Il Cairo, agosto - E’ la madre di tutte le organizzazioni islamiche. E’ stata fondata nel 1928. Nel 1954 è stata interdetta dallo Stato egiziano e da allora non esiste più. Almeno, ufficialmente. Ma è presente dappertutto: in Egitto e altrove. E’ la confraternita dei Fratelli musulmani creata da Hassan el Banna. L’attuale leader si chiama Mohammed Mehdi Akef. Arabmonitor è andato a trovarlo nel suo modesto ufficio al Cairo.
Siete ufficialmente fuorilegge, ma di fatto tollerati.
“Non siamo fuorilegge. Siamo legali al cento per cento. Siamo presenti qui e nel mondo dal 1928 e nessuno può ignorarci. Se la tirannia in Egitto dura da più di 50 anni e vuol far credere che i Fratelli musulmani siano illegali o interdetti, allora io dico che questo gruppo è presente nella pratica democratica della società, è presente nel profondo del cuore della piazza egiziana e nessuno può ignorarlo. Siamo presenti grazie alla legge e in base alla realtà democratica”.
In una sua dichiarazione, ha detto di recente che i principi possono essere confrontati solo con dei principi, i pensieri con dei pensieri, e nulla d’altro. Che cosa significa nel contesto egiziano ?
“Se c’è la mentalità della cultura della tirannia, non c’è spazio per il dialogo. La gente può dire quello che vuole a proposito dei Fratelli musulmani, ma la realtà è una sola: il nostro gruppo, sin dalla sua nascita, ha sempre rifiutato la violenza nei suoi appelli. I nostri nemici ci accusano di fomentare la violenza senza portare alcuna prova, allora che i nostri principi sono gli stessi sin dal 1928: rifiuto totale degli atti di violenza”.
Lei ha sostenuto in passato che è l’ignoranza che provoca problemi tra la gente e la propria fede religiosa.
“L’ignoranza è la via all’aggressione. Quando gli altri spiegano il Corano in modo falso, in modo che faccia comodo a loro, si afferma una cultura adottata dall’America e dalla Gran Bretagna: la cultura della violenza e dell’aggressione. Molti Paesi occidentali ignorano la realtà delle cose, ignorano la civiltà, la grandezza, l’umanità dell’Islam e questo produce violenza”.
Si sta affermando l’abitudine di richiamarsi sempre a Dio: lo fanno spesso i più violenti in ogni Paese.
“Quella islamica è una religione completa, integrale per guidare l’umanità per realizzare la sicurezza, la pace. Ci sono però delle persone che vogliono approfittare e mischiano il nome di Dio a tuttò ciò che succede per realizzare degli obiettivi malvagi. Islam, Cristianesimo ed Ebraismo sono tre religioni venute da Dio per realizzare la pace e la libertà. Coloro che le ignorano, sono quelli che aggrediscono nel nome della religione, non importa quale, altre persone, altri Paesi e l’umanità intera”.
Lei sostiene che i Fratelli musulmani traggono la propria forza dall’appoggio popolare della società egiziana, mentre lo Stato solo ed esclusivamente dai servizi di sicurezza. Ma quanti sono gli egiziani che vi seguono ?
“All’incirca il trenta per cento della popolazione”.
E l’attuale potere politico egiziano su che cosa si poggia ?
“Al cento per cento sugli apparati repressivi e nient’altro”.
Di che cosa ha bisogno l’Egitto ?
“Di libertà”.
Perché, a suo avviso, lo Stato egiziano non ha fiducia nei Fratelli musulmani ?
“Il governo ha fiducia in noi. Sanno bene chi siamo, conoscono il nostro curriculum. Perché cercano allora di combatterci? Perché sono guidati da una forza esterna che li conduce a sfidare l’Islam e perché temono per le proprie poltrone e vedono nei Fratelli musulmani la forza che minaccia più da vicino il loro potere”.
Di recente è circolata la notizia che gli Stati Uniti sarebbero interessati ad aprire una qualche forma di canale di comunicazione con la vostra organizzazione per prepararsi al futuro. Siete disponibili a parlare con l’America ?
“I Fratelli musulmani sono pronti a dialogare con tutti. Se si tratta di istituzioni civili il dialogo può essere diretto, se si tratta di governi, allora deve avvenire attraverso il Ministero degli esteri egiziano”.
Quando di recente è venuta al Cairo Condoleezza Rice e ha incontrato alcuni esponenti politici egiziani, anche dell’opposizione, non ha visto i Fratelli musulmani. Come mai ?
“Non ci ha invitati”.
Ma se l’avesse fatto ?
“Sarei andato con un rappresentante del Ministero degli esteri egiziano”.
Come mai questo rispetto verso le istituzioni governative ?
“Non è un rispetto verso il governo, ma verso l’Egitto, nei confronti del protocollo egiziano, e per evitare di essere accusati di spionaggio o qualcosa del genere”.
Che peso ha la questione palestinese nell’attività delle organizzazioni islamiche ?
“Per i Fratelli musulmani la battaglia dei palestinesi è la causa principale. La nascita di Israele è stato il coronamento della politica di aggressione condotta da Europa, America e Russia contro il mondo islamico con l’obiettivo di liberarsi della propria comunità ebraica, sfruttando la debolezza dei Paesi arabi e islamici e impiantare il sionismo in Palestina, sfidando gli arabi. Nessuno è stato mai testimone nella storia delle aggressioni, delle violenze sofferte dal popolo palestinese. La storia della Palestina registra un’aggressione senza precedenti contro i valori umanitari e del diritto internazionale”.
Cosa prova quando sente di attachi come quelli che si sono verificati a Londra, a Sharm el Sheikh ?
“Non esiste religione che possa accettarli. Ma sono il risultato delle aggressioni dell’America e dell’Europa. Le aggressioni nel Kashmir, in Afghanistan, in Iraq, in Palestina, nello Xiangjang. Innocenti assassinati. Ma perché il mondo ha aspettato per anni senza accorgersi della Bosnia?”.
Dei Fratelli musulmani va ricordato che è un’organizzazione con intenti educativi, culturali e sociali, profondamente radicata in Egitto, ma ben presente anche in altri Paesi arabi. Forti sono i legami della confraternita con la resistenza islamica palestinese, in modo particolare con Hamas. La storia dei Fratelli musulmani è ricca di momenti drammatici: nel 1949 il fondatore Hassan el Banna viene assassinato dai servizi segreti egiziani. L’anno prima un membro del gruppo uccide il primo ministro Fahmi Nukrashi. Nel 1954, un tentativo di assassinio del presidente Gamal Abdel Nasser, porta il regime a reprimere la confraternita, mettendola fuorilegge.
Gli accordi tra Egitto e Israele nel 1979 peggiorano nuovamente i rapporti tra Fratelli musulmani e potere. Dopo una campagna di arresti ai danni dell’organizzazione, membri dissidenti del gruppo uccidono il presidente Anwar Sadat nel 1981 al Cairo. L’organizzazione è presente in Parlamento con diversi deputati eletti come rappresentanti indipendenti e ancor più nelle varie organizzazioni sindacali. Da anni è alla testa del movimento che sollecita riforme politiche e democratiche in Egitto, subendo numerose repressioni e intimidazioni. I Fratelli musulmani vorrebbero anche lanciare un partito politico, ma le autorità sono diffidenti, perché temono il progetto della confraternita, la sua forza popolare e le reazioni della comunità cristiana copta che potrebbe a sua volta avanzare la domanda di costituire un partito su base religiosa.
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