Dopo che i media ci hanno commosso per la visione dei poveri coloni ebrei
scacciati dalle loro case, dei loro rabbini maledicenti, dei loro bambini
piangenti e delle loro donne cantanti come avviate al nuovo olocausto; dopo
che ci hanno esortato ad ammirare l’umanità, la delicatezza e la
sopportazione dei giovanissimi soldati d’Israele mandati per dovere a
completare la durissima bisogna dell’evizione dei “coloni” sacri; dopo che
ci hanno spiegato in lungo e in largo che “ebrei non cacciano ebrei” (gli
ebrei hanno il sacro diritto di cacciare arabi); dopo tutta questa emozione
diffusa da 900 telecamere nel mondo, chi avrà il coraggio di ripetere, col
Guardian di Londra, che è stata tutta una “cinica sceneggiata”? (1).
Ci vuole un bel coraggio.
Si tratta sicuramente dell’ “antisemitismo in crescita” contro cui il Papa
ha invitato alla “vigilanza” (2).
E’ antisemitismo ricordare che mentre, fra lacrime e telecamere, i soldati
di Sharon sgomberavano 8500 fanatici rabbinici a Gaza (che rappresenta solo
il 2% della Palestina storica), nella più importante Cisgiordania i nuovi
insediamenti ebraici sono aumentati dell’83 % nei soli primi tre mesi del
2005?
E che 16 nuovi posti di blocco permanenti, con torrette armate (forma
simbolica del grande lager di “Terrasanta”), impediscono all’80 % della
popolazione palestinese ogni vero movimento?
Perchè a questo punta Sharon con il suo ritiro unilaterale da Gaza: tenersi
per sempre, e con pugno di ferro, la Cisgiordania, rifiutando ogni negoziato
internazionale con la scusa che il perseguitato popolo ebreo ha già fatto un
estremo “sacrificio”.
Ha ritirato da Gaza solo il 2 % dei coloni che occupano da 38 anni terre non
loro, in arrogante violazione della Quarta convenzione di Ginevra.
Ciascuna delle famiglie dei “sacrificati” è stata compensata con 400 mila
dollari per aver dovuto abbandonare la casa (da loro mai pagata); cifra per
cui Israele già batte cassa in USA.
Alla fine, sarà il contribuente americano, more solito, a pagare il
“sacrificio”.
L’antisemita Guardian non si ferma lì.
Ricorda quanto segue: nella stessa Gaza oggi “liberata”, nei primi dieci
mesi del 2004, i bulldozer armati israeliani hanno “liberato” delle loro
case 13.350 palestinesi.
Al ritmo di 77 case demolite ogni mese tra gennaio e ottobre.
A denunciare il fatto è un organismo dell’ONU, la UNRWA, a giusto titolo
catalogabile come “antisemita”, e contro cui d’ora in poi bisognerà
“vigilare”, in attesa di “purgarlo”.
Quelle case, un migliaio, i palestinesi se le sono pagate tutte di tasca
loro; e non hanno ricevuto un solo dollaro d’indennizzo.
Anzi, quasi sempre hanno dovuto abbandonarla sotto i mitra spianati, con 5
minuti di preavviso; nemmeno il tempo di salire al piano di sopra per fare
una valigia.
In genere, i bulldozer israeliani arrivano prima dell’alba e con
l’altoparlante annunciano la demolizione.
E chi osa tornare sulle macerie per recuperare qualche oggetto, viene preso
a fucilate dalle torrette.
Nessuna TV si commuove di questo “sacrificio” che ha lasciato all’addiaccio
migliaia di famiglie semite, mica si vuole passare da antisemiti. Vigilare,
vigilare, reprimere.
E perciò esultiamo anche noi: con grande “sacrificio” dei coloni ebrei, Gaza
è “liberata”.
Salvo qualche piccolo particolare.
I porti di Gaza restano sotto ferreo, esclusivo controllo israeliano.
E così tutte le strade d’uscita da Gaza, sorvegliate da torrette e carri
armati. Gaza è una prigione, da cui non si esce nè si entra.
Una prigione ebraica, con le spese della carcerazione a carico dei
carcerati.
I detenuti del lager devono provvedere da soli alla sbobba quotidiana.
Come faranno, non è cosa che ci riguardi.
Gaza , che è solo il 2% della Palestina storica, ospita (rinchiude) il 20%
della popolazione palestinese; spesso privata dei suoi oliveti (sradicati
dall’occupante nel numero di 3 milioni) e separata da un “muro” dai propri
campi.
Gaza è la zona più affollata del pianeta dopo Hong Kong, ma naturalmente
senza nessuna delle ricchezze di Hong Kong.
Fa bene il Pontefice ad ammonirci contro “il risorgente antisemitismo”.
E’ un nuovo passo verso il vero cristianesimo caldeggiato dal senatore Pera,
quello virulento dei protestanti USA.
Magari quello illustrato da un sito “cristiano” americano,
“Forceministries.com”, che esibisce un soldato armato di tutto punto, mitra
imbracciato, con lo slogan: “missione: impartire la fede in Cristo” (3).
E’ il cristianesimo dei neocon che ci viene impartito?
Qualche conato di nausea ci impedisce di tacere.
A costo di diventare vittime della raccomandata “vigilanza contro
l’antisemitismo” (traduzione: repressione), ci vediamo costretti a dire,
finché possiamo: qui, abbiamo a che fare con il contrario della verità
palese e comprovata.
Ed col contrario della giustizia.
E questo dichiarare vittime, “sacrificati”, i persecutori del nostro tempo,
non è semplice menzogna: è menzogna anticristica.
di Maurizio Blondet
www.effedieffe.com
