L’ex nemico comunista di Wojtyla diventa uno dei testimoni per farlo diventare santo. «Lei come lo sa?», ha replicato ieri il generale Wojciech Jaruzelski, 83 anni, al giornalista del quotidiano polacco Rzeczpospolita che gli chiedeva una conferma della notizia che fra breve anche lui, dopo l’ex presidente polacco Aleksander Kwasniewski, sarà invitato a testimoniare nell’ambito del processo per la beatificazione di Papa Giovanni Paolo II.
Mantenendo il silenzio assoluto sulla questione, il generale e primo presidente della Polonia democratica ha dato ieri una ulteriore prova della riservatezza che lo caratterizza da anni, ma ha fatto anche intendere l’importanza che attribuisce a questa straordinaria occasione di manifestare la sua opinione sul Papa polacco che è stato per ben otto volte suo interlocutore privilegiato.
I media polacchi, nonostante il monito arrivato in giornata dall’ex segretario di Papa Wojtyla, l’arcivescovo Stanislaw Dziwisz, sul dovere di mantenere segreto tutto ciò che riguarda il processo di beatificazione, hanno ricordato ieri sopratutto la tenacia con cui Giovanni Paolo II ha insistito a dialogare con Jaruzelski, allora primo segretario del partito comunista polacco Poup, per la libertà di Solidarnosc dopo la introduzione il 13 dicembre 1981 della legge marziale in Polonia.
Secondo Rzeczpospolita, con la sua testimonianza il generale potrebbe contribuire a descrivere non tanto le virtù del Papa polacco quanto il ruolo da lui ha avuto nel portare l’Est europeo alla svolta democratica del 1989.
Intanto in nuovo Papa, Benedetto XVI ha ricordato l’11 settembre dei bambini di Beslan e ha invitato il mondo ad aiutarli. «Aiutiamoli a dimenticare questa tragedia», ha detto loro ieri mattina quando li ha incontrati privatamente. Alina ha 11 anni e non riesce a superare il trauma vissuto. Quando sente lo scoppio di un petardo urla terrorizzata.
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