Va in pensione il “Papa d´America”: tre giorni di prediche e preghiere chiudono l´era del potente consulente spirituale della Casa Bianca
WASHINGTON - Un altro “Papa” muore davanti agli occhi del mondo, testimoniando la propria fede in un calvario fisico davanti alle folle che invadono New York per vederlo un´ultima volta.
La sua voce da profeta tonante oggi è ridotta a un sussurro; le sue prediche maratona che riempivano sedici giorni filati ora sono ristrette a mezz´ora; squadre di rianimatori stanno dietro le quinte se i suoi 86 anni tormentati dal Parkinson, da due fratture al femore e alla pelvi, da liquido nel cervello, da un tumore alla prostata dovesse cedere all´ultima fatica.
William Franklyn Graham, “Billy”, il predicatore evangelico che presidenti come Nixon, Kennedy, due Bush, Ford, Eisenhower considerarono il “cappellano d´America” e gli studiosi di religione chiamano “il Papa Protestante”, è arrivato all´ultima stazione del suo viaggio. All´«Ultima Crociata» come lui l´ha definita, l´addio pubblico e spettacolare del primo televangelista che avesse saputo sposare la forza della televisione con la potenza della Bibbia.
Nella zona di Flushing Meadows, sobborgo di quella New York che si crede ruvida e un po´ empia, cinquantamila persone ogni sera, 150 mila in tutto, si ammassano da venerdì per essere presenti alle tre serate dell´”addio al mondo” di questo vecchio insieme imponente e fragile, col volto da caratterista vecchio western, un po´ da sceriffo di Cristo, sotto i capelli candidi sempre lunghi sulle basette e le orecchie, un uomo che Harry Truman licenziò come un «falsario». Ma che in mezzo secolo di missione, di colossali adunate teletrasmesse, di vita esemplare, ha saputo conquistare il rispetto che lui aveva dato agli altri. «Non voglio pensare di essere come Giovanni Paolo II» ha detto nell´ultima intervista prima dell´addio «ma so che Papa Wojtyla ha insegnato a tutti noi come si soffre e come si muore».
Il successo, la devozione, l´ammirazione che il “cappellano d´America” ha saputo conquistarsi dalla sua prima “crociata” di preghiera non stop nella Los Angeles del 1949 durata 60 giorni fino al tripudio finale oggi a New York, sono senza eguali anche nel rigoglioso mercato di profeti sinceri e imbonitori satanici che si contendono quel 96 per cento di Americani che si proclamano “cristiani”. Graham, “Billy”, che non ha titoli né paramenti, e si riconosce nella moltitudine generica dei 40 milioni di protestanti evangelisti ma non solo in loro, partì male, 60 anni or sono, sul doppio binario della religiosità e della politica, sposando le frenesie anti-comuniste del senatore McCarthy. Ma scaricò in fretta la zavorra ideologica, per galleggiare nelle acque più serene del Messaggio atemporale della salvazione non più confusa con i messalini elettorali, come faranno i fondamentalisti, gli integralisti e i personaggi alla Jerry Falwell o Pat Robertson, crociato della destra già candidato alla Presidenza.
Ma del proprio tempo, lo “sceriffo disarmato di Dio” una cosa aveva capito prima degli altri, quella verità che una generazione più tardi anche il Papa venuto dalla Polonia avrebbe capito e applicato. Che la televisione era la nuova montagna dalle quale il Messaggio andava proclamato. Graham lo sperimentò al Madison Square Garden di New York nel 1957, quando un meeting previsto per i soliti tre giorni, fu prolungato a 16 giorni davanti ai ratings trionfali delle stazioni tv che lo trasmettevano in diretta. Da allora, la sua organizzazione decise di spendere qualunque cifra pur di comperarsi una fetta di teleschermo in prima serata, fuggendo da quegli orari notturni, dove gli altri predicatori dovevano contendere gli insonni al porno e ai vecchi film gialli. E con il crescere della sua popolarità, crebbe la sua influenza su presidenti di diverso colore politico, che tutti, da Eisenhower fino al giovane Bush e con la sola eccezione di Clinton che gli preferiva il più comprensivo Jesse Jackson, lo vollero accanto nei momenti difficili. Il Vecchio Bush se lo mise di fianco mentre annunciava la prima Guerra del Golfo, nel 1991. E se Graham non fece mai altrettanto per l´invasione dell´Iraq, lasciando al figlio un anatema contro l´Islam «religione corrotta e del male», fu lui che Barbara Bush chiamò segretamente nella casa di famiglia a Kennebunkport, nel 1987, perché salvasse lo scapestrato George W. I Vangeli apocrifi della vita di San George raccontano che Billy Graham condusse il figliol prodigo in una lunga passeggiata sugli scogli del Maine e voilà, al ritorno W. era salvato. Sobrio e pronto per ereditare il regno da suo padre.
Non sarebbe divenuto il custode primo della “religione America” se avesse ceduto alla tentazione del secolarismo militante. È evidentemente contrario all´aborto, ma non chiede né appoggia legislazioni, sapendo che la separazione fra stato e fede è il fondamento della libertà religiosa. Non si spaccia per intellettuale, per “dottore della Chiesa”, ma parla con la lingua di chi lo ascolta. È sposato da mezzo secolo con la stessa donna, Ruth, figlia di un missionario nella Cina di Mao, anche lei inferma con un figlio, Frank, reverendo anche lui che tenterà di continuare la “crociata”. Nessuno scandalo lo ha toccato, anche se la sua organizzazione “Willow Productions” raccoglie e spende oltre due miliardi di dollari l´anno. Per lui, niente prostitute in una stanza di motel come nel caso del pio “reverendo” Jimmy Swaggaert, né cucce con la moquette e l´aria condizionata per i cagnolini in castelli disneyani privati come i Baker, Tammy e Jim, finito in carcere. Quando le doppiette di Dio cominciarono ad ammazzare ginecologi che praticavano l´aborto, Billy Graham si distanziò subito dai fanatici: «L´aborto è un dramma che va affrontato con la preghiera e con la discussione civile». Amen.
Rispetto, è il sostantivo che riassume la vita di un predicatore che, avendolo concesso agli altri, lo ha conquistato per se stesso. Non è un “Papa americano”, ovviamente, ma, come scrisse lo storico della religione in America, Harold Bloom, nella motivazione che inserì “Billy” tra i 100 personaggi più influenti della storia scelti da Time, «è, per quello ci è dato sapere, un uomo di Dio». Se davvero il triduo di New York è la sua ultima apparizione pubblica e da lunedì si ritirerà con la moglie malata in North Carolina, l´America avrà perso una voce alta nel deserto della truculenta teologia dei teo-con.
vittorio zucconi
repubblica.it





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