini», ma laddove sono considerabili uomini solo coloro che sono dotati d’anima imperitura, distinti dalle fiere, e cioè i predestinati: come si può leggere nelle Sacre Scritture, Yaweh ai suoi eletti dà il dominio di tutto il mondo (poi la realpolitik fece sì che gli Ebrei antichi s’accontentassero solo di una “terra promessa”), compreso tutto ciò che vi si trova, pertanto anche gli umani “subumani”, gli “uomini-bestie”, i “goyym” - vale a dire coloro che non rispondano positivamente ad almeno uno dei quesiti richiesti per accedere all’élite, cioè essere anglosassone, ebreo, oppure ricchissimo. E sì, perché secondo Calvino i predestinati cominciano a godere della loro fortuna già nel mondo terreno, e Dio dà loro il successo economico. Naturalmente, non è vero che Dio renda i predestinati ricchi, bensì il contrario, e cioè che Calvino abbia fatto dei ricchi i predestinati di modo da compiacerli e supportarli ideologicamente nelle loro mire di potere socio-politico. I puritani credono così fanaticamente ai precetti calvinisti perché essi sono a loro favorevoli: se invece il pensatore francese fosse rimasto fedele all’insegnamento del Cristo secondo cui «è più facile per un cammello passare entro la cruna di un ago, che per un ricco entrare nel Regno dei Cieli», essi lo bollerebbero come “comunista” e si sarebbero già trovati un più compiacente ideologo per le proprie mire egemoniche. Emblematico dell’ipocrisia calvinista è che essi, non solo hanno legittimato moralmente la propria ricchezza, ma persino si sono premurati di legittimare anche l’avida corsa al continuo incrementare tale ricchezza! Infatti, sempre nella concezione calvinista-puritana (i puritani possono intendersi come i calvinisti più “duri e puri”), il ricco-predestinato ha non solo il diritto, ma quasi il dovere, di «edificare il Regno di Dio in Terra», cioè di estendere all’infinito il predominio economico-politico della sua casta. Ecco allora che il senso di “libertà” nella concezione puritana si restringe fortemente al diritto dei soli predestinati di poter agire secondo i propri interessi, poiché questi, testimoniando del favore divino e contribuendo a erigerne il Regno terrestre, sono sacrosanti. Sarà allora libera quella società, o quel paese, laddove ad ogni predestinato sia consentito di palesarsi come tale arricchendosi più degli altri (ecco perché il socialismo per loro è “Impero del Male”), anche a scapito degli altri (c’è forse un altro modo per arricchirsi?) poiché quegli altri non sono uomini ma bestie, che Dio ha messo in mano agli Eletti perché possano servirsene nel raggiungimento dei loro “sacri” obiettivi. Non importa che l’Italia abbia sul proprio territorio una miriade di basi militari straniere, poiché essa è libera - secondo loro - in quanto è permesso a quei pochissimi cattolici degni di salvezza (cioè gli iscritti all’Opus Dei) di palesare la propria predestinazione e contribuire all’edificazione del Regno di Dio. Insomma, 56 milioni di persone contano meno di nulla, poiché nel nostro paese gli Agnelli e pochi altri godono dello status di “esseri umani a pieno titolo”, e la libertà di questi pochissimi soli va tutelata. In nome di Dio, naturalmente. Anche se verrebbe da chiedersi che cosa possano servire le Ferrari nel Regno di Dio…
Il caso dell’Iraq è ancora più eclatante, poiché gli indigeni sono contemporaneamente musulmani e socialisti, pertanto irrimediabilmente dannati - a parte una ristrettissima élite che qui è ancora più piccola di quella italiana (del resto non credo possano esservi musulmani predestinati, secondo i calvinisti). Qui la libertà da tutelare non è più quella dei pochi eletti autoctoni, bensì la libertà dei predestinati nordamericani di sfruttare a proprio piacimento le terre e gli animali (compresi gli Iracheni…) colà presenti. Ecco allora che gli Iracheni possono anche essere sterminati, purché non intralcino i piani “divini” degli Yankees, sempre sorretti dal “Dio degli Eserciti”. Rivediamo chiaramente l’ideologia sionista del “popolo eletto” che si riprende la “terra promessa”, a dispetto di chi su quella terra viveva da innumerevoli generazioni: in quanto “goyym”, “maiali” secondo il Talmud, essi possono essere tranquillamente sgozzati, sempre col beneplacito di Yaweh, fin tanto che non saranno più una minaccia per Israele.
Penetrati nell’ottica calvinista, possiamo ora renderci conto di cosa sia questa “edificazione del Regno di Dio in Terra”. Prima di tutto, il governo dei predestinati, e quindi il dominio mondiale degli USA, appoggiati dai pochi eletti nati fuori dai confini statunitensi, e dagli eletti “originali”, gli Ebrei. D’altro canto, se i ricchi sono i predestinati ed hanno ogni diritto d’essere sempre più tali, il Regno di Dio puritano è anche la globalizzazione, il libero mercato planetario. In questo Regno i pochi predestinati avranno piena libertà d’azione, poiché le masse saranno loro completamente asservite come pedine atte a rappresentare la gloria di Dio sul nostro pianeta. Scommetto che non vedete l’ora…
Daniele Scalea
Fonte: Rinascita. Quotidiano di liberazione nazionale, marzo 2005.





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