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Ecco perché Israele bombarda il Libano

August 25th, 2006 · Lasciare un commento (No Comments)

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Collegate i due punti:

1. Iran, 17 giugno, Washington propone all’Iran incentivi, e non sanzioni, nel caso Teheran sospenda l’arricchimento dell’uranio.

Teheran cerca di capire il perchè della svolta a Washington, cioè l’improvvisa disponibilità al negoziato. Bush probabilmente cerca di trovare una soluzione dignitosa (per lui) con l’Iran. In effetti l’US Army dispone di 10 divisioni operative di prima linea e di immediato rischieramento. Nove di queste dieci sono già impegnate in Iraq e Afghanistan. L’altra è in Corea.

La ‘rivolta’ dei generali statunitensi, forse, ha portato a più miti consigli i falchi-galline dell’amministrazione Bush. Ma non è da escludere che il tutto sia solo una manovra per coinvolgere la Russia e la Cina in un processo che porterebbe alle sanzioni contro Teheran.

Fino a maggio il Dipartimento di Stato USA cercava l’accordo dei membri permanenti del Consiglio di Sicurezza su una risoluzione basata sul Capitolo VII della Carta dell’ONU, e cioè che l’Iran deve sospendere l’arricchimento dell’uranio, altrimenti sarebbe stato dichiarato «minaccia alla sicurezza mondiale» e, quindi, sottoposto a sanzioni financo a un attacco militare.

La Rice ha fallito, in quest’ultimo tentativo, non trovando il consenso di Mosca e Pechino, che hanno affermato, in un vertice all’ONU dell’8/9 maggio, che non avrebbero mai accettato il ricorso al Capitolo VII.

Tutta la vicenda, ovvero lo sbollentamento degli ardori guerrafondai di Washington, e il prosieguo delle trattative con Tehran, devono aver irritato molto i vertici dello stato-caserma sionista. Non è improbabile che da fine maggio, gli israeliani cercassero un ‘Casus Belli’ qualsiasi per poter nuovamente infiammare e destabilizzare la regione.

Ed ecco il secondo punto:

2. Libano, 17 giugno, Le forze di sicurezza libanesi hanno scoperto una rete spionistica-stragista del Mossad, responsabile di decine di attentati. Il capo della rete, era tal Mahmoud Rafeh, druso proveniente dalla zona del Libano che fu occupata per vent’anni da Israele, e che sarebbe stato reclutato dal Mossad nel 1994. Rafeh è un ex ufficiale del filo-israeliano esercito del Libano Meridionale (SLA), del generale Lahad; a sua volta assassinato con un’autobomba, alla vigilia della sua testimonianza presso il Tribunale di Brussel riguardo il ‘Muro’ israeliano e i crimini di Sharon.

Mahmoud Rafeh avrebbe ammesso la responsabilità riguardo 4 attentati con cui sono stati uccisi: Mahmoud e Nidal Majzoub (il primo, capo militare della Jihad Islamica in Libano e il secondo, suo fratello, anche lui militante dell’organizzazione), Ali Hassan Dieb (Abra 16/8/99) e Ali Saleh (Beirut sud 2/7/2003) esponenti di Hezbollah, ed il palestinese Jihad Jibril.

Nel garage della villa di Mahmoud Rafeh sono stati trovati sofisticate apparecchiature di comunicazione ed intercettazione con i relativi cifrari, i file sugli esponenti della Jihad uccisi, documenti falsi, divise militari.

Hezbollah, e gli altri movimenti dell’opposizione all’asse filo-USA, hanno ricordato quanto Israele sia una minaccia per il Libano e hanno ribadito la necessità di non disarmare la resistenza e di non «escludere dall’elenco dei sospetti degli omicidi e degli attentati che hanno avuto luogo in Libano» il Mossad e lo Shinbet di Tel Aviv. Un chiaro riferimento all’attentato a Rafiq Hariri, ucciso nel febbraio 2005.

A seguito della scoperta migliaia di libanesi e di rifugiati palestinesi hanno risposto all’appello lanciato dai movimenti nazionalisti arabi e nasseriani, tradizionalmente egemoni nella città di Sidone, dove sono stati compiuti gli attentati in questione, dai movimenti sciiti di Hezbollah e Amal, dai vari gruppi palestinesi e con la solidarietà persino del Movimento patriottico libero dell’ex generale cristiano maronita Michel Aoun.

In sostanza si tratta delle forze, che sotto la guida del maronita filo-siriano Suleiman Franjieh e del sunnita Omar Karame, si oppongono alle ingerenze neocolonialiste di USA e Francia, che perseguono il disarmo della resistenza palestinese e libanese e la rottura dei rapporti con Damasco.

Programma, invece, sostenuto dalla maggioranza del governo di unità nazionale del premier Fouad Siniora, del figlio di Hariri, dei falangisti di Samir Geagea, (autore del massacro di Sabra e Chatila) e del leader druso Walid Jumblatt.

Insomma, 1 + 1 = provocazione e guerra israeliana al Libano, Siria e Iran. Con tanti saluti agli ‘equidistanti da guerra e terrorismo’.

Fonte: “Notizie dal mondo” 15-30 giugno 2006 in rivistaindipendenza.org

A cura del Bollettino Aurora

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Tags: Mondo

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