Altermedia Italia
Altermedia Italia: In tempi di menzogna universale, dire la verità diventa un atto rivoluzionario. (George Orwell)


Perchè il pallone va a morire

February 9th, 2007 / Lasciare un commento (No Comments)
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di Massimo Fini

Nel 1982 quando in Italia, dopo la vittoria ai campionati del mondo in Spagna, fu introdotto il terzo straniero, previdi in un articolo sul Corriere dello Sport che il calcio sarebbe andato fatalmente a morire . Ma non avrei mai pensato che avrei assistito alla sua fine. Pensavo a tempi molto più lunghi dato il grande fascino che questo gioco ha sempre esercitato.
Il calcio va a morire non perché l’altro giorno nell’antistadio di Catania, in un tafferugli fra tifosi di parte avversa, è stato ucciso un poliziotto, ma perché si è completamente snaturato e fra le conseguenze di questo snaturamento, in concausa con altri profondi mutamenti della società, c’è anche la violenza negli stadi. Questa grande festa nazional popolare, interclassista, che ne sostituiva altre, cadute in disuso, è stata trasformata in un gigantesco business che ne ha travolto i motivi rituali, mitici, simbolici, identitari che per quasi un secolo aveva no fatto la sua fortuna.

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Una legge contro il revisionismo storico italiano?

January 27th, 2007 / Lasciare un commento (No Comments)
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di Carlo Mattogno

Nell’annuncio del suo disegno di legge contro il “negazionismo” in Italia, il ministro della Giustizia Clemente Mastella ha dichiarato:
«Negare che quei fatti sono avvenuti significa che quello che è stato documentato è falso. E’ quindi un’offesa alla memoria e alla storia».
Qui c’è già un errore essenziale che deriva dalla falsa assunzione che il revisionismo storico abbia una connotazione meramente “negativa”, donde, appunto, l’impiego da parte dei suoi detrattori del termine “negazionismo”.
In realtà il revisionismo storico afferma che presunti fatti sono stati falsamente documentati dagli storici olocaustici. E lo dimostra sul piano storico, documentario e tecnico.
Senza falsa modestia e senza presunzione, il revisionismo storico in Italia sono io, Carlo Mattogno, perciò questo disegno di legge è diretto contro di me.
La cosa non mi stupisce. Allo stesso modo è stato già tacitato il ricercatore revisionista tedesco Germar Rudolf, dopo un’estradizione dagli Stati Uniti in Germania, dove è attualmente sotto processo per delitto di leso Olocausto.
Per quanto mi riguarda, all’inizio c’è stato qualche timido tentativo di critica da parte degli storici, presto accantonato. Ad essi sono subentrati nugoli di polemisti usa e getta che si sono accaniti contro aspetti marginali di qualcuno dei miei scritti, blaterando proterviamente che le mie tesi erano “contestabilissime”, ma scomparendo regolarmente dalla scena dopo la mia replica. Nel libro “Olocausto: dilettanti nel web” (Effepi, Genova, 2005, pp. 118-126) ho stilato l’elenco dei miei libri e articoli più importanti che sono rimasti senza replica da parte di storici o polemisti olocaustici – 23 titoli – e ho annotato i nomi di coloro che si sono ritirati nell’ombra dopo le mie risposte – 38 autori – e nel frattempo la lista si è allungata ulteriormente. Nessuno ha mai confutato nessuna di queste tesi “contestabilissime”.

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La folla indecente nella casa degli orrori

January 21st, 2007 / Lasciare un commento (No Comments)
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di Massimo Fini

L’orrore è arrivato dopo. E’ arrivato domenica scorsa quando una folla allegramente festiva, di uomini, di donne, di coppie, di famiglie, di ragazzi, di ragazze si è riversata nella corte della mattanza di Erba la cui cancellata, in assenza di ogni controllo era stata aperta ai “visitatori”. C’è la ragazza che, attaccata al cellulare, chiama le amiche che stan facendo la ‘vasca’ in centro: “Sbrigatevi, vi dico che hanno aperto, si vede tutto, anche il passeggino di Youssef, è una figata”. Ci sono due distinti signori venuti dalla vicina Desio che, come racconta Marco Imarisio nella sua splendida e atroce cronaca sul Corriere, si guardano attorno rapiti: “Siamo fortunati. Non ci speravamo, ma è andata bene. Sarebbe stato un peccato essere venuti da Desio per niente”. Un altro, col cellulare, chiama un amico o un’amica: “Vieni nella casa dell’orrore. E’ troppo bello”.C’è suor Domitilla che, appoggiata al tetto di una macchina, fa da guida a un gruppetto: “Dunque quello è il garage di Olindo, quindi, la stanza di sopra deve essere la cucina di Raffaella. Così si capisce tutto…” Ma c’è anche una ragazza che ha attaccato all’ingresso della corte un biglietto “per l’angelo Youssef volato in cielo”. E’ la stessa che grida ‘stronza, puttana’ a una signora, coinquilina del Romano e dei Castagna, Claudia si chiama, che è scesa di casa per pregare la gente di andare via. Gli altri, attorno, approvano , inviperiti con chi vuole privarli di questo spettacolino fuori ordinanza.

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Base a Vicenza – comunicato stampa Cpe

January 18th, 2007 / Lasciare un commento (No Comments)
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Il Coordinamento Progetto Eurasia stigmatizza la decisione del governo Prodi favorevole all’allargamento della base statunitense di Vicenza,frutto del sessantennale servilismo dei politici italiani alle direttive di Washington. Allo stesso tempo il CPE condanna la prospettiva con la quale questa questione è stata affrontata, sia da parte di coloro che sono favorevoli sia da parte dicoloro che si dicono contrari. Patetico definire un “problema amministrativo” da risolvere eventualmente con un referendum una posizione che riguarda la nostra sovranità nazionale, quasi che truppe straniere possano transitare e soggiornare sul nostro territorio in base a semplici accordi locali. Allo stesso tempo mettiamo in guardia dal considerare la vicenda come legata esclusivamente al raddoppio della base di Vicenza, in Italia esistono infatti 113 infrastrutture militari con comando statunitense o NATO (che per quanto riguarda il nostro paese è la stessa cosa), con le ovvie conseguenze politiche che ne conseguono. A causa di questa occupazione militare l’Italia rimane una nazione che decreta in maniera ridicola attraverso referendum il non utilizzo dell’energia nucleare ma permette che i soldati d’oltreoceano mantengano le loro armi atomiche ad esempio nella base di Ghedi (BS) o della Maddalena (Sardegna).L’Italia ha sindacati che si recano a Roma per “difendere” gli interessi dei lavoratori minacciati dalla chiusura della base di Vicenza ma che nonlanciano scioperi generali come promesso (vero Epifani?) malgrado il governo non abbia abolito la “Legge Biagi”, principale responsabile dello stato di precarietà dei nostri giovani. Se il problema delle basi statunitensi è solo economico, allora il Coordinamento Progetto Eurasia formula una semplice proposta: sostituire i soldatinordamericani con truppe di Mosca, essendo la Russia un paese europeo che ha interessi politici, culturali e commerciali molto più stretti di quelli che cilegano a Washington. E soprattutto più interessata del Pentagono alla sovranità del nostro continente.

Fonte: Cpe www.cpeurasia.org

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C’è davvero l’apartheid in Israele!

January 14th, 2007 / Lasciare un commento (No Comments)
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di SHULAMIT ALONI

«Fra di noi, la certezza ebraica di essere nel giusto è data tanto per scontata che non riusciamo a vedere cosa abbiamo proprio davanti agli occhi. E’ semplicemente inconcepibile essere nel giusto è data tanto per scontata che non riusciamo a vedere cosa abbiamo proprio davanti agli occhi. E’ semplicemente inconcepibile che le vittime per eccellenza, gli ebrei, possano compiere atti malvagi. Ciononostante, lo Stato di Israele pratica la propria forma di apartheid, piuttosto violenta, nei confronti della popolazione palestinese nativa.
L’attacco dell’establishment ebraico all’ex presidente Jimmy Carter si fonda sul fatto che questi ha osato dire la verità che è nota a tutti: tramite l’esercito, il governo di Israele pratica una forma brutale di apartheid nel territorio che occupa. L’esercito ha trasformato ogni villaggio ed ogni cittadina palestinese in un campo di detenzione recintato o bloccato; tutto questo per tenere d’occhio gli spostamenti della popolazione, e rendere loro la vita difficile. Israele impone un coprifuoco totale ogni qualvolta i coloni, che hanno usurpato illegalmente le terre dei palestinesi, celebrano le loro festività o compiono le loro parate.
Come se non bastasse, i generali che comandano la regione emanano frequentemente ulteriori ordini, regolamenti, direttive e norme (non dimentichiamo che sono i signori del territorio). Oramai hanno requisito ulteriori terreni allo scopo di costruire strade‘solo ebraiche’: strade meravigliose, ampie, ben asfaltate, con un’ottima illuminazione notturna – tutto questo su terra rubata. Quando un palestinese passa su una strada siffatta, gli si confisca l’auto e lo si manda via.

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Soya, il falso cibo

January 6th, 2007 / Lasciare un commento (No Comments)
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di Maurizio Blondet (da www.effedieffe.com)

Qualche anno fa, in Svezia, una ragazzina ebbe un attacco d’asma dopo aver mangiato un hamburger in un noto fast-food, e ne morì.
Le analisi rivelarono che la causa della morte era la piccola percentuale di soya (2,2 %) contenuta nella carne macinata, che aveva scatenato la fatale reazione anafilattica.
Le successive indagini ordinate dal ministero della Sanità hanno appurato che cinque giovanissimi svedesi erano morti per shock da soya tra il 1993 e il 1996 e tutti ne avevano mangiata senza disturbi fino al giorno dell’attacco.
Da allora in Svezia si cerca di limitare l’apporto di soya in tutti i bambini asmatici e che presentano altre allergie, specialmente alle noccioline americane.
Il fatto ha indotto a riesaminare le meravigliose qualità che la pubblicità attribuisce alla soya: come proteina vegetale digeribilissima, che contrasta il colesterolo cattivo, e che previene il cancro; sostituto ideale per chi soffre di intolleranza al latte; il cibo preferito dai vegetariani; fagiolo della longevità, di cui gli asiatici si alimentano da millenni e a cui devono la loro buona salute…
Tutte menzogne, e menzogne pericolose.
Anzitutto, se è vero che i cinesi hanno usato la soya «da millenni», è anche vero che l’hanno usata non come cibo ma come fertilizzante naturale del suolo (piantare soya arricchisce la terra di azotati), fino a quando, verso il 264 avanti Cristo, non fu sviluppato in Cina il processo di fermentazione che trasforma la purea di soya in una salsa, nota oggi col nome giapponese di «miso»: un condimento, non un alimento.
In seguito, un alchimista cinese scoprì che la pasta di soya, se trattata con clorato di magnesio (un sale di cui sono ricche certe alghe), coagulava: e nacque il «tofu», il formaggio di soya.
Ma gli asiatici hanno mangiato il «tofu» solo in piccole quantità e saltuariamente, salvo che in periodi di carestia.
In realtà, il consumo quotidiano di soya e dei suoi derivati in Cina, Giappone, Corea ed Indonesia varia tra i 9 e il 36 grammi al giorno: quantità da confrontare con i 240 grammi di una tazza di «latte di soya» e la porzione di tofu (252 grammi) che consuma giornalmente un vegetariano europeo o americano convinto di difendersi così dal colesterolo cattivo e dal tumore.

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Saddam Hussein impiccato – comunicato stampa

December 30th, 2006 / Lasciare un commento (No Comments)
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Stamattina quella che qualcuno ha definito la
“giustizia dei vincitori” ha mandato a morte il
presidente dell’Iraq, Saddam Hussein.
Non c’interessa qui discutere nè delle responsabilità
politiche nè di quelle morali dell’ex Rais di Baghdad,
in quanto tale giudizio spetterebbe eventualmente al
solo popolo iracheno.
Quello che vogliamo invece sottolineare è che non
bisogna parlare di “giustizia dei vincitori” ma di
“vendetta dei vinti”.
Gli Stati Uniti sono infatti stati sconfitti in Iraq,
grazie alla straordinaria resistenza di un intero
popolo, che non si è mai piegato nè durante l’embargo
nordamericano nè durante l’occupazione del paese ad
opera di Washington e dei suoi alleati.
Quello che più importa, oggi, è che il 2007 sarà
l’anno del definitivo tracollo dell’imperialismo
statunitense, ormai odiato e rigettato da tutti i
popoli del mondo, al punto che alcuni dei loro più
infimi collaboratori stanno già prendendone le
distanze.
L’uccisione di Saddam Hussein rimarrà così una magra
consolazione e forse l’ultimo atto della mentalità
vendicativa puritana che tanto sangue ha sparso negli
ultimi secoli.

Coordinamento Progetto Eurasia – www.cpeurasia.org

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Il martire vivente

December 30th, 2006 / Lasciare un commento (No Comments)
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di MALCOM LAGAUCHE

La decisione di eseguire la condanna a morte di Saddam Hussein, presa dalla corte di appello fantoccio irachena, è stata condannata in tutto il mondo tranne che negli Stati Uniti, ovviamente. La corte si è presa due giorni per leggere le 1.500 pagine di documenti presentati dalla difesa. Nessuna corte al mondo può decifrare questo numero di pagine in un tempo così breve, nemmeno una corte legittima.

Nessuno è stato sorpreso dal verdetto contro Saddam, sapendo che era una conclusione scontata. Comunque, la corte ha superato sé stessa deliberando sul vice presidente iracheno, Ramadan. Era stato condannato all’ergastolo, ma la corte di appello ha cambiato la sentenza in morte, anche se la sua causa non era nel registro.

Dal tempo in cui Saddam mise piede per la prima volta in tribunale, l’intero sistema è stato scelto a suo svantaggio e ha compiuto tante violazioni della legge che che ci vorrebbe un esperto matematico per tenerne il conto.

Il dottor Curtis Doebbler, un noto avvocato internazionale difensore dei diritti umani, è stato nel team legale di Saddam Hussein fin dall’inizio. Oggi gli ho parlato per avere la sua opinione sulla decisione della corte di appello. Ha dichiarato:

Stiamo cercando di evidenziare che se avrà luogo un’esecuzione, sarà un’esecuzione arbitraria ed extra-giudiziaria, al di fuori della legge, in violazione della legge. In qualche modo è ironico che questo individuo che sarà giustiziato abbia dimostrato di avere molta più integrità degli individui che lo giustizieranno, tra cui il presidente degli Stati Uniti, che esibisce più prove di aver commesso crimini contro il popolo iracheno di quante ce ne fossero contro il presidente dell’Iraq nel primo processo, al quale è stato portato dalla corte creata dagli Usa, ma ad oggi non c’è ancora stata un’indagine sul presidente degli Stati Uniti.

Come avete visto, il Presidente Iracheno ha mantenuto la sua dignità e ha mantenuto anche la sua pace mentale nella fede di personificare la volontà del popolo iracheno di continuare a combattere contro questa occupazione che essi credono, e la maggioranza della comunità internazionale crede, essere illegale e la conseguenza dell’illegale invasione dell’Iraq.

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Da Palazzo del Drago a via della scrofa. 60 anni di Msi

December 27th, 2006 / Lasciare un commento (No Comments)
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di Gabriele Adinolfi

Il 26 dicembre 1946, giorno di Santo Stefano, nello studio di Arturo Michelini, in viale Regina Elena, a Roma, veniva fondato il Movimento Sociale Italiano. Per la leggenda (e forse anche per la storia) si tratta dell’acronimo di Mussolini Sempre Immortale.
Sessant’anni sono trascorsi da allora e oggi c’è un clima di amarcord piuttosto vivace. Non si sa bene però cosa si stia festeggiando: se il passato, bello in quanto tale per quelli che invecchiano, se un partito politico di destra, se la spinta ideale che pur contenne ma mai lasciò esplodere o se invece solo una lunga mediocrità senza fine.

Inizi obbligati

Il Msi nacque in piena guerra fredda, anzi alla vigilia di una possibile guerra civile (le elezioni del 1948 potevano anche condurre a tanto).
È dunque certo quello che sostiene Parlato (ma è un po’ la scoperta dell’acqua calda) che il Msi fu foraggiato, protetto e inquadrato dal partito clerico/atlantico.
Il che puzzava tanto di Badoglio e non corrispondeva di certo alle ambizioni e agli ideali della Repubblica Sociale, tant’è che ben 35.000 Reduci, tra i quali il sottosegretario alla Marina della Rsi, Ferruccio Ferrini, voluto da Rodolfo Graziani come primo Presidente dell’Uncrsi malgrado avesse preso la tessera comunista, sostennero attivamente il Pci prima di aderirvi praticamente in blocco seguendo la linea di Stanis Ruinas.
Probabilmente l’idea che più aveva fatto presa presso i “neofascisti” era però quella della terza via, sociale ed anti-atlantista, che perseguivano Massi e Pini e cui occhieggiava, ondulante come sempre, Almirante. Ma di certo ha ragione Giano Accame quando sostiene che allora non vi era scelta nel posizionamento, perché una vittoria rossa avrebbe significato il massacro dei neofascisti.
Va aggiunto che il quadro a quel tempo era molto complesso, anche perché, in quanto promotori della decolonizzazione (sia pure per preparare il colonialismo multinazionale), gli Usa opponevano agli alleati, Francia e Inghilterra, il sostegno a non poche pulsioni nazionalpopolari, come sarà il caso di Peron e Nasser. È dunque bene contestualizzare e non giudicare con gli occhi del poi.
D’altronde il Msi di allora aveva un’autentica classe dirigente (Gray, De Marsanich, Anfuso) e soprattutto quadri intermedi con competenze d’amministrazione e di ministero e, quindi, un po’ si raccapezzava nelle scelte. Probabilmente la linea politica definita da Filippo Anfuso (uno dei non numerosissimi dirigenti che provenivano dalla Rsi) rappresentò la grande sintesi fra le pulsioni e le prospettive del neonato partito neofascista.

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Facsimile per una lettera a Romano Prodi

December 22nd, 2006 / Lasciare un commento (No Comments)
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Romano Prodi

Presidente del Consiglio

Piazza Colonna 370

00187 Roma

Oggetto: Sull’abbraccio a dir poco grottesco scambiato il 13 dicembre con il signor Ehud Olmert

Egregio Signor Presidente del Consiglio,

l’abbraccio grottesco, scambiato tra Lei e il signor Ehud Olmert il 13 dicembre u.s, è l’immagine eloquente dell’abisso che la separa dal ruolo che lei dovrebbe rappresentare e, ancor più, dell’abisso che la separa dalle persone che hanno piena coscienza dei crimini di cui il suddetto signore è responsabile.

Un abbraccio e non solo. Come riferiscono agenzie di stampa italiane e internazionali e come ha trasmesso il canale televisivo israeliano Channel 10 in un cosiddetto fuori-onda, il signor Ehud Olmert Le ha addirittura suggerito le parole da pronunciare nella dichiarazione finale.

E Lei, in un inqualificabile eccesso di zelo, è caduto nella imboscata mediatica organizzata dal governo israeliano.

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I nigeriani (naturalmente) non amano l’Agip

December 21st, 2006 / Lasciare un commento (No Comments)
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da Rinascita

Cosa accade in Nigeria? Tre autobombe, ieri, sono esplose contro altrettanti obbiettivi dell’Agip e della Shell. I ribelli nigeriani del Mend (Movement for the Emancipation of the Niger-Delta), che dal 6 dicembre scorso tengono in ostaggio quattro tecnici dell’Agip, tre italiani (Francesco Arena, Cosma Russo e Roberto Dieghi) e un libanese (Imad S. Abed), avevano annunciato poche ore prima l’attacco alle strutture amministrative con un messaggio al Corriere della Sera, nel quale si leggeva che “per ora” non vogliono “stragi di innocenti”.
L’obiettivo è complesso quanto semplice: “cacciare le compagnie petrolifere” dalla loro terra. Perché è proprio questo che accade in Nigeria: le compagnie petrolifere, forti di accordi pagati a peso d’oro con alcune famiglie nigeriane al potere, hanno carta bianca in questo Paese ricco di petrolio e di gas. Un Paese dove, nonostante le grandi risorse energetiche, il popolo nigeriano vive in estrema povertà. Il tentativo dei media embedded è quello di far intendere all’opinione pubblica occidentale che quanto sta accadendo nel Paese è dovuto per lo più alla criminalità comune, che si mescolerebbe alle bande di ribelli come il Mend.

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Tyranny in the UK

December 18th, 2006 / Lasciare un commento (No Comments)
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di Marco M (goldstein)

«Signor Marks, in nome della sezione precrimine di Washington D.C. la dichiaro in arresto per il futuro omicidio di Sarah Marks e Donald Dubin che avrebbe dovuto avere luogo oggi 22 aprile alle ore 8 e 04 minuti.»

Così parlò Tom Cruise, alias agente John Anderton della sezione precrimine, in Minority Report, film di fantascienza del 2002, diretto da Steven Spielberg.

Fantascienza? No, è solo l’ultimo passo dello stato di polizia in Gran Bretagna.

La polizia metropolitana di Londra ha avviato da due mesi un progetto pilota che prevede l’utilizzo di un database di potenziali delinquenti, con l’intento di poter prevenire i delitti prima ancora che essi avvengano. Il database verrebbe costituito incrociando rapporti di salute mentale, precedenti penali e comportamenti sospetti dei soggetti, ottenendo come risultato un indice di probabilità di commissione di crimini futuri. [1]

Tutto questo, ovviamente, viene fatto in nome della sicurezza. Si sa, c’è il terrorismo ed il mondo è cattivo, e la paura è un formidabile mezzo di coercizione, la gente sembra disposta a rinunciare a qualche libertà in cambio della promessa di sicurezza.
E’ vero, come denunciato dall’Information Commissioner (una sorta di garante per la privacy) Richard Thomas, che in Gran Bretagna la società della sorveglianza è tra le più sviluppate al mondo e si sta avviando silenziosamente verso il controllo totale. [2]

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I servi e il padrone

December 17th, 2006 / Lasciare un commento (No Comments)
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di Maurizio Blondet

Fonte: www.effedieffe.com

Qualche giornale ha appena accennato alla telecamera lasciata accesa, che ha rivelato come Prodi si sia fatto dettare da Olmert le dichiarazioni su Israele Stato ebraico, sul rifiuto al ritorno dei palestinesi, sul riconoscimento dello Stato sionista.
Tutto subito finito nel dimenticatoio complice; ma devo ringraziare il lettore Moscaritolo per aver trovato il video completo su internet: come dice giustamente, una cosa è leggere quelle scene, una cosa è vederle.
Rivoltanti.
Rivoltante l’eccessiva cordialità di Prodi, gli abbracci troppo calorosi, il suo orrido sorriso silenzioso e falso stampato sul faccione; e poi i «sì, sì» con la testa, con tutto il corpo, come un cane scodinzolante con la lingua fuori, mentre Olmert – sorridente, sicuro di sé – gli prescrive quel che deve dire nella conferenza stampa.
«Lei ha detto qualcosa sullo Stato ebraico, lo so…», dice Olmert.
Insomma, ripetilo in pubblico.
Subito dopo, al microfono, Prodi esegue: «Io debbo aggiungere anche il riconoscimento di Israele come…(e qui una pausa, come gli si fosse seccata la gola)… Stato ebraico».
«Sembra il comunicato letto da uno con la pistola alla schiena», commenta il lettore.
Di uno sotto ricatto.
E giustamente nota, il lettore, che al «noi» diplomatico («le nostre due nazioni») Prodi a quel punto ha sostituito «io».
Le immagini rubate che mostrano il servo italiota obbedire al padrone non sono certo casuali.
I servizi sionisti, dice giustamente il lettore, non «dimenticano» telecamere aperte.
Non a caso è stato ripreso il testa a testa dietro le quinte. (1)

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L’Italia spezzata si intitola l’ultimo …

December 9th, 2006 / Lasciare un commento (No Comments)
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di Massimo Fini

L’Italia spezzata si intitola l’ultimo libro di Bruno Vespa, gran cerimoniere della politica nostrana. E in effetti l’apparenza è questa. Da più di dieci anni le classi dirigenti del centrodestra e del centrosinistra si azzuffano in modo feroce, sono protagoniste di lotte al coltello, non passa giorno che non si accusino reciprocamente di ‘regime’, adesso non si fidanonemmeno più, quasi fossimo un Paese sudamericano, della regolarità delle elezioni e vanno alla riconta delle schede, caso unico nella storia dell’Italia repubblicana e democratica che non si verificò nemmeno in momenti cruciali come il referendum sulla monarchia e l’aut aut del 1948.
Eppure l’Italia di oggi non ha alcuna ragione di essere ‘spezzata’. Non si tratta di scegliere fra comunismo e il cosiddetto ‘mondo libero’, fra fascismo e democrazia. Non ci sono più le Br e il terrorismo rosso, i neofascisti sono ridotti a minigruppuscoli patetici. La sinistra, anche quella radicale, ha accettato il libero mercato . Nessuno mette in discussione che il modello di sviluppo occidentale, industrialista, tecnologico, economicista, basato sul meccanismo produzione-consumo, sia, pur con tutti i suoi difetti, ‘il migliore dei mondi possibili’. In politica economica le diversità delle scelte si riducono a sfumature, perchè i margini di manovra del governo, di qualsiasi governo, sono ridotti al minimo dipendendo da fattori globali totalmente fuori dal controllo di un singolo Paese. Attualmente, avendo le classi dirigenti degli Anni Ottanta (che avevano come uomini di punta l’esule di Hammamet, il ‘martire’ Andreotti, il ‘Dottor Sottile’ tuttora in pista) fatto una dissennata politica di dissipazione delle risorse collettive che ci ha portato ad accumulare un enorme debito pubblico, la sola cosa che si può fare è quella di sempre: tosare ulteriormente il ceto medio. Perchè solo qui c’è ancora un pò di ‘trippa per gatti’, poichè i grandi patrimoni hanno sempre avuto la possibilità di svicolare e ancor più ce l’hanno oggi, in epoca di integrazione economica mondiale, con le società ‘off shore’ totalmente fuori controllo, mentre i poveri sono poveri e non si può cavar sangue dalle rape.

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L’Atlantico o gli Urali?

December 5th, 2006 / Lasciare un commento (No Comments)
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di Francesco Lamendola

Uno sguardo anche distratto al planisfero terrestre fa balzare all’occhio una circostanza sorprendente e alquanto innaturale: i legami secolari fra Asia ed Europa si sono allentati al punto che perfino la Russia – paese di civiltà europea e che occupa, da solo, circa metà della superficie dell’Europa – vista da Londra, Parigi, Roma o Berlino appare quasi come un corpo estraneo; col mondo islamico il dialogo e la comprensione sono sempre più difficili; India, Cina e Giappone sembrano appartenere a un alro mondo. Si ha l’impressione di essere tornati ai tempi di Marco Polo, quando l’Asia costituiva un mistero, una realtà “altra”, remota e quasi irraggiungibile, posta ai confini della realtà; o a quelli di Cristoforo Colombo, che sperava di raggiungere il Cipango ed il Catai navigando sempre verso occidente, animato dal miraggio delle spezie e della seta. Viceversa il continente nordamericano, che solo negli ultimi secoli è entrato nel quadro storico europeo, si è imposto come referente privilegiato e, complici le due guerre mondiali e la “guerra fredda” col suo ricatto nucleare, ha praticamnente assogettato la vecchia Europa, trasformandola in una sua appendice, anzi in un suo avamposto. Ma il “rozzo cocchiere americano”, per usare l’espressione di Michele Federico Sciacca, è davvero iu grado di traghettare l’Occidente verso le sfide del terzo millennio?

Da Berlino si può viaggiare comodamente in treno fino all’Oceano Pacifico, sulle rotaie della Transiberiana, da oltre un secolo; eppure i giovani di Berlino, come quelli di Londra, Parigi, Roma, Varsavia, si sentono spiritualmente più vicini ai loro coetanei di Los Angeles. Artisti, scrittori, giornalisti europei si sentono di casa a New York, ma non a Mosca, Kazan e tantomeno a Vladivistok; scienziati europei fanno la spola tra le due sponde dell’Atlantico, ma non sono mai stati più a est di Vienna; professori universitari europei tengono cattedra a Yale o Harvard, mai però si sognerebbero di insegnare in Russia, per non dire in India o in Cina; imprenditori che fanno la spola fra il vecchio continente e Chicago pensano che Mosca, Delhi o Pechino siano più lontane della Luna; e persone anche di media cultura sanno più cose della politica, della storia, della letteratura, della musica leggera statunitensi di quante ne sappiano del proprio Paese, mentre la storia, la filosofia e l’arte dell’Asia (e della stessa Europa orientale) sono per esse una vera e propria tabula rasa. Dopo il 1945, complici le due guerre mondiali, la “guerra fredda” e il lungo ricatto atomico, ci siamo abituati a considerare tutto questo come perfettamente normale, mentre basta uno sguardo anche frettoloso al planisfero terrestre, per non parlare di un qualunque manuale di storia anteriore a quella data, per afferrare istantaneamente tutta l’innaturalità di un tale stato di cose.

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Inganno Globale, libro e film

December 3rd, 2006 / Lasciare un commento (No Comments)
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A partire dai primi di dicembre il film “Inganno Globale” sarà disponible anche in libreria, unitamente al libro dallo stesso titolo. La stessa “accoppiata”, edita da Macroedizioni, sarà reperibile anche in rete presso Macrolibrarsi.it

Il film, ovviamente, non è cambiato, anche se il DVD ha un nuovo authoring (a cura di Federico “Musicband” Povoleri, con grafica di Michele “Manthrax” Cestari), e presenta nei contenuti speciali anche il trailer di “La verità di Cristallo”, “Il caso Popular Mechanics/Diario”, e alcuni estratti della puntata che Matrix ha dedicato all’argomento.

Il libro invece è nuovo, ed è stato scritto nelle ultime settimane. Pensato come complemento al film, è dedicato soprattutto a chi si avvicina per la prima volta alla materia 9/11. E’ una specie di “guida ragionata” dell’intero dibattito, di 130 pagine, scritta in tono discorsivo, …

… che fa appello più al comune buon senso che non agli aspetti prettamente tecnici della questione.

In altre parole, non si tratta di stabilire “a quanti gradi esatti” il kerosene (non) riesca ad ammorbidire l’acciaio, ma perchè mai non sia finito in galera un solo progettista o costruttore, visto che “le Torri erano state progettate per reggere con ampio margine all’impatto di un grosso aereo commerciale”. Non si tratta di stabilire cosa si vede e cosa non si vede nei fotogrammi del video del parcheggio, ma di capire perchè mai sui restanti 84 video esistenti non compaia un solo fotogramma in cui questo aereo si veda del tutto. Non si tratta di decidere con esattezza di quanti centimetri sia il foro nel Pentagono, ma di comprendere che cosa significhi guidare un aereo dal West Virginia a Washington in un qualunque mattino di un qualunque giorno dell’anno.

Come già il film, anche il libro “Inganno Globale” si limita ad analizzare gli aspetti “fattuali ” degli eventi di quel giorno, mentre lascia a “La Verità di Cristallo” il compito di presentare tutti i retroscena di tipo storico-politico che avrebbero dato origine a quegli attentati in maniera ben diversa da come ci è stato raccontato fino ad oggi.

Massimo Mazzucco

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Seguono alcuni estratti dai diversi capitoli del libro.

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Il ministro dell’Informazione palestinese non è gradito in Italia

December 2nd, 2006 / Lasciare un commento (No Comments)
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Al ministro dell’Informazione palestinese, on. Yousef Rizqa, è stato impedito di partecipare al Convegno “La Palestina dei media, i media della Palestina. Da un’informazione reticente a un’informazione veritiera”, che si svolgerà questo pomeriggio presso il Senato della Repubblica, Palazzo Bologna, via di Santa Chiara, 4A, a Roma, dalle 14,00 alle 19,45.

Il ministro Yousef Rizqa non verrà perché il nostro ministro degli Esteri, nella persona di Massimo D’Alema, non gli ha concesso il visto.

Questa è la notizia che mai ci saremmo aspettati di dare, ma che ora, obtorto collo, chiediamo a tutti i colleghi di diffondere con la massima evidenza possibile.

Ci teniamo a sottolineare che i membri dei governi di paesi o entità statali riconosciute dallo Stato italiano – e l’Autorità Nazionale palestinese è fra questi – solitamente non hanno bisogno di visti, tuttavia, a causa dell’allineamento italiano al boicottaggio internazionale nei confronti del governo palestinese democraticamente eletto dal popolo palestinese, al ministro Rizqa è stato negato l’ingresso come a una qualsiasi “Persona non grata”.

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Stefano Vernole, in rappresentanza del CPE

November 30th, 2006 / Lasciare un commento (No Comments)
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Intervento di Stefano Vernole, in rappresentanza del Coordinamento Progetto Eurasia, alla Conferenza Internazionale: “NATO and the eurasian security” – Mosca, 24 Novembre 2006.

“Buongiorno a tutti.

Oggi il continente eurasiatico si trova in una situazione molto grave. Assistiamo infatti al tentativo degli Stati Uniti di mettere, l’una contro l’altra, la Russia e l’Unione Europea, al fine di danneggiare le loro strategiche relazioni politiche ed economiche e mantenere così l’intera Eurasia in una situazione d’instabilità.

La seconda mossa di Washington è quella di recuperare le forze militari europee alla sua strategia d’espansionismo in Medio Oriente ed Asia Centrale, dove il controllo di Afghanistan e Iraq è sempre più difficile, in vista di un nuovo conflitto in Libano, Palestina, Siria ed Iran.
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Polonio e il morto che parla

November 26th, 2006 / Lasciare un commento (No Comments)
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di Maurizio Blondet – Fonte: www.effedieffe.com

E’ dunque col Polonio 210 che è stato ucciso a Londra l’ex agente del KGB Alexander Litvinenko.
Quasi un miracolo, perchè questo isotopo ha caratteri poco maneggevoli.
E’ molto instabile.
Emette parecchio calore spontaneamente, tanto che è stato usato come riscaldatore nelle navicelle spaziali russe, perché non gelassero durante la «notte» lunare.
E’ una fonte potente di radiazioni alfa, ma è innocuo a meno che non sia inghiottito o inalato.
Si trova infatti del Polonio 210 nel fumo di sigarette, ed è ritenuto uno dei principali cancerogeni del fumo; ma non è il tabacco in sé a contenerlo, bensì i fertilizzanti usati per la concimazione, ricavati dalla apatite, una roccia di fosfato.
Dunque è probabile che si trovi Polonio anche nell’insalata, ma su questo pericolo non veniamo adeguatamente allarmati.
Era usato nelle prime bombe atomiche al plutonio perché, mescolato al berillo, diventava un potente emettitore di neutroni mortali.
Ma non sembra sia stato usato in questo modo contro Litvinenko.
Dunque, ricapitoliamo: il Polonio emette forte calore; aggiungiamo che a 55 gradi centigradi, metà della sua massa evapora nell’aria.
Inoltra le sua emivita – ossia il periodo in cui metà della sua massa radioattiva degrada in una sostanza inerte e innocua – è di soli 138 giorni.
Deve dunque essere trasportato in fretta dal reattore dove è creato alla sua vittima, perché altrimenti «va a male» per gli scopi omicidi previsti.
E’ lo yoghurt delle armi letali: il prodotto va usato fresco.

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La Borsa di Sanpietroburgo come il polo alternativo al sistema occidentale

November 25th, 2006 / Lasciare un commento (No Comments)
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Il ministro russo dello Sviluppo economico e del Commercio, Guerman Gref, ha dichiarato che nel 2007 sarà operativa la borsa del petrolio russo, all’interno della quale saranno negoziati tutti i prodotti petroliferi, nero su bianco. Il progetto di Putin è quello di creare una borsa dell’energia basata su un sistema di massima trasparenza che determini il prezzo del petrolio sul loro valore reale di mercato, considerando che attualmente il corso del petrolio russo viene fissato virtualmente, senza tener conto delle quotazioni borsiste reali.
La Russia ha esportato finora principalmente del brut di origine urale e il suo valore era stabilito dalle agenzie energetiche internazionali con riferimento al il prezzo del brent, che è di qualità superiore. Un meccanismo trasparente di formazione del prezzo del brut russo consentirà alla Russia di ottenere un guadagno marginale superiore ai 3 miliardi di dollari all’anno.

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