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Il complesso delle Termopili

August 17th, 2006 · Lasciare un commento (No Comments)

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di Miro Renzaglia

Conoscete tutti la storia della battaglia delle Termopili, no? Quella in cui pochi (ma buoni, ovviamente…) spartani, capeggiati da Leonida, nel 489 a.c., con il loro eroico sacrificio, chiusero l’unico varco d’accesso, dalla Tessaglia verso l’Ellade, alle soverchianti forze falangiste di Serse il persiano, dando modo alle polis greche di riorganizzarsi e sconfiggere l’invasore, infine, nella battaglia navale di Salamina.

Chi di noi non si è sentito in cuore un sussulto eroico quando Leonida risponde sprezzante alla minaccia delle frecce persiane che avrebbero oscurato il sole: “Meglio così: combatteremo all’ombra…”. O, alla richiesta di consegna delle armi, il fiero: “Venite a prenderle” (sottinteso: se vi riesce…)? Eh, sì, diciamocela tutta: l’estrema difesa esercita su noi un’irresistibile attrazione. Tanto che avremmo preferito finire i nostri giorni nel ridotto di Valtellina, faccia al sole ed armi in pugno, piuttosto che davanti al plotone di esecuzione; avremmo, di certo, combattuto con la Charlemagne in difesa del Bunker di Berlino, fino all’ultimo minuto e all’ultimo respiro; saremmo stati, fieri cadetti di Moscardò, a combattere fra le macerie dell’Alcazar e ovunque, ancora - da Giarabub a Stalingrado, da Vienna a Troia - l’uomo ha preteso dare alla vita e a un ideale (qualsiasi ideale) il senso dell’onore…

Conosco bene, per averlo più volte sperimentato, cosa provano gli arroccati durante l’attesa in armi (più o meno proprie…) del nemico. Non hai bisogno di guardare il camerata al tuo fianco per sapere che c’è ed è con te e per te: lo senti. Senti l’unisono corale tum-tum cardiaco come se fosse l’esterno vibrare di tamburi guerrieri. Sai che non vorresti essere in nessun altro posto al mondo che lì. Il thymos surriscalda il frullio cerebro spinale: l’io scompare e affiora uno stato primigenio che non conosce più il limite della tua finitudine. Vanisce il nesso di causalità. Solo l’azione conta, e chissenefrega dell’esito: combattere è tutto…

…Il che è nobile. Il che è giusto. Il che è assolutamente in linea con il nostro temperamento, la nostra etica e finanche con i nostri gusti estetici e i nostri cari miti. Finché, come dimostra Freud con quello di Edipo, il “Mito” non diventa un “Complesso”. Nella nostra fattispecie: il “Complesso delle Termopili”, appunto…

Mi spiego. Affinché l’atto sia efficace non basta che esista il nemico: è necessario che il nemico intenda affrontarti sullo stesso piano, secondo le medesime regole e con le stesse armi. Se il nemico non arriva, la tensione che si carburava di attesa svuota, lentamente ma svuota, le sue cariche energetiche in una frustrazione post-calo-adrenalinico. L’Alcazar si trasforma in una Fortezza Bastiani, ribollente di apatico senso d’inutilità.

Qui, le soluzioni sono due: o si abbassa il ponte levatoio e si decide di andare ad affrontare il nemico sul suo piano o ci si riduce a fingersi assediati e si continuano a tener lubrificate le armi, ad esercitarsi allo scontro, dandosi turni di guardia fra sentinelle insonni, disegnando su mappe possibili strategie di vittoria contro un avversario che, è ormai evidente, non arriverà. O, almeno, non arriverà dove noi lo aspettiamo…

Ecco, il “Complesso delle Termopili” consiste esattamente in questa seconda attitudine: “Chissenefrega se il nemico non arriva: io lo aspetto comunque. E lo aspetto qui”. Intanto, il nemico ha deciso di lasciarti combattere la tua battaglia contro il Nulla, mentre lui commercia, parlamenta, occupa, spaccia storie e geografie, inventa nuove liturgie di massa, s’introduce e s’insedia nella città legale: fa politica, insomma…

Chi soffre del “Complesso delle Termopili”, ovviamente, schifa la politica: roba da mercanti del tempio; da molli panciafichisti; da nani dello spirito… Insomma: mica è roba per noi… E, purtroppo, per moltissimi versi, non ha nemmeno tutti i torti. Pur tuttavia…

Pur tuttavia: gli è che i complessati in questione, onestamente parlando, non sanno vivere senza la quotidiana sovradose di adrenalina da cui, ormai, dipendono: simil tossicologicamente. Ora, è noto che il potere della mente è in grado di produrre endogamicamente quelle sostanze linfatico-appaganti che l’esogeno, talora, nega. Così, se il nemico non arriva, lui se lo inventa: oggi gli immigrati, domani il partito dei pedofili olandesi, appena ieri le merci made in China… Tutto bello (?), nobile (?) e giusto (?): ma che c’azzecca con la politica? Perché è lì, nella politica che, senza di noi, il nemico fa i suoi porci comodi ed impera a braccetto con la canaglia…

Soluzioni? Beh, escludendo la psicoanalisi o altra psicoterapia, che non mi sembra il caso e non ci credo, bisognerebbe, innanzi tutto, abbassare quel famoso ponte levatoio che difende gli arroccati dall’esterno, ed uscire dalla roccaforte. Fuor di metafora, occorre passare dall’infanzia della rivoluzione alla rivoluzione adulta: quella che sa fare i conti con i problemi reali della società, senza sovraeccitarsi. Anzi: rinunciando all’eccitazione del sacrificio. E, prima ancora, sa individuare quali sono i problemi reali, quelli che, una volta affrontati e risolti, consentono veramente di avanzare sulla via difficile, difficilissima, del vivere giorno dopo giorno il nostro tempo: qui e adesso. Un po’ di realtà alla volta, gradevole o sgradevole che sia, elimina qualsiasi complesso. Quindi, anche quello delle “Termopili”. Non conosco altra medicina…

mirorenzaglia.com

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Tags: Mondo

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