Di questi tempi sia la magna stampa che le televisioni grondano commozione per via della “Shoah”. E’ tutto un piangere e lacrimare, con facce meste e voci dolenti, per le tristi vicende di 60 anni fa. Ebbene, lo confesso senza vergogna: tutto questo spettacolo, tutto questo teatrino non suscita in me emozione alcuna. Ma un senso di rivolta per quella che considero una autentica mistificazione.
Intendiamoci: durante la seconda guerra mondiale ci furono massacri orrendi. E ci furono, anche, i campi di concentramento. Io troverei giusto, perfino doveroso, un invito a riflettere su quei massacri. E troverei opportuno esprimere una condanna delle guerre e dei relativi campi di concentramento. Ma così non è: sembra che le guerre da condannare siano unicamente le guerre tedesche e/o naziste. E gli unici campi di concentramento da additare al pubblico ludibrio siano i campi di concentramento tedeschi e/o nazisti. In parole chiare e semplici: una predicazione razzista sotto forma di esecrazione del razzismo.
Riporto alla memoria dei miei pochi lettori che i Persiani invasero due volte la Grecia e minacciarono di distruggerla. Eppure il greco Plutarco scrive parole di elogio dei Persiani. Riporto alla memoria dei miei pochi lettori che i Cartaginesi furono un nemico temibile dei Romani coi quali combatterono tre lunghissime guerre. E che Annibale giunse alle porte di Roma. Eppure il romano Cornelio Nepote scrisse parole di commosso ricordo dei Cartaginesi e di Annibale. Altri uomini, altra civiltà.
Oggi predominano i piccoli uomini, solitamente di formazione culturale giudaica, che hanno bisogno di continuare la guerra oltre la sconfitta del nemico. Da criminalizzare ad ogni costo, in ogni circostanza e in tutte le forme. E tanti piccolissimi uomini che, per imbecillità e/o per servilismo, seguono la corrente.
Succede così che l’on. Fini, andato a Gerusalemme, dichiarasse il Fascismo “il male assoluto”. E che volentieri sacrificasse la verità per la sua miseranda carriera politica. Solo che un suo autorevole seguace, l’on. Gramazio, va a Gerusalemme, ma….. dichiara che il “fascismo non ha colpa alcuna nel genocidio”. Inutile dire che gli Ebrei si dicono tutti sdegnati: “ma come, noi sdoganiamo tutti questi neofascisti, li invitiamo a Gerusalemme…. E costui dichiara che il Fascismo non ha responsabilità nel genocidio”? Evidentemente questo Gramazio non è “uomo di mondo”. Oppure non ha capito il legame tra “l’invito in Israele” e la “condanna del Fascismo”.
E tutti a chiamare Fini in causa. E a chiedersi se il povero Fini (che ammette e riconosce) non sia circondato da gente che…. sconosce le regole del baratto e del vivere in questo mondo democratico e giudaizzato. E il “povero Fini” che fa? Dice, e dice con voce solenne, che “chi non capisce il legame tra “le leggi razziali del 1938″ e il “genocidio” è un imbecille”. E quel che è degno di lode è il fatto che lo dice senza sbottare a ridere.
Il fatto che dal 10 giugno 1940 al 25 luglio 1943 (vigente il famigerato Regime) neppure un Ebreo sia stato consegnato ai Tedeschi? Il fatto che gli Ebrei fuggivano dalle zone occupate dai Tedeschi per trasferirsi nelle zone occupate dagli Italiani? Il fatto che migliaia di Ebrei siano stati aiutati ad espatriare e da “autorità” italiane? Sono quisquilie, quisquilie da nostalgici. Non servono per fare carriera politica. Ed ecco perché in tanti vanno in giro con facce tristi e con voce lamentevole.
Antonino Amato
26 gennaio 2005




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