di internettuale.net
Dalle amministrative del 28 e 29 maggio un forte segnale di stanchezza. Dei 19 milioni e mezzo di italiani chiamati alle urne, 6.200.000 non hanno risposto
Dal voto del 28 e 29 maggio per le elezioni amministrative e regionali, emerge un dato più che significativo: l’astensione.
Dei 19 milioni e mezzo circa degli italiani chiamati alle urne ben 6 milioni e duecentomila hanno disertato l’appuntamento elettorale, il che ha significato, in percentuale, un netto calo (circa dodici punti), rispetto al voto politico di meno di due mesi fa.
A farne le spese è stato soprattutto il centrodestra e nel suo ambito in particolare Fi, che risente molto della discesa o meno in campo del suo leader, Silvio Berlusconi. Per fare un esempio, a Roma, la netta affermazione di Walter Veltroni, andato oltre il 60 per cento, è dovuto anche al fatto che i romani hanno disertato in larga parte le urne. Alle politiche, infatti, i votanti erano stati l’84,2% per il Senato e l’84,5% per la Camera. Per il rinnovo del Consiglio comunale, invece, si è registrata un’affluenza del 65,98 per cento, quindi quasi 20 punti in meno.
E’ probabile che a far preferire la cabina marina a quella elettorale sia stata la vittoria già assegnata ‘a tavolino’ al sindaco uscente (quasi nessuno, infatti dava qualche possibilità di affermazione per lo sfidante Gianni Alemanno), così Fi è passata dal 19,27% delle politiche (che ricalcava l’analogo risultato delle comunali del 2001) al 10,1%. Una perdita secca del 9,1 per cento. Conferma del voto politico, invece, per l’Ulivo. Alla Camera, infatti, ad aprile la lista aveva ottenuto il 33,9% dei suffragi (al Senato, come è noto, Ds e Margherita si erano presentati separatamente).
Nelle comunali l’Ulivo ha conseguito il 33,8%, ma bisogna aggiungere che a contribuire largamente alla vittoria di Veltroni sono state le due liste che si richiamavano a lui: la ‘Lista civica per Veltroni’ (6,2%) ed i Moderati (4,4%) che in pratica hanno raccolto separatamente gli stessi voti raggranellati dalla ‘Lista civica’ nel 2001 (10,9%).
An si è invece confermata nella Capitale riprendendo quasi la stessa percentuale delle politiche (sopra il 19%).
Il test del 28 e 29 maggio ha quindi confermato che per la Cdl le elezioni amministrative sono una competizione in salita rispetto al centrosinistra che si dimostra più radicato sul territorio. Da rilevare, infatti, che in questa consultazione è previsto il voto di preferenza e quindi è possibile spostare consensi da un partito all’altro grazie ai candidati che hanno più contatti con gli elettori, girando casa per casa. Sono quindi avvantaggiati i partiti eredi della Dc, del Pci, del Psi e del Msi-Dn mentre trovano maggiori ostacoli i cosiddetti ‘partiti leggeri’ e di ‘opinione’ come Fi. E non c’é dubbio che all’interno della formazione di Silvio Berlusconi si svolgerà nei prossimi giorni un serrato dibattito tra i fautori del partito collegato al territorio (Scajola) e quelli che privilegiano il partito leggero (Dell’Utri).





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