Jean Pierre Raffarin si è dimesso.
All’indomani della vittoria del no al referendum di approvazione della carta costituzionale europea, il primo ministro francese, che era arrivato a Palazzo Matignon nel maggio del 2002 dopo il governo di sinistra di Lionel Jospin (Psf), si è recato all’Eliseo, come preannunciato, per presentare le sue dimissioni nelle mani del presidente Chirac.
SARKOZY AGLI INTERNI
Al suo posto Jacques Chirac ha nominato Domenique De Villepin, finora titolare dell’Interno e già ministro degli Esteri ai tempi dello scontro franco-americano sulla guerra in Iraq.
Al dicastero degli Interni, lasciato libero da de Villepin, dovrebbe salire invece Nicolas Sarkozy, l’uomo destinato a sostituire proprio Chirac nella corsa per le future presidenziali, che manterrebbe comunque la presidenza dell’Ump, l’Union pour un Mouvement Populaire, il più importante partito di maggioranza in Francia.
I RAPPORTI CON CHIRAC
Il governo Raffarin, riconfermato dopo le elezioni politiche del giugno 2002, era dato in partenza già da alcuni mesi, ma la spinta decisiva per il suo cambiamento è arrivata dalla sconfitta del sì al referendum del 29 maggio. Chirac, in grosse difficoltà, ha promesso un cambio di velocità nell’amministrazione pubblica ed ha di fronte a sé 22 mesi per raddrizzare una tendenza a lui negativa.
Leale fino alla fine verso il presidente che l’aveva nominato, Raffarin era stato un antichiracchiano convinto e accanito, prima di schierarsi a fianco del presidente della repubblica, del quale aveva già appoggiato la prima campagna per l’Eliseo, nel 1995.
Il suo impegno politico era nato tra le fila dell’Udf, il partito centrista fondato da Valery Giscard d’Estaing.
Dapprima segretario generale dei giovani giscardiani, aveva fatto carriera nel partito repubblicano. Era stato sottosegretario alle piccole e medie imprese con il governo Juppé (1995-1997), presidente della regione Poitou-Charentes dal 1988, membro di Democrazia Liberale, senatore repubblicano indipendente del dipartimento della Vienne dal 1995.
Provinciale terragno, un volto gioviale e comunicativo era considerato un decisionista, ma sempre alla pragmatica ricerca del consenso.
è l’uomo di una destra provinciale e rurale; una sua frase celebre è «il paese deve ossigenarsi a tutti i livelli. Rivitalizziamo la Francia dal basso».
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