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Altermedia Italia: In tempi di menzogna universale, dire la verità diventa un atto rivoluzionario. (George Orwell)


Bocca di fuoco ( stavolta siamo tutti con te )

September 10th, 2005 · Lasciare un commento (No Comments)

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Il sasso lanciato da un cavalcavia sull’autostrada Roma-Napoli da quattro
balordi è la dimostrazione lampante che la lotta al terrorismo è, nella
società moderna, tecnicamente impossibile.

Invece del sasso poteva essere una bomba, invece di un morto centinaia di vittime. La mobilitazione di
decine di migliaia di poliziotti serve ai governi per dichiarare che ‘tutto
è sotto controllo’, affermazione ridicola in un tempo in cui, come tutti
sanno, anche la distribuzione di energia elettrica in Europa può essere
interrotta dalla caduta di un albero.

Le vacanze estive ci hanno fatto vedere fiumane di persone esposte a
possibili attentati che le polizie non potrebbero in alcun modo impedire.
San Pietro è raggiungibile da kamikaze come da missili, un papa è stato
colpito da un sicario proprio sulla piazza, basta entrare in una stazione
ferroviaria come in un aeroporto per rendersi conto che l’apparato di
prevenzione e difesa fa acqua da tutte le parti e che l’offensiva del
terrore è relativamente contenuta non per merito delle difese, ma per la
debolezza di un nemico di sunito e privo di un progetto politico attuabile
nella realtà geopolitica.

Ciò che il terrorismo ha già ottenuto è una sorta di intossicazione
poliziesca che si pensava finita con la guerra fredda, quella sorta di
incubo delle opposte fabbriche di intrighi e di menzogne. Quel che si è
saputo recentemente sul sequestro e sulla liberazione di italiani in Iraq
come in Afghanistan lascia pensare che tutto sia consistito in un gigantesco
scrocco da parte di apparati polizieschi pronti ad approfittare della
confusione e magari a crearla.

Chi sono state, per cominciare, le vittime di questi sequestri? Persone
importanti nella grande partita fra intervento americano e resistenza
islamica? No, i sequestrati sono personaggi minori, facilmente catturabili
perché praticamente privi di protezioni, mercenari di basso bordo,
giornalisti o fotografi d’avventura, volontarie di associazioni umanitarie.

A cosa servivano i sequestri? Sostanzialmente a ricattare i governi, a
esporli alle reazioni emotive delle pubbliche opinioni e quindi a
costringerli alle trattative e all’esborso di grandi somme di denaro ‘nero’
non controllabile dai parlamenti.
Chi erano i sequestratori? Da quel che si è capito non gruppi della
resistenza irachena, ma ex appartenenti alla polizia segreta di Saddam
Hussein, che per campare avevano rimesso assieme una organizzazione armata
per operazioni politico-criminali.

Ricordate le descrizioni dei rapitori delle due Simone, le volontarie
italiane? Indossavano una divisa paramilitare, si muovevano agli ordini di
un comandante, non si definivano politicamente, non dicevano chi erano, per
conto di chi agivano, quali canali avrebbero usato per trattare.
E tutti noi pensammo alla segretezza della guerra, ai misteri di una
resistenza che si muoveva dentro una guerra civile. E invece, con ogni
prababilità, queste e altre vicende dipendevano solo dalle combinazioni
affaristiche degli apparati polizieschi più o meno deviati e dal fatto che i
governi hanno bisogno di loro.

Hanno inventato con loro la parola magica di ‘intelligence’, spacciata come
strumento superiore e segreto di informazione, ma in realtà combinazione
allo stato nascente di poliziotti carrieristi e di avventurieri che prima
fanno i sequestri poi di comune accordo li gestiscono, inventando
liberazioni teatrali e terminando in gloria con i rientri in patria dei
liberati o delle salme, ripresi dalla televisione alla presenza delle
supreme autorità dello Stato in una vaga aria di ritorno al fascismo o
almeno alla sua retorica patriottarda.

espresso.it

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Tags: Politica