Non esistono precedenti di un’organizzazione come l’ONU che accusi direttamente le famiglie dei leader politici di un Paese, di essere responsabili di un omicidio accaduto in un altro Paese. Nel febbraio di quest’anno, l’ex primo ministro libanese Rafik Hariri è stato assassinato a Beirut in un attentato brutale in cui sono morte altre 20 persone. Il 12 ottobre è stato reso pubblico il suicidio di Gazi Kanaan, ministro dell’Interno siriano.
Finalmente, lo scorso venerdì è stato pubblicato il dossier dell’ONU sull’omicidio dell’ex primo ministro libanese, Rafik Hariri, che coinvolge anche il figlio e il cognato del presidente siriano, Bashar El Assad. Parafrasando un antico aforisma, l’assassinio del primo ministro libanese non è stato solamente un crimine, ma un vero e proprio errore. Inanzitutto, esso ha suscitato una reazione di indignazione internazionale nello stesso Libano, che ha favorito il ritiro dell’armata siriana e l’appello alla rivoluzione dei cedri, riducendo di molto l’influenza di Damasco nella vita politica di Beirut. Il dramma siro-libanese ricorda per certi versi la fine dell’autocrazia di Ferdinand Marcos nelle Filippine. L’assassinio nell’agosto del 1983 di uno dei principali leader dell’ooposizione, Benigno Aquino, nell’aeroporto di Manila quando stava per ritornare dall’esilio, è stato l’inizio della fine del regime di Marcos. La Siria si trova in realtà in un’altra parte del mondo piuttosto calda, soprattutto da quando il Paese non gode di molti appoggi internazionali. Gli Stati Uniti stanno già organizzando una riunione del Consiglio di sicurezza dell’ONU per decidere sul da farsi.
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Siria nel mirino
October 30th, 2005 · Lasciare un commento (No Comments)
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