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Vergogna

October 29th, 2005 · Lasciare un commento (No Comments)

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La fattoria dei cloni del professor Cesare Galli cresce ancora. Sono nati i primi 14 maialini ‘fotocopia’ italiani. Lo scienziato, a capo del Laboratorio di Tecnologie della riproduzione (LTR-CIZ) di Cremona, già “papà” del toro Galileo e della puledra Prometea, ha annunciato oggi l’arrivo della cucciolata: “Sarà utile a ricerche su un possibile impiego delle cellule staminali embrionali da cloni nella cura delle malattie”, spiega il dottor Galli.

I 14 baby-suini sono nati qualche settimana fa e sono stati clonati con la stessa tecnica di trasferimento nucleare con cui due anni fa era nata la cavalla Prometea: da una cellula adulta è stato estratto il nucleo, che è stato poi inserito all’interno di un ovocita a sua volta privato del suo nucleo. Una volta introdotta nell’ovocita, la cellula adulta è tornata indietro nello sviluppo fino ad assumere le potenzialità di una cellula staminale. Quindi il programma genetico è stato riavviato e ha dato luogo alla formazione di un embrione, poi trasferito in utero.

L’esperimento rientra nel quadro di un progetto europeo molto ampio, che ha lo scopo di sviluppare modelli animali di grossa taglia che permettano di verificare la qualità e le caratteristiche cellulari e molecolari delle cellule staminali embrionali clonate in diverse specie animali.

In particolare con l’esperimento italiano gli scienziati vogliono dimostrare “che la tecnica della clonazione somatica può essere applicata con successo anche alla specie suina”, rileva Galli. Si è deciso di clonare il maiale considerando che le sue caratteristiche anatomiche e fisiologiche sono molto vicine a quelle dell’uomo. Di conseguenza il progetto di ricerca portato avanti nel Laboratorio di Cremona “contribuisce indirettamente - rileva Galli - alla ricerca sullo xenotrapianto, ricerca che passa attraverso la clonazione di suini da cellule somatiche ingegnerizzate per ottenere organi immunocompatibili con l’uomo”.

Insomma, in futuro gli ‘eredi’ di questi primi maialini clonati potrebbero essere modificati ‘ad hoc’ per diventare fonti di organi da destinare al trapianto. “Questo tipo di ricerca multidisciplinare su diversi modelli animali - sottolinea l’esperto - è prioritaria affinché si sviluppino terapie basate sull’utilizzo delle staminali clonate in campo umano, e il supporto della Esf ne dimostra l’importanza a livello internazionale”.

A differenza di Galileo e Prometea, i maialini non hanno un nome. “Sono troppi, abbiamo rinunciato - confessa Galli - usiamo dei numeri per chiamarli”. I piccoli stanno bene e la loro nascita è “una conferma della idoneità del Laboratorio a guidare la ricerca europea e avere un ruolo leader in questo settore”.

repubblica.it

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Tags: Politica · Societa