Altermedia Italia
Altermedia Italia: In tempi di menzogna universale, dire la verità diventa un atto rivoluzionario. (George Orwell)
UltraViolent Street Wear, t shirts and clothing with a street tough attitude

Medaglie d’oro il guazzabuglio patriottico

March 27th, 2006 · Lasciare un commento (No Comments)

Email This Post Print This Post

di Giorgio Vitali

Il caso della concessa medaglia d’oro all’ipotetico “agente” Quattrocchi ha sollevato un vespaio di commenti.

Una buona quantità dei quali, anche pubblicati come lettere ai periodici, risente di un clima pubblicitario/propagandistico non equilibrato. Un clima post-attivistico, quando va bene. Il personaggio in questione risulta, ad un primo sguardo, appartenere ad una tipologia politica machoprovinciale che naturalmente propende verso ideologie alleanzine. Non è il solo. Da qui la disparità dei giudizi. E la responsabilità di chiunque cade inconsciamente nella trappola del divide et impera. Perché di Quattrocchi, in realtà, non conosciamo nulla. Come delle altre persone di cui abbiamo sentito parlare o scrivere che sono scomparse in quel crogiolo di falsità che è la guerra in Iraq. Perché è lecito, anzi doveroso, considerare che probabilmente altre sono ugualmente morte nell’espletamento delle proprie funzioni in un paese che è zeppo di agenti segreti, provocatori, assassini di professione, manipolatori, come avviene sempre nelle guerre civili. Sulla medaglia d’oro assegnata a Quattrocchi, pertanto, si può scrivere tutto ed il contrario di tutto, mai la verità. Perché mai sapremo quale era la vera mansione affidata a questo “agente”. Colgo l’occasione per stupirmi ufficialmente del fatto che, fra le tante considerazioni che ho letto nel merito, nessuna riguarda la doverosa incertezza sul ruolo reale di questo agente, in un paese come il nostro teatro per secoli di guerre più o meno segrete e costretto anche oggi, per intrinseca debolezza geopolitica, ad agire quasi sempre sotto mentite spoglie. Come insegna il nostro recente passato, o meglio, la parte `pubblica’ del nostro recente passato. Questa presunta sicurezza nei giudizi, come se gli agenti segreti non si muovessero mai sotto copertura, o come se l’ambiente teatro della Guerra in corso non fosse proprio quello, assieme al contiguo Afghanistan, fatto teatro del “Grande Gioco” dell’Intelligence britannico, “played” da personaggi iperdotati travestiti da musulmani. E basterebbe citare i libri di Lawrence d’Arabia e quelli di Kipling. Tra parentesi, gli Scouts che in Italia sono molti, e che vantano al momento un segretario internazionale, dovrebbero averne una conoscenza approfondita, dato che i libri di Kipling fanno parte della loro mitologia. Ma evidentemente, ed è un’ipotesi da prendere in considerazione, film, libri, sceneggiati televisivi dedicate allo spionaggio non sono sufficienti per creare una cultura diffusa su quanto si muove in questo universo nascosto.

Apparentemente nessuno ci pensa. Vanno bene le dichiarazioni ufficiali. Necessariamente false. Ci sono ancora tante persone che, malgrado la possibilità di attingere notizie dalla copiosa letteratura esistente sul nostro recente passato, pensano che l’ Italia non abbia un servizio informativo efficiente, ma sono smentiti proprio da recenti informazioni che danno la presenza segreta italiana in Iraq come la più efficiente. Ed infatti, è arrivato puntuale l’omicidio a sangue freddo di Calipari, decretato dall’ amministrazione Bush ed eseguito quasi in prima persona da Negroponte.

A dimostrarci che i nostri servizi non si affidano al caso e che il sistema delle alleanze sbandierato in politica estera non funziona quando entrano in gioco gli interessi reali di un paese.

A questo punto è d’uopo un accenno ai nostri militari di Nassirya. E qui bisogna distinguere bene per non fare della retorica controproducente. Un conto sono le alleanze ed un conto il fabbisogno energetico.

Noi possiamo, anzi dobbiamo, criticare la politica energetica dei vari governi succedutisi nel nostro paese, incapaci di svincolarsi del potere dei petrolieri, ma non scambiare la nostra presenza in Iraq per quello che non è, tantomeno, criticare il fatto che i militari si troverebbero in quel luogo per difendere l’Agip, che a tutti gli effetti ha sempre rappresentato i nostri interessi petroliferi. Non è la prima volta che siamo in Iraq. Anzi, ci siamo da sempre. E’ sufficiente leggere un classico sull’argomento: Anton Ziscka - La Guerra segreta per il petrolio (Bompiani 1938 ). Ed allora, visto che questa nostra presenza militare non serve per proteggere i pozzi da Al Quaida né dagli iracheni, (strage del 12 novembre 03 a parte; ma ci devono ancora dimostrare chi è stato) sarebbe bene che qualcuno si chiedesse le ragioni vere di tale presenza.

Contro la retorica Cerchiamo di liberarci dalla retorica della medaglia d’oro. Fino alla fine del primo conflitto mondiale ci fu uno spreco di medaglie, date per lo più ad ufficiali di sicura fede sabauda, purché iscritti alla Massoneria. Serviva per la carriera. Al fantaccino, che aveva subito per quattro anni, i disagi di quella guerra terribile veniva lasciato il mero piacere di sentirsi un sopravvissuto. Dopo la fine del secondo conflitto un diluvio di medaglie ha ricoperto l’inconsistenza della cosiddetta guerra di liberazione, mentre sono state annullate le medaglie ai tanti che, pur avendole conquistate con atti di eroismo, avevano avuto il torto di aderire alla Rsi. Colgo l’occasione per ricordare il Comandante Enzo Grossi, morto d’infarto mentre combatteva una battaglia legale per difendere l’onore del suo equipaggio eroicamente caduto, al quale gli ammiragli felloni avevano strappato il riconoscimento per un affondamento qualificato come falso sulla base di informazioni americane contrarie e dovute a sfasamento di orario, come dimostrò facilmente Antonino Trizzino.

In conclusione, è del tutto inutile criticare la presenza militare a tutela dei “nostri” pozzi, in un contesto storico che annovera la materia prima petrolio all’origine di tutte le guerre del secolo. Finché la forma di energia primaria sarà il petrolio, e dovremo lottare per la messa in opera di tutte le energie alternative, perché il nostro futuro dipende in egual misura dal rispetto dell’ ambiente e dalla ricerca energetica, saremo costretti ad adattarci ad un crescendo di guerre per il suo controllo. E’ per questa ragione che non si può sbagliare sui presupposti storici delle analisi politiche.

Fonte: http://www.rinascita.info

1 Star2 Stars3 Stars4 Stars5 Stars (No Ratings Yet)
Loading ... Loading ...
Share/Save/Bookmark



Tags: Politica

0 responses so far ↓

  • There are no comments yet...Kick things off by filling out the form below.

You must log in to post a comment.