di Susanne Scheidt
Non voglio annoiare nessuno con l’ennesima retorica su quest’argomento. Voglio solo dare uno spunto, un elemento importante da tenere presente:
Gli israeliani che hanno lasciato temporaneamente le loro case per rifugiarsi dalla pioggia di missili libanesi, al loro rientro di solito trovano che la casa - che sia danneggiata o meno - è stata saccheggiata. Si è scoperta ieri che non vi è stata alcuna sorveglianza da parte della Difesa civile per scoraggiare ed arrestare ladri che così potevano approfittare dell’assenza forzata dei padroni di casa.
I libanesi invece, non hanno toccato niente. Non vi sono stati saccheggi di alcun tipo, tutto ciò che l’aeronautica israeliana non è riuscita a fare fuori, è stato ritrovato nelle condizioni in cui si trova. E ciò senza alcuna organizzazione da parte delle autorità pubbliche, che semplicemente non era necessario.
La società libanese, dalle nostre parti, è stata descritta fino ad nauseam come una società profondamente lacerata da divisioni confessionali, socio-economiche e politiche mentre quella israeliana sarebbe sostanzialmente salda, democratica. L’assedio israeliano ha invece, fatto emergere una capacità organizzativa della classe media libanese, alla quale hanno contribuito uomini e donne di tutte le confessioni, lavorando fianco a fianco per allestire tendopoli, portare cibo e generi di prima necessità, provvedere al mantenimento di livelli igienici indispensabili e ricoverare, a rischio della propria vita, feriti e morti. Ed ieri, le stesse squadre hanno aiutato a smantellare le tendopoli e caricare le macchine dei rifiugiati per il contro-esodo. Mentre gli ideatori di questa guerra - USA con le altre potenze NATO per Israele - hanno lavorato per due anni per creare un solco tra il Libano e la Siria, nel tentativo di trasformare il Libano, una volta isolato dal resto del mondo arabo, in un avvamposto per la guerra alla Siria e l’Iran, questa guerra punitiva contro gli sciiti del Libano (condotta per eliminare l’ultimo ostacolo del piano) ha rinsaldato il legame storico con la Siria: la Siria, in queste settimane, ha ospitato circa 150 mila profughi libanesi, tutti accolti a braccia aperta: sino dal primo giorno dell’esodo di profughi libanesi verso la Siria, i siriani hanno messo a disposizione non solo le loro scuole, chiese e moschee, ma anche case private; centinaia di persone hanno preso le vacanze dal lavoro per accorrere come operatori volontari ai centri per l’accoglienza dei profughi. Il governo siriano ha messo a disposizione convogli di camion con tende e generi di prima necessità, migliaia di case hanno cucinato porzioni supplementari che venivano portate ai centri d’accoglienza. A nessuno veniva chiesto di che religione fosse o se avesse votato per il blocco anti-siriano o per quello pro-siriano nelle elezioni libanesi.
Sull’altro versante del confine, la guerra ha portato alla luce la profonda atomizzazione della società israeliana: chi aveva i soldi o collegamenti personali con potenti organizzazioni e donatori, si è portato in salvo facendo una vacanza ad Eilat o alle spiagge di Ashkelon, chi non aveva i soldi e nessun collegamento personale con un’organizzazione di carità privata - è rimasto indietro. Il gran’ numero di vittime palestinesi tra la popolazione israeliana del nord è risultato dal fatto che la Difesa civile dello Stato, cioè le Autorità pubbliche, non hanno mosso un dito per organizzare la sicurezza della popolazione civile, limitandosi a fare suonare le sirene d’allarme e comunicare gli indirizzi dei ricoveri più vicini. Cui allestimento era comunque, affidato alle varie municipalità ed ai vari gruppi di condominii, sicché a seconda dei soldi messi a disposizione, gli uni erano ben attrezzati e gli altri no. Nei quartieri / gruppi di condominio a popolazione non-ebrea, non erano naturalmente arrivati i soldi delle organizzazioni di beneficienza sioniste affiliate con la Jewish Agency né furono organizzate evacuazioni in grande stile, pagate dai donatori della Jewish Agency. Ciò fece che in molti ricoveri, e in generale in quelli dei quartieri arabi, la gente non aveva nemmeno il cibo per restarci e doveva per forza uscire a comprarselo. Il Comando della Difesa civile aveva preventivamente dato ordine di non fornire di cibo i ricoveri dei civili, lasciando questo onere alla buona volontà di organizzazioni caritatevoli. (Le Municipalità portavano pacchi di cibo solo per coloro che erano già prima registrati negli elenchi dei ricevitori di pubblica assistenza ai poveri).
Se vincere la guerra significa assumersi il controllo del territorio, non v’è dubbio che l’Occidente in Libano ha perso in grande stile. Ho la sensazione che stiamo arrivando ad un bivio: nel nostro Occidente, cioè nei paesi NATO, si sta cercando di fare passare all’opinione pubblica la posizione israeliana-statunitense che permetterebbe, qualora la vittoria fosse irragiungibile, l’impiego dell’aeronautica per distruggere le stesse basi di sopravvivenza umana del paese definito “nemico”.
Perciò mi piacerebbe se il governo libanese, pressato dall’Occidente di forzare il disarmo di Hibollah o quanto meno di consentire alla nuova forza d’occupazione internazionale di farlo, acconsentisse alla richiesta del disarmo di Hizbollah - in cambio dello smantellamanto dell’aeronautica israeliana che ha distrutto il paese. Avendo io un’alta opinione dell’intelligenza politica di Hizbollah, sono sicura che Hizbollah accoglierebbe questa proposta.





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