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Natale in Palestina

6:29 pm · Lasciare un commento (No Comments)

Mentre in Occidente il Natale si festeggia con regali e cenoni, dove nacque
Gesù i palestinesi vivono una situazione sempre più difficile. La comunità
cristiana, 35% della popolazione, ha denunciato nei giorni scorsi di essere
stata “derubata” di terreni a causa della costruzione del muro, “strangolata
economicamente” dalla chiusura della città, mentre un nuovo check-point
israeliano rende ancora più difficili le visite.

Insomma, Betlemme si è trasformata in una specialissima “prigione a cielo aperto” per quei
sacerdoti, religiosi, religiose e laici cristiani che abitano in città.
“La chiusura - si legge in un appello reso pubblico a metà dicembre - della
tradizionale via per raggiungere la Basilica della Natività e l’apertura di
un nuovo check-point che impone anche ai pellegrini ore di attesa per uscire
da Betlemme, è una forma di barbarie moderna per strangolare economicamente
una città (dove il 50 % della popolazione è disoccupata), per imporre l’insicurezza
quotidiana a un popolo e per dare apparenza di legalità ad una palese
discriminazione religiosa: mentre i fedeli ebrei possono andare in
tranquillità alla Tomba di Rachele, ai cristiani di Terra Santa e del mondo
intero sono frapposti ostacoli per entrare e uscire da Betlemme”.
Quest’anno il Natale è dominato dal muro. Una parete di cemento, alta otto
metri, che cancella gli orizzonti. Il muro ha isolato Betlemme e i due
vicini centri cristiani di Beit Sahur e Beit Jala da Gerusalemme, che dista
appena qualche chilometro. Per realizzare la barriera di cemento le autorità
israeliane hanno confiscato 300 ettari di terra (in parte di proprietà di
famiglie cristiane) e quando il progetto verrà completato, circa 80 kmq del
distretto verranno isolati totalmente e molte centinaia di contadini non
avranno più accesso alle loro terre.
Eppure, sotto il muro spuntano timidi cenni di cambiamento, si notano nuovi
segnali e nuove espressioni tra israeliani e palestinesi e sembra che anche
a livello politico si stia facendo strada la convinzione che “sicurezza per
gli uni vuol dire libertà e sovranità per gli altri”. È quanto ha dichiarato
lo stesso Sharon al momento della fondazione di Kadima, il suo nuovo
partito. È quanto ha ribadito Abu Mazen durante la sua visita in Vaticano,
occasione durante la quale ha regalato a Papa Ratzinger un passaporto per la
Terra Santa. Più forte, rispetto al passato, anche la speranza di pace nel
messaggio natalizio del patriarca latino di Gerusalemme, monsignor Michel
Sabbah, che vede una concreta possibilità in quello che giudica un “mutato
atteggiamento” delle forze politiche dell’uno e dell’altro campo: “L’attuale
posizione palestinese che consiste nel reclamare tutti i diritti attraverso
le vie della non violenza e della pace, dice che pace e giustizia sono
possibili. Anche nella parte israeliana abbiamo visto e sentito dei nuovi
segni e nuove espressioni. Speriamo che indichino una nuova visione e una
nuova decisione”.


aprileonline.it

Tags: Mondo

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