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Morto di lavoro

September 9th, 2005 · Lasciare un commento (No Comments)

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(AGE) TARANTO – “Questa strage va fermata” tuona il segretario nazionale
della Fiom Cgil appena saputo dell’infortunio mortale nello stabilimento
siderurgico Ilva di Taranto.

Il terzo incidente in cinque giorni. E stavolta c’è scappato il morto. E’ altissima la tensione nello stabilimento
dove stamattina un operaio di 25 anni, Luigi Di Leo, è rimasto vittima di
un incidente sul lavoro. Secondo una ricostruzione fornita dalle
organizzazioni sindacali, l’incidente è avvenuto nel Deposito bramme 1: il
giovane aveva concluso il suo turno di lavoro e stava attraversando il
capannone per recarsi a timbrare per l’uscita, quando si sono scontrati due
carri-ponte che trasportavano bramme. Una trave è caduta da uno dei carri e
ha investito in pieno Di Leo che è morto sul colpo. L’incidente di oggi è
il terzo all’Ilva in cinque giorni: nei precedenti erano rimasti feriti
altri due operai. Il primo ha riportato ustioni di secondo e terzo grado
all’addome e alle gambe, l’altro è rimasto ferito alla gamba destra mentre
tagliava un rotolo di lamiera da otto millimetri. La situazione nello
stabilimento che occupa 12mila persone è allarmante. Con i lavoratori che,
in coincidenza con lo sciopero di 24 ore proclamato da Fim, Fiom e Uilm,
hanno occupato simbolicamente il ponte girevole, bloccando la circolazione
dei veicoli per circa un’ora e mezzo. L’azienda, intanto, nega
responsabilità sulla morte dell’operaio legandola a ” comportamenti
individuali non in linea con le regole interne di sicurezza dell’azienda”.
Ma il presidente regionale Nichi Vendola avverte: “Qui ci dobbiamo
intendere: o ci fermiamo tutti quanti, oppure difficilmente non solo questi
operai ma la Puglia democratica e civile potrà accertare che altre giornate
così luttuose possano ripetersi”. E anche l’Osservatore Romano usa toni
duri: “Un altro nome nella strage silenziosa sui luoghi di lavoro
attraversati da una inesorabile scia di sangue. Un’altra famiglia che
piange il suo caro. I ripetuti appelli alla sicurezza, formulati a vari
livelli anche istituzionali, sembrano restare, ancora una volta, sul piano
delle mere enunciazioni”.

(AGE) NUN

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Tags: Societa