Il Comando Generale della Resistenza Irachena
In nome di Dio il più Clemente e Misericordioso
“Se Dio desidera darti la vittoria, non vi sarà alcuno che possa trionfare su di te”
Dio è fedele alle Sue parole
Figli e figlie del nostro Popolo iracheno resistente!
Figli e figlie della nostra gloriosa Nazione Araba!
Eroi della Resistenza!
L’aggressivo nemico statunitense ha nuovamente sfidato la propria cattiva sorte con i dignitosi resistenti, gli audaci uomini usi alle più ardue missioni; ma questa volta è stata la resistenza, grazie alle sue scelte strategiche, ad attirare il nemico in combattimento in aree e luoghi ad esso ignoti, riducendolo ancora a leccarsi le ferite con in bocca l’amaro sapore della sconfitta.
La scelta è in tale occasione caduta su d’una regione della sacra terra d’Iraq che, in passato, ha inflitto al nemico ferite ancor oggi aperte, e in più occasione dall’aprile 2003: questa è la regione di Al Qaem. Non è nostra intenzione menzionare qui le grandi qualità professionali e tattiche di tali battaglie, che stupirono il nemico e lasciarono nei cuori delle sue truppe debellate indelebili ferite.
Primo: Sono state diffuse al nemico informazioni, secondo le quali gruppi di resistenti armati stazionavano nelle regioni della vecchia città di Obeidy, e nelle aree abitate di Alobiedy, Al Karabila e Albu Hardan, situate sulla riva destra del fiume Eufrate, e nelle regioni di Al Rumana e Abu Hardan, sul lato sinistro del fiume.
Secondo: Il nemico ha lanciato un ampio attacco contro tutte queste regioni, e gettato un ponte sul fiume Eufrate nella regione di Al Obeidy, di modo da prevenire infiltrazioni di combattenti e garantire il collegamento tra le due rive del fiume.
Terzo: Durante la costruzione del ponte, s’è combattuta una feroce battaglia durata oltre sette ore e costata perdite importanti al nemico. Le più evidenti sono la distruzione di quattro veicoli corazzati, con l’uccisione di tutti gli occupanti, e di altri quindici soldati statunitensi eliminati prima che la costruzione del ponte fosse portata a termine.
Quarto: Il nemico è stato attirato nella regione di Al Rumana, campo di battaglia designato dalla resistenza, dov’è infuriata una dura battaglia che ha visto la distruzione di tre veicoli nemici, con la morte dei rispettivi equipaggi, e l’uccisione di diversi altri soldati. Il nemico ha tentato di evacuare i feriti con l’ausilio di trattori agricoli, ma i figli del Grande Iraq non lo hanno permesso loro, costringendolo a una ritirata completa, abbandonando alle proprie spalle l’equipaggiamento umiliato e degradato, ancora in fiamme.
Quinto: Per ribadire il suo odio e la sua arroganza, e per vendicare le perdite patite durante il fallimentare confronto cogli eroi della resistenza, il nemico ha cominciato ad assaltare case e altri edifici civili nella regione di Al Obeidy, con la distruzione di venti abitazioni e il massacro di diversi civili inermi.
Sesto: Il nemico ha tentato un lancio notturno di paracadutisti nella regione di Al Buhardan, non lontana da quella di al-Rumana, costringendo la popolazione civili ad abbandonare le proprie case. Mentre essi lasciavano le abitazioni, i sicari nemici hanno aperto il fuoco su di loro, assassinando più di 150 persone, incluso un gran numero di vecchi, donne e bambini. Il nemico ha inoltre proceduto alla distruzione di molte abitazioni, per rifarsi delle terribili perdite e dell’orribile sconfitta patite di fronte ai nostri eroi resistenti.
Settimo: Il nemico ha preso di mira con l’armamento pesante, i vicini abitanti della regione del Karabila, distruggendo otto case e molti negozi, oltre a quattro macchine civili. Gl’intrepidi e fieri uomini della resistenza hanno affrontato il nemico, avviando una battaglia che gli ha inflitto altre gravi perdite, tra le quali tre veicoli corazzati e i rispettivi equipaggi, e tre elicotteri abbattuti due al confine tra le regioni del Karabila e di Saa’da, uno nella regione di Rumyia; al momento, i relitti dei tre aviomezzi possono ancora osservarsi sulla riva opposta del fiume, a testimonianza della sconfitta nemica.
Ottavo: Le formazioni dell’eroica resistenza, dopo aver inflitto al nemico grandi perdite materiali e umane, e dopo aver raggiunto tutti i loro obiettivi, grazie al Signore onnipotente, si sono silenziosamente mosse sul nemico per cessare le rappresaglie sui civili, emblematiche dell’odio e dell’impotenza di fronte ai Mujahidin, già osservate in luoghi come Fallujah, Samarra, Mosul e Tall Afar.
Dignitosi Iracheni!
Onorabili Iracheni!
Le battaglie di al-Qaem e la grande chiara vittoria irachena da essa ottenuta, sono un’altra prova del fatto che l’iniziativa è e sarà sempre in pugno alla Resistenza irachena, come mostrano anche le quotidiane operazioni di martirio dei figli del nostro Popolo iracheno, da nord a sud, da est a ovest; e una prova del fatto che l’Iraq sarà sempre una fortezza invincibile per gli usurpatori, e che quanto il criminale Bush ha fatto per piegare la nostra patria sacra, ha aperto per gl’invasori i cancelli dell’inferno, che ingoierà tutte le loro armate di sicari e i loro mercenari, senza eccezione alcuna, se non per quelli che abbandoneranno il suolo d’Iraq per sempre.
La nostra dirigenza nazionale, attraverso la persona del Presidente Mujahid Saddam Hussein, Comandante Generale delle Forze Armate - possa Iddio liberarlo dalla prigionia - mise in guardia l’amministrazione statunitense dal commettere la pazzia di aggredire l’Iraq; ma l’arroganza e l’incoscienza del Presidente George Bush jr. si sentirono più della voce della ragione, ed egli non ascoltò gli avvertimenti, cosicché è giunto il giorno promesso, nel quale le sue truppe vanno al suicidio contro le care mura di Bagdad, e in ogni metro della nostra amata e sacra terra.
In questa solenne occasione, noi ci appelliamo ancora all’amministrazione statunitense perché ritorni sui propri passi, di modo da salvare quanto resta delle sue forze, ritirandolo velocemente dall’Iraq. Oggi gli Iracheni non hanno altra scelta che il Jihad, per difendere il loro onore, la loro terra, la loro dignità, i loro sacrosanti valori e i loro incliti santuari. Gli Iracheni continueranno a dare sacrifici finché non sorgerà il vessillo d’una chiara vittoria, che possa innalzarsi nei cieli della nostra patria diletta.
Noi non abbandoneremo le armi finché anche l’ultimo soldato straniero non sarà stato respinto, vivo o morto. Nel frattempo gli Statunitensi e i loro fantocci hanno ancora molte possibilità per salvare una parte del loro onore, sempre che ancora ne abbiano uno. Essi debbono accettare di andarsene, di liberare tutti i detenuti, di ripagare il Popolo iracheno per tutti i danni e le perdite da esso subiti a causa dell’iniquo embargo, dell’aggressione patita e dell’occupazione del loro paese, e di riabilitare l’eroico Esercito iracheno e gli eroici servizi di sicurezza, e di smantellare le milizie fantocce e accettare tutte le altre richieste della Nazione.
Questa sarebbe la miglior scelta possibile da parte dell’amministrazione Bush, s’essa desidera mostrare una qualche credibilità in patria e nel mondo; altrimenti, gli Statunitensi e i loro alleati non avranno dagli Iracheni altro che baionette, proiettili, e cuori e menti rivolti al martirio per il bene della patria e di Dio, fino al conseguimento dell’imminente vittoria.
Lunga vita al Grande Iraq, patria di tutti i Mujahidin anelanti libertà e dignità!
Lunga vita all’eroica Resistenza irachena, la lunga mano della giustizia del nostro paziente popolo resistente!
Lunga vita al simbolo di tutti i Mujahidin, il padre dei Martiri e la guida dell’eroica Resistenza!
Lunga vita alla Palestina libera e redenta dal fiume al mare!
Dio è grande!
Dio è grande!
Dio è grande!
Riscatto per la Nazione Araba!
Il Comando Generale della Resistenza irachena - 16 maggio 2005
Inviato da Abu Assur, Direttore della versione francese di Al-Moharer. Traduzione italiana di Daniele Scalea





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