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Sharon è guarito. E si vede…

December 29th, 2005 · Lasciare un commento (No Comments)

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Poche ore dopo un bombardamento dell’aviazione contro il nord di Gaza, nella
zona dove il governo Sharon vuole istituire una «zona cuscinetto per
contrastare il lancio di razzi Qassam» contro Israele, centinaia di giovani
coloni hanno messo su 14 nuovi avamposti in Cisgiordania, una mossa che
l’esercito dello Stato ebraico non intende per ora contrastare e che i
palestinesi hanno subito definito una «minaccia contro gli sforzi
dell’Autorità nazionale di mantenere la calma».

Armati di mattoni, assi di
legno e picconi, i settlers hanno creato dal nulla questi altri embrioni di
colonie (l’organizzazione pacifista Peace now stima che ve ne siano già
oltre 100, a cui vanno aggiunti 145 insediamenti veri e propri) e lo hanno
fatto in prossimità di alcuni dei principali insediamenti della West Bank,
nella speranza che le loro costruzioni vengano riconosciute come estensioni
dei settlements attorno ai quali sono stati eretti e non come «colonie
illegali», come vengono definiti in Israele gli avamposti (per il diritto
internazionale sono contro la legge tutti gli insediamenti nei Territori
occupati). «Vogliamo espanderci e costruire, dimostrando così che la
colonizzazione riprenderà», ha dichiarato al quotidiano israeliano Ha’aretz
Datya Yitzhaki, portavoce di Land of Israel Faithful, il gruppo di coloni
che ha annunciato di voler arrivare a 25 outposts entro domenica, quando
terminerà la festività ebraica dell’Hanukkah. Nabil Abu Rudeinah, portavoce
del presidente dell’Anp Abu Mazen, ha protestato: «L’attività di
colonizzazione danneggia seriamente gli sforzi palestinesi per mantenere la
calma» e poi ha invitato Israele a «fermare queste attività e smantellare
gli avamposti». Ma le autorità israeliane sembrano avere ben altre
intenzioni. Fonti dell’esercito hanno minimizzato l’accaduto, spiegando ad
Ha’aretz che si tratta «della vacanza di gruppi di ragazzini che si
disperderanno da soli» e che l’esercito non ha intenzione di evacuarli.

Uno dei primi passi previsti dalla Road map (il piano di pace elaborato da
Usa, Ue, Russia e Onu e quotidianamente invocato da palestinesi e
israeliani) è, parallelamente alla cessazione degli attacchi palestinesi, la
fine immediata dell’attività di colonizzazione. Negli ultimi anni il governo
Sharon ha al contrario continuato a costruire a tutta forza nelle colonie
già esistenti e permesso che gli avamposti spuntassero come funghi. E dopo
il ritiro da Gaza i settlers sono passati alla controffensiva. In una
lettera indirizzata al primo ministro il capo di Yesha (la principale
organizzazione di coloni), Benzi Lieberman, si è scagliato contro Talia
Sasson, la giurista indipendente che per conto del governo pubblicò un
rapporto molto critico sulla costruzione degli avamposti, chiedendo «la
nomina al suo posto di un ispettore non politicamente schierato, di
riesaminare le conclusioni e le raccomandazioni di Sasson».

Nella Gaza «liberata» l’aviazione israeliana ha iniziato, di fatto, a creare
la «zona cuscinetto» alla quale ieri il ministro della difesa, Shaul Mofaz,
ha dato ufficialmente via libera. Si tratterà di un’area - all’interno del
nord della Striscia - dove i palestinesi non potranno circolare se non
vorranno correre il rischio di essere colpiti dai proiettili degli
occupanti. L’estensione della buffer zone non è ancora stata decisa dalle
autorità israeliane ma, secondo i comunicati ufficiali, dovrà essere
sufficientemente profonda «per evitare il lancio di razzi Qassam all’interno
d’Israele».

Si parla di cinque chilometri e una zona che ingloberà Beit Hanun e Beit
Lahiya. I raid dei jet israeliani all’alba di ieri hanno iniziato a
prepararla, distruggendo strade e ponti e centrando un paio di edifici (sedi
delle Brigate al Aqsa secondo Israele, circoli culturali per i palestinesi)
nell’area attorno alla città di Beit Lahiya. Le autorità militari hanno
anche in mente un’idea originale: lanciare volantini nelle zone da
bombardare prima dei raid, avvertendo la popolazione che eventuali vittime
saranno «responsabilità dei lanciatori di Qassam e non delle autorità
d’occupazione».

ilmanifesto.it

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Tags: Mondo