Altermedia Italia
Altermedia Italia: In tempi di menzogna universale, dire la verità diventa un atto rivoluzionario. (George Orwell)


STAZIONE DELLA VERGOGNA. GRAZIE MALPENSA

November 19th, 2006 / Lasciare un commento (No Comments)
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La stazione ferroviaria del Malpensa Express di Lonate-Ferno è stata completamente avvolta nella notte da un lungo striscione “firmato” Excalibur con la scritta:

STAZIONE DELLA VERGOGNA. GRAZIE MALPENSA

Non sappiamo chi abbia affisso lo striscione e per quale motivo l’ha firmata con il nostro nome – la cosa è per noi del tutto marginale – ciò che conta è il significo dell’azione che condividiamo pienamente.

Completata nel lontano 1999 e costata svariati miliardi di vecchie lire, questa stazione di transito per il collegamento veloce Milano – Malpensa, non è mai entrata in funzione. E mai lo sarà, aggiungiamo noi. Il motivo è semplice.

Questa “cattedrale nel deserto”, realizzata a tempo di record e poi completamente abbandonata, doveva contribuire, nelle intenzioni inconfessabili dei nostri politici e imprenditori, a creare nell’opinione pubblica locale l’illusione che con Malpensa saremmo diventati tutti ricchi, che l’ampliamento dell’aeroporto avrebbe portato lavoro per tutti, benessere diffuso e nuovi servizi a vantaggio delle popolazioni residenti. Tutto questo per far digerire le devastazioni ambientali e l’aumento impressionante dell’inquinamento acustico e atmosferico causati dal nuovo aeroporto.

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“La geopolitica del Mediterraneo: il futuro del Libano e della Palestina”

November 16th, 2006 / Lasciare un commento (No Comments)
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di Augusto Marsigliante

Una sala della Trasfigurazione gremita –e non poteva essere
altrimenti, considerata la rilevanza dell’evento- ha accolto i due
ospiti che hanno dato vita all’incontro, organizzato dal CPE,
riguardante la situazione politica del Vicino Oriente alla luce dei
gravi accadimenti degli scorsi mesi. Alla conferenza, dal
titolo “Geopolitica del Mediterraneo: il futuro del Libano e della
Palestina” sono intervenuti il Console Generale del Libano in
Italia, Hassam Najem, e il Presidente dell’Associazione Benefica di
Solidarietà col Popolo Palestinese, Mohammad Announ. Moderatore
della conferenza il Direttore di “Eurasia”, Tiberio Graziani.

L’introduzione di quest’ultimo ha posto l’accento in particolare
sulle caratteristiche geopolitiche del Mediterraneo: un “mare
interno” che ha visto nascere e scomparire numerose civiltà. Periodi
di guerra e di pace si sono alternati tra loro, ma da sessant’anni a
questa parte, i popoli che si affacciano sul Mare Nostrum non
conoscono pace. L’entità statuale sionista, infatti, unica al mondo
per la quale i confini non siano stabiliti una volta per tutte
(confini mobili, in continuo allargamento), persegue senza sosta
l’obiettivo della realizzazione di un “Nuovo Medio Oriente”, così
come caldeggiato dal governo di Washington.

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I morti di Gaza

November 13th, 2006 / Lasciare un commento (No Comments)
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di Giorgio Mattiuzzo

Il palco della commedia umana che comunemente viene chiamato informazione non può che rappresentare un dramma alla volta; così, se lo Stato A invade lo Stato B e lo Stato C, benché i conflitti siano due, il telegiornale non può che limitarsi a parlare di uno solo. Anche perché altrimenti lo Stato A fa la figura del cattivo, e questo non è bello.

Se per esempio Israele invade il Libano, va bene parlarne, però non si può parlare anche di quello che succede nella Striscia di Gaza: la gente si annoia. E poi Israele si è ritirata da Gaza, quindi a rigor di logica non ci sono problemi…

…ma poi, un giorno di novembre si legge questo titolone su uno dei più autorevoli giornali italiani: Tank all’attacco, è strage nella Striscia. Hamas e Fatah annunciano attentati in Israele.

In pratica l’esercito israeliano (che alcune fonti confidenziali dicono abbia invaso e occupi la Striscia di Gaza da prima dell’estate, anche se la notizia non è confermata) ha preso a cannonate una città nel nord della Striscia, uccidendo 19 persone, tutti civili, e ferendone almeno 50. Pare che si sia trattato di un errore: infatti la versione ufficiale della Forza di Difesa Israeliana è che loro avevano mirato “500 metri più in là di dove avevano colpito”. Quello che davvero il portavoce dell’esercito non riesce a spiegarsi è la causa: certamente qualcosa ai sistemi di puntamento, o di allineamento, o tutte due; o forse è colpa del radar. Chi lo sa?

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Stati canaglia nel Mediterraneo?

November 8th, 2006 / Lasciare un commento (No Comments)
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11 novembre 2006

Savona – Circolo degli Inquieti -
Incontro sul tema: “Stati canaglia nel Mediterraneo?”

Interverranno:

Maurizio Cabona – Giornalista, critico cinematografico e letterario de Il Giornale

Giulietto Chiesa – Parlamentare europeo, giornalista

Massimo Fini – Giornalista, scrittore

Darko Tanaskovic – Ambasciatore di Serbia e Montenegro presso la Santa Sede e il Sovrano Militare Ordine di Malta

Presiede: Giovanni Assereto – Professore ordinario di Storia Moderna all’Università di Genova
Sarà presente: Carlo Scrivano – Assessore alla Cultura della Provincia di Savona
Presenta: Elio Ferraris – Presidente del Circolo degli Inquieti

Ore 15.45 Sala Consigliare della Provincia – Via Sormano, 12 Savona

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Il Baath alla riscossa, Marines alle corde

November 7th, 2006 / Lasciare un commento (No Comments)
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di Maurizio Blondet

Fonte: www.effedieffe.com

«Baghdad è sotto assedio. Gli insorti sunniti hanno tagliato tutti i collegamenti stradali tra la capitale e il resto dell’Iraq. Tribù sunnite ben armate circondano attualmente gran parte di Bahdad e stanno combattendo contro le milizie sciite per completare l’accerchiamento».
Queste righe che appaiono sull’Independent hanno una qualità che non troviamo sui nostri giornali e TV.
Questi, dell’Iraq, ci mostrano immagini di attentati insensati e stragi enigmatiche, inspiegabili. Invece, il giornale britannico identifica il quadro generale che le atrocità (e i media) oscurano: la guerriglia sunnita è alla riscossa, sta eseguendo un piano strategico e strappando successo dopo successo.
Merito di Patrick Cockburn, l’inviato inglese, straordinario e coraggioso giornalista.
Da Arbil nell’Iraq del nord, scrive vere cronache di guerra, che i nostri media – fors’anche per ignoranza delle realtà militari – non ci raccontano.
La sera scorsa i nostri stupidi TG ci hanno mostrato immagini di un pulmino carbonizzato, raccontandoci che trenta passeggeri di quel pulmino sono stati catturati da armati e portati via. Perché?
Nessuna spiegazione: i musulmani sono belve impazzite, è la conclusione che vogliono farci raggiungere.

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“La geopolitica del Mediterraneo: il futuro del Libano e della Palestina”

November 6th, 2006 / Lasciare un commento (No Comments)
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il C.P.E – Coordinamento Progetto Eurasia

ha il piacere di invitarla alla conferenza-dibattito:

“La geopolitica del Mediterraneo: il futuro del Libano e della Palestina”

Un aggiornamento alla luce dei recenti avvenimenti nel Vicino Oriente

MILANO, SABATO 11 NOVEMBRE 2006
Ore 16.00

Centro Culturale San Fedele
Sala della Trasfigurazione
Piazza San Fedele 4

Relatori:

Hassan Najem, Console Generale del Libano in Italia
Jahwad Yassin Rabah, Delegazione dall’Autorità Nazionale Palestinese in
Italia
Mohammad Hannoun, Associazione Benefica di Solidarietà col Popolo
Palestinese A.B.S.P.P

L’incontro verrà introdotto e moderato da Tiberio Graziani, Direttore della
rivista di studi geopolitici “Eurasia”

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Condanna a morte del presidente Saddam Hussein: la guerra civile può cominciare

November 1st, 2006 / Lasciare un commento (No Comments)
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di Gilles Munier

Il verdetto del primo processo al Presidente Saddam Hussein e ad altri sette dirigenti iracheni –il cosiddetto caso Al-Dujayl – è stato spostato dal 16 ottobre al prossimo 5 novembre « per acquisire delle verifiche ». In realtà, il rinvio è stato chiesto dai consiglieri in comunicazione di George W. Bush. Essi sperano che l’annuncio della condanna a morte del Presidente iracheno, del suo fratellastro Barzan Al-Tikriti, capo dei servizi segreti prima del 1984, e del Vicepresidente Taha Yassin Ramadan, facciano guadagnare punti ai repubblicani alle elezioni di medio termine che avranno luogo due giorni dopo. A meno di un nuovo colpo di scena, le pene saranno eseguibili entro 30 giorni mediante impiccagione.

Il 3 ottobre 2006, a Managua, Donald Rumsfeld si è detto contrario al prolungamento del procedimento giudiziario contro Saddam Hussein. Egli vuole che al più presto si giunga al termine. Le altre accuse intentate contro il Presidente iracheno saranno ugualmente sanzionate con condanne a morte, a titolo postumo. Tale formula avrebbe il vantaggio di cancellare le responsabilità dei dirigenti occidentali, in particolare quella – schiacciante – di Rumsfeld, per aver fornito armi all’Iraq durante il conflitto con l’Iran. L’origine dei gas da combattimento utilizzati a Halabja dai belligeranti non sarà rievocata oltre misura, non più dell’ammontare delle commissioni versate a partiti politici negli Stati Uniti, in Francia o altrove.

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“Americas reaparecidas” di Fulvio Grimaldi

October 29th, 2006 / Lasciare un commento (No Comments)
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di Massimo Mazzucco

Vedere Americas Reaparecidas di Fulvio Grimaldi è stato per me un violento, struggente, ma anche fortificante tuffo nel passato. Un tuffo, prima di tutto, nel passato del giornalismo, quello vero, quello di una volta.

Erano anni che non vedevo una persona – un essere umano, intendo, con tutte le emozione dipinte sul volto, e non un ibrido pupazzo asettico uscito dai sondaggi di gradimento della CNN – aggirarsi col microfono in mano nel mondo vero di altri esseri umani. Ho visto qualcuno bussare con delicatezza, entrare con dolcezza nelle vite altrui, e vedersi ripagato con la moneta piu rara e preziosa di questo mondo, il sorriso di un altro essere umano.

Americas Reaparecidas è un documentario antico e modernissimo insieme, che riesce a mescolare la retorica della rivoluzione – la ridondanza dell’ “Internazionale” a volte è quasi ossessiva – con una rivoluzione della retorica, nel senso che salta a piè pari tutte le trappole di tipo evocativo, e adotta un linguaggio talmente semplice e pulito da portarci a visitare direttamente il cuore delle persone.

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A proposito di “pupe” e “secchioni”

October 26th, 2006 / Lasciare un commento (No Comments)
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di Adriano Scianca

“Riunire le due metà della mela”: è questa l’ambizione dei produttori italiani de “La Pupa e il Secchione”, ultimo contendente nell’arena dei reality, versione italiana del format americano “Beauty and the Geek”, creato da Ashton Kutcher (che, per la cronaca, fra le altre cose è anche il giovane marito di Demi Moore). Ovvero, mettere sotto lo stesso tetto sette giovani intellattualoidi timidi ed imbranati ed altrettante aspiranti miss e soubrette più a loro agio nella movida notturna che fra i libri, agitare bene e vedere cosa ne esce fuori. Conditio sine qua non: tutti i partecipanti devono sottostare inderogabilmente alle ferree leggi dello stereotipo. Ecco quindi che tutti i “secchioni” hanno gli occhiali spessi, l’abbigliamento improbabile, l’ironia da “Settimana Enigmistica” ed una dichiarata mancanza di dimestichezza con l’altro sesso. I tipici nerds dei film sui college americani di qualche anno fa, per intenderci. Quanto alle “pupe”, è d’ordinanza la coscia lunga, il look curato con perizia certosina, l’espressione svampita, meglio se condita da un clamoroso (e sospetto) analfabetismo relativo ad ogni ambito dello scibile umano.

Significativa la didascalia che immortala Silvia, una delle “recluse”: “aspirante sosia di Paris Hilton”. L’avvenente signorina, quindi, aspirerebbe (senza esserlo di già, si suppone) a diventare sosia (sostanzialmente un non-lavoro per cui non occorre alcuna capacità specifica) di una ereditiera priva di qualsivoglia talento, balzata agli onori delle cronache mondane a causa di quella oscura sapienza esoterica chiamata gossip. Il nulla alla terza, insomma.

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OMAGGIO A CARLO TERRACCIANO

October 24th, 2006 / Lasciare un commento (No Comments)
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di Augusto Marsigliante

A poco più di un anno dalla scomparsa del grande Carlo Terracciano, BMPT decide di organizzare una serata in onore di una delle figure più rivoluzionarie che il panorama politico italiano abbia mai conosciuto da decenni a questa parte. Teatro dell’iniziativa, un “Asso di Bastoni” che, consentiteci la metafora calcistica, registrava il tutto esaurito.

Potrebbe apparire quasi singolare, come ha spiegato un rappresentante di Progetto Torino all’inizio della serata, che ad organizzare quest’appuntamento sia stato un gruppo che di Carlo non aveva una conoscenza personale, diretta; tuttavia, la forza delle idee che scaturisce dai suoi scritti ha creato quell’affinità ideale che ha fatto sì che nel capoluogo piemontese si tenesse quest’importante incontro. Ad aprire la serie di interventi è Alessandra Colla, direttrice di “Orion”, quel “punto nero in una galassia rossa e punto rosso in una galassia nera” al quale Carlo collaborò per alcuni anni. Nel suo intervento, la Colla ha sottolineato il profondo legame umano che l’aveva legata a Carlo per oltre vent’anni. Una profonda stima che, spiega la Colla, nasceva dalla grande umanità di Terracciano, ma anche dal grande entusiasmo che caratterizzava quest’Uomo, oltre alla sua grande onestà intellettuale. Va da sé che una personalità forte come quella di Carlo potesse portare ad alcuni dissapori interni alla redazione della rivista, e così la collaborazione al mensile non conforme non ebbe lunga vita. Ma non venne meno l’amicizia con Carlo, del quale, sottolinea la Colla, andava ammirata la grande eticità: egli era una persona molto rigorosa sul piano personale e fino all’ultimo rimase un lucido critico del mondialismo. Già dall’inizio degli anni ’80 (!!) Terracciano aveva portato una ventata di novità in un ambiente politico marcio e soffocato dalle logiche di partito. Precorrendo i tempi, aveva ben presente il ruolo chiave della geopolitica nella lettura e nell’interpretazione degli assetti planetari.

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Verso il blocco continentale

October 22nd, 2006 / Lasciare un commento (No Comments)
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di Tiberio Graziani

Il blocco eurasiatico, se emergerà, potrebbe essere l’evento geopolitico più importante della storia recente dopo il crollo dell’Unione Sovietica.
Giorgio S. Frankel
(A.A., Tornare a crescere, Milano, 2006)

L’accelerazione della storia e la dimensione continentale

Il vuoto geopolitico verificatosi con il crollo dell’Unione Sovietica ha favorito l’espansione economica e militare degli USA in gran parte della massa continentale eurasiatica. Le amministrazioni statunitensi che si sono succedute alla Casa Bianca nel corso degli ultimi sedici anni hanno sostenuto tale espansione basandosi su dottrine (e pratiche) geopolitiche la cui più esatta formulazione, nonostante aggiustamenti e ritocchi, rimane tuttora quella delineata, nel 1997, da Zbigniew Kazimierz Brzezinski nell’articolo “A geostrategy for Eurasia” e in The Grand Chessboard. American Primacy and It’s Geostrategic Imperatives, un testo ormai diventato un classico della letteratura specializzata.

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La Commissione Europa apre la Posta dei cittadini

October 20th, 2006 / Lasciare un commento (No Comments)
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Il piano per la privatizzazione dei servizi postali è giunto alle ultime e importanti fasi,prima della completa e definitiva liberalizzazione. La Commissione Europea ha infatti preannunciato l’emanazione di una direttiva che realizzerà la completa liberalizzazione delle “poste” iniziata il 1997 con la direttiva n. 97/67/CE. A partire dal 2009 viene per legge eliminato il monopolio dello Stato per i servizi postali universali, ossia di raccolta, di smistamento, di instradamento e di distribuzione dei prodotti di posta, ossia la corrispondenza, i telegrammi e i pacchi, compresi quelli inferiori ai 50 grammi sino ad ora non considerati. Viene meno quello che è stato definito il settore riservato, quello che per molto tempo è stato un servizio pubblico perché non solo tratta beni protetti da diritti di riservatezza, inviolabili per le persone e i cittadini, ma anche perché deve essere garantito ovunque e per tutti, anche se è antieconomico, anche se non esiste il mercato. Ciò spiega perché le assunzioni sono garantite da un sistema di concorsi, il perché della sua diffusione anche in centri rurali di poche anime.

Dietro le poste c’è la storia di uno Stato, quella che è sempre stata la “banca dei poveri e degli emigrati”, la cassaforte della corrispondenza, dei dati privati, dei risparmi, ma anche dei pagamenti dello Stato. Ha rappresentato, e per molti lo rappresenta ancora, l’isola tranquilla del piccolo risparmio, non logorato dalle spese di tenute di conto, il punto raccolta delle rimesse degli emigrati che hanno tenuto in piedi l’Italia quando era prossima al fallimento.
Dietro le poste c’è una macchina di sistemi informatici, di meccanismi logistici, c’è una base di dati immensa, che contiene le informazioni di un secolo di storia di Italia, di uno Stato e dei suoi cittadini.

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Esiste la lobby ebraica?

October 18th, 2006 / Lasciare un commento (No Comments)
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di Mauro Manno

Solo pochi anni fa, chi osava porre questa domanda veniva subito tacciato di «antisemitismo». E non solo da sionisti o ebrei, ma soprattutto da personaggi di ‘sinistra’. Dopo la guerra contro l’Iraq, che Israele è riuscita a far fare per procura agli Usa, ciò non è più possibile. Due rispettabili studiosi americani, Mearsheimer e Walt, con dovizia di particolari, hanno provato che Israele, attraverso la sua lobby in America, ha il potere di determinare la politica estera USA a suo vantaggio.

Fa meraviglia che oggi la cosiddetta ‘sinistra’, e non solo quella non-alternativa, sia scivolata nel pantano ripugnante dei sostenitori del sionismo, delle colonie, di Israele, e dei suoi innumerevoli e sempre nuovi crimini? No nessuna meraviglia. É la logica conseguenza di scelte sciagurate di tanti anni fa. Quando si definisce il sionismo ‘lotta di liberazione degli ebrei’, di tutti gli ebrei, anche dei non-sionisti o dei non israeliani, allora è logico dire che chi si oppone a Israele, cioè al frutto della ‘lotta di liberazione’, è solo un «antisemita», non vuole che gli ebrei siano liberati, li vuole semplicemente sopprimere. Ma se il sionismo è la ‘lotta di liberazione degli ebrei’, perché tanti ebrei, comunisti, socialisti, semplicemente democratici, si sono opposti al sionismo? erano contro la loro liberazione?Perché oggi questo genere di persone continua ad esistere nella comunità ebraica mondiale?

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La risoluzione 1701/2006 del Consiglio di sicurezza: un’operazione mimetizzata dell’imperialismo

October 17th, 2006 / Lasciare un commento (No Comments)
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di Aldo Bernardini

La ris. 1701 (2006) dell’11 agosto del C.d.s. presenta forti elementi di ambiguità nel suo testo, ma è chiarissima – soprattutto se la si iscrive nel complesso di risoluzioni precedenti riguardanti il Libano – nel suo intento fondamentale, del resto coerente con la linea affermatasi soprattutto negli ultimi anni nel quadro N.U.: garantire la massima sicurezza e intangibilità per lo Stato di Israele così come esso è, e cioè come formazione statale installata nel territorio della Palestina sotto mandato britannico a seguito di una conquista di stampo coloniale e con tutte le caratteristiche che da molte parti la hanno fatta denominare “entità sionista”. Correlativamente, frenare, limitare e mortificare le forze arabe di resistenza antisraeliana e di contrapposizione operanti nel segno dell’indipendenza e dell’autodeterminazione (anche economica), a favore invece di sistemazioni di regimi arabi subalterni (il disegno del “Nuovo Medio Oriente”). Dunque, la 1701 è tutta dentro la logica dell’imperialismo. E solo se ci si pone all’interno di questa logica (che oggi mira nella sostanza ad una complessiva restaurazione coloniale sotto mutate forme) è possibile ravvisarvi elementi di novità (multilateralismo, rientro in gioco delle N.U., emergere dell’Europa…). Questi elementi sono il frutto della sconfitta, grazie all’eroica resistenza di Hezbollah, subita dal disegno israelo-statunitense. La soluzione offerta dalla 1701 è la provvisoria alternativa alla sconfitta. La risoluzione è stata, nella sostanza, predisposta nel Ministero degli esteri israeliano (dichiarazione della ministra Livni, “Repubblica”, 31 agosto 2006) e comunque elaborata in sede N.U. da USA e Francia, ed è soluzione dichiaratamente gradita agli USA, evidentemente dopo la ricordata sconfitta (“Corriere della Sera”, 15 settembre 2006: fra l’altro, argomento usato per ottenere il voto del centro-destra italiano sulla missione). E non si dimentichi che la risoluzione ha avuto bisogno, soprattutto grazie manovre USA, di un mese circa per l’approvazione, con lo scopo di consentire a Israele di proseguire nella sua, complessivamente vana, ma distruttiva e criminale, offensiva contro Hezbollah.

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“Nella guerra 655mila morti”

October 17th, 2006 / Lasciare un commento (No Comments)
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Iraq, Lancet accusa gli Stati Uniti

Un iracheno su 40 sarebbe deceduto in seguito all’invasione
George W. Bush nega: “E’ una stima non credibile”

LONDRA – Una cifra impressionante: 655mila i morti iracheni a causa dell’invasione anglo-americana dal marzo 2003. E’ la stima fatta in uno studio statunitense che sarà pubblicato domani dalla rivista medica britannica “The Lancet”. L’ha fatta un gruppo di ricercatori della Scuola medica Bloomberg dell’Università John Hopkins di Baltimora. George W. Bush ha subito bollato questi risultati come “non credibili”.

La ricerca è stata condotta tra il 20 maggio e il 10 luglio. Otto medici dell’università di Bagdad, collaboratori dei ricercatori americani, hanno visitato 1.849 famiglie scelte a caso e con una media di sette membri ciascuna. In ogni casa è stato chiesto quante persone erano morte nel nucleo famigliare nei 14 mesi prima dell’invasione e quante dopo. Una volta elaborati i dati, è emerso che il tasso di mortalità prima della guerra era del 5,5 per mille, mentre dopo l’invasione è salito al 13,3 per mille. La differenza è servita a calcolare i morti “in eccesso”, ovvero i decessi che presumibilmente non sarebbero avvenuti se non vi fosse stato l’intervento americano.

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La Resistenza Irachena: “Perchè combattiamo”

October 16th, 2006 / Lasciare un commento (No Comments)
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di Brian Conley e Muhammad Zaher

Tradotto dall’inglese in italiano da Andrea Lazzaro, membro di
Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguistica.

BAGHDAD – Chiamateli terroristi, chiamateli combattenri della
resistenza; comunque li definiate, hanno i loro motivi per
combattere gli statunitensi in Iraq. Abu Ayoub, un trentacinquenne
che vive a Baghdad, è un membro dell’Esercito Islamico. Ha parlato
nelle vicinanze di Adhamiya delle ragioni per cui si è unito alla
lotta.

“Quando le forze di occupazione hanno fatto ingresso a Baghdad,
hanno ucciso mio fratello di fronte a me. Era ferito e sanguinante,
ma le forze di occupazione non mi hanno permesso di salvarlo. Quando
ho provato a soccorrerlo hanno iniziato a spararmi, e dopo pochi
minuti mio fratello è morto. Dopo questo ho giurato di combatterli
fino alla morte”.

Molti gruppi della resistenza sono stati identificati sin
dall’inizio della guerra nel Marzo 2003. Abbiamo dal famoso Ansar Al
Sunna, inizialmente localizzato nel nord dell’Iraq dopo che i suoi
membri abbandonarono l’Afghanistan, a gruppi più piccoli come la
Brigata Vendetta, coinvolta nel rapimento di Jill Carroll,
corrispondente del “Christian Science Monitor”.

“Credo che l’80% dei gruppi provenga dalla Resistenza Islamica,
poiché l’Islam prescrive ai Musulmani di combattere contro i nemici
e contro chiunque venga ad occupare la nostra terra”, ha detto Ayoub.

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L’ORFANOTROFIO DI VILEJKA

October 15th, 2006 / Lasciare un commento (No Comments)
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Resoconto scritto e fotografico di Simone Stefanelli
Progetto Humus presenta il resoconto scritto e fotografico di Simone
Stefanelli (www.simonestefanelli.com) fotoreporter rientrato recentemente
dalla Bielorussia, dove ha visitato l’internato di Vilejka. Un contributo
sereno e senza speculazioni.
L’articolo è pubblicato anche su http://www.diario.it/.
Le fotografie sono proprietà di Emblema, Società Fotografica Editoriale
Italiana (http://www.emblema.net/)

SIMONE STEFANELLI – VILEIKA (BIELORUSSIA)
Nessuno conosce la verità. Nessuno di quelli che fanno un gran parlare
conosce Maria e la sua storia, in pochi conoscono la realtà della
Bielorussia, ma tutti sono unanimi nel condannare i responsabili
dell’Internat – così si chiamano in russo – gli istituti che accolgono
orfani e bambini abbandonati, dove la piccola ha sempre vissuto.
Giornalisti, politici, uomini di chiesa e di legge sono pronti a difendere
il comportamento della famiglia di Cogoleto alla quale la bambina è stata
affidata nel suo periodo di soggiorno in Italia, ma nessuno prima di parlare
si è degnato di venire a vedere l’orfanotrofio, novanta chilometri a nord di
Minsk,.
Qui Maria la ricordano come una bambina allegra e spensierata, con una gran
voglia di giocare e sorridere, i suoi disegni raccontano di case, di
uccellini, animali sorridenti, alberi e compagni di gioco. Non ci sono
bambini legati mani e piedi a una sedia. Nessuna traccia di quel tormento,
stenti e privazioni rimbalzati sulle colonne dei giornali in queste ultime
settimane.

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L’auto ad aria è… volata via

October 14th, 2006 / Lasciare un commento (No Comments)
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Se ci mettiamo tutti a farla girare ci vorra’ poco a fargli un bel casino…

L’auto ad aria è… volata via
Eolo, la vettura che avrebbe fatto a meno della benzina è stata fatta sparire. Perché?

VIVAMO IN UN MONDO DOVE CI VOGLIONO FAR CREDERE CHE IL PETROLIO E’ IMPORTANTE QUANTO L’ACQUA
QUESTA DEVE DAVVERO FARE IL GIRO DEL MONDO!

Guy Negre, ingegnere progettista di motori per Formula 1, che ha lavorato alla Williams per diversi anni, nel 2001 presentava al Motorshow di Bologna una macchina rivoluzionaria: la “Eolo” (questo il nome originario dato al modello), era una vettura con motore ad aria compressa, costruita interamente in alluminio tubolare,fibra di canapa e resina, leggerissima ed ultraresistente.

Capace di fare 100 Km con 0,77 euro, poteva raggiungere una velocità di110 Km/h e funzionare per più di 10 ore consecutive nell’uso urbano.
Allo scarico usciva solo aria, ad una temperatura di circa -20°, che veniva utilizzata d’estate per l’impianto di condizionamento.
Collegando Eolo ad una normale presa di corrente, nel giro di circa 6 ore il compressore presente all’interno dell’auto riempiva le bombole di aria compressa, che veniva utilizzata poi per il suo funzionamento.
Non essendoci camera di scoppio né sollecitazioni termiche o meccaniche la manutenzione era praticamente nulla, paragonabile a quella di una bicicletta.

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Iraq, comandante britannico dice che le truppe dovrebbero andarsene

October 14th, 2006 / Lasciare un commento (No Comments)
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di Deborah Haynes e Peter Graff

LONDRA – Il comandante delle forze armate britanniche ha detto che la presenza delle sue truppe in Iraq sta contribuendo ad esacerbare la situazione e che i soldati dovrebbero essere ritirati presto.
In un intervista con il quotidiano Daily Mail, il generale Richard Dannatt ha apertamente criticato la pianificazione della strategia adottata in seguito all’invasione statunitense del 2003 e ha dichiarato che la presenza britannica in Iraq danneggia la sicurezza britannica nel mondo, cosa che il primo ministro Tony Blair continua, invece, ha negare.
I commenti polemici di Dannatt, assolutamente fuori dal comune per un ufficiale in servizio del suo rango, sono stati subito ripresi dalle voci più critiche alla guerra, costringendo il generale un’altra serie di interviste a radio e televisioni in cui ha cercato di calmare la tempesta che ha scatenato.

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SUCCESSO PER LA CONFERENZA DI FINI E BONAGA

October 12th, 2006 / Lasciare un commento (No Comments)
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Sabato 30 settembre a Bologna, in una Sala dell’Angelo gremita di circa 150 persone, si è svolto l’incontro-dibattito sul tema “Ribelle o Rivoluzionario? Una scelta di campo contro il mondo moderno” organizzato da Associazione Edera, Coordinamento Progetto Eurasia e Movimento Zero.

Sapientemente introdotti da Eduardo Zarelli, responsabile di Arianna Editrice, il giornalista e scrittore Massimo Fini si è confrontato con il professor Stefano Bonaga sui temi della sua ultima fatica letteraria “Il Ribelle. Dalla a alla z”, toccando in particolar modo le questioni della omologazione degli stili di vita e di pensiero e delle possibili risposte che il singolo e le comunità possono dare ad una situazione esistenziale ormai intollerabile. Di fronte alla nocività del nostro vivere quotidiano, “un treno in corsa ad una velocità pazzesca che non si interroga sulla direzione della propria marcia”, si è affermata l’inutilità della delega politica tipica della democrazia rappresentativa e la necessità di elaborare forme di “resistenza” fuori dagli schemi, che siano al tempo stesso realistiche.

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