Hamza Roberto Piccardo annuncia la querela contro Magdi
Allam per alcune affermazioni contenute nel libro “Vincere
la paura”
“Francamente sono esausto di essere diffamato dal sig.
Allam, considerato non si capisce a quale titolo xome “il
maggior esperto” di cose islamiche”.
Con queste parole Hamza Roberto Piccardo, scrittore ed
editore, attuale segretario dell’Unione delle Comunità ed
Organizzazioni Islamiche in Italia (UCOII), ha reso noto il
deposito della querela presentata dai suoi avvocati nei
confronti del noto giornalista di origine egiziana.
“Dopo un flebile tentativo di avvicinarsi alla realtà
islamica italiana, dimostrando un certo sforzo per
comprenderne lo spessore e la pluralità, Allam ha
nell’ultimo periodo subito un’nvoluzione che lo ha portato
a diventare il portavoce dellepiù sfacciate tesi
antislamiche e neocons in Italia. A partire dall’11
settembre 2001, Allam ha dimostrato una subitanea
involuzione che lo ha portato a diventare il portavoce
delle tesi neocons in Italia. Tale sfacciato atteggiamento
lo mise in difficoltà con la redazione della Repubblica che
nel 2002 vide con soddisfazione la sua emigrazione verso il
Corriere della Sera dove ottenne titolo e stipendio di
vicedirettore senza tuttavia averne la funzione. Da allora,
in un crescendo di ostilità che ha assunto infine toni
passossistici, la sua attività è stato una continua
aggressione nei confronti della mia organizzazione e nei
miei personali che è culminata con la pubblicazione del
volume “Vincere la paura” nel maggio di quest’anno”
Nella querela che Piccardo ha presentato alla Procura della
Repubblica di Roma, vengono evidenziate almeno tre
gravissime affermazioni fatte da Allam nei suoi confronti e
nei confronti dell’UCOII, che dal canto suo ha presentato
diverse altre querele contro il giornalista italo-egiziano.
Vi si legge:
Nel libro in questione sono contenute alcune frasi
estremamente gravi e calunniose nei confronti del
sottoscritto, che verrebbe indicato dallo stesso (Allam
ndr):
1) Come mandante di un suo possibile omicidio (tanto che
avrebbe ottenuto una scorta…) da parte di estremisti
islamici ai quali, il sottoscritto medesimo lo avrebbe
segnalato ed affidato attraverso una “fatwa”, cioè una
“sentenza di morte islamica”, pronunciata contro di lui
Pagg 173 – 174 e segg, del citato libro…
Tale sentenza di condanna, sempre secondo il suo libro,
avrebbe quasi sicure probabilità di essere attuata, per il
fatto che il sottoscritto medesimo sarebbe un referente
qualificato, un basista, dell’associazione terroristica
palestinese Hamas, in Italia; ed inoltre sarebbe un
autoproclamatosi “emiro” il quale, di fronte a suoi
possibili “discepoli” o seguaci, assume islamicamente una
qualità ed un potere, attraverso un giuramento di
sottomissione e di fedeltà (detto “bay’a”), di emettere
fatwe, cioè condanne di morte che sono obbligatorie da
eseguire, per tutti i musulmani; quanto meno per i
fondamentalisti; nella migliore delle ipotesi, per quei
suoi discepoli.
Pagg. 53 – 55 – 59 e 183 del libro.
1a) Come complice di un suo possibile omicidio in quanto,
quale referente (così dal querelato qualificato) in Italia
dell’associazione palestinese Hamas, alla quale, come
Segretario nazionale della U.C.O.I.I. (Unione delle
Comunità Islamiche in Italia), lo avrebbe segnalato quale
“nemico dell’Islam”, al fine di farne decretare una
condanna a morte e/o di far eseguire la fatwa di cui sopra,
costringendolo a ripararsi e ad accettare una scorta armata
concessa dal governo.
Pagg. 56 e 57
2) Inoltre, come ”complice dei rapimenti di italiani e dei
relativi scambi che avvengono in Iraq”, nella sua qualità
di dirigente (Segretario nazionale) dell’U.C.O.I.I. (Unione
delle Comunità Islamiche in Italia), tra i probabili
“registi occulti” che costituiscono una “doppia cabina di
regia in Italia Pag. 57
3) Infine, come “Mente sofisticata, contorta e malvagia,
militante islamico di professione, impegnato a spargere
veleni, fomentare odii ed incitare alla morte”…“un
militante dell’estrema sinistra che persegue nelle vesti di
musulmano di professione la sua ideologia rivoluzionaria
contro il capitalismo e la civiltà occidentale, inneggiando
ai kamikaze che massacrano gli ebrei in Israele e gli
americani in Iraq”.
“Per molti anni, continua Piccardo, in nome di quella
vecchia amicizia ho sopportato gli attacchi di Allam, le
sue bugie, le sue mistificazioni. Avevo sentito dire che
affermava di essere stato minacciato e conoscendo il suo
temperamento, non avevo difficoltà a capirne lo stato
d’animo. Speravo che col tempo si potesse rendere conto che
da parte mia e della mia organizzazione non c’era ostilità
nei suoi confronti, anche se le scelte erano molto diverse.
Purtroppo egli ha interpretato questa quiescenza come
debolezza o ammissione di colpa e ha proseguito la sua
feroce campagna di diffamazione e mistificazione della mia
realtà umana e del mio ruolo associativo”
Piccardo ricorda che a suo tempo si era fatto garante della
correttezza di Allam e lo aveva aiutato a conoscere e a
mettersi in contatto con una parte importante della
comunità islamica in Italia a cui era del tutto estraneo
fino a quel momento.
Cita poi l’utilizzo, da parte di Allam, dei peggiori
strumenti della falsificazione delle fonti in merito
all’utilizzo di un documento di alcune decine di teologi e
giurisperiti dell’Università dell’Azhar in merito alle
“operazioni di suicidio” in Palestina occupata. Tale
documento, tratto da un sito internet e postato da Piccardo
su una mailing list, gli fu invece fraudolentemente
attribuito in assoluto spregio della verità dei fatti.
“Magdi Allam, dice Piccardo, in un tentativo di
criminalizzazione nei miei confronti, mi accusa di essere
alla base della sua triste condizione di “vittima
designata” e di essere costretto a vivere sotto scorta da
oltre due anni anni e mezzo. Ebbene, qualsiasi serio
analista sa che Hamas palestinese, il soggetto che lo
avrebbe minacciato su mia segnalazione, non ha mai agito al
di fuori dei territori della Palestina mandataria e che ben
difficilmente verrebbe meno a questa ferrea regola di
condotta per minacciare o colpire una simile “mosca
cocchiera”.
“ A differenza sua che può disporre di molto denaro e di
maggior protezione politica e agibilità mediatica, conclude
Piccardo, io ho dalla mia solo la fiducia nella
magistratura e sono certo che, perdurando quella democrazia
e quella certezza del diritto che personaggi come questo
atipico giornalista cercano di minare alla fonte, essa non
mancherà di riconoscere la reiterata a continuata
diffamazione nei miei confronti”.

