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Elezioni di stato

August 25th, 2006 · Lasciare un commento (No Comments)

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Marco Antonio Campos

La cosa più giusta che si può dire delle recenti elezioni presidenziali è che sono state uno sproposito di ingiustizia. Con le nostre tasse sono stati spesi milioni di pesos per assistere, alla fine, ad una simulazione di democrazia o, se si vuole, a delle elezioni di Stato. Dall’indipendenza del Messico, mai si era vista una collusione di tali proporzioni formata da gruppi di potere e di influenza per imporre un candidato: industriali, banchieri, chiesa, televisioni, radio e presidente della repubblica in soccorso del PAN (n.d.t.: Partido de Acción Nacional) e del suo candidato, Calderón, mentre l’IFE (n.d.t.: istituto federare elettorale) dava il suo avallo finale a tutta questa immorale campagna. L’apparato politico, economico e religioso formava un’alleanza blindata per porre fine alle rivendicazioni del candidato di un partito. La linea di pensiero dei conservatori di oggi, compresi i loro intellettuali organici, somiglia a quella del partito conservatore degli anni venti, trenta, quaranta, cinquanta e sessanta del 19° secolo, vale a dire fino alla fucilazione di Massimiliano d’Asburgo nel 1867 quando, con Juarez, cominciò a vigere uno Stato laico. Nel 19° secolo il partito conservatore era il partito della chiesa cattolica, degli industriali (chiamati, allora, magnati) e dei banchieri (chiamati, allora, creditori o, nel gergo popolare, aggiottatori o usurai). Si autoproclamavano, e ne erano convinti e lo scrivevano, “gente per bene” o “gente decente”. I lebbrosi e la plebaglia di allora sono oggi, per loro, gli indigeni ed i morti di fame. Allora, i conservatori erano filospagnoli e monarchici (riuscirono solo a raggiungere l’obiettivo di un monarca europeo con l’avvento di Massimiliano); adesso, per adeguarsi ai tempi, sono filoamericani e falsi democratici. Nel 19° secolo la Chiesa si opponeva apertamente dal suo vertice all’avvento al potere dei liberali; adesso è stato il turno dei preti, che hanno raccomandato ai loro parrocchiani di appoggiare il partito in cui spicca nettamente l’ultradesta filoamericana.

Mai come ora delle elezioni sono state così inquinate alla radice, vale a dire a partire dalla composizione dell’IFE, visto che il presidente di questo organismo, Luis Carlos Ugalde, ed i consiglieri sono stati designati dal PRI (n.d.t.: Partido Revolucionario Institucional) e dal PAN. Nessuno ignora che Ugalde è uscito dalle tenebre di qualche oltretomba politico della professoressa Elba Esther Gordillo, ex star del PRI, nuovo astro del partito che domina l’ultradestra filoamericana e proprietaria di un nuovo minipartito. Ugalde ci rammenta l’aforisma di Seneca: “chi perde la reputazione una volta non ha più niente da perdere”.

In generale, gli esperti e le ONG che hanno visto i lavori dell’IFE hanno definito i consiglieri, a parte l’eccezione che conferma la regola, come poco preparati, o addirittura inetti. La legittimazione delle elezioni era nelle loro mani ed in quelle di Ugalde. Con la loro mancanza di abilità e di esperienza sono riusciti a far sì che dominasse l’impressione che la legalità delle elezioni risultasse falsata. Se prima l’IFE godeva di una certa credibilità, adesso sono riusciti a fargliela perdere. L’unico atto dignitoso che gli resta, dopo la decisione del TRIFE (n.d.t.: Corte suprema elettorale), è quello di dimettersi per il bene del Paese.

Per quanto mi sforzi, nella storia del Messico dopo l’Indipendenza non trovo un solo presidente con meno doti intellettuali di Fox. Vicente Fox ha sempre vissuto in un modo irreale che i suoi detrattori chiamavano Foxilandia, qualcosa a metà strada tra l’El Dorado ed il Paese della Cuccagna, tra Disneyland ed i giochi meccanici di Chapultec. Soffriva, e soffre, di una logorrea apparentemente incurabile ed ha passato quasi sei anni a dire uno sproposito al giorno. È convinto che il Messico sia meraviglioso, che non ci sia Paese migliore del Messico e che noi messicani siamo il popolo migliore del mondo. In questo Messico fittizio che si era creato, inventandosi sue proprie statistiche, non si è mai accorto che c’erano sessanta milioni di poveri, che la criminalità organizzata si era impadronita di quasi tutto il territorio nazionale, che i delinquenti l’avevano costantemente vinta sulla polizia, che non ha mai risolto la questione del Chiapas, che i focolai di conflitto e di possibili guerriglie sono aumentati a dozzine, che ha soffiato sul fuoco del conflitto con i minatori, che si è lordato le mani di sangue a Lázaro Cárdenas ed Atenco, che in politica estera non è andato al di là di essere il sosia di Bush (sebbene non sia riuscito a far avanzare di un millimetro la riforma migratoria), che le cifre, alla fine, non ingannavano, né ingannano nessuno: aveva promesso una crescita del PIL del 7% annuo e, nel complesso, ha raggiunto soltanto, secondo stime ufficiali, il 2,2%. Laddove questa crescita contenuta non ha avuto niente a che vedere con lo sviluppo industriale e dell’agricoltura, bensì con due circostanze del tutto aleatorie che hanno portato 35 miliardi di dollari annui al nostro Paese: l’aumento incontenibile del prezzo del petrolio e le rimesse dei messicani residenti negli USA. Ma quel che è peggio, è che abbiamo dovuto anche sopportare sua moglie nella nostra vita politica, una donna esibizionista e priva di preparazione che ha arrecato un danno immenso al Paese con le sue ingerenze e che, nelle sue deliranti fantasie, seppure incoraggiata da suo marito, credeva di poter giungere alla presidenza della repubblica. In diverse circostanze noi messicani abbiamo avuto la sensazione che il presidente della repubblica fosse lei e non lui. Si diceva che Fox era un uomo di scarsa intelligenza ma di buone intenzioni. Il suo odio per il candidato del PRD (n.d.t.: Partido de la Revolución Democrática) e la sua fobia maniacale verso la sinistra dimostrano il contrario. Prima ha lottato con tutte le sue forze perché questo venisse escluso dalla competizione elettorale, poi, a campagna elettorale in corso, non si è stancato di ripetere che il candidato del PRD, Manuel Lopez Obrador, era populista e demagogo. Oltretutto, le sue capacità verbali bastavano a stento per le metafore equine. Quando ha dato del “rinnegato” a chi non accettava ciò che, secondo lui, dovevano essere le elezioni, non si rendeva conto di insultare milioni di messicani che, nei suoi discorsi, definiva invece “meravigliosi”. Non si è mai reso conto né del peso, né della precisione delle parole. Lo dico senza nessuna ironia: prima che qualcuno assuma la presidenza della repubblica in Messico, bisognerebbe sottoporlo ad un test per verificare il suo quoziente intellettivo.

E non meno ignobile è stata la campagna di spot elettorali dell’associazione messicana degli industriali, il Consejo Coordinador Empresarial, davanti al colpevole silenzio dell’IFE ed al gustoso e succulento patrocinio del canale televisivo “Televisa”. Grazie al loro potere, hanno creduto alla liceità della calunnia e della menzogna. Dopo aver infangato fin dove hanno potuto il candidato della sinistra adesso, come era prevedibile, dicono che il responso delle urne va rispettato e che nel Paese deve tornare la calma.

L’IFE, Fox, i baroni di radio e televisione e gli industriali hanno prima tirato il leone per la coda e poi gli chiedono di abbassare la testa, di starsene buono e di essere grato per le immondizie che gli hanno tirato e le frustate che gli hanno dato. Hanno scatenato l’odio di classe e adesso hanno paura se l’odiato reagisce con odio. Il Paese è così violentemente diviso che la soluzione migliore che riesco a discernere è l’annullamento delle elezioni e l’assegnazione del mandato ad un presidente ad interim, con autorevolezza morale ed un numero di obblighi minimo, in grado di arrivare a convocare nuove elezioni. Il Messico è un Paese in cui i politici ed i signori del denaro dicono che viviamo in uno Stato di diritto però poi sono i primi ad impedire che venga fatta giustizia.

Originale da jornada.unam.mx

Tradotto dallo spagnolo da Giampiero Budetta, membro di Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguistica. Questa traduzione è in Copyleft: è liberamente riproducibile, a condizione di rispettarne l’integrità e di menzionarne l’autore e la fonte.

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Tags: Mondo

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