di Achille Biele
Ritrovarsi, a distanza di oltre 30 anni dagli avvenimenti che hanno segnato la tua giovinezza e la tua vita, con chi con te ha condiviso scelte e patimenti, può sembrare in qualche modo esaltante, ma forse anche un po’ patetico.
Esaltante: perché il ricordo delle gesta passate, del “cameratismo” virile e della repressione vissuta sulla propria pelle ci rammentano che, in fin dei conti, siamo stati uomini privilegiati, in qualsiasi modo si siano concluse o si concluderanno le nostre vite.
Patetico: perché a distanza di tanti lustri – e sebbene le nostre intuizioni politiche diventino di giorno in giorno più attuali – dobbiamo invece registrare continui insuccessi personali e di “gruppo”, vedendoci scavalcati sempre da coloro che nulla mai hanno rischiato nella vita e che invece svendono il patrimonio di idee e di sangue da noi lasciato.
Che senso ha commemorare Walter Spedicato, indicarlo come esempio di militanza, se poi proprio noi – che meglio lo conoscemmo, che fummo simili a lui, che rischiammo come lui, che in qualche modo abbiamo “bruciato” il nostro futuro come lui – non riusciamo ancora oggi a rinforzare i nostri cuori, rinserrare le fila e portare a termine la battaglia?
Walter non c’è più. E forse proprio per questo è più fortunato di noi. È morto sapendo di battersi ancora in ciò che credeva. Noi, invece, continuiamo a vivere nel ricordo di una stagione eroica. Siamo stati avanguardia di popolo ed è giusto esserne fieri. Ma, proprio perché ci è toccato in sorte tale coscienza politica, tale opportunità storica, possiamo essere ancora fieri della deriva a cui siamo giunti?
Per quello che mi riguarda, non parteciperò mai più ad una manifestazione di ipocrita commemorazione. Spero, invece, di tornare un giorno – il prima possibile mi auguro – sulle trincee, vittoriose o meno che siano, della lotta di popolo, dove sicuramente saremo ancora fianco a fianco a Walter, a Enzo Maria, a Leucio e ai tanti compagni di lotta che oggi non ci sono più, proprio perché è la lotta che langue.
Novoli, 10 giugno 2006




2 responses so far ↓
1 rebelz // Jun 16, 2006 at 6:13 pm
Salve Achille…
quanti ragazzi ha visto nella saletta della cultura, attenti ad ogni singola parola di chi ha fatto la nostra storia durante quegli anni di “lotta di popolo”? Tanti …quasi la metà dei presenti ed io sono uno di quei ragazzi, rappresentando il pensiero di tutti i giovani e non, che ha in mente ogni singola parola di sabato sera, una serata importante…non certo ipocrita come afferma lei!
Durante la serata commemorativa si è stati attentissimi ad affermare come il ricordo storico non possa viaggiare solo per inseguire una meta ambita, ma debba essere accompagnato dall’azione! E lo stesso vale per l’azione… senza ricordo non avrebbe senso e senza la commemorazione di un camerata, senza il ricordo delle sue gesta, senza un brindisi ed un PRESENTE da gridare accanto ad un nome…noi giovani avremmo tanta forza in meno rispetto a quella grande passione e voglia che serate tipo sabato sera ci fanno nascere dentro!
Posso capire come l’azione che ritiene latitante nei suoi pari età sia l’elemento di maggior interesse per lei…. bhè forse perchè manca ciò che “noi ragazzi” dopo 30 anni siamo riusciti ad organizzare, cioè una serata commemorativa nella terra natia di Walter, perchè noi, non avendolo conosciuto, dobbiamo nutrire la nostra cultura, la nostra voglia di azione ricreando nella nostra mente la figura di una persona che ha dato la vita per la sua lotta!
Accetto la sua personale opinione… noi giovani a commemorazioni del genere saremo sempre presenti per il semplice fatto che:
“rinforzare i cuori, rinserrare le fila e portare a termine l battaglia” come dice lei…. ora tocca a noi che non riteniamo ipocriti certi ricordi!
2 achille // Jun 22, 2006 at 1:06 pm
Caro rebelz,
comprendo il tuo disappunto alle mie argomentazioni, che -ci tengo a precisarlo- non erano rivolte ai giovani presenti alla commemorazione di Walter né a quanti si adoperano nel tener viva l’idea. Le mie critiche -tra l’altro non destinate alla circolazione in rete- sono rivolte esclusivamente alla mia generazione, a coloro che con Walter condivisero momenti di lotta e di dura repressione. Sono loro -e, chissà, forse anche io?- ad aver smarrito la via maestra della lotta di popolo. Ad essi chiedo di non essere ipocriti e di riprendere l’azione, magari al fianco di quei giovani compagni di lotta che erano presenti a Novoli e ai quali va la mia incondizionata simpatia.
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