di internettuale.net
Benedetto XVI: i sacerdoti non devono essere esperti di economia o di edilizia. Stia attenta la Chiesa a non indulgere in facili accuse parlando del proprio passato
Un richiamo al ruolo pastorale del sacerdozio è venuto da Benedetto XVI che ha incontrato il clero polacco nella cattedrale di San Giovanni di Varsavia gremita da oltre mille, tra sacerdoti, seminaristi, ma anche vescovi e cardinali polacchi. In uno dei luoghi simbolo della fede cattolica della Polonia dove sono conservate le spoglie mortali del cardinale Stefan Wyszynki definito “il primate del Millennio” per la sua granitica riproposizione della fede anche negli anni del comunismo, papa Ratzinger ha, tra l’altro, detto che “dai sacerdoti i fedeli attendono soltanto una cosa: che siano degli specialisti nel promuovere l’incontro dell’uomo con Dio.
Al sacerdote non si chiede di essere esperto in economia, in edilizia o in politica. Da lui ci si attende che sia esperto nella vita spirituale. A tal fine, quando un giovane sacerdote fa i suoi primi passi, occorre che possa far riferimento ad un maestro sperimentato, che lo aiuti a non smarrirsi tra le tante proposte della cultura del momento”. “Di fronte alle tentazioni del relativismo o del permissivismo, non è affatto necessario che il sacerdote conosca tutte le attuali, mutevoli correnti di pensiero; ciò che i fedeli si attendono da lui - ha insistito il papa rivolgendosi al clero - è che sia testimone dell’eterna sapienza, contenuta nella parola rivelata”. Da qui l’attenzione costante “alla qualità della preghiera personale e ad una buona formazione teologica” le uniche in grado di “portare frutti nella vita”. Riferendosi poi alla specifica situazione polacca, il papa ha aggiunto che “il vivere sotto l’influenza del totalitarismo può aver generato un’inconsapevole tendenza a nascondersi sotto una maschera esteriore, con la conseguenza del cedimento ad una qualche forma di ipocrisia.
E’ chiaro - ha proseguito - che ciò non giova all’autenticità delle relazioni fraterne e può condurre ad un’esagerata concentrazione su sé stessi”. “Cristo - è stato il suo richiamo - ha bisogno di sacerdoti che siano maturi, virili, capaci di coltivare un’autentica paternità spirituale. Perché ciò accada, serve l’onestà con sé stessi, l’apertura verso il direttore spirituale e la fiducia nella divina misericordia”. Benedetto XVI ha poi toccato un altro delicatissimo argomento. “Il Papa Giovanni Paolo II in occasione del Grande Giubileo ha più volte esortato i cristiani a far penitenza delle infedeltà passate”: ha ricordato. E subito dopo ha chiarito: “Crediamo che la Chiesa è santa, ma in essa vi sono uomini peccatori. Bisogna respingere il desiderio di identificarsi soltanto con coloro che sono senza peccato. Come avrebbe potuto la Chiesa escludere dalle sue fila i peccatori? E’ per la loro salvezza che Gesù si è incarnato, è morto ed è risorto. Occorre perciò imparare a vivere con sincerità la penitenza cristiana. Praticandola, confessiamo i peccati individuali in unione con gli altri, davanti a loro e a Dio”. Nello specifico “occorre allora umile sincerità per non negare i peccati del passato, e tuttavia non indulgere in facili accuse in assenza di prove reali o ignorando le differenti pre-comprensioni di allora”. Citando Sant’Agostino, il papa ha poi invitato la Chiesa, “chiedendo perdono del male commesso nel passato, di ricordare anche il bene compiuto con l’aiuto della grazia divina che, pur depositata in vasi di creta, ha portato frutti spesso eccellenti”.





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