di Dagoberto Husayn Bellucci
La situazione libanese resta drammaticamente incerta. Ombre minacciose sembrano riaffacciarsi sulla scena politica nazionale dopo la pausa estiva. La delegazione libanese, in partenza per New York, con il Presidente della Repubblica (il cristiano maronita filo-siriano Emile Lahoud) e il Presidente del Parlamento (Nabih Berri, sciita di Amal), si e’ vista rifiutare l’invito al pranzo di gala dato dalla Casa Bianca in onore delle delegazioni straniere presenti.
Un ennesimo sgarro che influirà sui rapporti futuri Usa-Libano. Il leader maronita, generale Michel Aoun, ha dichiarato che il Presidente Lahoud avrebbe fatto bene a non partecipare alla riunione Onu ribadendo che la sua posizione non è attualmente in discussione.
Dopo gli arresti eccellenti delle scorse settimane (4 generali delle Ff.Aa. e dei Servizi di Sicurezza e sei politici vicini alla Presidenza della Repubblica e appartenenti ai partiti pro-siriani), gli Stati Uniti continuano a premere per la completa applicazione della risoluzione Onu 1559 (richiedendo il disarmo della Resistenza Islamica). Il governo libanese, presieduto da Fouad Siniora, ha già replicato dichiarando inaccettabile ogni genere di intromissione straniera (nel nuovo esecutivo ha trovato posto anche Hezbollah, che si è aggiudicato un Ministero, quello dell’Energia, e alcuni sottosegretariati).
Il leader del movimento sciita, Hassan Nasrallah, ha ribadito che “chi tocca la Resistenza muore!”, così come hanno sottolineato anche il presidente del movimento sciita Amal , Nabih Berri, e il leader druso Walid Jumblatt, vicini ad Hezballoh in questi ultimi mesi di concitate discussioni e di attentati.
La scorsa settimana, dopo mesi di ‘nicchia’, l’opposizione cristiano-maronita ha richiesto per la prima volta al Governo Siniora di trovare una “soluzione” per il disarmo della Resistenza Islamica. Al coro partitico delle fazioni maronite si è aggiunta anche la voce, potente, delle gerarchie ecclesiastiche, in particolare quella di Mons. Nasrallah Boutrous Sfeir.
La Resistenza Islamica rimane dunque al centro dei giochi politici interni ed internazionali di quelle forze della destabilizzazione che vorrebbero risprofondare il paese dei cedri in una nuova guerra civile. E l’Entità Sionista, unitamente al suo alleato americano, sembra pronta a soffiare sul fuoco per riaccendere vecchi rancori e alimentare nuove tensioni tra le diverse comunità etniche e confessionali. La polveriera libanese rimane un incognita… chi accenderà la miccia?
Un monito, ed anche un ‘avvertimento’ per tutti, sono i dodicimila kathiusha puntati dalla Resistenza Islamica contro il nemico sionista di cui ha parlato – durante la riunione del 25 maggio scorso in occasione del quinto anniversario della liberazione del sud – Hassan Nasrallah. Sarà sufficiente quest’assetto difensivo di Hezbollah a scongiurare il peggio? I nemici della coabitazione pacifica e gli strateghi del Nuovo disOrdine Mondiale continueranno con le loro alchimie geopolitiche a premere ai ‘fianchi’ la Resistenza e Hezballoh. Strategie e ‘giochi di guerra’ che il Libano vuole respingere come provocazioni e follie. I nemici della pace e del dialogo tra i popoli vogliono arrivare a quello scontro tra le civiltà prefigurato da Samuel Huntington nel suo volume di analisi politica che raccoglieva un decennio or sono una serie di articoli scritti per l’organo del C.F.R.: utopie pericolose, lucide follie o strategie di guerra?
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