La riammissione alle regionali del Lazio della lista della Mussolini lascia interdetti
L’esclusione di Alternativa Sociale dalla competizione elettorale nel Lazio fu, sul piano politico, senza dubbio criticabile, perché avvenuta sulla base di un regolamento ‘su misura’ che costringeva la Mussolini alla complicata raccolta delle firme e concedeva semaforo verde a liste (come la lista Storace) appena nate nelle provette della Pisana.
E’ però ancor più indubbio che AS affrontò il compitino con scellerata superficialità, in questo con la complicità del centrosinistra che vedeva nella formazione della Mussolini una lista civetta per cercare di sviare qualche voto dalla corazzata del presidente regionale uscente.
L’esclusione di AS avvenne insomma per effettiva colpa di AS, anche se con l’ovvia partecipazione storaciana che certamente non apprezzava quella scomoda presenza sulle schede elettorali.
Quel che è avvenuto dopo travalica però la politica, anche quella minima alla quale siamo, purtroppo, da tempo abituati.
Alessandra Mussolini ha speso la sua notorietà, conquistata nei salotti televisivi e sapientemente amplificata dai media centrosinistri (ma non erano tutti in mano a Berlusconi?) per conquistare un posto in scheda che certamente non le spettava.
Il suo ricorso, bocciato in prima istanza dal Tar, è stato accolto dal Consiglio di Stato con una interpretazione delle norme che sconvolge e calpesta ogni precedente interpretazione delle leggi e potrebbe rappresentare un pericoloso riferimento per il futuro.
Altre volte formazioni politiche sono state escluse per irregolarità nella sottoscizione delle liste (anche di portata assai meno rilevante rispetto a quella di AS), ma mai è stato concesso dai media tanto spazio alle proteste di un partito che non è nemmeno rappresentato in parlamento. Anzi, ad uno solo questo viene concesso ripetutamente: ai radicali. E sappiamo bene perché.
Troppa sospetta pubblicità allo sciopero della fame di Alessandra (che ci ha pure edotti sullo scioperò del babà di solidarietà di sua zia Sofia, leggi Loren); troppa ostinata attenzione su tutto quel che Alessandra diceva, come fosse un partito di massa.
Tutto questo è certamente strumentalmente utile alla sinistra, che ha trovato il partito civetta dei suoi sogni per debilitare il Cavaliere, ma utile, in fondo, anche al centrodestra, che può vedere incanalata una protesta su un binario oggi incontrollato, ma che in passato ha già fatto tappa nel Polo. Ed in fondo Alessandra non ha mai nascosto l’immensa stima per Berlusconi. AS non è il terzo polo, non è nessuna alternativa al sistema, non potrebbe esserlo perché non è nemmeno un partito, ma solo un cartello elettorale dentro al quale convivono anime diverse e divergenti. Se qualcuno sogna una nuova ‘Evita’ è fuori strada e comunque Evita aveva accanto un Peron. Chi sarebbe il Peron di AS?
Questa non è la rivoluzione, ma la politica al babà fatto lievitare dai pasticceri del regime. E questa è una realtà che nessun risultato elettorale potrà mai mutare.





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