di Maurizio Canosci
I morti si piangono ma non può che crescere la rabbia nel constatare di una situazione in cui ragazzi italiani in divisa sono costretti dalla indegna sudditanza dell’intera classe politica nostrana (senza soluzione di continuità dalla sinistra alla destra, più o meno “radicali”) e dalla cecità dei vertici militari, fulgido esempio di carrierismo lottizzato senza meriti, a fare da bersaglio mobile in un paese aggredito d a l l ’ i m p e r i a l i s m o plutocratico, per parte di chi, necessariamente e giustamente, difende la propria indipendenza ed identità nazionale.
E poco ci consola che durante il corteo di Milano per l’ennesimo anniversario di una certa “liberazione” qualcuno abbia avuto la sensibilità di fischiare lo striscione della “brigata ebraica” e di bruciare i simboli nazionali di uno stato prevaricatore e razzista del diritto all’esistenza del popolo di Palestina come é quello di Israele. In realtà anche gli autori di quella contestazione sono complici di una politica italiana che é figlia legittima, da 61 anni, di questa repubblica delle banane nata dalla “resistenza” che di resistente non ha avuto nulla perché ha consentito l’occupazione militare dello straniero. La vera RESISTENZA, come oggi quella che oppone gli afghani e gli irakeni agli invasori atlantici, fu, nell’Europa di ieri, rappresentata dalle forze regolari militari socialiste nazionali ed oggi dovrebbe riunire di nuovo i veri patrioti contro il modello di sviluppo liberalcapitalista promosso dal bipolarismo democratico e dal suo alleato sionista.
Fino a quando non ci si confonderà più tra Fascismo “rosso” e/o “nero”, Sionismo e Destra, “antifascisterie” e “profascisterie”, diventerà molto difficile esprimere un reale fronte di liberazione nazionale capace di guardare avanti in un progetto di Europa autarchica allargata alla Russia promotrice di un modello di sviluppo alternativo, partecipato e sociale.
Questo é l’esempio che ci viene anche da una America Latina in fermento grazie all’impulso bolivariano impresso dal Presidente del Venezuela Hugo Chavez che sta minando vicino ai suoi confini il “grande fratello” nordamericano. Invece la massa “acritica” si accontenta di andare a mettere una croce ogni tanto su una scheda elettorale, di rincoglionire in lunghe code autostradali durante i ponti vacanzieri, e dividersi tra “berluscones” e “prodini” appassionandosi per il ritorno di un Andreotti alla seconda carica dello stato e/ o sperando di rivedere l’affossatore della moneta nazionale, Ciampi Azeglio, a fare il buon nonno patriota per i prossimi sette anni a Dio piacendo. E se questa massa “acritica” esiste la colpa é anche la nostra che non siamo riusciti in tutti questi anni a creare un antagonismo credibile e capace di cogliere consenso.
Senza voler rifare la storia del missinismo e del neo-fascismo é indubbio il dato reale e concreto a cui si é giunti; non esiste credibilità da parte di chicchessia e tutto é da ricominciare da capo. Per ricominciare occorrono uomini culturalmente preparati, intelligenze aperte e volontariato militante; se qualcuno pensa di poter essere in grado di riunire in un insieme queste risorse si faccia avanti e troverà negli “eretici” del socialismo nazionale non conforme persone degne pronte a dare il loro contributo. Purtroppo non ci illudiamo e, per quanto ci riguarda, al momento, continuiamo la nostra strada in solitudine esprimendo nelle forme che possiamo e con i mezzi che troviamo il nostro critico disprezzo nei confronti di un mondo che confonde termini, simbologie, miti e meschinità in un grande globalizzato frullatore ad uso e consumo dei “padroni del mondo”, degli usurai del pianeta.
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Bollettino della “Federazione Iniziative Editoriali Alternative”
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