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“Revisionismo” interessato

February 21st, 2005 · Lasciare un commento (No Comments)

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Dopo il successo editoriale di Pansa con il “Sangue dei vinti”, tanto più clamoroso perché l’opera di revisione storica arrivava da un autore dichiaratamente di “sinistra”, furibonde polemiche ha ora suscitato la giornata dedicata ai martiri delle foibe, corroborata perdipiù da un film tv proiettato dalla RAI. Se appare legittima la soddisfazione di coloro che hanno sofferto, non solo per le persecuzioni subite ma anche per l’oblio che tanto a lungo ha contrassegnato queste tragiche vicende, lo stesso non può dirsi per chi è in grado di cogliere il reale scopo di questa manovra. Due sono infatti gli obiettivi del condizionamento massmediatico: la condanna senza appello di qualsiasi alternativa di carattere politico-culturale al totalitarismo “liberaldemocratico”, la creazione di un consenso “patriottico” bipolare sull’appartenenza della nostra nazione al sistema di valori occidentale. Così, dopo un sessantennio di criminalizzazione delle idee e delle vicende storiche dei fascismi europei, dopo il 1989 si è scatenata una gara forsennata nella denuncia dei crimini del comunismo, prima circoscritta alla sola epoca stalinista(1) poi sempre più allargatasi a tutta l’esperienza dei movimenti marxisti.

Comprensibile, perché quest’operazione di condanna tout court delle ideologie novecentesche, risente dell’urgenza di spostare l’attenzione del grande pubblico dagli orrori che quotidianamente vengono commessi in nome dell’esportazione della democrazia e del libero mercato. Nella vicenda delle foibe assistiamo perciò a un rimpallo continuo sulle reciproche responsabilità da parte degli “eredi politici” di quei tragici avvenimenti, senza il minimo tentativo di contestualizzazione storica e a vantaggio del progetto nazional-massonico la cui cabina di regia si trova al Quirinale.

Costoro dimenticano per esempio non solo l’appoggio anglo-americano ai protagonisti di determinati accadimenti(2) e le loro responsabilità oggettive in crimini addirittura più gravi, ma si castrano anche la possibilità di poter intervenire con un’azione credibile su una realtà sociale italiana ormai in via di decomposizione, in quanto privi degli indispensabili strumenti di critica e analisi culturale. Addirittura rifugiandosi, nei casi più inquietanti, in una sorta di esaltazione acritica del tempo che fu - quasi a voler esorcizzare in questo modo le miserie del presente - essi contribuiscono a ricreare l’eterna contrapposizione destra- sinistra così sterile e funesta nella nostra storia. Una volta reso omaggio alla verità storica, si costruisca invece una moderna alternativa politica all’incubo prodotto dal mondialismo, oppure si entri nel carrozzone dell’ “Italietta dello yes” al servizio del padrone yankee, senza utilizzare più gli avvenimenti del passato per bassi fini elettorali. Note 1) Il periodo del regime di Stalin è stato in Italia criminalizzato anche dalla sinistra americana in tempi non sospetti e per vari motivi. La vittoria sovietica nella seconda guerra mondiale fu costruita sul mito della “grande guerra patriottica” e non su quello dell’internazionalismo, così anche dopo il 1945 in URSS continuarono a prevalere i caratteri nazionali russi e una visione imperiale, a scapito delle parole d’ordine proprie del marxismo. Stalin, non solo ridimensionò fortemente i quadri cosmopoliti della prima dirigenza bolscevica ma cercò anche di sottrarre la Banca centrale sovietica dall’influenza dei banchieri di Wall Street. 2) Raramente vengono ricordati l’appoggio decisivo della Gran Bretagna a Tito e le responsabilità della polizia inglese nella repressione delle proteste italiane per Trieste. Allo stesso tempo è completamente censurata la logica geopolitica delle grandi potenze occidentali che favorirono la creazione della Jugoslavia, sfruttando l’idealismo risorgimentale serbo e l’opportunismo di croati e sloveni timorosi di perdere le terre di confine a favore dell’Italia. Salutando la nascita del nuovo Stato jugoslavo, che impediva a Germania e Russia l’avanzata verso il Medio Oriente e il Mediterraneo, la Loggia del Grande Oriente di Parigi nel 1917 (in piena prima guerra mondiale) utilizzò le seguenti parole: “Baluardo di civiltà contro l’espansionismo della cultura pangermanica”, cfr. Kalajic, “Serbia trincea d’Europa”, Parma 1999, p. 37. Quanto ai crimini dell’Occidente, basterebbe ricordare ad esempio il genocidio dei pellerossa americani, l’uccisione di oltre un milione d’irlandesi ad opera dei britannici che impedirono in periodo di carestia l’importazione della patata, l’utilizzo per la prima volta nella storia di armi nucleari su un Giappone ormai sconfitto.

Utilizzando gli stessi parametri adottati nel “Libro nero del comunismo”, quindi caricando sulle spalle del capitalismo i milioni di morti dovuti al traffico di schiavi o a quello della droga, la cifra di 100 milioni di vittime attribuite al marxismo realizzato rischia al confronto di essere poca cosa (anche se non lo fu).

Stefano Vernole

Rinascita, 18 febbraio 2005

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Tags: Economia · Storia

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