di Chris Floyd
Un aneddoto dal nuovo, magnificente libro di James Carrol, Casa della Guerra (che recensirò qui a breve) offre uno sguardo breve ma penetrante sulla bassa politica e la nullità morale che hanno segnato tutta la carriera politica del signore della guerra del Pentagono – e il resto della sua corte nella gang di Bush.
Nel 1963, John F. Kennedy nominò Paul H. Nitze come Segretario della Marina. Questa fu effettivamente una retrocessione per Nitze, il quale, come fa notare Carroll, era stato al vero centro del potere statunitense per quasi 20 anni. Era infatti uno dei padrini della Guerra Fredda, un sangue blu di Wall Street trasformato in un burocrate di alto livello che ha servito molti presidenti ma che è sempre stato guidato dalla stessa visione: progettare il dominio Usa in tutti e quattro gli angoli della terra, usando un arsenale nucleare in continua espansione come punta dell’iceberg. Per Nitze, educato con cura nella “scuola paranoica” del pensiero politico statunitense, nessun budget del Pentagono era mai abbastanza grande, nessuna politica era mai troppo aggressiva (inclusi gli attacchi nucleari preventivi), nessuna restrizione alla libertà statunitense era mai sufficiente per placare il demoniaco ed onnipotente “impero del male” dell’Unione Sovietica, che minacciava, in ogni momento, di distruggere gli Stati Uniti e il loro “stile di vita”.
Nitze fu l’autore di NSC-68, il documento che più di ogni altro ideò la militarizzazione della società statunitense e costituì la rifondazione del paese come uno “Stato di Sicurezza Nazionale”, controllato dal complesso militare-industriale e guidato da una visione da incubo di minacce esagerate, vili paure, segreti e bugie, bellicosità e politica del rischio calcolato. Questa visione è aumentata e diminuita in intensità nel corso degli anni, ma non è mai stata rimpiazzata in quanto dinamica centrale del potere statunitense. Il nemico demoniaco ed onnipotente si è ora trasformato dall’Unione Sovietica all’estremismo islamico, ma la retorica paranoica e la filosofia “Pentagono uber alles” della Guerra Fredda sono state trasferite in toto e senza pausa all’ “era del dopo 11 settembre”, che si suppone essere diversa.
E nell’amministrazione Bush questo incubo della filosofia Nitzeana ha raggiunto la sua apoteosi nella dittatura belligerante e liberticida del Comandante-in-Capo, proclamata più apertamente ogni giorno che passa da George W. Bush. Dunque Nitze è uno dei Padri Fondatori del nuovo Stato Bushista, e Rumsfeld è uno dei suoi figli più obbedienti.
Ancor più ironico, Rumsfeld iniziò la sua carriera con una violenta diffamazione di Nitze durante le udienze di conferma per la nomina alla Marina. Rumsfeld era allora un novello deputato dall’Illinois che cercava di farsi un nome. Nitze, che era stato uno dei più alti consiglieri di Kennedy, non era più nelle grazie del giovane presidente. Durante due momenti critici che portarono il mondo sulla soglia della guerra nucleare – a Berlino e Cuba – Nitze aveva sollecitato Kennedy ad intraprendere un’azione militare, che includesse degli attacchi nucleari preventivi, se necessario. Derideva le “questioni morali” implicate nel portare il mondo in una guerra nucleare, e accusò Robert Kennedy (ed indirettamente il presidente) di essere “pacificatori” per cercare soluzioni pacifiche. Per qualche ragione, Nitze pensava che tutto questo lo avrebbe portato ad ottenere la nomina tanto attesa di vice segretario alla Difesa – la stessa posizione tenuta molto tempo dopo da Paul Wolfowitz. Ma Kennedy aveva altre idee. Nitze era troppo potente, troppo ben piazzato per poterlo scaricare del tutto – come rende chiaro il libro di Carrol, da allora la presidenza è diventata in gran parte prigioniera del Pentagono – così gli fu affidato il lavoro alla Marina.
E qui entrò nel giro del giovane Don Rumsfeld. Ogni udienza di conferma è una buona opportunità per l’opposizione politica di segnare punti all’amministrazione in carica, ma cosa poteva trovare da ridire un imperversante Freddo Guerriero di estrema destra come Rumsfeld contro uno dei capi architetti dell’arsenale nucleare statunitense, enorme ed in continua crescita, e della sua politica di aggressiva “ritorsione” che persino allora iniziò ad intrappolare gli Stati Uniti nel sanguinoso pantano del Vietnam? Ecco un uomo il cui cuore era più freddo di quello di Rumsfeld. Ma i Bushisti in erba sapevano esattamente cosa fare in una tale situazione: mentire. Te ne esci con le bugie più ridicole, non provate ed impossibili a cui puoi pensare – poi le diffondi nel modo più pubblico possibile. Sì, è la vecchia mossa della “Grande Bugia”, perfezionata coscientemente da Josef Goebbels nella Germania Nazista e divenuta ora il metodo maestro del linguaggio politico a cui ricorre l’Amministrazione Bush. E nonostante allora lo stesso George W fosse solo un cheerleader delle scuole superiori, Rumsfeld stava già affinano le abilità di cui avrebbe avuto bisogno per servire la prossima guida.
Rumsfeld accusò Nitze – tra tutte le persone – di essere un sinistroide che sosteneva il disarmo nucleare inanzi all’implacabile nemico, l’Unione Sovietica. Quali erano le basi per questa accusa oltraggiosa, che aveva tanto senso quanto chiamare Ghandi un profittatore? Sembra che anni prima, Nitze avesse partecipato ad un meeting del Consiglio Nazionale delle Chiese. A quella conferenza, alcuni si erano espressi a favore del disarmo, altri si erano opposti. Infatti, l’oratore principale dell’evento fu John Foster Dulles, allora segretario di stato e una delle figure più aggressive e militariste che mai ebbero potere al Dipartimento di Stato (fino all’arrivo di Condi Rice). Era, in altre parole, una questione molto conservatrice, dove i grandi e buoni si riuniscono per pontificate e mangiare cotolette di prima scelta; “difficilmente una riunione di sinistroidi”, fa notare Carroll. Lo stesso Nitze aveva un copioso registro pubblico di casi in cui si era espresso contro il disarmo.
Ma nessuno di questi fatti impedì a Rumsfekd di calunniare pubblicamente Nitze durante i meeting come un disarmatore, un traditore della sicurezza nazionale, il tipo di debole che scapperebbe davanti al nemico. Per Rumsfeld, la più semplice ed effimera intesa con un’organizzazione che ha accolto la nozione di perseguire la pace al posto del dominio era abbastanza per mettere in dubbio una nomina. Altri Repubblicani seguirono la Grande Bugia sobillatrice e da sbarbato di Rumsfeld e si batterono contro Nitze – uno dei più grandi campioni della guerra, persino della guerra nucleare genocida, nella storia statunitense – come se fosse un pacifista indegno di guidare la Marina. Nitze sopravvisse all’assalto e vinse il voto di conferma, a malapena; ma come scrive Carroll, “la ferita dell’insulto non sarebbe mai guarita”. Come per Rumsfeld, il suo particolare marchio di cattiveria ideologia fu notato – e approvato – da potenti fazioni del Partito Repubblicano, e quando Richard Nixon riportò al potere il partito cinque anni dopo, trovò un incarico per il falco sicario della Casa Bianca. Rumsfeld si era fatto; sarebbe rimasto trincerato nelle viscere del complesso militare-industriale, e spesso il cuore del governo, da quel giorno fino ad oggi.
Ad ogni passo, la sua carriera è stata segnata dalla mendacità, la duplicità, chiacchiere dal sorriso compiaciuto e una mortale cecità ideologica – per esempio, alla Casa Bianca, era un campione della infame “Squadra B”, un gruppo insistente sul fatto che tutte le informazioni della CIA sull’economia in declino dell’Unione Sovietica, la sua debolezza militare e il suo desiderio genuino di raggiungere una nuova, pacifica sistemazione nell’Occidente mentre riformava il proprio sistema erano tutte falsità, Rumsfeld e la sua corte insistevano – sulla base di prove false, prove manipolate, nessuna prova – che l’ “impero del male” stava sviluppando un intera gamma di nuove super-armi che sarebbero state in grado di distruggere gli Stati Uniti su due piedi. Il fatto che la CIA, la NSA, la DIA e tutta la falange di servizi di intelligence statunitensi non poterono trovare alcuna prova per queste armi di distruzione di massa provava solo quanto fossero contorti i Russi, riuscendo a mascherare tutto. Questo gruppo di “consiglieri da fuori” fu formato dall’allora direttore della CIA George H.W. Bush; quando lui e lo stupido presentatore Ronald Reagan presero ufficio nel 1981, Rumsfeld e la “Squadra B” furono in grado di far calzare le loro non-informazioni direttamente alla Casa Bianca, che le usò per giustificare aumenti nei budget militari e nei sistemi missilistici.
La Grande Bugia – impiegata inizialmente contro la sua anima gemella ideologica, Paul Nitze – ha ben servito Rumsfeld nel corso della sua lunga carriera. E ora potrebbe culminare questo curriculum lungo e sporco con la più grande delle ironie: realizzare il sogno di Nitze lanciando delle armi nucleari in un attacco preventivo contro il Nemico demonizzato – l’Iran.
11 Aprile 2006. Chris-Floyd.com
Traduzione di Carlo Martini
zmag.org





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