La sua prima reazione, dopo gli attacchi dell’11 settembre 2001 alle Torri gemelle di New York e al Pentagono, è stata una sola: attaccare l’Iraq. Gli Usa, aveva enunciato allora Paul D. Wolfowitz, vice segretario alla difesa nell’ancora nuova amministrazione Bush, non devono limitarsi a dare la caccia a singoli terroristi, devono «mettere fine agli stati che sponsorizzano il terrorismo». 61 anni, figlio di un emigrato polacco la cui famiglia è perita nell’Olocausto, Wolfowitz ha cominciato la sua carriera nell’amministrazione Reagan. E’ stato ambasciatore in Indonesia, poi sottosegretario alla difesa con Bush padre, sotto Dick Cheney (1989-’93). E’ membro del Project for New American Century e dell’Institute for Foreign relations. Uno dei principali teorici neo-cons, Wolfowitz è stato il vero architetto ideologico dell’invasione in Iraq, costruita con l’esagerazione delle armi di distruzione di massa e la frottola che i soldati americani sarebbero stati accolti come liberatori; ha sponsorizzato Ahmad Chalabi, ha sostenuto che non sarebbe stato necessario un grande esercito di terra e che la ricostruzione si sarebbe ripagata da sola: l’avventura irachena è già costata oltre 200 miliardi di dollari e il petrolio ne ha dati meno di 30.
c/
singolare qualunque





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