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La congiura terrorista internazionale

August 10th, 2006 · Lasciare un commento (No Comments)

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di Gwynne Dyer

Alcune cose sono così ovvie che ripeterle mette in imbarazzo – ma se non le dici, i propagandisti vincono.

E allora:

Il terrorismo è una tecnica politica, non un’ideologia, e qualsiasi gruppo disposto ad usare la violenza per raggiungere i propri obiettivi politici può ricorrervi. Ci sono terroristi di sinistra e terroristi di destra; terroristi nazionalisti e terroristi internazionalisti; terroristi cristiani, musulmani, ebrei, indù, buddisti e atei. In teoria, potreste fare una “guerra al terrorismo”, ma questo implicherebbe tentare di uccidere chiunque faccia uso di questa tecnica ovunque nel mondo. Gli Stati Uniti non stanno facendo questo, quindi questa che si sta combattendo non è una “guerra contro il terrore”.

Quella che il governo del Presidente Bush afferma di combattere è una guerra contro una cospirazione terrorista “islamica” internazionale. Le motivazioni di questa oscura ma potente rete sono antioccidentali ma stranamente vaghe. “Odiano la nostra libertà”, dice il signor Bush. Vogliono distruggere i nostri valori ed il nostro stile di vita, aggiunge il suo socio, il Primo Ministro inglese Tony Blair.

C’è una rete niente affatto oscura, bensì potente che ha ingaggiato una guerra terroristica contro l’Occidente: tutto ciò è un prodotto della fantasia. Ci sono piccoli gruppi isolati di estremisti che una volta ogni tanto fanno saltare qualcosa per aria, e ci sono siti web e altri media attraverso cui possono scambiarsi idee e tecniche, ma non esistono quartier generali, né catene di comando, ne un’organizzazione che possa essere sconfitta, smantellata e distrutta.

Ad ogni modo, non c’è mai stata una “rete terrorista” Islamista – sicuramente nulla di comparabile all’estesa cooperazione tra i gruppi di “guerriglia urbana” di estrema sinistra del mondo sviluppato (la Banda Baader-Meinhof in Germania, la Brigate Rosse in Italia, l’Esercito Rosso in Giappone) e i vari gruppi palestinesi di nazionalisti radicali secolari nel periodo tra il 1970 ed il 1985. Perfino nell’epoca dell’apogeo di Al Qaeda – prima che l’invasione statunitense dell’Afghanistan la decapitasse nel 2001 – si contavano solo poche centinaia di militanti del gruppo.

Secondo le stime dei servizi statunitensi, un numero tra i 30.000 ed i 70.000 volontari è passato dai campi di addestramento di Al Qaeda in Afghanistan tra il 1996 ed il 2001, ma l’impatto a lungo termine nel mondo è stato straordinariamente limitato. La media annuale di attacchi terroristici nei paesi arabi e negli paesi islamici negli ultimi cinque anni non è più elevata di quella dei precedenti dieci o venti. Per la maggior parte delle persone che si sono recate in Afghanistan questi anni si è trattato di un rito di passaggio o di una forma esotica di turismo ideologico, non dell’inizio di una carriera e di una vita da terrorista.

L’Occidente ne è stato intaccato ancora meno. Gli attacchi agli Stati Uniti dell’11 Settembre sono stati un caso spettacolarmente di successo, uccidendo almeno tremila persone, ma non c’è più stato alcun attacco islamista agli Stati Uniti. I due attacchi successivi che ci sono stati in Occidente – a Madrid nel 2004 e a Londra l’anno scorso – sono costati la vita a 245 persone. Ed entrambi quegli attacchi sono stati portati avanti da persone del posto senza legami con alcuna “rete terrorista internazionale”.

Il contrasto tra la conoscenza ricevuta – che il mondo, o almeno l’Occidente, è impegnato in uno scontro titanico e senza fine contro una potente organizzazione terrorista su scala globale – e la realtà non così impressionante è talmente grande che la maggior parte della gente in Occidente crede alla versione ufficiale piuttosto che all’evidenza che è davanti ai propri occhi. Dev’esserci una superiore minaccia terroristica; altrimenti emergerebbe la realtà di un governo che si sbaglia o mente, di agenzie dei servizi segreti che si sbagliano o fanno i loro interessi, di media che ingannano o sono codardi, e dell’invasione dell’Iraq che non ha avuto nulla a che fare con il combattere il terrorismo.

Ma non esiste una superiore minaccia terroristica; ce n’è solo una piccola. La massiccia iper-reazione è dovuta al fatto che l’11 Settembre ha colpito un enorme e potente paese che aveva le risorse militari per colpire in ogni parte del mondo, ed interessi strategici che potevano aumentare con una guerra o due combattute sotto la copertura di una crociata contro il terrorismo. Se l’11 Settembre fosse accaduto in Canada, sarebbe stato tutto diverso.

Una specie di 11 Settembre è avvenuto in Canada. Il più grande tributo di vittime di ogni attacco terroristico in Occidente prima del 2001 sono le 329 persone che sono state uccise nel bombardamento terroristico del volo Air India 182 sulla rotta Toronto-Londra, nel 1985. Tra loro, 280 erano cittadini canadesi. Ma dato che il Canada ha solo un decimo della popolazione degli Stati Uniti, in proporzione è quasi esattamente la stessa perdita che gli Stati Uniti hanno sofferto l’11 Settembre.

E’ stato chiaro fin da subito che i terroristi fossero Sikh che rivendicavano l’indipendenza dall’India, ma ecco cosa non ha fatto il Canada: non ha mandato truppe in India per “annientare le radici del terrorismo” e non ha dichiarato un “guerra globale al terrore”. In parte perché gli mancavano le risorse per quella sorta di impresa, naturalmente, ma anche perché sarebbe stato stupido. Invece, ha serrato la sicurezza negli aeroporti, ed ha varato un’inchiesta di polizia sull’attacco. L’inchiesta non ha avuto molto successo, e 21 anni dopo la maggior parte dei colpevoli non è ancora stata punita. Ma il terrorismo Sikh alla fine è venuto meno anche senza che nessuno invadesse il Punjab, e nessun altro ha colpito il Canada. Gli Stati Uniti avrebbero dovuto appoggiarsi sul regime afgano abbastanza duramente da chiudere i campi di Al Qaeda dopo l’11 Settembre, ma quello, nel complesso, sarebbe stata anche la giusta reazione all’attacco. E nient’altro.

Gwynne Dyer è un giornalista indipendente che vive a Londra, e i cui articoli sono pubblicati in 45 paesi. Copyright © Cyprus Mail 2006

Originale da The Rebel media Group

Tradotto dall’inglese da Andrea Lazzaro e revisionato da Davide Bocchi, membri di Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguistica. Questa traduzione è in Copyleft: è liberamente riproducibile, a condizione di rispettarne l’integrità e di menzionarne l’autore e la fonte.

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Tags: Mondo

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