di Maurizio Canosci
A poche ore dall’apertura delle sezioni elettorali - dopo l’abbuffata di ludi cartacei nazionali e amministrativi - a dispetto delle indicazioni astensioniste precedenti questa volta insistiamo non solo nella necessità di andare alle urne ma di dare una chiara indicazione ponendo la croce sul NO alla richiesta confermativa del disegno di legge di modifica costituzionale approvata negli ultimi giorni del governo Berlusconi dalla sua maggioranza di centro-destra e leghista.
Innanzitutto rispetto a scelte meramente partitocratiche in cui non ci potevamo sentire rappresentati da nessun logo, per la qual ragione era inevitabile disertare la cabina elettorale, trattasi in questa occasione di dare voce anche alle nostre istanze di cittadini sulla carta dei diritti e dei doveri, ed in successione perché come ideali continuatori dell’aspirazione a coniugare il concetto socialista di giustizia etica e solidale con il principio della unità di popolo che é Nazione non possiamo non vedere l’opera disgregatrice di modifiche che comportano la parcellizzazione dell’una e dell’altra utile solo a chi - a livello planetario - ambisce al controllo eterodiretto delle appartenenze identitarie marcate dalla storia.
Qualcuno - soprattutto tra i falsi patriottardi farisaicamente capaci però di colorare il proprio simbolo politico con colori estranei alla nostra cultura come il bianco ed il celeste (molto assimilabili alla bandiera sionista apolide) - in queste ultimi giorni arriva addirittura a solleticare antichi richiami “di guerra” alludendo al fatto che le modifiche da confermare con il si referendario darebbero una spallata alla costituzione resistenzial-antifascista da “sempre combattuta”; respingiamo sdegnati questi elucubrazioni perché chi li profferisce non ha più alcuna credibilità a richiami storici vilipesi a partire da Fiuggi in poi con atti, parole e comportamenti istituzionali, e non ha nemmeno più moralità etica da spendere alla luce dello spettacolo indegno di “nani e ballerine” che sta emergendo e che chiarisce definitivamente ed una volta per tutte che la normalizzazione al sistema é giunto a livello.
Parliamoci chiaro; i socialisti nazionali NON amano questa costituzione e non si riconoscono in un testo che prevede ancora delle norme transitorie (quelle “savoiarde” sono già state dall’intero arco costituzionale di “nani e ballerine” trasversalmente eliminate) che impongono la filosofia dei vincitori/liberatori/esportatori di democrazia liberalcapitalisti della “conventio ad excludendum” di una parte rilevante del pensiero culturale, storico e politico della Nazione Italia in una più ampia visione di tradizione anche europea che si chiama e si definisce FASCISMO, ma ciò non ci può consentire di accettare un ulteriore sfilacciamento del residuale contenuto sociale e nazionale purchessia presente nell’attuale testo costituzionale.
E’ evidente, ma lo dichiariamo da tempo, che la bocciatura della trasfigurazione da “nazione” a “paese”, egoistica e localista proposta dai “padani” della lega con l’avallo di pseudo “tricolori”, non é per noi punto di arrivo ma punto di partenza in due fasi; la prima é evitare che dopo il referendum tutte le forze “internazionaliste” (liberali, cattoliche, massoniche) si mettano a tavolino per riscrivere insieme un testo che comunque comporti la “balcanizzazione” della nostra Terra degli avi, arrivando a promuovere - se necessarrio - ogni forma di mobilitazione e contestazione al “palazzo” atta ad evitare ogni “inciucio”. La seconda fase é quella di promuovere con tutti coloro che sentono la necessità primaria di ricostituire un patto di popolo (al di là di schemi ottocenteschi) l’avvio di una richiesta formale di convocazione della II Assemblea Costituente da eleggersi con sistema proporzionale puro che consenta a TUTTO il Popolo italiano di essere rappresentato - senza esclusioni pregresse e preconcette - nella scrittura totale e nuova della Magna Charta della Nazione italiana in prospettiva di una Federazione delle Nazioni di Europa, che abbia a principio ineluttabile la indipendenza e la sovranità politica, militare, monetaria ed economica dei Popoli che la compongono.
Solo volando alto ci si può elevare sopra la melma che sta inghiottendo, speriamo definitivamente, il prodotto di 60 anni di “occupazione democratica” e trovare lo stimolo per iniziare una nuova stagione di lotta socialista e nazionale.





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