di Rinascia
In un caldo giorno feriale, nel bel mezzo del pomeriggio, l’Italia si è fermata per vedere la Nazionale ai mondiali di calcio in Germania.
Non della partita si vuole scrivere. Né certo dell’improbabile riscatto dallo scandalo che vedrà probabilmente scivolare nelle serie cadette Juventus, Milan, Lazio e Fiorentina.
Per un attimo - proprio come accadde, squarciando il grigio dopoguerra, nel 1970, per i mondiali in Messico - è tornato l’orgoglio di essere italiani. Per un istante, bambini e anziani, donne e uomini si sono ricordati della propria italianità.
Non è stato al momento della prima o seconda rete che sanciva il passaggio del turno. E’accaduto in quei pochi istanti in cui nello stadio tedesco migliaia di persone hanno cantato l’inno di Mameli. Anche qui in Italia è stato cantato e non è poca cosa. In molti, tanti, tantissimi hanno gridato al mondo di esser “pronti alla morte”.
Ma l’emozione forte si è consumata in quello stadio dove migliaia di connazionali che ormai vivono e risiedono in Germania hanno dato - ancora una volta - prova della loro fierezza, manifetsando così il proprio patriottismo.
Una nuova lezione che arriva dai connazionali all’estero, quegli stessi italiani che - così come l’inno di Mameli - sono stati dimenticati per decenni. Mentre qui in Italia politici e intellettuali ripetevano e continuano a ripetere che straniero è bello, loro sono rimasti italiani. Anche nel cuore.





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