Roma, 4 gen. – (Adnkronos) – Donatella Colasanti, sopravvissuta alla strage del Circeo, è morta a Roma dopo una lunga malattia, a meno di due mesi dal suo ultimo appello a che fosse fatta giustizia dopo una battaglia durata 30 anni.
E’ il 30 settembre 1975 quando in una villa del Circeo Gianni Guido, 19 anni, Angelo Izzo, 20 anni, e Andrea Ghira, 22 anni, picchiano, violentano e annegano una studentessa di 19 anni, Rosaria Lopez, e riducono in fin di vita una sua amica di appena 17 anni, Donatella Colasanti, che riesce a salvarsi solo facendosi credere morta dai tre massacratori. Proprio credendola morta, infatti, Izzo, Guido e Ghira la chiudono con la Lopez nel bagagliaio della loro auto, una Fiat 127.
Sarà la Colasanti a raccontare i dettagli di quelle 36 ore di terrore. Sono le 19,30 quando Angelo Izzo, Gianni Guido e Andrea Ghira dicono alle ragazze che le avrebbero addormentate per poi riportarle a Roma. I tre massacratori preparano due siringhe con del liquido rosso. Poi Rosaria e Donatella vengono separate, la Lopez viene poi portata da Izzo e Guido al piano di sopra, mentre la Colasanti resta al piano terra con Ghira.
Quando si accorgono che le iniezioni non fanno effetto, la situazione precipita. La Colasanti sente l’acqua scorrere nel bagno del piano di sopra, dove Izzo resta con la Lopez mentre Guido e Ghira si alternano per aiutarlo. Poi, atterrita, sente le grida della ragazza, a tratti interrotte come se le stessero infilando la testa nell’acqua. Qualche minuto di urla, poi il silenzio. Per Rosaria Lopez è la fine. I suoi assassini passano a colpire l’amica.
Quando scendono dal piano superiore e si rendono conto che anche sulla Colasanti l’iniezione non ha avuto effetto, i tre cominciano a colpirla alla testa con il calcio della pistola, poi la prendono a pugni e le legano un laccio attorno al collo. La trascinano nuda per tutta la casa. La Colasanti sviene. Quando si riprende sente qualcuno dire: ”Questa qui non vuole morire”.
A questo punto, disperata, la ragazza capisce che la sola cosa da fare per salvarsi è fingersi morta. Alle 21 Guido, Izzo e Ghira avvolgono in teli di plastica quelli che ritengono essere due cadaveri e li caricano nel portabagagli della Fiat 127. Poi, tornano a Roma. Alle 23.30, parcheggiano la macchina in Via Pola e vanno in pizzeria. Poi, alle 2.50 una donna che abita in un appartamento del palazzo davanti al quale è ferma la Fiat 127 bianca sente i pugni e i lamenti della Colasanti.
Alle tre arrivano i Carabinieri e si trovano davanti Donatella Colasanti, livida e insanguinata. Accanto a lei il corpo della Lopez. Angelo Izzo e Gianni Guido vengono fermati e arrestati quella notte stessa. Processati e condannati all’ergastolo. Andrea Ghira, invece, fa sparire subito le sue tracce rimanendo latitante fino alla sua morte.
Il capitolo oscuro della strage del Circeo si riapre per ben due volte nel corso del 2005. E’ il 30 aprile dello scorso anno quando due corpi vengono trovati parzialmente sepolti all’interno del giardino di una villetta a Campobasso. Si tratta dei cadaveri di madre e figlia, Maria Carmela Limucciano e Valentina Maiorano, rispettivamente moglie e figlia di Giovanni Maiorano, esponente della Sacra Corona Unita. Ad ucciderle è stato Angelo Izzo, divenuto amico del boss in carcere a Palermo. Se ne era conquistato la fiducia e, non appena ottenuto dai giudici il permesso di uscire dal carcere, le ha uccise. La polemica sul permesso concesso al massacratore del Circeo infiamma i tribunali. Al punto che il ministro della Giustizia Roberto Castelli avvia un’indagine sul caso.
Passano alcuni mesi, e la strage del Circeo torna ad essere di attualità. E’ il 29 ottobre quando gli investigatori della polizia danno la svolta conclusiva alle indagini su Andrea Ghira, intercettando le conversazioni dei suoi familiari. Così’ si scopre che, in realtà, il caporalmaggiore Massimo Testa, alias di Andrea Ghira è morto per overdose undici anni prima in Spagna ed è sepolto nell’enclave spagnola di Melilla.
Quindici giorni dopo una delegazione della polizia scientifica accerterà che i resti di Testa appartengono proprio ad Andrea Ghira. E’ il 26 novembre quando il test del dna dà il risultato definitivo. In quello stesso giorno Donatella Colasanti si fa avanti con l’ultima azione legale nei confronti del suo aguzzino, chiedendo alla sua famiglia un risarcimento dei danni che il suo avvocato quantifica subito in un milione di euro.



