L’ex primo ministro libanese Rafiq Hariri è rimasto ucciso in un grosso attentato dinamitardo nel centro di Beirut, lunedì.
L’esplosione ha distrutto un certo numero d’edifici pubblici e veicoli, mostrando così come il complesso atto terroristico sia stato realizzato da un’organizzazione bene equipaggiata.
La situazione in Libano e nella regione è ora così critica che ogni discordia potrebbe causare una nuova crisi per questo paese piccolo ma strategicamente rilevante.
Il Libano, ch’è stata la culla della coesistenza pacifica tra differenti gruppi etnici e religiosi, sperimentò una guerra civile di 15 anni dovuta a una serie di fattori interni, regionali e internazionali negli anni ‘70 e ‘80.
La guerra lasciò migliaia di morti civili musulmani e cristiani, causando ingenti perdite finanziarie al Libano.
Nel 1990, i vari gruppi misero finalmente da parte le differenze, e la pace e l’unità nazionale tornarono a regnare nel paese.
Quindi nel 2000, a seguito della sconfitta dell’esercito sionista nel Libano meridionale, il paese assurse nuovamente alle luci della ribalta mondiali.
Alfine il Libano ha riguadagnato la sua posizione economica regionale grazie alla ricostruzione e al risanamento economico, in parte dovuti agli sforzi del fu Hariri.
Tuttavia, poteri regionali e transregionali come gli Stati Uniti e il regime sionista stanno tentando d’indirizzare il Libano verso una crisi, anelando l’estensione della loro presenza militare e politica ad alcune parti del Medio Oriente e del Mediterraneo.
Il forte sostegno statunitense alla Risoluzione ONU 1559, che richiede alla Siria il ritiro delle sue forze dal suolo libanese, è parte del piano di Washington per influenzare politicamente, ancora una volta, il Libano e la regione.
Israele e gli USA tentano di recidere i rapporti fisici e spirituali tra la Siria e il Libano al fine d’isolare la Siria nel Medio Oriente e contenerne l’influenza politica nella regione.
Né il governo libanese né la maggioranza dei cittadini desidera che le truppe siriane lascino il paese.
Tuttavia, se le forze siriane lasciassero il territorio libanese, si sarebbe certamente aperta la strada alle macchinazioni politiche e militari degli Stati Uniti e di Israele.
La nazione libanese e quella siriana, in virtù delle loro affinità storiche, ideologiche ed etniche, sono di fatto una sola nazione in due terre separate. I poteri regionali e transregionali debbono capirlo e realizzare che le due nazioni non possono essere separate spiritualmente. Ora, la domanda è questa: a chi giova l’assassinio di Hariri, un uomo che giocava un ruolo costruttivo nel ristabilimento della sicurezza in Libano?
Tutte le prove indicano che il servizio segreto israeliano del Mossad ha ucciso Hariri, dal momento ch’esso aveva precedentemente complottato d’assassinare importanti politici libanesi.
Il Mossad sta tentando d’aiutare l’esercito sionista a recuperare il terreno perduto in Libano, dal momento che la storia ha mostrato come la stabilità del paese non sia vantaggiosa per Israele.
Il Libano ora affronta una situazione più complicata e dovrebbe stare allerta per ostacolare i complotti del regime sionista finalizzate a dominare ancora una volta il paese..
Hassan Hanizadeh
Tehran Times,
16 febbraio 2005
(traduzione di Daniele Scalea)





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