di Gabriele Adinolfi
A quelli che s’ostinano a commettere gli stessi errori come se nulla fosse. Senza l’illusione che accettino di aprire gli occhi.
Avevo quattordici anni, ero affascinato dalla gioventù che si ribellava e che voleva divenire padrona del suo destino ma ero disgustato e sdegnato dal fatto che alcuni le avessero messo in mano le bandiere rosse e in bocca i dogmi comunisti.
Scelsi il ribellismo ma guardando verso altri orizzonti e mi ritrovai, con molti e come molti, in un recinto, l’estrema destra, che pagava ancora la sconfitta militare e la sanguinosa epurazione e, in seguito ad essa, l’inconsistenza politica pluri/decennale.
Andai lì sperando in una rivoluzione o in una controrivoluzione, poco importava. Come i vecchi squadristi avrei potuto gridare: “facciamo un diavolo qualsiasi, ma facciamo qualcosa di solido che viva del sangue dei nostri caduti che non possono essere morti per niente”. 1
Credevo di trovarvi capi, maestri, dirigenti. Trovai invece quasi sempre altri ragazzi che improvvisavano. Qual era la soluzione illusoria, la fata morgana, che avrebbe dato uno sbocco vittorioso alla nostra ribellione contro l’ordine costituito e contro il disordine costituito? Il colpo di stato!
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di u.g.
Con una nuova “direttiva” il commissario al “mercato interno” della Ue, Charlie McCreevy ha tolto ai sudditi europei anche l’ultimo scampolo di potere nazionale di vigilanza e di tutela sociale sui processi di fusione tra istituti bancari e europei. Senza alcuna vergogna questo signore, non eletto dai popoli europei alla carica di “governo” che possiede, ha dichiarato che il fine della nuova normativa – che limita ad appena trenta giorni le possibilità di (semplice) sospensione di dichiarate incorporazioni bancarie – è “evitare che le Autorità nazionali (governi, parlamenti, agenzie di tutela del risparmio e di vigilanza sull’usura bancaria) che hanno il compito di vigilanza e supervisione sui processi di concentrazione, possano frustrare, annichilire, bloccare, le fusioni bancarie”.
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di Claudio Moffa
I legali dell’ex rais attaccano: a Baghdad rischiamo la vita, i testimoni hanno paura e il tribunale speciale è illegittimo e prevenuto perché imposto e controllato dagli americani. Per fare davvero giustizia bisogna spostare le udienze in un paese neutrale. Per esempio in Italia.
Il 13 dicembre 2003 gli americani diffusero le foto della cattura di Saddam Hussein: la barba lunga, i capelli arruffati, il volto stralunato, probabilmente sotto l’effetto di psicofarmaci o droga. Sembrava la fine del dramma iracheno e invece non fu così. È stato anzi l’inizio di una guerra interna sempre più cruenta, che oggi colpisce soprattutto i civili iracheni.
Quasi due anni fa si è aperto il processo, auspicato come “equo” dall’opinione pubblica internazionale, ma che sta suscitando critiche in tutto il mondo: tre avvocati della difesa assassinati, accuse di abusi procedurali, un teste decisivo come l’ex vicepresidente Tarek Aziz che polemicamente si presenta in aula in pigiama perché, sostengono i familiari, gli americani gli avevano preso tutti i vestiti per impedirgli di andare a testimoniare a favore del suo presidente.
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di movisol
L’11 settembre Lyndon LaRouche ha lanciato un appello agli americani affinché si uniscano a lui nel chiedere l’impeachment immediato del presidente George W. Bush e del vice president e Dick Cheney. L’iniziativa di LaRouche si colloca a seguito di tre sviluppi recenti:
1. La commissione sui servizi del Senato USA ha rilasciato due nuovi capitoli dell’inchiesta su cosa and ò storto nella raccolta delle informazioni nel periodo che precedette la guerra in Iraq. Secondo i senatori Jay Rockefeller e Carl Levin le prove chiaramente dimostrano come il presidente e il vice presidente abbiano mentito al Congresso ed alla popolazione americana per condurli nella disastrosa guerra in Iraq;
2. La trasmissione di «The Path to 9/11», un documentario carico di menzogne colossali sui fatti dell’11 settembre 2001, è parte della propaganda istigata dalla Casa Bianca che mira ad “ammorbidire” le popolazioni dell’America e dell’Europa, affinché accettino nuove guerre nel Sudovest Asiatico;
3. Le menzogne sfacciate pronunciate dal vice presidente Dick Cheney nel corso di una lunga intervista a «Meet the Press» il 10 settembre 2006.
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di Maurizio Blondet (www.effedieffe.com)
Guerriero da tavolo e manager aziendale, Donald Rusmfeld aveva un grandioso sogno bellicista, e l’ha regalato all’America: fare del più potente apparato militare la più mobile, la più futurista, la più high-tech della forze combattenti della storia.
La sua «revolution in military affaire» prevedeva, fra l’altro, la capacità di «combattere simultaneamente due guerre regionali».
La realtà è sotto gli occhi di tutti: due micro-guerre in Iraq e Afganistan, e la sola superpotenza rimasta le sta perdendo.
Col fiato grosso.
Il peggio è che negli ambienti americani che decidono (i neocon) il sogno dura ancora.
Due noti esposnenti dell’israelo-americanismo, Bill Kristol e Rich Lowry, hanno recentemente invitato Rumsfeld, dalle pagine del Washington Post, a «mandare più uomini in Iraq». (1)
Ma quali uomini!, hanno risposto i gallonati: non ne abbiamo più.
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di Juan
Base Militante ProgettoTorino
www.progettotorino.org (pubblicato su “Rinascita” del 12 settembre 2006)
Il vero volto della Destra Sociale torinese?
Il deputato di Alleanza Nazionale Roberto Salerno, capo torinese della Destra Sociale, ha scelto quest’estate di fare le vacanze intelligenti, al pari di Alberto Sordi ed Anna Longhi nell’omonimo film degli anni settanta. Così, anziché recarsi a Brodighera, è arrivato fino ai territori palestinesi, da lui definiti “Israele”, e precisamente nella colonia agricola di Dovev, nell’Alta Galilea, per rendersi davvero conto di cosa significhi convivere con la paura, “il pericolo di un’aggressione è costante e loro si sentono soli, preoccupati”. Altro che aggressione, sono le sensazioni di chi ha la coscienza sporca, ma questo a Salerno non è venuto in mente , mentre lavorava gratuitamente nei frutteti. “Le popolazioni dell’Alta Galilea sono state quelle più esposte agli attacchi Hizbollah e, per questo non hanno potuto raccogliere nei frutteti i prodotti che rischiano di marcire sugli alberi”: poco importa che nello stesso modo sia stata paralizzata l’intera economia libanese.
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di Alessia Lai
Non ha mai chiesto il cessate il fuoco, invitando Israele a risolvere in modo definitivo e rapido il problema Hizbollah, non ha mai espresso alcun biasimo per l’uccisione indiscriminata di civili durante le aggressioni sioniste al Libano permettendo, anzi, agli Usa di utilizzare aeroporti britannici per inviare armi a Trel Aviv durante la guerra.
Questo è Tony Blair: il lacchè britannico della Casa Bianca che nemmeno di fronte a gli scempi israeliani dello scorso luglio ha smesso di seguire la linea politica voluta dall’altro lato dell’oceano Atlantico. E ora, Blair, ha pure la faccia di sbarcare a Beirut, accolto da un altro che il coraggio lo tira fuori solo nelle occasioni in cui può compiacere quelli che considera i suoi ‘amici’ occidentali: Fuad Siniora.
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di Antonella Ricciardi
In questa intervista, l’ideologo Paolo Signorelli illustra alcune delle ultime vicende e questioni politiche che lo hanno visto protagonista, sempre in posizione di avanguardia e non conforme. Nato a Roma, laureato in Scienze Politiche, Paolo Signorelli è stato insegnante di alcune lingue straniere, e poi di storia e filosofia, oltre che giornalista e scrittore di opere politico-giudiziarie e di poesie. Già militante del M.S.I., poi di Ordine Nuovo, e del Fronte sociale Nazionale, ha spesso pagato di persona lo scotto per le sue posizioni controcorrente, in particolare avendo trascorso ingiustamente 10 anni in prigione a causa dell’accusa infondata di avere avuto un ruolo nella carneficina alla stazione di Bologna del 1980. Ultimamente, Paolo Signorelli è uscito dal Fronte in dissenso con gli ultimi accadimenti in quel partito: non è stato certo l’unico, dato che l’ha seguito l’intera componente dei socialisti nazionali di quella formazione (che conferivano l’aggettivo “sociale” al gruppo), tra cui in particolare Ernesto Ferrante, di Cesa, in Campania, che ricopriva la carica di coordinatore regionale, oltre ad essere membro della direzione nazionale del Fronte. Paolo Signorelli rimane, coi suoi militanti, sempre teso nell’evitare l’inferno e la palude conformistica cui conducono posizioni pienamente assoggettate al potere dominante di turno, e continua il suo impegno, anche all’insegna del garantismo giudiziario, nella comunità politica Fronte di Liberazione per un Socialismo Nazionale, oltre che nel trasversale Movimento Zero di Massimo Fini. Questo sodalizio è particolarmente significativo, anche a causa della diversità di origini tra i due: Massimo Fini, già noto giornalista e scrittore, ha un’origine politica di sinistra… inoltre, pur avendo alcune ascendenze ebraiche da parte di madre, ha dichiarato di non considerarsi ebreo, non essendo stato in alcun momento della sua vita seguace dell’Ebraismo, e non condividendone diversi tratti, oltre ad avere assunto posizioni non conformiste a favore della libertà di Erich Priebke, in nome del diritto (ricordiamo che di Priebke è stata anche molto criticata la recente vacanza vissuta sul lago di Como, che comunque per legge gli spettava).
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di Giancarlo Chetoni
Quello che non dicono i “media occidentali” su una guerra che è stata tutt’altro che un successo militare israeliano. Il “nuovo Medio Oriente” può ancora attendere…
Se la percezione del suicidio di immagine registrato da “Israele” con la guerra di aggressione al Libano è immediata e senza appello a partire dai bombardamenti aerei su Beirut passando per la strage di Qana e finendo con la semina dei contenitori a grappolo sulle macerie dei villaggi colpiti (72 ore prima del “cessate il fuoco”, per rallentare l’opera di ricostruzione e colpire le popolazioni locali), è rimasta totalmente in ombra la dimensione e la profondità del K.O. subito a livello militare da Tsahal nello scontro con Hezbollah nel territorio della ‘Fascia Sud’.
Per facilità partiremo dalle immagini passate centinaia di volte sui media per celebrare la potenza di fuoco di “Israele” al ritmo – come si è voluto sostenere – di “1 colpo al minuto”: i semoventi d’artiglieria da 155 mm inquadrati sul terreno dalle telecamere a gruppi di 8-10 unità in azione isolata o congiunta di fuoco con centinaia di proiettili allineati e serventi di pezzo affaccendati a trasportare all’interno dei mezzi corazzati anche le cariche di lancio (contenitori cilindrici di colore bianco con polvere nera).
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di Centro Polaris
La geopolitica del petrolio e del narcotraffico illustrate e spiegate in modo divulgativo con immagini e commenti. Come l’imperialismo delle multinazionali vive di questo duplice crimine e, nello stesso tempo, del traffico di armi e uomini. Cosa si nasconde dietro le organizzazioni terroristiche e insurrezionalistiche.
Uno studio articolato ad opera del Centro Polaris
12 euro. (con quaderno abbinato 15 euro). Si può ordinare presso le edizioni Barbarossa 0266400383 e presso La Testa di Ferro 064883573
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di Carlo Gambescia
Leggere un libro di Werner Sombart è come degustare quei vini, che più invecchiano più si fanno apprezzare. E’ perciò sicuramente meritoria l’idea di ripubblicare Perché negli Stati Uniti non c’è il socialismo? ( Bruno Mondadori, Milano 2006, pp. XXXVIII-153, euro 15,00, con prefazione di Guido Martinotti e traduzione dal tedesco di Giuliano Geri, entrambe nuove di zecca).
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di Massimo Mazzucco
Che rabbia, vedere quattro persone colte, intelligenti, e persino educate, che discutono come se non avessero nemmeno visto un filmato che gli è appena passato sotto il naso, pochi minuti prima. Ciascuno così preoccupato di fare il “proprio” discorso, che non si accorge nemmeno che quello che dice la parte avversa è appena stato confutato dal filmato andato in onda: quando si continua a sostenere che la struttura della Torre abbia ceduto per il calore, nonostante il fatto che 18 persone siano transitate al suo centro, dopo l’impatto, non ci si spiega come abbiano fatto. Ma nessuno se lo domanda.
Signori Blondet, Chiesa, Gavronsky, Vinci, indipendentemente dalla parte da cui state, ve lo ripeto perchè a me sembra importante (non lo dico io, ovviamente, sta sul New York Times): almeno diciotto persone sono transitate vive, dopo l’impatto nella Torre Sud, in una zona in cui ci dovevano essere almeno 800 gradi centigradi, e ne sono poi uscite sane e salve.
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di Jacopo Barbarito
25 aprile 1945, piazzale Loreto. La fine del Fascismo repubblicano e sociale, la fine di Mussolini, la fine di un’era. Sono passati oltre 60 anni da quel giorno, ma molti non sono ancora usciti alla “sindrome” del 25 aprile. Molti, troppi anzi, hanno visto quel giorno come un punto di “non ritorno” e non come la tappa della vita di un’idea, di un pensiero, di un’ideologia, di un modo di essere. La seconda guerra mondiale ha visto la caduta dei fascismi, ma non la scomparsa delle loro anime. L’ideale mussoliniano-gentiliano, alla base del Fascismo italiano, ha continuato a vivere nei cuori di molti, ieri come oggi. Nel Fascismo di ieri vi sono state varie correnti: dai monarchici ai nazionalisti, dai cattolici ai socialisti, dai “borghesi” agli squadristi; anche dopo ce ne saranno tante, che prenderanno vie diverse, spesso opposte. Allora c’erano tante forze che lavoravano all’interno di un solo organismo, per un solo fine, tenute insieme da un mirabile direttore d’orchestra. Finito quel mondo – per alcuni fatto esplodere, per altri imploso, per altri ancora abbattuto “a mazzate” – ci si è trovati in un altro mondo, dove l’Italia aveva perso tante cose di quelle che si era guadagnate ma, in compenso, ne aveva ricevute molte altre. Ma le condizioni storiche erano mutate e così ci si è ritrovati a fare i conti con quel che era rimasto, umanamente e idealmente. Vi era un’eredità storica, umana, ideologica: chi ne era l’erede, il detentore? Cosa tenere? Come comportarsi? È un dibattito che divide ancora oggi. Alla fine del 1946 nacque il Movimento Sociale Italiano, dopo l’amnistia generale di Togliatti, che liberò le galere dai tanti fascisti e presunti tali. Fra “sfilate”, parate, cerimonie e saluti romani il MSI riuscì ad inserirsi nella vita politica italiana, istituzionalizzando certe tendenze, domandone molte altre, ingabbiandone diverse. Da partito di ispirazione fascista, composto innegabilmente da fascisti, si prese la strada destrorsa, con forti accenti nazionalisti, anche borghesi. C’era la guerra fredda, appoggiare l’America era una “scelta obbligata”, sempre che si ritenga obbligatorio schierarsi a tutti i costi. Evidentemente è un “vizio di famiglia”. Iniziano strani giochi di potere, collaborazioni più o meno lecite, strane casualità ed il carattere sociale e “rivoluzionario” del partito inizia a scemare: il potere, i soldi, possono uccidere gli ideali. Così molti iniziano ad uscire, si tenta di battere quelle vie extraparlamentari, rivoluzionarie, che vogliono essere avanguardie giovanili e dinamiche.
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Incredibile, ma giusto, Blondet a Matrix
Lunedi 11 settembre, alle ore 23,15 (seconda serata) Maurizio Blondet parteciperà, su Canale 5, ad una puntata speciale di Matrix dedicata all’attentato alle Twin Tower di 5 anni fa.
Incredibile (finche non sarà avvenuto stentiamo a crederlo) perché il network di Berlusconi è colonizzato da neocon, giusto perché Blondet è l’unico giornalista/scrittore italiano che si occupato a fondo – e fuori da un pensiero unico orwelliano – dell’argomento, scrivendo una quadrilogia («11 settembre colpo di Stato in USA», «Chi comanda in America», «Osama bin Mossad», «Israele, USA, il terrorismo islamico») e centinaia di articoli su questo sito e su altri quotidiani e riviste.
Fonte: Effedieffe edizioni
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Vista la tendenza dei Media a creare notevole confusione per quel che concerne i rapporti fra Islam e Occidente (al fine di far accettare l’ormai famoso teorema dello “scontro di civiltà”, imposto da chi sta scatenando una guerra dopo l’altra e non accenna a fermarsi), riproponiamo il resoconto della conferenza del Prof. Enrico Galoppini, Magenta – 5 maggio 2006, per la necessità di fare un po’ di chiarezza.
Venerdì 5 maggio 2006 alle 21.30, a Magenta (MI), presso la libreria “La memoria del mondo”, si è tenuta la conferenza del Prof. Enrico Galoppini (docente di Storia dei Paesi islamici all’Univ. di Torino e redattore della rivista di Studi geopolitici “Eurasia”) “Disinformazione sull’Islàm e strategie geopolitiche atlantiche”, organizzata dal circolo “NUM – Noi stessi”, che aderisce al Coordinamento Progetto Eurasia (CPE).
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Come forse il lettore ricorderà,…
di Massimo Fini
Come forse il lettore ricorderà, avevo scritto una sorta di elogio di Natascha Kampusch, sequestrata a dieci anni, tenuta prigioniera per otto dal suo rapitore, Wolfgang Priklopil, finché aveva trovato il coraggio e la forza di fuggire dalla sua cella e di liberarsi dal suo aguzzino.
Mi aveva colpito la lettera ferma e risentita che, appena liberata, aveva scritto polemicamente e anche un poco ironicamente ai “Cari giornalisti e cara opinione pubblica mondiale”, accusando la prima di aver scritto “falsità e calunnie” su una vicenda di cui nulla conoscevano né potevano conoscere e di voyeurismo morboso la seconda.
Aveva difeso la singolarità della sua storia. Si era negata alle richieste di intervista che a diecimila euro a colpo, le erano piovute da tutte le parti. Aveva scritto, in quella lettera: “L’intimità non appartiene che a me, può darsi che ne parli a una terapeuta se ne sento il bisogno che non ne parli mai”.
Aveva rifiutato offerte di 250 mila euro per i diritti cinematografici della sua storia dolorosa e di 50 mila per quelli letterari. Mi era sembrato un comportamento di grande compostezza e dignità.
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La terra dei cugini e dei nipoti dei Baroni Ladroni
Il processo di Carlo Parlanti: opera di gran lunga superiore a qualsiasi telenovela sudamericana
Nell’era della certezza giuridica e della scientificità delle prove assistiamo a casi come quello di Carlo Parlanti, vittima della assurdità della società in cui viviamo. Il caso di Carlo sarà sicuramente uno dei tanti errori giurisprudenziali, sarà un caso individuale e personale, che nessuno vuole trattare e vuole leggere, ma mille casi di questo tipo fanno la malattia del nostro sistema. Rileggendo le trascrizioni del processo, ascoltando le testimonianze dei suoi protagonisti abbiamo incontrato almeno una ventina di incongruenze e contraddizioni, e uno studio più approfondito porterà sicuramente a scoprirne di altre. Il processo è assurdo, ha di gran lunga superato la più scadente delle telenovela venezuelane, ma soprattutto è viziato da un elemento insanabile: l’ignoranza. Non si può combattere contro l’ignoranza, contro persone che non capiscono il suono delle parole e pretendono di insegnare il sapere o di dettar la legge su come si amministra la giustizia. Avvocati, giudici, testimoni, poliziotti sembrano dei personaggi in cerca di autore, senza arte né parte, e si sono arrogati il diritto di giudicare la vita di un uomo e di manipolare così anche la sua psiche.
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Tags: Societa
Per un nuovo mandato bolivariano del presidente Hugo Chávez Frías – in difesa della sovranità bolivariana
Il 3 dicembre 2006 si terranno in Venezuela le elezioni presidenziali. Tutti i sondaggi indicano un voto di preferenza favorevole all´attuale presidente Hugo Chávez di oltre il 60% dell´elettorato. Il progetto di rivoluzione bolivariana portato avanti nei sette anni del suo governo ha portato a profonde riforme nei settori dell´educazione e della salute, alla ridistribuzione di ca 2 milioni di ettari di terra a 150.000 famiglie contadine e ad una crescita economica caratterizzata da una maggiore giustizia sociale. Tutto ciò ha suscitato un forte movimento antioligarchico e antimperialista tra i settori poveri della società, sviluppando una dinamica politica volta al superamento delle vecchie strutture statali che trova espressione nel programma chavista di sovranità nazionale, democrazia partecipativa e popolare e nel progetto di un socialismo del XXI secolo.
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di Massimo Mazzucco
L’ultimo articolo di Guido Olimpio sul Corriere di oggi (allegato) rappresenta l’ennesimo caso di tradimento di una delle professioni più nobili mai esistite da parte di un suo praticante.
A meno di essere completamente rimbecillito, io ricordo infatti che una volta il “giornalista” – quello degno di quel nome, intendo – facesse il suo mestiere senza mai dimenticare a casa uno dei più meravigliosi doni che la Natura ci abbia dato: lo spirito critico. Mentre l’intelligenza, che ci distingue ovviamente dagli animali, lo fa soltanto in termini quantitativi, è la nostra capacità di ragionare in astratto – lo spirito critico appunto – che separa nettamente l’uomo da qualunque altro essere vivente.
Sia chiaro, qui nessuno sta dicendo che “una volta ci fosse libertà di stampa”, e oggi non più, ci mancherebbe. Ma fino a qualche anno fa il giornalista riusciva comunque a “inoculare” il suo pezzo – per quanto delicato fosse l’argomento – di una certa sua angolazione critica, che rendeva appunto il suo mestiere diverso da quello di una comune fotocopiatrice di notizie dì agenzia.
“Direttore, c’è il nostro inviato che da stamattina non ha scritto una sola riga!” “Cambiategli il toner, vedrai che era rimasto a secco”.
E mentre oggi l’ “arte del condizionale” è ormai scomparsa dalle pagine …
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di Antonino Amato
E’ in distribuzione “Ciaoeuropa” del 20 settembre 2006 (Anno XV n. 9).
Sommario:
Barbe finte, giochi di potere e ragioni di stato di Paolo Signorelli;
Abrogare l’articolo XII delle Disposizioni Transitorie e Finali della Costituzione del 1948 di Carlo Morganti;
La Germania si interroga sul suo passato di Lodovico Ellena;
Debole di Costituzione di Fabio Calabrese;
Doppiezza sionista di Antonella Ricciardi;
Lettere di Franco Damiani;
Assemblea costituente di Maurizio Canosci;
Siamo tutti Libanesi di Maurizio Canosci;
XII Disposizione Transitoria di Stelvio Dal Piaz;
L’allucinante strage di Oderzo di Lodovico Ellena;
Ringraziamenti cerimonia di Schio di Alex Cioni;
Spiragli di luce. Al fosforo di Ugo Gaudenzi;
Morire per USA/Israel? FUCK YOU di Antonino Amato;
La corte dei miracoli di Fabio Calabrese;
Mondo perfido di Antonino Amato;
Intervista a Fatma Salih Uthman di Antonella Ricciardi;
La giudia chiama alle armi.
Rubriche varie.
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