Una grande inchiesta a livello nazionale sulla condizione dei lavoratori dei call center è quella che svolta da Rifondazione Comunista e che verrà presentata ufficialmente a fine luglio, in un convegno a cui saranno invitati tutti i partiti.
I dati più salienti di questa inchiesta sono: circa 600.000 gli addetti a questo settore, con un’età media di 31 anni; il 45,1% fino a 29 anni, il 37,8% tra i 30 e i 39 anni, il 17,1% supera i 40 anni. Il 75% degli operatori è costituito da donne, il 25% sono uomini.
Il 46% degli operatori ha un contratto a tempo indeterminato, il 16% è a termine mentre il 38% ha un rapporto di lavoro parasubordinato (contratti a progetto, artigiani, soci cooperative). Il 56,1% di chi lavora a termine vorrebbe passare a tempo indeterminato (ma il 32% ritiene che sia impossibile) mentre solo il 15,5% non ha interesse a un posto fisso.
Il 45,9% ha uno stipendio fisso mentre il 33,1% viene pagato in base ai risultati raggiunti, il 21% è pagato ad ore. Il 41,8% di questi lavoratori vive con i genitori, il 40,6% è sposato o convivente, il 5,2% con amici e il 12,4% vive da solo.
Secondo Rifondazione Comunista il settore dei call center è quello che ha visto la più massiccia ed esasperata applicazione delle leggi Treu e Biagi che hanno precarizzato il rapporto di lavoro e chiede al centro sinistra di farsi carico, anche nel proprio programma elettorale, del superamento dell’attuale legislazione.
A questo proposito anche l’organizzazione sindacale Flmu-Tlc ha chiesto ai parlamentari in occasione delle prossime elezioni politiche di sottoscrivere il suo appello per la revisione dell’attuale legge Biagi sulla cessione dei rami d’azienda che ha giustificato le numerose esternalizzazioni operate negli ultimi anni nel gruppo Telecom Italia, nonché quella recente di H3G che ha scorporato la rete insieme al personale.
Pier Luigi Tolardo
zeusnews.it





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