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Un dibattito su “Repubblica”. Socialismo e pessimismo antropologico

9:57 pm · Lasciare un commento (No Comments)

di Carlo Gambescia

E’ in corso su Repubblica un interessante dibattito sul futuro del socialismo in Europa. Nell’ultima settimana si sono succeduti interventi di John Lloyd (22-8), Giuliano Amato (28-8), Giddens (29-8) e altri sicuramente seguiranno.

Il dato comune fin qui emerso è certo “pessimismo antropologico”, che con il socialismo vero e proprio, sia premarxiano che del giovane Marx, ha poco in comune ( e qui si rinvia alle analisi di autori come G.D.H Cole, Karl Polanyi e Costanzo Preve). E la chiave di tale pessimismo incapacitante è in un passo dell’intervento di Giuliano Amato, che qui riportiamo: “La storia non è guidata da regole scientifiche, ma è mossa da azioni e interazioni dall’esito imprevedibile, nessuno può aspettarsi di realizzare un futuro già scritto”.

Ora, si una tratta di una posizione, che Hayek (pensatore liberale e “liberista”, per eccellenza), improvvisamente redivivo, potrebbe serenamente condividere. Perché asserire che le azioni umane sono totalmente imprevedibili significa sostenere la “mano invisibile” di una qualche entità, destinata comunque a ”fare la storia” a spese dell’uomo. Anche se poi (e si tratta di un bisogno tipico dell’uomo) i progressi umani come le sconfitte vengono comunque spiegati e interpretati. E allora, ecco, che il liberista parlerà di mano invisibile del mercato; il cristiano di mano invisibile di Dio; il socialista scientifico di “general intellect” o “cervello sociale”.

E qual è la “mano invisibile” in cui credono i “socialisti” Lloyd, Amato, Giddens? Quella del mercato. Infatti, stando a quel che scrivono, tutte le riforme “socialiste” dipendono dallo sviluppo economico e quest’ultimo dal mercato. E dunque vanno sempre finalizzate alla “ripresa dell’economia”. Ogni misura sociale, insomma deve favorire il mercato: se riparte il mercato, riparte anche il socialismo… Di più, dal momento che l’esito delle azioni umane è imprevedibile viene meno anche la chiave riformista: perché le riforme, il cui esito come le azioni umane è sempre incerto, possono diventare pericolose, come, guarda caso, sosteneva Hayek nemico di ogni “costruttivismo” socialista, riformista come rivoluzionario.

Ora è vero che è molto pericoloso credere nelle leggi storiche (in termini di leggi scientifiche) e nella assoluta razionalità individuale ( si pensi ai guasti provocati nel Novecento dai modernismi totalitari, di varia natura politica). Ma è altrettanto pericoloso ridurre l’uomo a pura e semplice appendice di una mano invisibile. Una concezione che ricorda tanto la credenza nella provvidenza cristiana (che ha un valore squisitamente teologico, e non politico o socio-economico).

La verità è probabilmente nel mezzo. L’uomo, come essere sociale, dispone di schemi di comportamento e di significati, dotati di periodicità, e che dunque è possibile (auto) interpretare, nelle conseguenze sociologiche ( se non proprio storiche), e ragionevolmente prevedere. Non bisogna perciò essere pessimisti (come i socialisti di cui sopra) né ottimisti (come liberisti e comunisti scientifici). Ma realisti: per fare le “riforme socialiste”, o comunque per fare politica in genere, l’uomo deve accettare il pericolo di poter sbagliare. Certo la politica, non è una scienza in senso stretto e soprattutto c’è sempre il rischio di coinvolgere, e dolorosamente altre persone. Ma perché condannare l’uomo all’immobilismo?

Perciò oggi il primo nemico del socialismo è il pessimismo antropologico. Che invece viene difeso proprio da intellettuali che si definiscono socialisti…

carlogambesciametapolitics.blogspot.com

Tags: Politica · Societa

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